Monthly Archives: novembre 2016

I leader mondiali non passano l’esame

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Non solo America, ma partiamo da lì.
Le ultime ore di campagna elettorale – la più brutta di sempre, è stato detto – e la grande incertezza del risultato. Trump e Clinton dividono non solo l’elettorato americano, ma il mondo che li sta a guardare. Sono leader adeguati, all’altezza delle sfide del mondo contemporaneo? E allargando lo sguardo dall’America all’Europa, da dove vengono la sfiducia sempre maggiore e lo sconforto verso la qualità della leadership mondiale?

Gli ospiti del 7 novembre 2016

Martino Mazzonis, americanista, scrive su Left

Roberto Biorcio, insegna scienza Politica alla Bicocca di Milano, svolge attività di ricerca sulla partecipazione politica, ha scritto vari volumi sul Nord e la Lega e sul Movimento 5 Stelle, il suo ultimo libro è Il populismo nella politica italiana (Mimesis, 2015)

Costanza Spocci, giornalista free lance della piattaforma Nawart Press

Maurizio Ferraris, filosofo teoretico, il suo ultimo saggio è L’imbecillità è una cosa seria (Il Mulino), scrive oggi su Repubblica l’articolo “Tutto l’umanesimo che serve per salvare la democrazia”

“Gli umani non amano la verità…ma la democrazia ne ha bisogno”. Parla Maurizio Ferraris

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La sfida è chiara: da una parte la democrazia, che si basa sui fatti, sull’oggettività, sulla ricerca della verità (quella dei filosofi che per la verità diedero anche la vita, come Socrate qui sopra); dall’altra i politici che alimentano le illusioni, il cui successo si basa sul fatto che la verità, agli umani, non piace.

Il filosofo Maurizio Ferraris su populismo, democrazia e verità

Trump e il populismo

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Gli americani sono ben consci del «patto col diavolo» che i democratici hanno stretto in questi anni con le élite economiche: dopo la convention Hillary si è dedicata prevalentemente a raccogliere fondi. Il sostegno di Wall Street significa il distacco da quei milioni di americani che campano alla meglio, alle prese con l’insicurezza economica e con la sensazione di impotenza politica. Quegli americani che una candidatura di Bernie Sanders avrebbe potuto convincere.

Alle elezioni del prossimo novembre potrebbe emergere una maggioranza relativa di cittadini che invoca legge e ordine a qualsiasi costo, favorevole a espellere 11 milioni di immigrati, a sopprimere la protezione dell’ambiente, la progressività del sistema fiscale e il diritto all’aborto: un panorama politico da brividi. Nel 1933, il nazismo andò al potere manipolando gente perbene, che voleva solo vivere in una «Germania ordinata».

Fabrizio Tonello su ilmanifesto.it

Povera democrazia: 
o è populista o è impopolare

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Il successo dei movimenti con leader demagoghi mette in crisi Stato di diritto e istituzioni. Che si devono rinnovare andando incontro ai cittadini

Certe parole t’entrano in testa senza chiedere permesso. Populismo, che vorrà mai dire? Vattelappesca, non lo sa nessuno. Eppure questa parola ci buca i timpani ogni giorno, in Italia così come in Europa, così come negli Usa. Senza un significato univoco, però sempre con una connotazione spregiativa, come un epiteto, un insulto. E infatti nessun politico si dichiara populista; sono gli altri ad affibbiargli l’etichetta. Sicché è populista Donald Trump non meno di Marine Le Pen, sono populisti i partiti al governo in Ungheria e in Slovacchia, in Polonia e in Grecia. Mentre in Italia la stessa accusa rimbalza da Berlusconi a Renzi, da Grillo a Salvini.

Michele Ainis sull’Espresso

Il libro: Il populismo nella politica italiana

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Se la stabilità del sistema dei partiti italiani nel dopoguerra aveva offerto opportunità molto limitate per il successo di movimenti populisti, dopo la fine della Prima repubblica lo spazio per l’agitazione e la politica populista è diventato il più ampio d’Europa. Per la prima volta attraverso un’analisi globale e comparativa, nei capitoli di questo libro viene spiegato come il populismo politico si sia sviluppato secondo quattro tipi di esperienze: quella della Lega Nord, quella del Movimento 5 Stelle e le due esperienze di “telepopulismo” guidate rispettivamente da Silvio Berlusconi e da Matteo Renzi.

Il populismo nella politica italiana, Roberto Biorcio (Mimesis Edizioni)

Atlante del populismo europeo

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Nel breve volgere di due mesi (maggio e giugno 2015), il successo di Podemos alle amministrative spagnole, il trionfo del Pis alle presidenziali polacche, la netta affermazione della Lega Nord alla regionali italiane e l’ottimo risultato di DF alle politiche danesi hanno modificato sostanzialmente l’equilibrio politico continentale ampliando ulteriormente il  fronte populista. Inoltre la vicenda greca ha mostrato che la Germania ed i suoi alleati sono assolutamente disposti a sacrificare l’idea dell’integrazione europea al dogma dell’austerità fiaccando ulteriormente il sentimento europeista ed alimentando ancor di più l’insorgente populismo di destra. Le istituzioni comunitarie appaiono oggi come una cittadella circondata dal generale scetticismo e assediata da un’ostilità così diffusa che la reazione populista  rischia seriamente di coprire ogni residua prospettiva europeista.

Su democraziapura.altervista.org

L’Europa e il fantasma del populismo

Nell’ultimo decennio il populismo si è riconfigurato negli Stati Uniti soprattutto con il movimento dei Tea party. Allo stesso tempo è affiorato in diversi paesi europei.

L’ascesa di partiti e movimenti politici riconducibili all’idea di populismo segna ormai il panorama di tutto il mondo occidentale. Un fenomeno preoccupante e dai contorni sfuggenti, che in effetti dispone però ormai di un patrimonio di studi che ne consentono letture chiare, anche se ancora largamente circoscritte all’ambito degli studi politologici.

Maria Luisa Mirabile su Rassegna.it