Monthly Archives: novembre 2016

Un presidente per l’Europa?

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Gli occhi puntati sull’America, dove stanotte si vota.
lnevitabile il confronto con lo stato dell’Europa. Sarebbe mai possibile immaginare le elezioni di un presidente degli Stati Uniti d’Europa? Una forma diversa di rappresentanza e di governo aiuterebbe a rafforzare una realtà che non riesce ancora a essere quel che da 60 anni cerca di essere?

Gli ospiti dell’8 novembre 2016

Marco Bresolin, inviato della Stampa

Michele Ballerin, vicesegretario del Movimento Federalista Europeo, ha scritto Gli Stati Uniti d’Europa spiegati a tutti. Guida per i perplessi (Fazi), sull’Espresso tiene un blog dal titolo European Circus

Beatrice Covassi, capo della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia

Mario Ricciardi, insegna Filosofia del diritto alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale di Milano

Lucio Caracciolo, direttore di LIMES, editorialista di Repubblica

Gli Stati Uniti d’Europa: ideale o utopia?

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«Ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide», è la frase che Konrad Adenauer, Robert Schuman e Alcide De Gasperi amavano ripetere. Da questa apparentemente semplice, ma dirompente, considerazione è iniziata la sconfitta delle ideologie totalitarie. Libertà religiosa, libertà d’educazione, libertà d’impresa, cooperazione tra i popoli, questa è la pace duratura che volevano questi tre uomini all’indomani della tragedia del secondo conflitto mondiale. Essere europeisti oggi deve voler dire essenzialmente questo. Se quella pace c’è stata ed è ancora una certezza nel nostro continente, lo si deve essenzialmente a una geniale intuizione, figlia di un approccio cristiano alla politica. Possiamo sperare di uscire dalla drammatica situazione attuale se tutti decidiamo di essere veramente ragionevoli sottomettendo la ragione all’esperienza, se cioè, liberandoci da ogni presunzione ideologica, siamo disponibili a riconoscere quel qualcosa che ci unisce. Abbiamo bisogno di una visione della politica in cui si percepisca la differenza tra un uomo politico e uno statista. Detto con le parole di De Gasperi: «La differenza tra un politico e uno statista sta nel fatto che il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alle prossime generazioni». L’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl lo ha scritto sulla Bild qualche giorno fa: «La mia visione per l’Europa era e resta quella dei padri fondatori: è la visione dell’Europa unita, che significa la visione di una convivenza sempre più stretta, sempre più insieme e interconnessi nel nostro continente».

Scarica l’articolo dell’europarlamentare Mario Mauro su Atlantide

Stati Uniti d’Europa? Obama li chiede ma Germania e UK remano contro

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Le recenti dichiarazioni di Chris Grayling, leader della Camera dei Comuni, sul Times di Londra hanno inasprito ancora di più il dibattito sulla Brexit. Grayling difatti ha dichiarato al quotidiano inglese di essere in possesso di un documento, firmato dai presidenti dei parlamenti nazionali Ue, nel quale si dichiara che lasoluzione alla crisi europea debba passare necessariamente dalla cessione di sovranità degli stati europei, verso la creazione di una nuova struttura sovranazionale europea che si impegni a realizzare un budget fiscale europeo. Una proposta che include inevitabilmente la previsione di un’unica politica fiscale e monetaria a livello europeo. Dopo aver contattato personalmente Grayling in merito ai contenuti di questo documento, il leader della Camera dei Comuni ci ha risposto mostrandoci direttamente la dichiarazione firmata dai presidenti dei parlamenti europei.

Cesare Sacchetti su Il Fatto Quotidiano

Il libro: Da fuori. Una filosofia per l’Europa

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Nel cuore di una devastante crisi economica due eventi tragici venuti dall’esterno, come l’ondata immigratoria e il terrorismo islamico, hanno mutato radicalmente il profilo e il significato dello spazio che chiamiamo Europa. In presenza di un simile salto di paradigma, la riflessione filosofica è in condizione di esercitare la propria potenza inventiva piú di altri saperi. Ma solo se è capace di oltrepassare i propri confini lessicali, volgendo lo sguardo fuori di sé. È quanto, rompendo con il linguaggio delle filosofie della crisi primonovecentesca, hanno fatto alcune traiettorie di pensiero, tedesche, francesi e italiane, capaci di imporsi all’attenzione internazionale. Analizzati da questa prospettiva inedita, i grandi testi di Adorno e Derrida, di Foucault e Deleuze, ma anche quelli dei pensatori italiani piú recenti, ricevono una nuova luce. Dal loro rapporto e dalla loro tensione, ricostruita con straordinaria sensibilità teoretica da uno dei protagonisti della filosofia contemporanea, può nascere un pensiero all’altezza delle sfide cui è sottoposta oggi l’Europa. Teoria critica, filosofie della differenza, biopolitica costituiscono, nel loro confronto e nel loro attrito, scandagli decisivi per mettere a fuoco i tratti del nostro tempo e profilare i contorni di quanto ci aspetta.

Roberto Esposito, Da fuori. Una filosofia per l’Europa (Einaudi)

Discorso sullo stato dell’Unione 2016

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Il discorso integrale in lingua italiana del Presidente Jean-Claude Juncker sullo Stato dell’Unione al Parlamento Europeo di Strasburgo

Signor Presidente, Onorevoli deputati del Parlamento europeo, Un anno fa mi sono presentato a voi e vi ho detto che lo stato della nostra Unione non era buono. Vi ho detto che non c’è abbastanza Europa in questa Unione. Vi ho detto che non c’è abbastanza Unione in questa Unione. Non intendo oggi presentarmi a voi e dirvi che tutto va nel migliore dei modi. Non è così. Dobbiamo tutti essere molto onesti nella nostra diagnosi. La nostra Unione europea sta vivendo, almeno in parte, una crisi esistenziale. Nel corso dell’estate ho ascoltato con attenzione quello che avevano da dirmi i deputati di questo Parlamento, i rappresentanti dei governi, i molti parlamentari nazionali e i normali cittadini europei. Sono stato testimone di molti decenni di integrazione europea. Molti sono stati i momenti forti. Molti sono stati, ovviamente, anche i momenti difficili, e i momenti di crisi. Ma mai prima d’ora ho visto così poca intesa tra i nostri Stati membri. Così pochi settori in cui sono disposti a collaborare. Mai prima d’ora ho sentito così tanti leader parlare unicamente dei loro problemi interni, senza menzionare l’Europa o citandola solo di passaggio. Mai prima d’ora ho visto i rappresentanti delle istituzioni dell’UE definire priorità completamente diverse, talvolta in aperto contrasto con i governi e i Parlamenti nazionali. È come se non vi fosse più alcuna interazione tra l’UE e le sue capitali nazionali. Mai prima d’ora ho visto i governi nazionali così indeboliti dalle forze del populismo e paralizzati dalla paura della sconfitta alle prossime elezioni. Mai prima d’ora ho visto così tanta frammentazione, e così poca condivisione nella nostra Unione. È tempo di fare una scelta importante. Vogliamo scegliere di abbandonarci ad un sentimento di frustrazione, che può essere naturale? Vogliamo permetterci di cadere collettivamente in depressione? Vogliamo consentire che la nostra Unione si disgreghi davanti ai nostri occhi?

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Cosa hanno fatto gli Stati Uniti per l’Unione europea

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I documenti dei National Archives Usa, desecretati negli ultimi anni, dimostrano che furono il segretario di Stato di Eisenhower, John Foster Dulles, e la Cia (Central Intelligence Agency), all’epoca diretta da suo fratello Allen, a “creare” l’Europa e a spingere la Gran Bretagna a farsi carico del disegno europeo, per giocare un ruolo antisovietico negli anni Cinquanta e Sessanta, cruciali per la Guerra Fredda.

I carteggi sono entrati nel dibattito inglese dalla primavera scorsa e hanno favorito la campagna pro-Brexit, con interventi pubblici sui quotidiani di alcuni professori di storia delle Università di Warwick, Oxford ed Lse, favorevoli alla Brexit. Uno di loro, Alan Sked, docente di Storia internazionale presso la London School of Economics, è stato il fondatore di Ukip (Partito per l’indipendenza del Regno Unito), sposando una posizione che si può giudicare in parte antiamericana.

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