Monthly Archives: novembre 2016

Trump campione di Twitter e Fb… però promette il ritorno dell’industria pesante

trump-zuckerberg

Trump dice alla Cbs: “Facebook e Twitter mi hanno aiutato a vincere (ma Zuckerberg non ci sta)”. Clinton, invece, ha puntato più su media tradizionali. E c’è chi aggiunge (da noi, ad esempio, Baricco, leggi qui): il trionfo di Trump è la vittoria della disintermediazione, di Airbnb, Uber, Wikipedia… Ma Trump non è anche l’alfiere della vecchia industria pesante e del ritorno al carbone? Un paradosso? Risponde l’esperta di politica e social media Sara Bentivegna

È il nemico pubblico numero 1. Ma che cos’è “l’establishment” ?

the-establishment

“Per establishment – scriveva il columnist Henry Fairlie sul britannico The Spectator nel 1965 –  non intendo soltanto i centri del potere ufficiale, anche se essi ne sono certamente parte, ma piuttosto l’intera matrice di relazioni ufficiali e sociali all’interno delle quali il potere è esercitato”.

Leggi qui la storia di una parola chiave, che oggi fa inorridire tutti (non solo i populisti), secondo il filosofo del diritto Mario Ricciardi.

 

E poi c’è il populismo “estetico”, degli intellettuali che rifiutano la critica e amano il mainstream

mainstream-19201080

C’è una schizofrenia culturale: coloro che mettono in guardia dalle forze anti-sistema, poi rilanciano l’insofferenza dei consumatori verso l’arte sofisticata e la cultura critica. E così il popolo a cui non vanno delegate le decisioni importanti (Brexit e altri referendum), diventa l’unico giudice attendibile per arte, musica, cinema e letteratura.

Leggi qui Gabriele Pedullà sul Sole24Ore

 

Roberto Esposito: la partita, oggi, è tra un populismo che esclude e un populismo “solidale”

messico-usa

Tutta la politica oggi ha una tonalità populista, la partita si gioca dentro il campo populista. La crisi della rappresentanza ha messo in connesione diretta politica e vita, indietro non si torna. La sfida è tra un populismo che alza i muri (ad esempio tra Messico e Usa, vedi foto) e uno “inclusivo“, che non rinnega la solidarietà.

L’analisi del filosofo Roberto Esposito