Monthly Archives: novembre 2016

Referendum: le ragioni del sì e del no

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Si avvicina il referendum ma è ancora molto alta la richiesta di chiarimenti intorno ai nodi previsti dalla riforma.
Siete preparati? Sapete bene, per esempio, cosa dice il quesito, cosa succede al Senato, cosa al Cnel? Sono solo alcuni dei punti che proviamo a trattare stamattina, h10, a #Lacittà

Gli ospiti del 22 novembre 2016

Gaetano Azzariti, professore ordinario di “Diritto costituzionale” presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

Roberto Cociancich, coordinatore del Comitato Nazionale per il Sì, senatore del Pd

Gianfranco Pasquino, insegna Scienza Politica all’Università di Bologna

Salvatore Vassallo, insegna Scienza Politica all’Università di Bologna, attivo sostenitore del sì, ha aderito al Comitato “Bologna dice sì”

Votiamo sulla Costituzione. E gli effetti politici ed economici del voto? Pasquino vs Vassallo, qui

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La stabilità governativa, la minaccia dei mercati, gli investitori pronti a fuggire o ad arrivare, il famigerato spread, le previsioni fosche del Financial Times (leggi qui)…è giusto votare il 4 dicembre senza tenere in conto le conseguenze politiche ed economiche a breve termine?

Ascolta qui il confronto tra i politologi Gianfranco Pasquino, per il No, e Salvatore Vassallo, per il Si

I compiti del senato secondo la riforma

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Attualmente ha gli stessi poteri della camera, mentre in futuro potrebbe avere, in base agli esiti del referendum, molta meno influenza nel processo legislativo. E potrebbe assumere un ruolo per lo più consultivo su diverse questioni. Vediamo in dettaglio.

Nella costituzione attuale le due camere rappresentano la nazione e hanno gli stessi identici poteri. Votano la fiducia al governo e possono sfiduciarlo, e devono approvare entrambe lo stesso testo affinché diventi legge dello stato. Nel caso in cui la riforma costituzionale venga approvata, il senato vedrà diminuire molte delle sue funzioni attuali, specie quelle relative all’attività legislativa. Perde ogni potere sulla vita dei governi, che non avranno più bisogno della fiducia di questo ramo del parlamento per entrare e restare in carica. Allo stesso tempo, assumerà un ruolo specifico nel raccordo tra i livelli istituzionali e nella valutazione dell’amministrazione pubblica.

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Composizione del senato, l’infografica – speciale referendum

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L’approvazione della riforma cambierebbe la composizione del senato, riducendolo da 315 a 95 membri. Per renderlo organo di rappresentanza degli enti territoriali, è previsto che si rinnovi parzialmente ad ogni elezione regionale e che ne facciano parte consiglieri regionali e sindaci.

Visita il sito di Openpolis per visualizzare le infografiche che mostrano com’è la composizione del Senato oggi e come sarebbe se passasse la riforma

Referendum: le ragioni del Sì

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Ma avevamo proprio bisogno di questa riforma? Andrea Morrone, docente di diritto costituzionale all’Università di Bologna, parla, tra l’altro, del testo che troveremo sulla scheda, della necessità di creare il Senato delle regioni e delle autonomie. Con grande chiarezza e semplicità: ascoltalo qui

Referendum: le ragioni del No

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“Il quesito sulla scheda è uno slogan implicito. Superare il bicameralismo paritario è giusto, ma questa riforma fa solo confusione. Il nuovo Senato sarà composto da amministratori regionali senatori “part time” che non potranno mai rappresentare davvero il proprio territorio”. Massimo Villone, professore emerito di diritto costituzionale all’Università Federico II di napoli, spiega con sintesi molto efficace le ragioni del suo No.

Cosa succede se vince il Sì e cosa succede se vince il No

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La maggior parte dei pronostici in caso di vittoria del Sì, vede Renzi restare al governo e al vertice del Pd. Più forte nei confronti della minoranza dem che – salvo Gianni Cuperlo – si è dichiarata per il No. C’è da dire, però, che i deputati più vicini al premier non sgomitano per confermare e anzi numerosi sono i «non commento» che abbiamo messo in fila. Tutto dunque può succedere, ma è in caso di vittoria del No che si verificherebbero i cambiamenti più probabili.

Continua a leggere l’articolo di Luca Sappino sull’Espresso

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