Monthly Archives: novembre 2016

Politica volgare: tutta colpa dei social network? Sicuri?

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Dopo il trionfo di Trump, della sua campagna social (#maga cioè Make America Great Again) fatta di insulti e bugie conclamate, ci si interroga sulle responsabilità di Fb, Twitter e gli altri social. Sono solo uno strumento, certo, ma “i più attivi sui social sono i meno informati, facili prede di messaggio emozionali e di notizie che rafforzano l’identità, l’appartenenzal’esclusione di chi la pensa diversamente”. Ascolta qui Barbara Sgarzi, docente di Social Media a Trieste

La politica degli insulti

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Da scrofa ferita a accozzaglia, questa campagna referendaria verrà ricordata come una delle peggiori dei nostri tempi anche a causa dei toni e del linguaggio usato. Ma l’aggressività verbale, l’offuscamento dei temi, l’insulto insomma, è davvero una novità nel nostro costume politico?E che ruolo hanno i social, sul banco degli imputati ormai per qualsiasi cosa?
Gli ospiti del 23 novembre 2016

Simona Colarizi, insegna Storia contemporanea alla Sapienza di Roma. Tra i suoi libri Novecento d’Europa. L’illusione, l’odio, la speranza, l’incertezza (Laterza 2015) e Storia politica della Repubblica. Partiti, movimenti e istituzioni (Laterza)

Marco Tarchi, insegna Scienza politica all’Università di Firenze

Valeria Della Valle, linguista all’Università La Sapienza di Roma

Barbara Sgarzi, giornalista, esperta di comunicazione e editoria digitale, insegna Social Media alla Sissa di Trieste. Tra i suoi libri l’ultimo è Social Media Journalism. Strategie e strumenti per creatori di contenuti e news

Carla Ardizzone, caporedattore di Skuola.net

“Servo”, “cornuto”, “cretina”: 65 anni di insulti a Palazzo

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Epiteti irripetibili, degni di una caserma o di un bar di quart’ordine. La storia della Repubblica è fin troppo ricca di dimostrazioni delle cadute di stile degli «onorevoli» eletti.

E non manca l’antologia, raccolta da Sabino Labia. Si chiama Tumulti in aula. Il presidente sospende la seduta (Aliberti editore, 2009). Sottotitolo: «Da De Gasperi a Berlusconi, da Togliatti a Prodi sessant’anni di risse in Parlamento». Sulla copertina subito l’esempio degli insulti rivolti da un senatore a un collega in Aula: «Sei un cesso corroso! Sei una merda! Sei una merda! Sei una merda!». Eccone altri, tratti dal libro.

«Comunisti! Bastardi!»: Alfredo Covelli ai colleghi dell’Assemblea costituente, 3 dicembre 1947. Rispondono dai banchi del Pci: «Fascisti! Tornate nelle fogne!».

«Voi sapete in quale campo manovrare: fra i pregiudicati e le sgualdrine!»: Umberto Tomba ai colleghi della sinistra, 9 giugno 1948 alla Camera.

«Assassini!»: Giorgio Almirante rivolto ai colleghi comunisti, 12 ottobre 1948 alla Camera. I deputati comunisti rispondono: «Cacciatelo! Carogna! Traditore! Servo dei tedeschi!».

«Portatelo via con quattro carabinieri e fatelo uscire dalla porta delle latrine!»: Giancarlo Pajetta rivolto ad Almirante, 12 ottobre 1948 alla Camera.

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Breve storia degli insulti da Togliatti a Salvini

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Si deve al pur forbito Togliatti anche il primo ricorso agli insetti nella polemica politica della nostra Repubblica. Fu lui a definire nel 1951 “pidocchi nella nobile criniera di un nobile cavallo da corsa” due deputati comunisti che lo avevano contestato venendo poi espulsi dal partito: Aldo Cucchi e Valdo Magnani, peraltro cugino di Nilde Iotti, che era la compagna in tutti i sensi, anche familiare, del segretario del Pci.

I pidocchi sono sotto certi spetti anche peggiori del vermi evocati da Salvini contro Renzi. E non so se migliori dei topi ai quali il sindaco di Roma Ignazio Marino ha recentemente paragonato i suoi critici da destra proponendosi di ricacciarli nelle “fogne”.

Sempre a Togliatti si deve anche l’esordio della inclemenza davanti all’avversario che muore. Pentito, in particolare, di avere apprezzato pubblicamente De Gasperi appena defunto, egli scrisse al compagno Fausto Gullo per scusarsene e dare al leader democristiano del “torbido e ottuso”.

Si deve invece a Umberto Bossi, nei primissimi anni della cosiddetta seconda Repubblica, la liquidazione dei suoi critici di turno, fuori e dentro la Lega, come “scoregge nello spazio”.

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Salvini vs Boldrini

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Non so se l’ultima battutaccia di Salvini sulla Boldrini, paragonata ad una bambola gonfiabile,  sia stata un infortunio, in pratica “una voce dal sen sfuggita”.
A me sembra piuttosto il frutto di una messinscena ideata a tavolino.
Uno si domanda: perché sul palco di un comizio dovrebbe all’improvviso spuntare una bambola gonfiabile? E fa molta fatica a darsi una risposta sensata…
Comunque sia, infortunio o copione ben costruito, quella battuta è un segno di debolezza.
La marcia di Salvini, che sembrava inarrestabile, si è fermata da un pezzo.
Per due motivi.
Il primo è che, ovviamente, per incrementare il bacino dei suoi sostenitori, Salvini può puntare solo sugli elettori di destra (che non sono infiniti) e che tra questi – che lui ci creda o no – ce ne sono molti che non amano la politica degli insulti. Il secondo motivo è questo: esiste un altro”forno”per gli amanti della politica degli insulti e delle provocazioni, di cui Salvini è campione indiscusso, ma non monopolista.
Ricordiamo tutti che un paio d’anni fa, nel suo blog, Beppe Grillo chiese ai suoi sostenitori : “Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?”, dando automaticamente il via ad una gara di battute una più squallida dell’altra. La mia impressione è questa. Grillo ha avuto la accortezza di capire che, avendo fatto il pieno degli aficionados della politica degli insulti, per ampliare ulteriormente i suoi consensi, doveva farsi un po’ da parte e sperare che gli eletti del Movimento fossero in grado di puntare anche sui contenuti. È così che l’elettorato potenziale dei 5 stelle è arrivato al 30% ed ha anche conquistato città importanti come Roma e Torino.
Salvini, invece, è tetragono.

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DIECI INSULTI MEMORABILI TRA LEADER POLITICI

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Dopo l’exploit dell’eccentrico e piuttosto schietto presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, che ha definito Barack Obama un “figlio di puttana”, attirandosi i rimbrotti di mezza comunità internazionale, bisogna se non altro ammettere che non è il primo, né sarà l’ultimo a lasciarsi andare a parole incaute, né Obama a subire insulti coloriti.

“Figlio di 60mila puttane!” (generale Tlass)

“Qui c’è puzza di zolfo” (Hugo Chavez)

“Hai lo stesso carisma di uno straccio bagnato” (Nigel Farage)

“La suggerirò per il ruolo di kapò” (Silvio Berlusconi)

“Putin, ti faccio vedere io!” (Tony Abbott)

“Hai l’aria di un’infermiera sadica” (Boris Johnson)

“Puoi infilarti la tua Carta dove meglio credi” (Nicolas Maduro)

“Il presidente degli Stati Uniti non è americano” (Donald Trump)

“Quella vecchia megera!” (Jose Mujica)

“Piccolo prete maligno” (Robert Mugabe)

Clicca qui per sapere chi ha detto cosa a chi

Insulto dunque sono

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Dall’immediato richiamo alla massima cartesiana all’altrettanto immediato riferimento di questo breve intervento alla comunicazione politica il passo è breve. È sotto gli occhi di molti, o forse di tutti – osservatori vicini e lontani della vita politica del nostro paese, ascoltatori, spettatori e lettori attenti o distratti di radio, televisione e giornali o navigatori più o meno assidui della rete – di quanto tanta parte della comunicazione pubblica dei politici di casa nostra abbia preso sempre più spesso negli ultimi anni la strada della parola forte, esibita, gridata. Tanto più, quando ad essere oggetto e bersaglio di essa è il proprio avversario, sia questi l’antagonista in carne ed ossa nel caldo scontro di una campagna elettorale in atto oppure l’altro schieramento o un suo esponente nella solo appena più tiepida dialettica tra maggioranza e opposizione nel corso “normale” di una legislatura.

Articolo di Maria Vittoria Dell’Anna su Treccani.it