Monthly Archives: novembre 2016

Gli sbarchi dei migranti continuano?

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Giovanna, Maria, stamattina riportano la nostra attenzione sulla situazione migranti. Anche se in questi giorni abbiamo tutti gli occhi puntati da un’altra parte, gli sbarchi sulle nostre coste continuano e gli altri paesi d’Europa continuano a tenere le porte, e le politiche, chiuse. Cosa sta succedendo in Libia, centro nevralgico della questione e al centro di un difficile processo di stabilizzazione? Come si comporterà la Turchia, che ora minaccia di aprire le frontiere? Come riuscirà l’Europa a far fronte a tutto ciò?
Gli ospiti del 28 novembre 2016

Christopher Hein, direttore del CIR, Consiglio Italiano per i Rifugiati

Mattia Toaldo, analista dell’European Council on Foreign Relations

Marta Ottaviani, giornalista freelance da Turchia e Grecia, scrittrice, corrispondente per TM News e collaboratrice de La Stampa e di  Avvenire, tra i suoi libri citiamo il più recente, da poco pubblicato Il Reis. Come Erdogan ha cambiato la Turchia (Textus, 2016)

Francois Lafond, analista internazionale,  direttore del think tank di “Europa Nuova”  professore associato a Sciences Po

Populismi al potere e questione migranti: un cocktail esplosivo per il 2017?

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Dalla Francia (dove Fillon ha vinto le primarie del centrodestra) alla Germania, per non parlare dell’Italia, il 2017 si annuncia pieno di scadenze elettorali. E se i cosiddetti “populisti” avanzano, ci si chiede, come gestiranno i flussi migratori. E come la questione migranti inciderà sul voto degli europei?

Risponde Francois Lafond, politologo francese docente a Sciences Po (Sorbonne)

La minaccia di Erdogan all’Europa: “riapro i confini ai migranti”

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Il presidente turco Erdogan ha minacciato di riaprire i confini ai migranti illegali, in risposta al voto, non vincolante, con cui il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di congelare i negoziati per l’ingresso di Ankara nell’Ue. E’ davvero possibile che Erdogan riempia di migranti gli stati europei, violando il famoso accordo tanto sostenuto da Angela Merkel?

Risponde Marta Ottaviani, giornalista italiana in Turchia

Libia: che futuro per il paese (e per i migranti) con Trump alla Casa Bianca?

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Parlare di migranti che sbarcano in Italia vuol dire parlare di Libia: paese frammentato da 3 governi e potentati locali. Da una parte, l’asse che fa capo ad al-Sarraj, riconosciuto dall’Onu e sostenuti da Italia e Usa, dall’altro il generale Haftar (i due rivali in foto) che gode del sostegno di Egitto, Russia e (più implicitamente) Francia. Cosa accadrà con la vittoria di Trump, che futuro attende i libici e i migranti africani in Libia?

Ascolta Mattia Toaldo, analista dell’European Council on Foreign Relations, tra i massimi esperti di Libia

MEDITERRANEAN HOPE

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Mediterranean Hope (MH) è un progetto della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) finanziato dall’otto per mille della Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi).

Il progetto MH nasce nei primi mesi del 2014 dalla consapevolezza della drammaticità delle migrazioni via mare dai paesi del Nord Africa, Africa subsahariana e Medioriente verso le coste siciliane e, in particolare, dell’avamposto più meridionale costituito dall’isola di Lampedusa.

Negli anni il Mediterraneo è diventato un gigantesco cimitero che, secondo l’Osservatorio Fortress Europe, dal 1988 ha accumulato quasi ventimila persone morte lungo la rotta verso l’Italia.

La risposta istituzionale a questa tragedia è stata inadeguata e carente, decisamente al di sotto di fondamentali standard umanitari. Solo dopo la strage del 3 ottobre 2013, in cui morirono 386 migranti a poche miglia da Lampedusa, è stato attivato il programma di soccorso in mare Mare Nostrum, ad oggi, però, cessato e sostituito con altri dispositivi meno efficaci.

La FCEI, d’intesa con la Tavola valdese, si è sentita interpellata da questa situazione e ha deciso di avviare un progetto umanitario e sociale, teso all’accoglienza e all’integrazione di profughi che intendano restare in Italia.

La FCEI, riconoscendo l’impegno e l’esperienza di centri evangelici, chiese e sorelle e fratelli nel settore delle attività sociali, così come la sensibilità dell’evangelismo siciliano per questi temi, confida che il progetto possa essere assunto a livello europeo come frontiera di una nuova testimonianza comune.

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Erdogan all’Ue: non ci volete? Vi rimando i migranti

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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di riaprire i confini ai migranti illegali, in risposta al voto di ieri, non vincolante, con cui il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di congelare i negoziati per l’ingresso di Ankara nell’Ue.

“Siamo pienamente impegnati a far funzionare l’accordo con la Turchia” sulla gestione deimigranti, e ci sono “continui contatti a livello politico e tecnico” con Ankara. Così Maragaritis Schinas, portavoce della Commissione europea rispondendo ai giornalisti. La risoluzione votata dal Parlamento europeo “é un pezzo del puzzle”, ha detto,ma occorre guardare “al quadro globale”.

Le parole di Erdogan

“Se andrete oltre, le frontiere saranno riaperte”, ha detto il presidente turco in un discorso a Istanbul, riferendosi all’accordo con Bruxelles del 18 marzo per ridurre il flusso di migranti illegali che arrivavano in Europa dall’Egeo.”Non avete mai trattato l’umanità in modo onesto e non vi siete occupati delle persone in modo giusto. Non avete raccolto i bambini quando nel Mediterraneo arrivavano sulle coste. Siamo noi che stiamo nutrendo circa 3,5 milioni di profughi in questo Paese. Voi non avete mantenuto le promesse. Quando 50 mila profughi sono arrivati a Kapikule (la frontiere tra Turchia e Bulgaria, ndr) vi siete messi a urlare e a dire ‘Che faremo se la Turchia apre i valichi di frontiera?'”, ha aggiunto Erdogan.

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Il recupero del barcone dove morirono 970 immigrati

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La più grande tragedia dell’immigrazione, con 970 morti, raccontata in un film, «Come è profondo il mare». Era il 18 aprile 2015: un barcone carico di migranti si ribalta al largo delle coste della Libia.

Solo 28 i superstiti
È stato il più grave naufragio della storia recente del Mediterraneo. Solo 28 i superstiti a raccontare cosa è accaduto quel giorno. Centinaia i cadaveri rimasti intrappolati nel relitto nel canale di Sicilia, a 370 metri di profondità. per oltre un anno.

Il recupero un anno dopo la tragedia
Parte dalle immagini del fondale dove il barcone si è inabissato nel 2015 e di quelle esclusive del suo recupero un anno dopo, il film prodotto da 42° Parallelo, in onda domenica 27 novembre alle 23.15 su Sky Atlantic HD e su Sky TG24 Active.

Molte immagini registrate dai migranti
Una tragedia raccontata tramite le immagini registrate in presa diretta anche dai migranti, con l’audio originale. Ci sono poi riprese inedite che documentano la più grande operazione di recupero mai avvenuta, disposta dal Governo e coordinata dalla Marina Militare per dare degna sepoltura alle vittime. Un film che racconta tutta la disperazione dei migranti e l’orrore dei naufragi che da anni, segnano il Mediterraneo.

Approfondisci leggendo l’intero articolo del Sole24Ore

Libia in ginocchio: boom nel mercato nero del cambio e guerra

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Le  maggiori potenze occidentali continuano a organizzare vertici e riunioni per cercare una soluzione al caos in Libia. È stato così anche al Del – l’incontro per il Dialogo Economico Libico – che si è svolto a Roma la scorsa settimana e che ha visto tra i protagonisti, oltre al ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, anche il vicepremier libico Maitig. Come sempre in questi casi, al termine di simili consessi internazionali viene espressa generalmente grande soddisfazione per i risultati raggiunti o per quelli che si intendono ottenere. Al vertice di Roma è stato abbozzato anche uno schema di punti operativi da attuare sulla base di un cronoprogramma condiviso dai rappresentanti presenti, che riguarda l’approvazione del bilancio del Paese per il 2017 entro il 1 dicembre prossimo, il meccanismo di coordinamento istituzionale tra Governo e Banca Centrale e altri temi prioritari come la questione della carenza di liquidità, la revisione della legge anti-riciclaggio e un pacchetto di interventi di politica fiscale e sul cambio.

Continua a leggere l’articolo di Valentino Di Giacomo su OFCS

La fabbrica della clandestinità di stato

La protezione umanitaria è uno strumento già previsto dal Testo unico sull’immigrazione (cosiddetta legge Bossi-Fini). Basterebbe un decreto del presidente del consiglio per concedere un permesso temporaneo alle circa 170mila persone ospitate nei centri di accoglienza italiani, in fuga da disastri ambientali, persecuzioni politiche e religiose o da varie forme di sfruttamento. Questo tipo di soluzione è già stata usata in passato per la crisi in Kosovo e permetterebbe di sanare una situazione che è fonte di periodiche tensioni sociali.

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I migranti? Non puntano a venire in Italia

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Secondo una ricerca dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, il 56% degli immigrati che transitano dalla Libia, vorrebbe potere rimanere nel Paese Nord-Africano o in Germania e Francia

Nessuna “invasione” dell’Europa, né tantomeno dell’Italia: la maggioranza degli immigrati presenti in Libia, vorrebbe rimanere nel Paese Nord-Africano. Lo rivela una ricerca dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), realizzata tra settembre e ottobre su un campione di 1.946 migranti, interpellati nei nove punti di monitoraggio dei flussi migratori presenti in Libia. Secondo questa ricerca, il 56% preferirebbe rimanere dove si trova, il 17% ha intenzione di raggiungere l’Italia, il 7% la Germania e il 5% la Francia.

A voler restare in Libia è, soprattutto, la grande maggioranza dei migranti provenienti da Egitto, Sudan e Ciad (81-83%), mentre solo il 16% di quelli provenienti dalla Nigeria (il quarto gruppo più numeroso, pari al 10% della popolazione complessiva), hanno espresso l’intenzione di rimanere nel Paese del Nord Africa. Il 43% dei nigeriani ha detto infatti di voler continuare il viaggio alla volta dell’Italia, il 12% verso la Germania e il restante 29% verso diversi altri Paesi.

La Libia rappresenta un nodo focale delle migrazioni. Da qui partono infatti la maggior parte delle persone che, per mare, tentano di raggiungere l’Italia. Ma da quanto emerge, in parte già noto, sono solo pochi quelli che puntano al nostro Paese. Sono le condizioni che si sono create che li fanno arrivare tra noi.

Continua a leggere l’articolo di Paolo Ferrario su Avvenire

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