Monthly Archives: novembre 2016

Sì all’accordo dei metalmeccanici

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L’attenzione di questi giorni, tutta concentrata sul referendum, porta a non accorgersi di altre notizie anche molto importanti.
Come l’accordo sul contratto dei metalmeccanici, un accordo rilevante sia perché raggiunto da tutte le parti sociali, Fiom compresa, sia perché introduce nuovi aspetti nella retribuzione: non solo, o non tanto, più soldi, ma altre forme di salario, come i “buoni” pasto, benzina, asili…
Gli ospiti del 29 novembre 2016

Nando Liuzzi, giornalista, scrive sul Diario del Lavoro su cui ha scritto “Perché questo è un contratto veramente innovativo”

Marco Bentivogli, segretario generale Fim – Cisl

Francesca Re David, presidente comitato centrale Fiom

Stefano Franchi, direttore generale Federmeccanica

Marco Marazza, insegna Diritto del lavoro alla Luiss

Un nuovo corso per la Fiom?

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L’accordo sui metalmeccanici, stavolta, è siglato anche dalla Fiom di Maurizio Landini, che accetta un’apertura sui contratti aziendali e dà così prova di un clima nuovo tra le parti sociali: non più conflittuale, ma di collaborazione tra i “corpi intermedi” (che sopravvivono dunque nell’età della disintermediazione) perchè serve unità, e idee nuove, per mantenere l’industria competitiva.

Francesca Re David, presidente del comitato centrale Fiom-Cgil

Metalmeccanici, ecco tutti i dettagli sul rinnovo del contratto

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Quasi un anno di trattative per rinnovare il contratto dei metalmeccanici, scaduto a fine del 2015 e venti ore di sciopero. Solo ieri la sigla unitaria del contratto nazionale in questione per il quadriennio 2016-2019. Hanno firmato Federmeccannica, Assistal e le tre sigle sindacali Fiom, Fim e Uilm.

L’ACCORDO A REGIME

A regime si stima un aumento mensile medio di circa 92 euro, calcolando tutte le diverse voci, dal recupero previsto per l’inflazione al welfare. Sempre a regime, si stimano incrementi mensili medi in busta paga di 51,7 euro per la prevista inflazione (con un tasso stimato al 2,7%), di 7,69 euro per la previdenza integrativa, di 12 euro per l’assistenza sanità, estesa ai familiari. A cui si aggiungono 13,6 euro di salario non tassato (che includono 450 euro annui di ‘ticket’ più l’una tantum di 80 euro da erogare a marzo prossimo). Completano il quadro 7,69 euro di formazione. Riassumendo si tratta precisamente di 92,68 euro mensili. Così si chiude il rinnovo per un milione di metalmeccanici dopo una trattativa durata più di un anno e una ‘no stop’ iniziata mercoledì. Sul filo di lana sono stati infatti superati gli scogli: niente decalage e recupero del 100% dell’inflazione per tutta la durata del contratto e riconoscimento pieno degli scatti di anzianità.

UNA SVOLTA SECONDO STORCHI 

La sigla del contratto segna “un punto di svolta nelle relazioni industriali”. Così il presidente di Federmeccanica, Fabio Storchi, al termine della trattativa per il rinnovo. Per Storchi l’accordo rappresenta anche un “benchmark di riferimento per tutta l’industria del Paese”, ovvero un parametro di base, in grado di fare da apripista.

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Contratti nazionali e sfide globali

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A l tavolo dei grandi contratti di lavoro dei Paesi avanzati, come quello dei metalmeccanici italiani chiuso ieri, accanto alle folte delegazioni di imprenditori e sindacalisti siede ormai fisso un solitario convitato di pietra: la globalizzazione. Un ospite di cui bisogna avere grande timore perché se il risultato di quel tavolo alla fine è troppo sbilanciato a favore del lavoro c’è il rischio concreto che le imprese non riescano a sostenere più il ritmo della concorrenza internazionale e vadano fuori mercato. Viceversa se l’impresa stravince il round del negoziato e magari umilia il sindacato è facile che psicologicamente che gli operai sconfitti si iscrivano nel novero dei perdenti della globalizzazione e finiscano per diventare l’esercito elettorale di riserva dei partiti populisti. Non è facile navigare tra le nuove Scilla e Cariddi, contrattare al tempo dell’economia globale e si spiega anche così il tempo che c’è voluto per Federmeccanica e Fiom-Fim-Uilm per raggiungere un’intesa equilibrata che facesse sue le ragioni di aziende che ormai vivono nell’epoca del 4.0 e di lavoratori che hanno bisogno di buoni salari e nuove forme di tutela.

Leggi l’articolo di Dario Di Vico sul Corriere della Sera

Perché questo è un contratto veramente innovativo

Non è facile immaginare quale influenza il nuovo contratto dei metalmeccanici potrà avere sulle trattative per la definizione di un nuovo sistema di relazioni industriali; trattative che dovrebbero iniziare a breve fra Cgil, Cisl e Uil, da una parte, e Confindustria dall’altra. A dirla tutta, non è neppure facile immaginare quale effetto il nuovo contratto potrà avere nella regolazione delle relazioni sindacali nel concreto della vita delle imprese metalmeccaniche.

A una prima lettura delle 43 pagine su cui è steso l’accordo, raggiunto a Roma sabato 26 novembre, si ha però una duplice impressione. Primo, che si tratti di un accordo veramente innovativo. Secondo, e per conseguenza, che si tratti di un accordo più ambizioso di quanto possa apparire a prima vista.

Cominciamo dal carattere innovativo dell’accordo. Carattere che non è stato ancora recepito dal mondo dell’informazione, salvo eccezioni quali il commento di Dario Di Vico pubblicato sul “Corriere della Sera” di domenica 27. Notiziari, radiofonici e televisivi, e poi la carta stampata, si sono sforzati di presentare questo contratto come un accordo che, a regime, darà un tot di euro in più ai metalmeccanici. Ma, come il Diario del Lavoro ha già osservato, questo accordo è stato impostato in base a una logica almeno parzialmente diversa da quella seguita tradizionalmente dalla contrattazione collettiva. Il contratto in sé non fissa quindi una cifra media di aumento delle retribuzioni, sia pure scadenzato in un dato periodo, ma un nuovo rapporto tra i due livelli della contrattazione.

Leggi Fernando Liuzzi su Il Diario del Lavoro

Accordo sul contratto dei metalmeccanici

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C’è l’accordo sul contratto dei metalmeccanici. La prima novità è che dopo le firme separate nel 2009 e del 2012 questa volta l’intesa è stata firmata anche della Fiom guidata da Maurizio Landini. «Sono davvero soddisfatto per il rinnovo di un contratto che interessa un vasto numero di lavoratori». Giuliano Poletti, ministro del lavoro e delle politiche sociali, commenta così la firma del nuovo contratto per le imprese del settore metalmeccanico. «Le organizzazioni sindacali e imprenditoriali — sottolinea — hanno fatto, in modo unitario, un buon lavoro e hanno raggiunto, attraverso un confronto approfondito, un risultato che contiene elementi di novità importanti e positivi». «È un bel segnale per l’industria manifatturiera che continua a rappresentare un asse di sviluppo centrale per il futuro del nostro paese».

Leggi l’articolo di Rita Querzé sul Corriere della Sera

Federmeccanica: è un investimento sulle persone

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Un primo e importantissimo passo verso un vero e proprio rinnovamento culturale e lo abbiamo fatto insieme al sindacato»: il presidente di Federmeccanica, Fabio Storchi, sottolinea di aver «sempre pensato ad un contratto che riconoscesse garanzie salariali di base ai lavoratori e che rendesse il welfare centrale, passando da un concetto di puro costo a quello di investimento sulla persona attraverso la formazione. Questo schema è l’ossatura del nuovo contratto».

La settimana prossima l’ipotesi contrattuale sarà sottoposta al consiglio generale di Federmeccanica, mentre i sindacati dopo aver riunito gli organismi decisionali, svolgeranno i referendum trai lavoratori tra il 19 e il 21 dicembre. All’avvio della trattativa, l’esito unitario non appariva affatto scontato, con le due distinte piattaforme presentate la scorsa estate da Fim-Uilm e dalla Fiom (che non aveva firmato il contratto precedente). La strada appariva tutta in salita lo scorso 22 dicembre, quando Federmeccanica presentò la proposta di “rinnovamento contrattuale”, ma decisivo per lo sblocco della trattativa è stata la nuova proposta portata dalle imprese al tavolo lo scorso 28 settembre, incentrata sul welfare contrattuale, che riconosceva gli aumenti salariali per tutti i lavoratori legati all’andamento dell’inflazione, calcolati ex post. Soddisfatto anche il direttore generale di Federmeccanica, Stefano Franchi, che in questi mesi ha sempre sostenuto la tesi che «nella proposta contrattuale tutto si tiene», per il presidente di Assistal, Angelo Carlini, «il contratto ci consente di massimizzare i benefici per i lavoratori a costi sostenibili per le imprese grazie all’utilizzo di strumenti innovativi come il welfare». Dal governo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sottolinea il «bel segnale per l’industria manifatturiera che rappresenta un asse di sviluppo centrale per il futuro del nostro paese».

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