Monthly Archives: novembre 2016

Metalmeccanici, ecco tutti i dettagli sul rinnovo del contratto

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Quasi un anno di trattative per rinnovare il contratto dei metalmeccanici, scaduto a fine del 2015 e venti ore di sciopero. Solo ieri la sigla unitaria del contratto nazionale in questione per il quadriennio 2016-2019. Hanno firmato Federmeccannica, Assistal e le tre sigle sindacali Fiom, Fim e Uilm.

L’ACCORDO A REGIME

A regime si stima un aumento mensile medio di circa 92 euro, calcolando tutte le diverse voci, dal recupero previsto per l’inflazione al welfare. Sempre a regime, si stimano incrementi mensili medi in busta paga di 51,7 euro per la prevista inflazione (con un tasso stimato al 2,7%), di 7,69 euro per la previdenza integrativa, di 12 euro per l’assistenza sanità, estesa ai familiari. A cui si aggiungono 13,6 euro di salario non tassato (che includono 450 euro annui di ‘ticket’ più l’una tantum di 80 euro da erogare a marzo prossimo). Completano il quadro 7,69 euro di formazione. Riassumendo si tratta precisamente di 92,68 euro mensili. Così si chiude il rinnovo per un milione di metalmeccanici dopo una trattativa durata più di un anno e una ‘no stop’ iniziata mercoledì. Sul filo di lana sono stati infatti superati gli scogli: niente decalage e recupero del 100% dell’inflazione per tutta la durata del contratto e riconoscimento pieno degli scatti di anzianità.

UNA SVOLTA SECONDO STORCHI 

La sigla del contratto segna “un punto di svolta nelle relazioni industriali”. Così il presidente di Federmeccanica, Fabio Storchi, al termine della trattativa per il rinnovo. Per Storchi l’accordo rappresenta anche un “benchmark di riferimento per tutta l’industria del Paese”, ovvero un parametro di base, in grado di fare da apripista.

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Contratti nazionali e sfide globali

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A l tavolo dei grandi contratti di lavoro dei Paesi avanzati, come quello dei metalmeccanici italiani chiuso ieri, accanto alle folte delegazioni di imprenditori e sindacalisti siede ormai fisso un solitario convitato di pietra: la globalizzazione. Un ospite di cui bisogna avere grande timore perché se il risultato di quel tavolo alla fine è troppo sbilanciato a favore del lavoro c’è il rischio concreto che le imprese non riescano a sostenere più il ritmo della concorrenza internazionale e vadano fuori mercato. Viceversa se l’impresa stravince il round del negoziato e magari umilia il sindacato è facile che psicologicamente che gli operai sconfitti si iscrivano nel novero dei perdenti della globalizzazione e finiscano per diventare l’esercito elettorale di riserva dei partiti populisti. Non è facile navigare tra le nuove Scilla e Cariddi, contrattare al tempo dell’economia globale e si spiega anche così il tempo che c’è voluto per Federmeccanica e Fiom-Fim-Uilm per raggiungere un’intesa equilibrata che facesse sue le ragioni di aziende che ormai vivono nell’epoca del 4.0 e di lavoratori che hanno bisogno di buoni salari e nuove forme di tutela.

Leggi l’articolo di Dario Di Vico sul Corriere della Sera

Perché questo è un contratto veramente innovativo

Non è facile immaginare quale influenza il nuovo contratto dei metalmeccanici potrà avere sulle trattative per la definizione di un nuovo sistema di relazioni industriali; trattative che dovrebbero iniziare a breve fra Cgil, Cisl e Uil, da una parte, e Confindustria dall’altra. A dirla tutta, non è neppure facile immaginare quale effetto il nuovo contratto potrà avere nella regolazione delle relazioni sindacali nel concreto della vita delle imprese metalmeccaniche.

A una prima lettura delle 43 pagine su cui è steso l’accordo, raggiunto a Roma sabato 26 novembre, si ha però una duplice impressione. Primo, che si tratti di un accordo veramente innovativo. Secondo, e per conseguenza, che si tratti di un accordo più ambizioso di quanto possa apparire a prima vista.

Cominciamo dal carattere innovativo dell’accordo. Carattere che non è stato ancora recepito dal mondo dell’informazione, salvo eccezioni quali il commento di Dario Di Vico pubblicato sul “Corriere della Sera” di domenica 27. Notiziari, radiofonici e televisivi, e poi la carta stampata, si sono sforzati di presentare questo contratto come un accordo che, a regime, darà un tot di euro in più ai metalmeccanici. Ma, come il Diario del Lavoro ha già osservato, questo accordo è stato impostato in base a una logica almeno parzialmente diversa da quella seguita tradizionalmente dalla contrattazione collettiva. Il contratto in sé non fissa quindi una cifra media di aumento delle retribuzioni, sia pure scadenzato in un dato periodo, ma un nuovo rapporto tra i due livelli della contrattazione.

Leggi Fernando Liuzzi su Il Diario del Lavoro

Accordo sul contratto dei metalmeccanici

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C’è l’accordo sul contratto dei metalmeccanici. La prima novità è che dopo le firme separate nel 2009 e del 2012 questa volta l’intesa è stata firmata anche della Fiom guidata da Maurizio Landini. «Sono davvero soddisfatto per il rinnovo di un contratto che interessa un vasto numero di lavoratori». Giuliano Poletti, ministro del lavoro e delle politiche sociali, commenta così la firma del nuovo contratto per le imprese del settore metalmeccanico. «Le organizzazioni sindacali e imprenditoriali — sottolinea — hanno fatto, in modo unitario, un buon lavoro e hanno raggiunto, attraverso un confronto approfondito, un risultato che contiene elementi di novità importanti e positivi». «È un bel segnale per l’industria manifatturiera che continua a rappresentare un asse di sviluppo centrale per il futuro del nostro paese».

Leggi l’articolo di Rita Querzé sul Corriere della Sera

Federmeccanica: è un investimento sulle persone

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Un primo e importantissimo passo verso un vero e proprio rinnovamento culturale e lo abbiamo fatto insieme al sindacato»: il presidente di Federmeccanica, Fabio Storchi, sottolinea di aver «sempre pensato ad un contratto che riconoscesse garanzie salariali di base ai lavoratori e che rendesse il welfare centrale, passando da un concetto di puro costo a quello di investimento sulla persona attraverso la formazione. Questo schema è l’ossatura del nuovo contratto».

La settimana prossima l’ipotesi contrattuale sarà sottoposta al consiglio generale di Federmeccanica, mentre i sindacati dopo aver riunito gli organismi decisionali, svolgeranno i referendum trai lavoratori tra il 19 e il 21 dicembre. All’avvio della trattativa, l’esito unitario non appariva affatto scontato, con le due distinte piattaforme presentate la scorsa estate da Fim-Uilm e dalla Fiom (che non aveva firmato il contratto precedente). La strada appariva tutta in salita lo scorso 22 dicembre, quando Federmeccanica presentò la proposta di “rinnovamento contrattuale”, ma decisivo per lo sblocco della trattativa è stata la nuova proposta portata dalle imprese al tavolo lo scorso 28 settembre, incentrata sul welfare contrattuale, che riconosceva gli aumenti salariali per tutti i lavoratori legati all’andamento dell’inflazione, calcolati ex post. Soddisfatto anche il direttore generale di Federmeccanica, Stefano Franchi, che in questi mesi ha sempre sostenuto la tesi che «nella proposta contrattuale tutto si tiene», per il presidente di Assistal, Angelo Carlini, «il contratto ci consente di massimizzare i benefici per i lavoratori a costi sostenibili per le imprese grazie all’utilizzo di strumenti innovativi come il welfare». Dal governo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sottolinea il «bel segnale per l’industria manifatturiera che rappresenta un asse di sviluppo centrale per il futuro del nostro paese».

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Gli sbarchi dei migranti continuano?

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Giovanna, Maria, stamattina riportano la nostra attenzione sulla situazione migranti. Anche se in questi giorni abbiamo tutti gli occhi puntati da un’altra parte, gli sbarchi sulle nostre coste continuano e gli altri paesi d’Europa continuano a tenere le porte, e le politiche, chiuse. Cosa sta succedendo in Libia, centro nevralgico della questione e al centro di un difficile processo di stabilizzazione? Come si comporterà la Turchia, che ora minaccia di aprire le frontiere? Come riuscirà l’Europa a far fronte a tutto ciò?
Gli ospiti del 28 novembre 2016

Christopher Hein, direttore del CIR, Consiglio Italiano per i Rifugiati

Mattia Toaldo, analista dell’European Council on Foreign Relations

Marta Ottaviani, giornalista freelance da Turchia e Grecia, scrittrice, corrispondente per TM News e collaboratrice de La Stampa e di  Avvenire, tra i suoi libri citiamo il più recente, da poco pubblicato Il Reis. Come Erdogan ha cambiato la Turchia (Textus, 2016)

Francois Lafond, analista internazionale,  direttore del think tank di “Europa Nuova”  professore associato a Sciences Po

Populismi al potere e questione migranti: un cocktail esplosivo per il 2017?

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Dalla Francia (dove Fillon ha vinto le primarie del centrodestra) alla Germania, per non parlare dell’Italia, il 2017 si annuncia pieno di scadenze elettorali. E se i cosiddetti “populisti” avanzano, ci si chiede, come gestiranno i flussi migratori. E come la questione migranti inciderà sul voto degli europei?

Risponde Francois Lafond, politologo francese docente a Sciences Po (Sorbonne)

La minaccia di Erdogan all’Europa: “riapro i confini ai migranti”

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Il presidente turco Erdogan ha minacciato di riaprire i confini ai migranti illegali, in risposta al voto, non vincolante, con cui il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di congelare i negoziati per l’ingresso di Ankara nell’Ue. E’ davvero possibile che Erdogan riempia di migranti gli stati europei, violando il famoso accordo tanto sostenuto da Angela Merkel?

Risponde Marta Ottaviani, giornalista italiana in Turchia

Libia: che futuro per il paese (e per i migranti) con Trump alla Casa Bianca?

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Parlare di migranti che sbarcano in Italia vuol dire parlare di Libia: paese frammentato da 3 governi e potentati locali. Da una parte, l’asse che fa capo ad al-Sarraj, riconosciuto dall’Onu e sostenuti da Italia e Usa, dall’altro il generale Haftar (i due rivali in foto) che gode del sostegno di Egitto, Russia e (più implicitamente) Francia. Cosa accadrà con la vittoria di Trump, che futuro attende i libici e i migranti africani in Libia?

Ascolta Mattia Toaldo, analista dell’European Council on Foreign Relations, tra i massimi esperti di Libia

MEDITERRANEAN HOPE

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Mediterranean Hope (MH) è un progetto della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) finanziato dall’otto per mille della Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi).

Il progetto MH nasce nei primi mesi del 2014 dalla consapevolezza della drammaticità delle migrazioni via mare dai paesi del Nord Africa, Africa subsahariana e Medioriente verso le coste siciliane e, in particolare, dell’avamposto più meridionale costituito dall’isola di Lampedusa.

Negli anni il Mediterraneo è diventato un gigantesco cimitero che, secondo l’Osservatorio Fortress Europe, dal 1988 ha accumulato quasi ventimila persone morte lungo la rotta verso l’Italia.

La risposta istituzionale a questa tragedia è stata inadeguata e carente, decisamente al di sotto di fondamentali standard umanitari. Solo dopo la strage del 3 ottobre 2013, in cui morirono 386 migranti a poche miglia da Lampedusa, è stato attivato il programma di soccorso in mare Mare Nostrum, ad oggi, però, cessato e sostituito con altri dispositivi meno efficaci.

La FCEI, d’intesa con la Tavola valdese, si è sentita interpellata da questa situazione e ha deciso di avviare un progetto umanitario e sociale, teso all’accoglienza e all’integrazione di profughi che intendano restare in Italia.

La FCEI, riconoscendo l’impegno e l’esperienza di centri evangelici, chiese e sorelle e fratelli nel settore delle attività sociali, così come la sensibilità dell’evangelismo siciliano per questi temi, confida che il progetto possa essere assunto a livello europeo come frontiera di una nuova testimonianza comune.

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