Monthly Archives: novembre 2016

Erdogan all’Ue: non ci volete? Vi rimando i migranti

erdoganlapressefo_53523221

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di riaprire i confini ai migranti illegali, in risposta al voto di ieri, non vincolante, con cui il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di congelare i negoziati per l’ingresso di Ankara nell’Ue.

“Siamo pienamente impegnati a far funzionare l’accordo con la Turchia” sulla gestione deimigranti, e ci sono “continui contatti a livello politico e tecnico” con Ankara. Così Maragaritis Schinas, portavoce della Commissione europea rispondendo ai giornalisti. La risoluzione votata dal Parlamento europeo “é un pezzo del puzzle”, ha detto,ma occorre guardare “al quadro globale”.

Le parole di Erdogan

“Se andrete oltre, le frontiere saranno riaperte”, ha detto il presidente turco in un discorso a Istanbul, riferendosi all’accordo con Bruxelles del 18 marzo per ridurre il flusso di migranti illegali che arrivavano in Europa dall’Egeo.”Non avete mai trattato l’umanità in modo onesto e non vi siete occupati delle persone in modo giusto. Non avete raccolto i bambini quando nel Mediterraneo arrivavano sulle coste. Siamo noi che stiamo nutrendo circa 3,5 milioni di profughi in questo Paese. Voi non avete mantenuto le promesse. Quando 50 mila profughi sono arrivati a Kapikule (la frontiere tra Turchia e Bulgaria, ndr) vi siete messi a urlare e a dire ‘Che faremo se la Turchia apre i valichi di frontiera?'”, ha aggiunto Erdogan.

Continua a leggere su Avvenire

Il recupero del barcone dove morirono 970 immigrati

libia_migranti_

La più grande tragedia dell’immigrazione, con 970 morti, raccontata in un film, «Come è profondo il mare». Era il 18 aprile 2015: un barcone carico di migranti si ribalta al largo delle coste della Libia.

Solo 28 i superstiti
È stato il più grave naufragio della storia recente del Mediterraneo. Solo 28 i superstiti a raccontare cosa è accaduto quel giorno. Centinaia i cadaveri rimasti intrappolati nel relitto nel canale di Sicilia, a 370 metri di profondità. per oltre un anno.

Il recupero un anno dopo la tragedia
Parte dalle immagini del fondale dove il barcone si è inabissato nel 2015 e di quelle esclusive del suo recupero un anno dopo, il film prodotto da 42° Parallelo, in onda domenica 27 novembre alle 23.15 su Sky Atlantic HD e su Sky TG24 Active.

Molte immagini registrate dai migranti
Una tragedia raccontata tramite le immagini registrate in presa diretta anche dai migranti, con l’audio originale. Ci sono poi riprese inedite che documentano la più grande operazione di recupero mai avvenuta, disposta dal Governo e coordinata dalla Marina Militare per dare degna sepoltura alle vittime. Un film che racconta tutta la disperazione dei migranti e l’orrore dei naufragi che da anni, segnano il Mediterraneo.

Approfondisci leggendo l’intero articolo del Sole24Ore

Libia in ginocchio: boom nel mercato nero del cambio e guerra

libia

Le  maggiori potenze occidentali continuano a organizzare vertici e riunioni per cercare una soluzione al caos in Libia. È stato così anche al Del – l’incontro per il Dialogo Economico Libico – che si è svolto a Roma la scorsa settimana e che ha visto tra i protagonisti, oltre al ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, anche il vicepremier libico Maitig. Come sempre in questi casi, al termine di simili consessi internazionali viene espressa generalmente grande soddisfazione per i risultati raggiunti o per quelli che si intendono ottenere. Al vertice di Roma è stato abbozzato anche uno schema di punti operativi da attuare sulla base di un cronoprogramma condiviso dai rappresentanti presenti, che riguarda l’approvazione del bilancio del Paese per il 2017 entro il 1 dicembre prossimo, il meccanismo di coordinamento istituzionale tra Governo e Banca Centrale e altri temi prioritari come la questione della carenza di liquidità, la revisione della legge anti-riciclaggio e un pacchetto di interventi di politica fiscale e sul cambio.

Continua a leggere l’articolo di Valentino Di Giacomo su OFCS

La fabbrica della clandestinità di stato

La protezione umanitaria è uno strumento già previsto dal Testo unico sull’immigrazione (cosiddetta legge Bossi-Fini). Basterebbe un decreto del presidente del consiglio per concedere un permesso temporaneo alle circa 170mila persone ospitate nei centri di accoglienza italiani, in fuga da disastri ambientali, persecuzioni politiche e religiose o da varie forme di sfruttamento. Questo tipo di soluzione è già stata usata in passato per la crisi in Kosovo e permetterebbe di sanare una situazione che è fonte di periodiche tensioni sociali.

Leggi l’opinione di 

I migranti? Non puntano a venire in Italia

immigrati

Secondo una ricerca dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, il 56% degli immigrati che transitano dalla Libia, vorrebbe potere rimanere nel Paese Nord-Africano o in Germania e Francia

Nessuna “invasione” dell’Europa, né tantomeno dell’Italia: la maggioranza degli immigrati presenti in Libia, vorrebbe rimanere nel Paese Nord-Africano. Lo rivela una ricerca dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), realizzata tra settembre e ottobre su un campione di 1.946 migranti, interpellati nei nove punti di monitoraggio dei flussi migratori presenti in Libia. Secondo questa ricerca, il 56% preferirebbe rimanere dove si trova, il 17% ha intenzione di raggiungere l’Italia, il 7% la Germania e il 5% la Francia.

A voler restare in Libia è, soprattutto, la grande maggioranza dei migranti provenienti da Egitto, Sudan e Ciad (81-83%), mentre solo il 16% di quelli provenienti dalla Nigeria (il quarto gruppo più numeroso, pari al 10% della popolazione complessiva), hanno espresso l’intenzione di rimanere nel Paese del Nord Africa. Il 43% dei nigeriani ha detto infatti di voler continuare il viaggio alla volta dell’Italia, il 12% verso la Germania e il restante 29% verso diversi altri Paesi.

La Libia rappresenta un nodo focale delle migrazioni. Da qui partono infatti la maggior parte delle persone che, per mare, tentano di raggiungere l’Italia. Ma da quanto emerge, in parte già noto, sono solo pochi quelli che puntano al nostro Paese. Sono le condizioni che si sono create che li fanno arrivare tra noi.

Continua a leggere l’articolo di Paolo Ferrario su Avvenire

Un magazzino per rifugio: i migranti intrappolati in Serbia

serbia

Viaggio fotografico tra i 1.000 migranti che occupano un magazzino abbandonato nella capitale Belgrado. Un reportage che racconta le storie, la voglia di riscatto, l’inumana attesa dei migranti bloccati in Serbia, a metà strada verso la libertà.

Quando i talebani sono andati a bussare alla sua porta, scrive Marko Djurica sulla Reuters- Darvish, di 15 anni ha fatto i bagagli ed è andato via dall’Afghanistan.

Continua a leggere su Globalist.it

Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Ascolta la puntata

scarpe-contro-la-violenza-delle-donne-638x320

Veniamo allevati a latte e maschilismo, dice Manlio. E smettiamola di parlare di mostri, perché così c’è il rischio di non capire la normalità della violenza, del male dentro di noi.
Molte telefonate stamattina, molti messaggi, intorno alla giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Le leggi che ci sono, la formazione delle le forze dell’ordine e del personale degli ospedali, il lavoro dei centri anti violenza, una buona e diversa educazione fin da piccoli. E la manifestazione di domani, naturalmente
Gli ospiti del 25 novembre 2016

Elisa Russo, associazione La forza delle donne (Napoli)

Titti Carrano, presidente della Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza, che è fra le organizzazioni organizzatrici della manifestazione nazionale di domani Non Una Di Meno

Mario De Maglie, psicologo, coordinatore del centro di ascolto Uomini maltrattanti di Firenze

Mila Spicola, insegnante, consulente del Miur per la strategia di genere

Edoardo Albinati, scrittore, autore di La scuola cattolica (Rizzoli, 2016, Premio Strega)

Ascolta la puntata

E se io, maschio, non sento in me alcuna violenza? Risponde lo psicologo

uomo-violentato

Io maschio, non ho mai scorto in me, e neppure nei maschi che frequento, la minima traccia di violenza contro le donne. Perchè allora gli esperti dicono che riguarda tutti, che è un fenomeno legato alla natura del maschio e che tutti ce ne dobbiamo occupare?” Molto utile ascoltare la risposta di Mario De Maglie, psicologo, coordinatore del Centro di ascolto per uomini maltrattanti di Firenze.

Una mobilitazione generale, culturale, che coinvolga tutti, nessuno escluso

viol

Serve formare le forze dell’ordine, il personale sanitario e tutti coloro a cui una donna maltrattata si rivolge, perchè capiscano anche quelle che le donne, per paura, nascondono. Ma serve anche, prima di tutto, una grande operazione culturale, che coinvolga tutti, che mobiliti, 365 giorni l’anno.

Titti Carrano è la presidente della rete nazionale dei centri antiviolenza. Ascoltala qui

1 2 3 4 5 20