Monthly Archives: dicembre 2016

MPS: come e perché salvare una banca? Ascolta la puntata

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La #Città va a Siena per ripercorrere la storia del Monte dei Paschi di Siena e per rispondere alle tante domande e perplessità intorno al salvataggio di questa storica banca.

Gli ospiti del 22 dicembre 2016

Marco Cobianchi giornalista economico di Panorama, tra i suoi libri ricordiamo Bluff. Perché gli economisti non hanno previsto la crisi e continuano a non capirci niente (Orma, 2009) e Mani bucate. A chi finiscono i soldi dei contribuenti. (Chiarelettere, 2011)

Piero Alessandrini  professore emerito di Politica economica dell’Università di Ancona

Pier Francesco Asso, professore ordinario di Storia dell’economia all’Università di Palermo. Autore di numerosi studi sulla storia del sistema bancario italiano, è coordinatore scientifico della Fondazione Res

Massimiliano Tonellidirettore di Art Tribune 

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Evoluzione e riforme del sistema bancario italiano

Nonostante la lunga recessione, il sistema bancario italiano è solido ed ha dimostrato una buona capacità di resilienza, ha saputo cioè resistere ai contraccolpi e adattarsi ai cambiamenti. Tuttavia il prolungamento della profonda crisi finanziaria ed economica fino al 2014 – che ha provocato una caduta del PIL di quasi il 10% e un calo di un quarto nella produzione industriale – ha incrementato l’entità dei crediti deteriorati presenti nei bilanci bancari (o NPL: Non Performing Loans), oltre i livelli medi riscontrati nella altre economie avanzate. Il dato aggregato sui crediti deteriorati va tuttavia letto alla luce dei tassi di copertura con garanzie del debitore che in Italia sono molto superiori a quelli che si registrano in altri Paesi. Una rappresentazione corretta dello stato di salute delle banche italiane è fornita dalla comparazione internazionale. In questo quadro gli istituti di credito italiani sono in una posizione di vantaggio rispetto a quelli degli altri Paesi dell’Eurozona che, per esempio, risultano molto più esposti verso i paesi emergenti, i quali stanno affrontando una difficile fase economica. Il confronto con le banche degli altri paesi europei evidenzia, inoltre, come queste siano molto più esposte sugli strumenti finanziari derivati, responsabili della crisi finanziaria esplosa tra il 2007 e il 2008. Le banche italiane sono meno esposte delle altre anche verso il settore immobiliare, che pure ha innescato la crisi anche in alcune economie europee. Il sistema creditizio italiano è quindi solido nel suo insieme, sebbene presenti una criticità per l’elevato livello di crediti in sofferenza concentrato in alcune banche.

Approfondisci sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze

Il libro: Bestiario di finanza. Nella savana della finanza fra prede e predatori

Se la finanza è una giungla, prima di avventurarvisi è meglio conoscere i predatori: la fauna finanziaria si è moltiplicata e alcune specie si sono ingigantite diventando un pericolo per tutti, forse anche per se stesse. Nelle praterie del denaro scorrazzano 300.000 istituzioni finanziarie censite, prima o poi ne incontrerai una: sarà un pacifico erbivoro o un feroce tirannosauro? Un falco travestito da colomba o uno sciame di locuste distruttrici? Per non parlare degli animali notturni che si muovono nell’oscurità, la finanza ombra. Anche gli strumenti finanziari si sono moltiplicati, generando una confusione di sigle: Swap, Cds, Cdo, Rmbs. Tutti viviamo sotto enormi dighe di denaro non nostro: anche piccole onde possono tracimare e travolgere i torrenti, il nostro reddito, i nostri consumi e investimenti. Questo libro si propone di spiegare al grande pubblico cos’è la finanza e come opera, raccontando chi sono i predatori e le prede di questo ecosistema, quanto denaro muovono e se a noi, che non sediamo allo stesso tavolo di gioco, importa qualcosa.

Franco Becchis, Bestiario di finanza (Castelvecchi)

Il piano del Monte e le risposte ai dubbi dei risparmiatori

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1 – Le sorti dei bond non subordinati
Vi ringrazio per la disponibilità a fare chiarezza (o almeno a provarci vista la confusione) sulla vicenda Mps. Nel lontano marzo 2011 ho acquistato per 20mila euro di “Obblig. non subordinate 4695320-BMPS/11/17 EM 25 4.3” , avendo una scadenza prossima (marzo 2017) vi vorrei chiedere se tali obbligazioni sono a rischio (perdita complessiva) o se, nella peggiore delle ipotesi, il Monte Paschi fosse salvato dallo Stato, avrei almeno il mio capitale salvato alla sua naturale scadenza, o se mi conviene venderle ora con una notevole perdita.
Louis M. (via mail)

Solo le obbligazioni subordinate rischiano la conversione obbligatoria. Le emissioni “senior” non rientrano nel campo d’azione di questo aumento di capitale. Alla scadenza dei titoli, il rimborso potrebbe quindi aver luogo con una presenza rilevante nel capitale dello Stato italiano, se l’aumento di capitale stesso non venisse sottoscritto dai portatori di obbligazioni subordinate, come da proposta del CdA della Banca Mps, e da investitori istituzionali.

2. Cosa succede se interviene lo Stato
A pagina 3 del Sole di domenica 18 dicembre, nell’articolo di Vito Lops si afferma che la conversione in azioni riguarda esclusivamente i detentori di obbligazioni codice Isin IT0004352586 scadenza 2018. Pertanto gli altri obbligazionisti che detengono altre obbligazioni, come nel mio caso tipo Obbl. 5,60-2020 tasso fisso che scadono nel 2020 sono esclusi dalla conversione?
Mariano M. (via mail)

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Mps, ecco il piano del Tesoro in tre mosse

Roma, l'entrata principale della sede del Ministero del Tesoro (Agf)

Esce il mercato, con le sue prassi, entra lo Stato, con le sue regole Ue. Il percorso dell’intervento pubblico che porterà il Monte dei Paschi di Siena a un rafforzamento patrimoniale da 5 miliardi collegato alla cessione (o svalutazione) dei NPLs è tracciato: richiesta di aiuto del Monte, decreto del Tesoro che risolve subito con le garanzie il problema della liquidità – per sforare la scadenza del 31 dicembre – e imposta la ricapitalizzazione precauzionale da chiudersi in un arco di 2-3 mesi previo Nuovo Piano Industriale approvato dalla Bce e dalla DG competition.

Fallita la soluzione di mercato, il Monte chiederà formalmente un “sostegno finanziario pubblico straordinario”, appellandosi alla richiesta di questo tipo prevista all’ articolo 59, paragrafo 3 (e) della direttiva BRRD sulla risoluzione e risanamento delle banche. MPS chiederà al Tesoro la ricapitalizzazione precauzionale, prevista dalla BRRD articolo 32, paragrafo (4, lettera (d, punto (iii. Il Tesoro emanerà subito dopo un decreto contenente, tra le altre cose di più ampio respiro, due interventi per il Montepaschi.

Isabella Bufacchi sul Sole24Ore

Il libro: “Il Monte dei Paschi nel Novecento”

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Questo volume racconta la storia del Monte dei Paschi di Siena dalla crisi del 1929 alla riforma bancaria dei primi anni novanta. Utilizzando fonti in larga parte inedite, gli autori esaminano per la prima volta le vicende di una banca che, assunte nel 1936 le vesti di Istituto di credito diritto pubblico, trasforma il suo modello di attività di fronte ai processi di cambiamento che hanno attraversato il nostro paese e scala la classifica dei principali istituti di credito del mondo. Sono qui descritte le principali strategie aziendali, le caratteristiche del modello operativo e l’andamento economico del Monte, dalla crisi degli anni trenta, quando esso costituisce un’àncora di stabilità per il sistema bancario dell’Italia centrale, ai tumultuosi anni quaranta, in cui è impegnato nel finanziamento della guerra e della ricostruzione; dai lenti ma continui successi realizzati durante il «miracolo economico» alla nuova crisi degli anni settanta, che vede la banca senese consolidare le sue posizioni, ampliando il sostegno alla «terza Italia» dei distretti industriali; dalla rapida espansione degli anni ottanta, con la costruzione di un gruppo bancario sempre più ampio e diversificato, alla tormentata trasformazione in società per azioni. Si tratta dunque di un’analisi che mette in evidenza i punti di forza e le capacità di adattamento mostrati dal Monte dei Paschi, ma anche i suoi limiti e i condizionamenti di fronte alle sfide provenienti da un contesto esterno sempre più globale e deregolamentato.

I nostri ragazzi all’estero. Ascolta la puntata

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La Città riparte da Berlino per parlare dei giovani che, come Fabrizia Di Lorenzo che risulta tra i dispersi dell’attentato, aveva scelto questa città per vivere e lavorare. E come lei molti altri della cosiddetta generazione Erasmus. Tanti se ne vanno lasciando un paese che a volte sembra non capirne le scelte. Cercheremo di raccontare le esperienze dei ragazzi all’estero e aspettiamo, come sempre, le vostre storie, le vostre testimonianze.

Gli ospiti del 21 dicembre 2016

Andrea D’Addio direttore di Berlino Magazine, magazine che si rivolge alla comunità italiana di Berlino, dove scriveva anche Fabrizia Di Lorenzo

Marta Fana, trentenne, economista a Science-Po a Parigi, scrive di lavoro sul Manifesto, collabora con Pagina 99

Alessandro Rosina, insegna Demografia alla Cattolica di Milano, il suo ultimo libro, firmato quest’anno con Sergio Sorgi per l’editore Università Bocconi, è Il futuro che (non) c’è. Costruire un domani migliore con la demografia.

Mario Desiati  scrittore, pugliese, nei suoi libri ha raccontato anche l’emigrazione giovanile dal Sud, in particolare in Foto di classe (Laterza). Il suo ultimo fortunato romanzo si intitola Candore (Einaudi).

Ascolta la puntata

Sfoglia il libro: Foto di classe di Mario Desiati

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«Ci eravamo rivisti dopo oltre dieci anni. Girava una foto di classe che alla fine della serata mi ritrovai in mano. Scorrevo i visi. Di quei venti ragazzi, erano rimasti sotto l’Ofanto soltanto in quattro. Decisi che avrei dovuto ricercarli tutti.»

«Qualcuno ha detto che la cosa che più gli manca nella nuova vita da fuorisede è un albero d’arancia del giardino… Non che manchino i giardini nelle grandi città italiane, ma a chi mi faceva notare come in piena Roma ci siano aranceti carichi di gemme rosse, portai una busta di arance raccolte a due passi da via Veneto. Non contenevano né polpa, né sugo. Puzzavano di città come le notti umide d’estate lungo il Tevere o il Naviglio Grande quando l’aria stagna. In quelle arance vuote ci sono le ragioni più intime di questo libro.»

Leggi un brano di Foto di classe di Mario Desiati (Laterza)

Rapporto Migrantes, 107 mila italiani emigrati all’estero nel 2015.

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Sono oltre 107 mila gli italiani espatriati nel 2015. A iscriversi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) sono state 6.232 persone in più rispetto all’anno precedente, con un incremento pari al 6,2%. Hanno fatto le valige soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni, la meta preferita è la Germania, le regioni con le maggiori partenze sono Lombardia e Veneto. Lo rileva il rapporto “Italiani nel mondo 2016″ presentato oggi a Roma dalla Fondazione Migrantes.

Ormai sono quasi 5 milioni gli italiani all’estero. Dal 2006 al 2016 la mobilità italiana è aumentata del 54,9% passando da poco più di 3 milioni di iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) a oltre 4,8 milioni. Su 107.529 espatriati nell’anno 2015, i maschi sono in leggera maggioranza, oltre 60 mila (56,1%). L’analisi per classi di età mostra che la fascia 18-34 anni è la più rappresentata (36,7%) seguita dai 35-49 anni (25,8%). I minori sono il 20,7% (di cui 13.807 mila hanno meno di 10 anni) mentre il 6,2% ha più di 65 anni (di questi 637 hanno più di 85 anni e 1.999 sono tra i 75 e gli 84 anni).

L’analisi della Fondazione Migrantes evidenzia che l’Italia vive un’emorragia di talenti: i giovani migliori e più preparati se ne vanno e il Paese è incapace ad attrarne di nuovi. “La mobilità è una risorsa – sottolinea il Rapporto – ma diventa dannosa se è a senso unico, quando cioè è una emorragia di talento e competenza da un unico posto e non è corrisposta da una forza di attrazione che spinge al rientro”.

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Berlino e noi genitori dei figli d’Europa

Che cosa e’ davvero l’Europa lo si capisce in ore come queste. Quando di notte la notizia dell’attentato a Berlino diventa certezza di un altro attentato, l’ennesimo attacco terroristico in Europa, è allora che tra noi genitori di ragazzi della città di Berlino si avverte quello che in altri casi si dimentica. Berlino è casa nostra perché li ormai vivono i nostri figli. Come Londra. Come Parigi, Madrid, Amsterdam.
Ieri sera era un continuo scambio di sms:”Tutto bene?”
A Berlino abitano migliaia di ragazzi italiani e tanti altri stanno pensando di andarvi. Lavorano nella pubblicità, come mia figlia, o nell’immobiliare e nella ristorazione, come tanti suoi amici. Sono medici, come Davide, o pittrici di successo, come Ivonne. Hanno aperto piccoli ristoranti a prezzo di enormi sacrifici familiari o insegnano all’università. Sono ragazzi di talento, Di tanti e diversi talenti che, mi dispiace dissentire radicalmente dal ministro Poletti – persona che comunque non merita il dileggio – in Italia avrebbero, al meglio, soltanto vivacchiato aiutati dai genitori.

La Germania ha offerto loro un’opportunita’ e noi genitori non possiamo che apprezzarlo. I nostri figli hanno un lavoro: a volte corrisponde al loro titolo di studio, molto più spesso no perché, come racconta Michele, napoletano col diploma del liceo artistico che a Berlino ha imparato a fare il parrucchiere, “in Germania se non sai il tedesco resti sempre nel girone B”.

Maria Latella su Il Messaggero

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