Monthly Archives: dicembre 2016

Referendum “sociale” o costituzionale?

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È stato un referendum “sociale” o costituzionale? si chiede l’Istituto Cattaneo, rilevando come per la sinistra si confermi il problema delle periferie come già durante le ultime amministrative.
Ma ci sono anche altri dati molto interessanti: gli elettorati tradizionali che si sfaldano, mentre quelli più recenti si compattano, il voto al Sud, il voto per fasce di età e soprattutto di istruzione. Numeri che provano a spiegare, in fondo, chi siamo in questo momento

Saviano a Tutta la città ne parla: i giovani non odiano Renzi, ma l’immobilità che rappresenta

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“Altro che Trump o Brexit: per capire la vittoria del No ci vuole il rapporto Censis sul lavoro nero che sfrutta i giovani, sulla povertà che li attende, su una politica che non sa offrire riforme innovative ma solo compromessi al ribasso”.

Roberto Saviano spiega, in breve, la sua analisi del voto ai microfoni di “Tutta la città ne parla”. Ascoltalo qui

Una sinistra al tramonto, una destra chiusa e identitaria: democrazia senza futuro?

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Da una parte c’è una destra protezionista, nazionalista, identitaria. Dall’altra una sinistra che puntando tutto su diritti individuali e cosmpolitismo ha perso contatti con il popolo. Che spazio rimane per una cultura democratica? Potrà ancora guidare la politica e l’economia?

Il sociologo Mauro Magatti sulla politica globale dopo Brexit, Trump e la vittoria del No

Giovani, poveri, meridionali. Ecco chi (soprattutto) ha votato No a un Referendum molto “sociale”

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Hanno meno di 35 anni, vivono soprattutto al Sud (ma anche al Nord), in zone periferiche a forte presenza di immigrati. Non credono alle promesse, sanno che li aspetta un futuro più difficile, voltano le spalle a questa politica..

Marco Valbruzzi analista di flussi elettorali del’Istituto Cattaneo analizza un referendum costituzionale ma anche, fortemente, sociale

Ha perso la politica che ignora il Sud

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IN POCHI hanno commentato i dati diffusi dal Censis qualche ora prima che si votasse per il referendum costituzionale. Per quale motivo? vi chiederete: la risposta è banale. Il motivo è che il Censis ci dice quello che già sappiamo e tutti sono stanchi di ribadire: la solita litania del Sud fermo al palo, le solite lamentazioni di un’Italia irrimediabilmente divisa in due. Ma i dati del Censis spiegano meglio di tante analisi il voto di domenica. Il Censis ci dice che gli under 35 sono una generazione dannata, che gli under 35 stanno peggio dei loro genitori e peggio anche dei loro nonni. Ci dice che il lavoro nero domina la scena economica al Sud senza essere volano di un’economia in crescita, come accadeva negli anni Settanta, ma indice di arretratezza e di ingiustizie. Il lavoro nero è poco qualificato e mal retribuito, quindi è sfruttamento. Che inizio tremendo per un articolo a commento dell’esito del referendum di domenica, starete pensando. Ma un commento che prescinda dallo sconforto degli italiani e dalle reali ragioni che hanno portato a votare no, restituirebbe in maniera parziale lo scenario che si apre ora. Non sottovaluto affatto le responsabilità del governo e di Renzi, ma credo debba essere chiaro che con il no non ha vinto un progetto, una visione, un programma. Il no è stato un modo, l’unico che gli italiani hanno avuto a disposizione negli ultimi anni, per dire “basta, non ci prendete in giro, per noi non state facendo niente”. Dismettete quindi quei sorrisi da sciacalli nell’intestarvi la vittoria, asciugate le lacrime di commozione dopo aver avuto mille giorni per dimostrare di poter veramente cambiare corso e non lo avete fatto. Ricomponetevi, Signori del no, rianimatevi Signori del sì, e capite che il no è per tutti voi. Per voi che promettete rottamazioni, che suggerite sfanculamenti e poi siete sempre lì, immobili. A tutto questo gli italiani hanno detto no. Non ha vinto, quindi, il M5S, non ha vinto (per carità!) la Lega, non ha vinto Forza Italia, non ha vinto quella minoranza del Pd sempre pronta a tirare dardi per poi rinnegare la propria dissidenza.

Leggi Roberto Saviano su Repubblica

così il voto a Roma: solo centro e Parioli per il Sì

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Solo in Centro, solo a Prati, solo al Quartiere Trieste e ai Parioli. Il Sì al referendum è riuscito a prevalere solamente in un fazzoletto minuscolo della città, quello dove governa il Pd. Per il resto il fronte del No ha sbaragliato il campo: 70,8% al Casilino e a Tor Bella Monaca, 64,9% al Prenestino e al Pigneto, 64,6% a Ostia e Casal Palocco, 62,1% tra Colli Aniene e il Tiburtino. Si è ripetuta in sostanza la situazione del voto per le Comunali, quando i Movimento 5 Stelle ha preso tutti i Municipi tranne il primo (Centro, Testaccio) e il 2 (Salario, Trieste).

 

Giovani, poveri e disoccupati gli alfieri del NO

Quali sono state le principali motivazioni che hanno spinto gli elettori alle urne? E, soprattutto, perché hanno deciso di promuovere o bocciare il progetto di revisione costituzionale del governo Renzi? Quali sono stati gli strati sociali maggiormente favorevoli (o contrari) alla riforma? Per rispondere a tali quesiti, l’Istituto Cattaneo ha analizzato la distribuzione del voto nelle sezioni di Bologna per cercare di capire se i settori dove il disagio sociale è maggiore hanno avuto un comportamento più critico nei confronti del governo e della sua riforma. Un’analisi di questo tipo è resa possibile dall’esistenza di dati socio-demografici della popolazione (età, genere, reddito, presenza di immigrati ecc.), disaggregati a livello di singola sezione elettorale e messi liberamente a disposizione dal comune di Bologna.

Leggi Marco Valbruzzi su firstonline.info

Una sintesi da trovare tra crescita e democrazia

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Destra e sinistra, con le loro tradizioni culturali, stentano a dare risposte adeguate alle domande del nostro tempo.

In realtà, la sinistra ha ragione nel pensare che tornare indietro sulla strada della libertà é impossibile. E che si può — e si deve — solo andare avanti. D’altra parte, la destra ha ragione quando dice che libertà non vuol dire negazione del limite: per quanto possiamo tendere alla costruzione di un mondo sempre più integrato, unito e giusto, la questione della diversità e del conflitto rimane un nodo ostico. Il problema è che questi due mezze ragioni non fanno una verità. Anzi, essi rischiano di annullarsi reciprocamente in uno scontro che tende a radicalizzarsi ogni giorno di più. Con una destra che gioca sull’equivoco tra i diversi gruppi sociali che la sostengono e una sinistra che sembra (incredibilmente) incurante di quello che succede, bloccata com’è dal tema (pur importante) dei diritti individuali senza però una vera riflessione sul fatto che non esiste individuo, né tantomeno società, fuori dalle relazioni. Con le implicazioni che ne conseguono.