Monthly Archives: dicembre 2016

#LaCittà oggi è #Aleppo

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#Lacittà oggi è Aleppo, dove l’avanzata oramai inarrestabile delle truppe governative di Damasco, col sostegno decisivo della Russia, conquista anche la parte vecchia della città e la strappa ai ribelli. E tornano domande cui è difficile trovare risposta. Chi sono i ribelli ritirati, democratici da sostenere contro il dittatore o soldati vicini all’Isis? E di fronte a questa accelerazione drammatica nella guerra di Siria, non si può non tener conto del mutamento degli scenari internazionali: che ruolo hanno Usa e Russia?

Gli ospiti dell’8 dicembre 2016

Lucia Goracci,  inviata di guerra di Rainews24, tra i primi giornalisti internazionali ad aver raggiunto il quartiere di Sha’ar, ad Aleppo Est, nelle aree riconquistate dalle forze governative siriane.

Loris De Filippi, presidente Medici Senza Frontiere 

Alfio Nicotra, giornalista, vicepresidente di “Un Ponte per

Armando Sanguini, consigliere scientifico dell’Ispi, ambasciatore, è stato capo missione in Arabia Saudita, Tunisia e Cile

Arianna Ciccone, giornalista, fondatrice e anima del festival di giornalismo di Perugia, dirige Valigia Blu

Aleppo, ucciso il clown che confortava i bambini sotto le bombe

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È morto Anas al-Basha, 24 anni, ucciso da un missile nei quartieri orientali di Aleppo. Con lui scompare il sorriso di un uomo che, nell’inferno della Siria, creava ogni giorno spazi di speranza.

È stato ucciso in un raid ad Aleppo, in Siria, l’attivista che, vestito da clown, portava il sorriso ai bambini traumatizzati della città assediata. Anas al-Basha aveva 24 anni e dirigeva il centro Spazio per la Speranza (Space for Hope). È morto martedì in un attacco missilistico, non è chiaro se del regime di Damasco o dell’alleato russo, sul quartiere assediato di Mashhad, il lato orientale della città. I genitori e il fratello avevano lasciato Aleppo la scorsa estate, ma lui aveva scelto di restare per portare un sorriso ai bambini sotto assedio. Lascia la moglie, che aveva sposato due mesi fa e che resta intrappolata ad Aleppo.

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Perché Aleppo è diversa

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Negli ultimi giorni la battaglia per il controllo di Aleppo, in Siria, è diventata ancora più violenta. Giovedì l’esercito siriano ha annunciato l’inizio di una grande offensiva militare per conquistare la parte di Aleppo che si trova sotto il controllo dei ribelli, nella quale vivono ancora 250mila persone. La sua tattica è chiamata “starve-or-submit” (“morire di fame o arrendersi”), un’espressione che si spiega da sola: prevede un assedio attorno al territorio che si vuole conquistare, l’interruzione delle vie di rifornimento da cui passano cibo e medicine e molti bombardamenti; fino alla resa dei ribelli e della popolazione che li sostiene. È una pratica che l’ONU ha definito un “crimine di guerra” e che finora l’esercito siriano ha usato per riprendere il controllo di territori meno estesi, come Waer, un quartiere di Homs. Ma Aleppo è diversa: perché qui si sta combattendo la battaglia più importante della guerra siriana con violenze che su questa scala non si erano ancora viste.

La battaglia per il controllo di Aleppo è cominciata nelle prime fasi della guerra in Siria. Fin dal principio si sono scontrati l’esercito di Assad e diversi gruppi ribelli: qui lo Stato Islamico (o ISIS) non è mai arrivato. Dopo quattro anni di battaglie, migliaia di morti e parti della città completamente distrutte, Aleppo si ritrova oggi divisa in due: la parte orientale è controllata dai ribelli, quella occidentale dal regime siriano. L’esercito siriano – che a differenza dei ribelli può contare sui bombardamenti aerei (i ribelli non hanno aerei da guerra) – ha cominciato da tempo l’assedio della parte orientale di Aleppo, in collaborazione con gli alleati russi; e ha cominciato ad applicare la tattica nota come “starve-or-submit”, che il New York Times ha descritto così:

«Rendere la vita intollerabile e la morte probabile. Aprire una via di fuga oppure offrire un accordo a quelli che se ne vanno o che si arrendono. Lasciare che se ne vadano, uno a uno. Uccidere chiunque resti. Ripetere da capo fino a che il paesaggio urbano, ormai deserto, diventa tuo.»

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le truppe di Assad conquistano la città vecchia

La battaglia per Aleppo è alla fine: le truppe di Bashar al Assad, sostenute dall’aviazione russa, hanno ormai conquistato l’intera città vecchia, strappandola ai ribelli assieme alla grande moschea degli Omayyadi, seriamente danneggiata durante i combattimenti. La notizia viene dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo cui i militari governativi avanzano rapidamente nella parte est della città, circa 45 chilometri quadrati, caduta nelle loro mani all’80 per cento.

La città vecchia si aggiunge ai quartieri già conquistati: secondo la Sana, agenzia ufficiale di Damasco, sono cadute sotto il controllo dei lealisti le zone di Aghiour e Bab al-Hadid, a nord della Cittadella. Sì affiancano ai quartieri già presi di Karm al-Dada, Karm al-Qatirji, al-Shaar, al-Marjeh e al-Sheikh Lutfi.

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Siria, dentro la distruzione di Aleppo Est

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​In Siria le forze del regime di Bashar al-Assad hanno ripreso il controllo della Città Vecchia di Aleppo. I ribelli assediati hanno chiesto una “tregua umanitaria immediata” di cinque giorni per l’evacuazione dei civili e dei feriti. Intanto la nostra inviata Lucia Goracci è fra i primi giornalisti internazionali ad aver raggiunto il quartiere di Sha’ar, ad Aleppo Est, dove si sono concentrati i bombardamenti delle ultime ore, qui per vedere il suo videoracconto.

il diario della bimba in fuga: «Anche le mie bambole sono morte»

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Su Twitter Bana Alabed, 7 anni, racconta al mondo la caduta della sua città (e della sua casa). Mentre i soldati governativi guidati dai russi sono a un passo dalla vittoria finale

Per Bashar Assad quella bambina di sette anni che twitta dalle macerie di Aleppo Est non esiste. «È un gioco della propaganda», dice l’uomo forte di Damasco a un giornale danese. Magari. Quanto le sarebbe piaciuto, a Bana Alabed, farsi videogioco? Volare sulle ali di Twitter? Magari in compagnia di Omran Daqneesh, impietrito e insanguinato nella famosa foto sull’ambulanza. Anche lui, secondo Assad, sarebbe una bufala. Bambini virtuali che impietosiscono (ma nemmeno tanto) l’Occidente. Bambini e mamme anti-regime intrappolati nell’ultima offensiva: madri come Fatemah, che ha insegnato l’inglese a Bana e poi l’ha aiutata a diventare una piccola icona della Rete, un volto e una voce che non avendo altro riparo si sono nascoste dietro la finestra socchiusa dell’account @AlabedBana

Aleppo, il caso della bimba che twitta sotto le bombe. Ma sarà vero?

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«Ho visto morti e sono quasi morta»: da due mesi Bana, 7 anni, twitta da Aleppo, dall’account della madre. E c’è chi pensa sia una abile operazione mediatica in funzione anti-Assad

“Ora siamo sotto pesanti bombardamenti. Tra la vita e la morte, per favore pregate per noi”. È il disperato messaggio postato stamani verso le 9 italiane su Twitter, da Bana Alabed, la bambina di 7 anni diventata uno dei simboli delle migliaia di civili intrappolati ad Aleppo est.

Domenica intorno alle 21 ora italiana la piccola, che twitta in inglese da un profilo gestito dalla madre, ha scritto che la sua famiglia non ha più una casa, “è stata bombardata e sono tra le macerie. Ho visto morti e sono quasi morta”. Il tweet è completato da una foto che la mostra avvolta nella polvere.

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