Monthly Archives: dicembre 2016

Analisi del voto, ruolo dei social network e ragioni del no

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Finisce la settimana post referendum, torniamo sulle analisi del risultato.
Due letture sono state molto discusse in questi giorni, quella socioeconomica, che rivela come il NO abbia stravinto dove c’è più povertà e disoccupazione, e quella mediatica, che attribuisce ai social network e alla rete molte responsabilità.

Gli ospiti del 9 dicembre 2016

Piergiorgio Corbetta, direttore delle ricerche dell’Istituto Cattaneo. Tra i suoi libri segnaliamo Il partito di Grillo (Il Mulino, 2013)

Jacopo Iacoboni, giornalista della Stampa dove scrive di politica e società, è autore di Contro l’Italia degli zombie. Wep politik e nuova politica (Aliberti, 2012) e di Profondo Rosso. La sinistra perduta (Einaudi, 2009)

Davide Maria De Luca, giornalista de Il Post (specializzato in fact-checking)

Fabio Chiusi, blogger e ricercatore universitario, autore di Ti odio su facebook. Come sconfiggere il mito dei “brigatisti” da social network prima che imbavagli la rete, Mimesis 2010

Marco Aime, insegna Antropologia Culturale a Genova

Jacopo Iacoboni vs Beatrice Di Maio, IL Fatto, M5S…Parla il protagonista della querelle on line

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Un articolo di Jacopo Iacoboni sulla Stampa, su una presunta struttura segreta di propaganda che lavora sui social a favore di M5S e che coinvolge anche la moglie di Renato Brunetta, ha scatenato un acceso dibattito, e ha portato anche il Partito Democratico a presentare due interrogazioni al Parlamento.

Qui il protagonista della vicenda racconta com’è andata.

Le bufale sui social aiutano i populismi? E quelle su giornali “ufficiali” e tv?

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Dopo la vittoria di Trump molti si scagliano contro i social che non c’informano ma ci radicalizzano, a vantaggio delle destre populiste, e la parola dell’anno diventa post-verità. “Non esageriamo”, dice Fabio Chiusi, autore di Critica della democrazia digitale: “pensiamo alle bufale diffuse negli anni dai media tradizionali (sull’Iraq, per dirne una…)”. Ascoltalo qui, molto utile

L’estensione di Chrome che scopre le notizie false su Facebook

Quando si leggono i post sul news feed del social network compare un avviso per segnalare bufale e articoli provenienti da fonti poco attendibili. Un modo per riflettere su quello che si legge e condivide, ma certo non una soluzione al problema

Leggi Carlo Lavalle su La Stampa

Cosa sappiamo della ‘cyber propaganda pro Movimento 5 Stelle’

Un articolo del giornalista de La Stampa, Jacopo Iacoboni, su una presunta struttura segreta di propaganda che lavora sui social a favore del Movimento 5 Stelle, ha scatenato un acceso dibattito e ha portato anche il Partito Democratico a presentare due interrogazioni al Parlamento. In questo post, vogliamo fornire al lettore la possibilità di inquadrare la vicenda e di seguirne gli sviluppi (anche futuri, con gli eventuali aggiornamenti che inseriremo). Aggiornamento 6 dicembre 2016 > Jacopo Iacoboni ha replicato alle nostre tre domande poste il 30 novembre scorso, non entrando però nel merito delle questioni da noi sollevate su metodo e tempi dell’analisi matematica e sul perché sia stato concesso l’anonimato alle “fonti” dell’analisi.

Andrea Zitelli su ValigiaBlu.it

Italia prima al mondo per la diffusione della rete mobile

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In base al report Wef (World Economic Forum) sono buoni risultati in termini di istruzione e capacità innovativa. Arriva invece uno stop sui fattori ambientali. Per quanto riguarda l’ICT il primato è invariato con Singapore, Finlandia e Svezia che erano già l’anno scorso e restano in testa alla classifica internazionale della competitività digitale del World Economic Forum: ma anche l’Italia ha un primato, ovvero quello di essere fra i paesi che hanno scalato più posizioni (10 in un anno) nella graduatoria ICT passando al 45° posto, dal 55° del 2015. I fattori che frenano lo sviluppo della digitalizzazione italiana sono relativi alla lentezza della giustizia e alla difficoltà di far rispettare i contratti, il punto a favore è la diffusione della rete Mobile (primi al mondo). In generale, l’Italia ha un livello di utilizzo di nuove tecnologie relativamente alto tra i privati (37° posto del mondo), mentre sia il mondo delle imprese sia la pubblica amministrazione sono più indietro. Il report del WEF segnala 7 paesi eccellenti per il livello di digitalizzazione, oltre ai tre già citati anche Norvegia, Stati Uniti, Olanda e Svizzera. La top ten si conclude con Gran Bretagna, Lussemburgo, Giappone.

Gli indicatori della ricerca del WEF

La ricerca prende in considerazione 53 indicatori, divisi in macroaree, così raggruppate: Ambiente economico: norme e regolamentazione, innovazione nel business; infrastrutture, accessibilità, competenze; utilizzo delle tecnologie: individuale, nel business, nella PA; impatto: economico, sociale. Per ognuno di questi indicatori, ci sono dei sotto-indici, a ognuno dei quali viene attribuito un punteggio. I punti di forza dell’Italia: la copertura Mobile (siamo al primo posto nel mondo, con la rete che raggiunge il 100% della popolazione), numero di abbonamenti Mobile (17esimi nel mondo) il livello di preparazione della popolazione adulta (17° posto nel mondo), indice di e-partecipation, al 19° posto nel mondo, servizi online di e-government, 23esimi nel mondo. Altri punti a favore: brevetti ICT, livello della formazione manageriale, copertura banda larga, istruzione matematica e scientifica, in genere tutti gli indicatori relativi al Mobile, utilizzo dei social network, capacità di innovazione nel business, forza lavoro ad alta intensità tecnologica.

Irene Ranaldi su Sociale.it

L’inchiesta di BuzzFeed sul M5S e internet

Five Stars movement's leader Beppe Grillo gives a press conference on December 18, 2014 in Rome.  AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO        (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Five Stars movement’s leader Beppe Grillo gives a press conference on December 18, 2014 in Rome. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

BuzzFeed News ha pubblicato un’inchiesta giornalistica sulla disinformazione prodotta in Italia dal Movimento 5 Stelle e sui legami del partito di Beppe Grillo con diversi siti di news che diffondono la propaganda del governo russo. L’inchiesta, che è stata realizzata dal giornalista italiano Alberto Nardelli, ex data editor del Guardian, e da Craig Silverman, esperto di meccanismi dell’informazione online, ha provato a ricostruire il funzionamento di questa rete, che non include solo il blog di Grillo e gli account social collegati – che presi da soli hanno già milioni di follower – ma anche una serie di altri siti che si presentano come “indipendenti” ma che di fatto sono controllati dal M5S. BuzzFeed ha scritto che «questi siti rigurgitano inesorabilmente le campagne del M5S, la sua disinformazione e i suoi attacchi ai rivali politici, in particolare al presidente del Consiglio di centrosinistra, Matteo Renzi», che è stato definito, tra le altre cose, un dittatore, un bugiardo e un “pappone di stato“.

Leggi su IlPost.it

I giovani americani non hanno idea di cosa sia una notizia, secondo Stanford

Gli adolescenti saranno anche delle autorità in fatto di social network, ma non sono molto bravi a identificare una notizia: secondo uno studio dell’università di Stanford, negli Stati Uniti l’82 per cento degli studenti di scuola media non è in grado di distinguere tra una notizia e un “contenuto sponsorizzato”.

La ricerca ha preso in esame 7.804 studenti di scuole medie, superiori e del college, e ha chiesto di capire se una notizia condivisa su Twitter fosse affidabile, se una foto postata sui social network fosse vera e di capire la forza di un articolo dai commenti. Alcuni dei materiali forniti erano pieni di pregiudizi, altri fuorvianti, altri ancora erano solo pubblicità ben confezionate.

Secondo la ricerca, più dei due terzi degli studenti di scuola media non sono stati in grado di indicare come tendenzioso un post scritto da un direttore di banca in cui sosteneva la necessità per i giovani di ricorrere a un aiuto nella pianificazione finanziaria. Allo stesso modo, il 40 per cento circa degli studenti di scuola superiore ha creduto a una foto e a un titolo che suggeriva come le margherite deformate fossero una prova dell’inquinamento intorno alla centrale nucleare di Fukushima, in Giappone. La foto non specificava alcuna fonte né localizzazione.

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