Monthly Archives: dicembre 2016

Noi e la Costituzione

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Passato il referendum, fatto il governo, ma il cuore del discorso sembra essere ancora la Costituzione.
Tutte le telefonate di stamattina a Prima Pagina ragionano su questioni che riportano sempre alla nostra Carta. La legittimità del governo, la possibilità di votare, il funzionamento delle crisi: aspetti di questo smottamento politico governati proprio dalla Costituzione. Che quindi il 4 dicembre ha vinto o ha perso?
Gli ospiti del 13 dicembre 2016

Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, è professore emerito nella Scuola Normale Superiore. Tra i suoi libri, ricordiamo Dentro la Corte. Diario di un giudice costituzionale. E Territorio e potere. Un nuovo ruolo per gli stati (Il Mulino, 2016)

Anna Falcone, avvocato, impegnata sul fronte del NO

Massimiliano Tarantino, Segretario Generale della Fondazione Feltrinelli di Milano 

Luciano Corradini, professore emerito di Pedagogia a Roma Tre, già sottosegretario all’istruzione del governo tecnico Dini (95’-96)

Sergio Benvenuto, psicanalista e filosofo

L’ora (mancante) di Educazione civica

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Previsto per primo da Aldo Moro, l’insegnamento dei diritti e doveri dei cittadini italiani non è mai diventato una vera e propria materia scolastica. Resta affidato alla buona volontà delle maestre e dei prof di storia e diritto.

Per Roberto Benigni è «la più bella del mondo». E nelle performance in piazza e in tv strappa applausi ed emozione recitando gli articoli della nostra Carta costituzionale e calandoli nella vita e nelle esperienze quotidiane. Ed è così che il fondamento della Repubblica democratica andrebbe trasmesso, spiegato, recitato, illustrato: emozionando. Ne è convinto Luciano Corradini, professore di Pedagogia generale all’Università di Roma Tre e sottosegretario all’Istruzione in un governo precedente, che della Costituzione nella scuola ha fatto materia di insegnamento, argomento di libri, tema di dibattito, spunto per la formazione di docenti. «Perché non basta il sapere – dice – nella società secolarizzata, tecnologica e globalizzata», ma bisogna apprendere e sviluppare anche personalità e responsabilità sociale, sentimenti di empatia, rispetto, appartenenza e partecipazione». Una scuola vissuta come comunità educativa non fa solo imparare le scienze e le tecniche, ma aiuta a «crescere in umanità».

Si vota sempre “no”

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Il risultato del referendum del 4 dicembre è stato una straordinaria affermazione di Renzi.

Non sto scherzando. In effetti il SI ha preso quasi la stessa percentuale di voti che il PD prese alle elezioni europee del 2014, cosa che allora venne salutata come un risultato trionfale. E non è un caso che, a parte il Trentino, il SI in questo referendum abbia prevalso solo in Toscana e in Emilia Romagna, due roccaforti del PD. Ma il PD contro tutti perde.

In questo referendum ha giocato il fattore che chiamerei Roma-Torino. Come si ricorderà, le grilline Raggi e Appendino vinsero come sindache a Roma e a Torino perché queste signore, a parte i voti M5S, accaparrarono quelli di tutte le altre opposizioni al PD, ormai identificato con Renzi, sia di sinistra che di destra. È la forza della famosa “accozzaglia”. Da un paio d’anni, l’importante non è tanto votare per questo o quel partito, ma votare CONTRO Renzi. In realtà il padre della riforma costituzionale era Giorgio Napolitano, ma quel che oggi interessa è Renzi. Perché in così poco tempo Renzi è diventato il pericolo pubblico n. 1 da far fuori a ogni costo, anche coalizzandosi con partiti e personaggi ripugnanti? Lo vedremo poi.

Voglio dire che i contenuti specifici della riforma sono stati del tutto secondari. Il che può sembrare un altro paradosso, dato che in questi ultimi mesi ci hanno ammannito una sfilza senza fine di dibattiti tra sostenitori del SI e del NO su tutti i risvolti e i minuti dettagli della riforma. Tra le tante perle, ne cito una. Un sostenitore del NO in TV ha fatto presente che mentre bisogna avere 25 anni per essere eletti alla Camera, ne bastano 18 per entrare in Senato secondo la riforma. E come chiamare Senato una camera dove ci sono diciottenni? Insomma, ogni pelo nell’uovo-riforma andava bene per argomentare a favore del SI o del NO.

Sergio Benvenuto su IlPost.it

Governo Gentiloni: cari grillini, non vi piace? Allora dimettetevi tutti

Il referendum è passato e la realtà con la sua limpidezza esce fuori: i cittadini erano chiamati a decidere se accettare o meno una riforma costituzionale, Renzi ci ha messo la faccia e coerentemente si è dimesso. L’unico che l’ha fatto pur avendo la maggioranza.

Ora al Presidente della Repubblica non rimaneva altro che seguire quella Costituzione tanto amata e difesa dal popolo del No. Ma quando si difende con tanto vigore si presume che la Carta fondamentale del nostro Paese si conosca. Orbene, come la Costituzione prevede, il Presidente della Repubblica non poteva indire elezioni con una legge elettorale diversa per Senato e Camera dei deputati. L’unica legge elettorale fatta, l’Italicum, vale solo per la Camera ed è sotto il giudizio della Corte Costituzionale. Pertanto, nessuna elezione anticipata può esserci senza una legge elettorale valida per entrambi i rami del Parlamento.

Andrea Viola su Il Fatto Quotidiano