Monthly Archives: dicembre 2016

Quale futuro per la sinistra? Ascolta la puntata

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“Perché le forze a sinistra del Pd non riescono a compattarsi e continuano a perdersi in mille rivoli, dicendo no anche al progetto di Pisapia?” Semplice e chiara la domanda di Emiliano, stamattina.
Vediamo cosa succede oltre il centrosinistra, che futuro possibile in Italia ma anche in Europa
Gli ospiti del 15 dicembre 2016

Marco Furfaro, segreteria nazionale Sinistra Italiana

Mauro Calise, insegna Scienza Politica all’Università Federico II, autore di Il partito personale (Laterza, 2008) e di Fuorigioco. La sinistra contro i suoi leader (2013) e La democrazia del leader (2016)

Eleonora Forenza, eurodeputato 

Achille Occhetto, è stato l’ultimo segretario del Partito Comunista Italiano e il primo del Partito Democratico di Sinistra. Ieri ha presentato a Roma all’istituto Treccani, con Salvatore Veca, il suo libro appena uscito per Sellerio, Pensieri di un ottuagenario. Alla ricerca della libertà nell’uomo

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Curiosa, radicale, coraggiosa, solidale. Questa è la sinistra che costruiremo

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Ci sono giorni, momenti, periodi in cui tutto sembra asfissiante, chiuso, rituale, senza uscita e ci si sente come in una ruota del criceto in gabbia, in corsa per star fermi. Questo succede nella vita, probabilmente con più assiduità a quelli della mia generazione, quelli della precarietà esistenziale, delle certezze mia, dei lavoretti, dei ricatti, dei “superiori” che ti usano ma riconoscerti qualcosa mai. Questo succede anche in politica e nella parte che abito e frequento, la sinistra. Si cambiano nomi, simboli, candidati, si cambiano le coalizioni e le alleanze, ma in fondo pratiche e obiettivi, quelli no, non sembrano cambiare.
Mentre il nostro bel paese dimostra tutta la sua fragilità fisica tra il terremoto e le alluvioni, mentre c’è chi erige muri dentro l’Europa fortezza, mentre ancora nel 2016 uomini bianchi e occidentali violentano e ammazzano le loro compagne, mentre il governo sembra più impegnato a capire come vincere un referendum, di cui ormai in pochi tra i cittadini e le cittadine ricordano il senso, noi dove siamo?
Purtroppo di questa immagine della politica tutta tesa a difendere pezzi di micropotere, perché i poteri veri sono sempre più su e sempre più fuori dalla politica stessa, siamo tutti complici. Anche la sinistra sinistra, anche chi si dice radicale perché “mai col PD” e poi propone le stesse ricette fallite da vent’anni, anche chi continua con il mantra del centrosinistra, come se esistesse ancora o dipendesse da chi lo nomina, anche chi né destra, né sinistra e poi sui fondamentali finisce a far compagnia a omofobi, misogeni e manettari senza scrupoli.

Maria Pia Pizzolante su Left

La sinistra europea è la grande assente nella lotta al populismo

L’elezione a sorpresa di Donald Trump negli Stati Uniti solo tre settimane fa è stata seguita sui mezzi d’informazione internazionali con analisi un po’ frettolose, secondo le quali stiamo assistendo a un’inarrestabile spinta populista, che continuerà anche in Francia nel 2017. Così i telespettatori della Bbc britannica o della rete statunitense Cnbc hanno potuto scoprire che Marine Le Pen è ormai la prossima sulla lista dopo la Brexit e Trump.

Ma la scelta, anche in questo caso inaspettata, di François Fillon come candidato dei Républicains francesi alle primarie della destra ha smentito questo scenario troppo semplicistico. Nonostante il loro comune conservatorismo, Fillon non è il Trump francese, anzi per certi aspetti ne è l’antitesi: si tratta di un politico tradizionale che ha preso il controllo del principale partito di destra e non di un Ufo arrivato dall’esterno, anche se talvolta ha strumentalizzato la moda populista “antiélite”.

Dotandosi di un nuovo capo indiscusso, il principale partito della destra francese mostra che il sistema politico, confrontato con la disaffezione dei cittadini e con la sfida populista, non ha ancora detto l’ultima parola. A tal punto che Fillon è diventato in pochissimo tempo il favorito delle elezioni presidenziali francesi del 2017 contro una sinistra riformista divisa e stanca, una sinistra radicale minoritaria e un’estrema destra che, nonostante i buoni risultati elettorali, rischia ancora una volta di dover fare i conti con quel “soffitto di vetro” che le impedisce di vincere