Monthly Archives: dicembre 2016

I nostri ragazzi all’estero. Ascolta la puntata

berlino

La Città riparte da Berlino per parlare dei giovani che, come Fabrizia Di Lorenzo che risulta tra i dispersi dell’attentato, aveva scelto questa città per vivere e lavorare. E come lei molti altri della cosiddetta generazione Erasmus. Tanti se ne vanno lasciando un paese che a volte sembra non capirne le scelte. Cercheremo di raccontare le esperienze dei ragazzi all’estero e aspettiamo, come sempre, le vostre storie, le vostre testimonianze.

Gli ospiti del 21 dicembre 2016

Andrea D’Addio direttore di Berlino Magazine, magazine che si rivolge alla comunità italiana di Berlino, dove scriveva anche Fabrizia Di Lorenzo

Marta Fana, trentenne, economista a Science-Po a Parigi, scrive di lavoro sul Manifesto, collabora con Pagina 99

Alessandro Rosina, insegna Demografia alla Cattolica di Milano, il suo ultimo libro, firmato quest’anno con Sergio Sorgi per l’editore Università Bocconi, è Il futuro che (non) c’è. Costruire un domani migliore con la demografia.

Mario Desiati  scrittore, pugliese, nei suoi libri ha raccontato anche l’emigrazione giovanile dal Sud, in particolare in Foto di classe (Laterza). Il suo ultimo fortunato romanzo si intitola Candore (Einaudi).

Ascolta la puntata

Sfoglia il libro: Foto di classe di Mario Desiati

9788842088844

«Ci eravamo rivisti dopo oltre dieci anni. Girava una foto di classe che alla fine della serata mi ritrovai in mano. Scorrevo i visi. Di quei venti ragazzi, erano rimasti sotto l’Ofanto soltanto in quattro. Decisi che avrei dovuto ricercarli tutti.»

«Qualcuno ha detto che la cosa che più gli manca nella nuova vita da fuorisede è un albero d’arancia del giardino… Non che manchino i giardini nelle grandi città italiane, ma a chi mi faceva notare come in piena Roma ci siano aranceti carichi di gemme rosse, portai una busta di arance raccolte a due passi da via Veneto. Non contenevano né polpa, né sugo. Puzzavano di città come le notti umide d’estate lungo il Tevere o il Naviglio Grande quando l’aria stagna. In quelle arance vuote ci sono le ragioni più intime di questo libro.»

Leggi un brano di Foto di classe di Mario Desiati (Laterza)

Rapporto Migrantes, 107 mila italiani emigrati all’estero nel 2015.

download

Sono oltre 107 mila gli italiani espatriati nel 2015. A iscriversi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) sono state 6.232 persone in più rispetto all’anno precedente, con un incremento pari al 6,2%. Hanno fatto le valige soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni, la meta preferita è la Germania, le regioni con le maggiori partenze sono Lombardia e Veneto. Lo rileva il rapporto “Italiani nel mondo 2016″ presentato oggi a Roma dalla Fondazione Migrantes.

Ormai sono quasi 5 milioni gli italiani all’estero. Dal 2006 al 2016 la mobilità italiana è aumentata del 54,9% passando da poco più di 3 milioni di iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) a oltre 4,8 milioni. Su 107.529 espatriati nell’anno 2015, i maschi sono in leggera maggioranza, oltre 60 mila (56,1%). L’analisi per classi di età mostra che la fascia 18-34 anni è la più rappresentata (36,7%) seguita dai 35-49 anni (25,8%). I minori sono il 20,7% (di cui 13.807 mila hanno meno di 10 anni) mentre il 6,2% ha più di 65 anni (di questi 637 hanno più di 85 anni e 1.999 sono tra i 75 e gli 84 anni).

L’analisi della Fondazione Migrantes evidenzia che l’Italia vive un’emorragia di talenti: i giovani migliori e più preparati se ne vanno e il Paese è incapace ad attrarne di nuovi. “La mobilità è una risorsa – sottolinea il Rapporto – ma diventa dannosa se è a senso unico, quando cioè è una emorragia di talento e competenza da un unico posto e non è corrisposta da una forza di attrazione che spinge al rientro”.

Continua a leggere sull’Huffington Post

Berlino e noi genitori dei figli d’Europa

Che cosa e’ davvero l’Europa lo si capisce in ore come queste. Quando di notte la notizia dell’attentato a Berlino diventa certezza di un altro attentato, l’ennesimo attacco terroristico in Europa, è allora che tra noi genitori di ragazzi della città di Berlino si avverte quello che in altri casi si dimentica. Berlino è casa nostra perché li ormai vivono i nostri figli. Come Londra. Come Parigi, Madrid, Amsterdam.
Ieri sera era un continuo scambio di sms:”Tutto bene?”
A Berlino abitano migliaia di ragazzi italiani e tanti altri stanno pensando di andarvi. Lavorano nella pubblicità, come mia figlia, o nell’immobiliare e nella ristorazione, come tanti suoi amici. Sono medici, come Davide, o pittrici di successo, come Ivonne. Hanno aperto piccoli ristoranti a prezzo di enormi sacrifici familiari o insegnano all’università. Sono ragazzi di talento, Di tanti e diversi talenti che, mi dispiace dissentire radicalmente dal ministro Poletti – persona che comunque non merita il dileggio – in Italia avrebbero, al meglio, soltanto vivacchiato aiutati dai genitori.

La Germania ha offerto loro un’opportunita’ e noi genitori non possiamo che apprezzarlo. I nostri figli hanno un lavoro: a volte corrisponde al loro titolo di studio, molto più spesso no perché, come racconta Michele, napoletano col diploma del liceo artistico che a Berlino ha imparato a fare il parrucchiere, “in Germania se non sai il tedesco resti sempre nel girone B”.

Maria Latella su Il Messaggero

Caro Poletti, avete fatto di noi i camerieri d’Europa

image
Caro Ministro Poletti,
le sue scuse mi imbarazzano tanto quanto le sue parole mi disgustano.
Siamo quelli per cui il Novecento è anche un patrimonio cinematografico invidiabile, che non inseguiva necessariamente i botteghini della distribuzione di massa, e lì imparammo che le parole sono importanti, e lei non parla bene.
Non da oggi.
A mia memoria da quando il 29 novembre 2014 iniziò a dare i numeri sul mercato del lavoro, dimenticandosi tutti quei licenziamenti che i lavoratori italiani, giovani e non, portavano a casa la sera.
Continuò a parlare male quando in un dibattito in cui ci trovammo allo stesso tavolo dichiarò di essere “il ministro del lavoro per le imprese”, era il 18 aprile del 2016.

Ritratto dell’italiana coinvolta nella strage di Berlino

n-fabrizia-di-lorenzo-large570

Trentuno anni, di Sulmona, Fabrizia Di Lorenzo fa parte delle decine di migliaia di italiani a Berlino trasferitisi ancora non trentenni (per lei l’inizio dell’avventura è risale al 2013) in cerca di un’opportunità di lavoro migliore di quelle offerte in Italia. Manca solo il test del dna, ma tutte le autorevoli fonti interpellate sono concordi nell’indicarla tra le vittime della strage in Germania. Lo stesso padre di Fabrizia, contattato dall’agenzia stampa Ansa, ha detto: “Abbiamo capito che era finita stanotte all’una e mezza: siamo stati noi a chiamare la Farnesina, ma l’aiuto più grande ce lo hanno dato i carabinieri di Sulmona”. E ha aggiunto: “Ci siamo mossi coi nostri canali, ma da quanto mi dice mio figlio da Berlino, non dovrebbero esserci più dubbi. È lì con mia moglie in attesa del dna, aspettiamo conferme, ma non mi illudo”.

La ragazza dispersa: una figlia dell’Erasmus con il sogno dell’integrazione

Cervello in fuga, 31enne di Sulmona, laureata a Bologna, lavora nella capitale tedesca per un’azienda di trasporti. I familiari in Germania per l’esame del Dna.

DOPO ore col fiato sospeso in attesa di notizie su Fabrizia Di Lorenzo, la 31enne di Sulmona (L’Aquila) dispersa dopo la strage di Berlino di ieri sera, le speranze che non sia tra le vittime non identificate si sono ridotte a un soffio. Lo stesso papà Gaetano, in partenza per la capitale tedesca ha affermato tra le lacrime: “Non dovrebbero esserci più dubbi, aspettiamo conferme, ma non mi illudo”

Leggi l’articolo di AGNESE ANANASSO su Repubblica