Berlino e noi genitori dei figli d’Europa

Che cosa e’ davvero l’Europa lo si capisce in ore come queste. Quando di notte la notizia dell’attentato a Berlino diventa certezza di un altro attentato, l’ennesimo attacco terroristico in Europa, è allora che tra noi genitori di ragazzi della città di Berlino si avverte quello che in altri casi si dimentica. Berlino è casa nostra perché li ormai vivono i nostri figli. Come Londra. Come Parigi, Madrid, Amsterdam.
Ieri sera era un continuo scambio di sms:”Tutto bene?”
A Berlino abitano migliaia di ragazzi italiani e tanti altri stanno pensando di andarvi. Lavorano nella pubblicità, come mia figlia, o nell’immobiliare e nella ristorazione, come tanti suoi amici. Sono medici, come Davide, o pittrici di successo, come Ivonne. Hanno aperto piccoli ristoranti a prezzo di enormi sacrifici familiari o insegnano all’università. Sono ragazzi di talento, Di tanti e diversi talenti che, mi dispiace dissentire radicalmente dal ministro Poletti – persona che comunque non merita il dileggio – in Italia avrebbero, al meglio, soltanto vivacchiato aiutati dai genitori.

La Germania ha offerto loro un’opportunita’ e noi genitori non possiamo che apprezzarlo. I nostri figli hanno un lavoro: a volte corrisponde al loro titolo di studio, molto più spesso no perché, come racconta Michele, napoletano col diploma del liceo artistico che a Berlino ha imparato a fare il parrucchiere, “in Germania se non sai il tedesco resti sempre nel girone B”.

Maria Latella su Il Messaggero

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