Monthly Archives: dicembre 2016

Caro Poletti, avete fatto di noi i camerieri d’Europa

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Caro Ministro Poletti,
le sue scuse mi imbarazzano tanto quanto le sue parole mi disgustano.
Siamo quelli per cui il Novecento è anche un patrimonio cinematografico invidiabile, che non inseguiva necessariamente i botteghini della distribuzione di massa, e lì imparammo che le parole sono importanti, e lei non parla bene.
Non da oggi.
A mia memoria da quando il 29 novembre 2014 iniziò a dare i numeri sul mercato del lavoro, dimenticandosi tutti quei licenziamenti che i lavoratori italiani, giovani e non, portavano a casa la sera.
Continuò a parlare male quando in un dibattito in cui ci trovammo allo stesso tavolo dichiarò di essere “il ministro del lavoro per le imprese”, era il 18 aprile del 2016.

Ritratto dell’italiana coinvolta nella strage di Berlino

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Trentuno anni, di Sulmona, Fabrizia Di Lorenzo fa parte delle decine di migliaia di italiani a Berlino trasferitisi ancora non trentenni (per lei l’inizio dell’avventura è risale al 2013) in cerca di un’opportunità di lavoro migliore di quelle offerte in Italia. Manca solo il test del dna, ma tutte le autorevoli fonti interpellate sono concordi nell’indicarla tra le vittime della strage in Germania. Lo stesso padre di Fabrizia, contattato dall’agenzia stampa Ansa, ha detto: “Abbiamo capito che era finita stanotte all’una e mezza: siamo stati noi a chiamare la Farnesina, ma l’aiuto più grande ce lo hanno dato i carabinieri di Sulmona”. E ha aggiunto: “Ci siamo mossi coi nostri canali, ma da quanto mi dice mio figlio da Berlino, non dovrebbero esserci più dubbi. È lì con mia moglie in attesa del dna, aspettiamo conferme, ma non mi illudo”.

La ragazza dispersa: una figlia dell’Erasmus con il sogno dell’integrazione

Cervello in fuga, 31enne di Sulmona, laureata a Bologna, lavora nella capitale tedesca per un’azienda di trasporti. I familiari in Germania per l’esame del Dna.

DOPO ore col fiato sospeso in attesa di notizie su Fabrizia Di Lorenzo, la 31enne di Sulmona (L’Aquila) dispersa dopo la strage di Berlino di ieri sera, le speranze che non sia tra le vittime non identificate si sono ridotte a un soffio. Lo stesso papà Gaetano, in partenza per la capitale tedesca ha affermato tra le lacrime: “Non dovrebbero esserci più dubbi, aspettiamo conferme, ma non mi illudo”

Leggi l’articolo di AGNESE ANANASSO su Repubblica

Berlino, Ankara, Aleppo: le stragi di Natale. Ascolta la puntata

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Un ascoltatore a Prima Pagina ha legato il presunto attacco terroristico di Berlino e l’uccisione dell’ambasciatore russo ad Ankara alle violenze di Aleppo. L’Isis continua con la formula: “Colpiamo chi ci colpisce”, ma perché si scaglia anche contro la Germania dell’accoglienza? C’è un filo conduttore che lega gli attacchi terroristici in Occidente?

Gli ospiti del 20 dicembre 2016

Gloria Remenyi vicedirettrice di Berlino Magazine: Il sito degli italiani a Berlino

Danilo Taino, corrispondente del Corriere della Sera da Berlino

Alessandro Orsini insegna Sociologia del terrorismo alla Luiss di Roma, è direttore del “Centro per lo Studio del Terrorismo” dell’Università di Roma “Tor Vergata”, Research Affiliate al MIT di Boston, editorialista del quotidiano “il Messaggero” tra i suoi libri ricordiamo l’ultimo uscito quest’anno per Rizzoli Isis. I terroristi più fortunati del mondo e tutto ciò che è stato fatto per favorirli

Renzo Guolo, insegna Sociologia all’Università di Padova e collabora con Repubblica, tra i suoi libri ricordiamo L’ ultima utopia. Gli jihadisti europei uscito per Guerini e Associati nel 2015

Ascolta la puntata

L’audiodocumentario: Wilkommen

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Da quando il numero di migranti è iniziato a crescere esponenzialmente Berlino ha cambiato faccia. In ogni quartiere è possibile imbattersi in palestre, scuole o caserme, trasformate in centri per l’accoglienza dei rifugiati. Il Comune di Berlino non si era preparato dovutamente a questa emergenza: mancavano strutture che garantissero servizi primari come un posto letto e un pasto caldo, le scuole per i bambini non c’erano, l’offerta dei corsi di lingua essenziale per iniziare un percorso di integrazione non era adeguata e soprattutto mancava il personale che gestisse i vari servizi disponibili nei centri di accoglienza. E così un esercito di volontari, formato da medici, infermieri, interpreti, insegnanti, lavandai ha iniziato a impegnarsi, non solo per aiutare i rifugiati, ma anche per sostenere le strutture pubbliche di Berlino nell’affrontare questa emergenza. E senza il loro aiuto la situazione nella capitale della Germania, dove da agosto sono arrivati circa 50.000 rifugiati sarebbe fuori controllo

Qui puoi riascoltare le puntate dell’audiodocumentario Wilkommen di Giulia Nucci

Non sappiamo ancora quante persone sono morte nella guerra in Siria

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Tutto quello che abbiamo sono stime, nel migliore dei casi. Quella più citata è forse la stima delle Nazioni Unite, che la scorsa estate hanno detto che durante la guerra sono state uccise oltre 250mila persone.

Un intricato retroscena dietro questa stima però fa capire quanto sia difficile determinare il numero dei morti in Siria. Inizialmente l’ONU forniva regolarmente le sue stime sul numero dei morti in Siria; nel luglio del 2013, però, smise improvvisamente di farlo. All’inizio del 2014 Rupert Colville, un portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), l’agenzia che pubblicava i dati per conto dell’ONU, disse che il suo ufficio non era più in grado di fornire dati affidabili sul numero dei morti, e che a causa dei dubbi circa l’accuratezza delle loro informazioni l’ONU non avrebbe più diffuso nuove stime. L’ultimo dato è stato diffuso nell’agosto del 2013: una nuova stima diceva che in Siria erano morte 191.369 persone a causa della guerra. Colville precisò che il dato era solo «indicativo» e non andava preso come «oro colato».

Approfondisci su IlPost.it

Tutti i dettagli sull’attentato jihadista a Berlino

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Un camion è finito sulla folla di un mercatino di Berlino. Per il momento i report parlano di 12 persone morte, mentre altre 48 sono rimaste ferite (alcune anche in gravi condizioni). La polizia su Twitter ha definito l’azione “un probabile atto terroristico”. Un passeggero del camion è stato trovato morto all’interno dell’abitacolo, ma la polizia non ha specificato come: si tratta di un uomo di nazionalità polacca, di cui ancora non è stata diffusa l’identità. L’autista sarebbe scappato e poi arrestato un paio di chilometri dal luogo della strage. I testimoni hanno raccontato che anch’egli, prima di fuggire, aveva detto di essere polacco, ma l’agenzia stampa tedesca DPA ha informazioni che si tratta di un pakistano (forse un afghano) di 23 anni, a quanto pare arrivato come rifugiato nel dicembre scorso; Tagesspiegel ha scritto che l’uomo, di cui non è nota l’identità, è stato indicato dalle fonti di polizia come “noto per reati minori”, ma senza collegamenti col mondo del radicalismo.

Approfondisci su Formiche.net

Siria: solo Russia, Iran e Turchia possono decidere il destino della guerra

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Il Cremlino anticipa al 20 dicembre il summit con Ankara e Teheran. È in questa sede, più che al Palazzo di Vetro di New York, che può essere segnata una svolta decisiva per la soluzione del conflitto

La battaglia di Aleppo non è ancora finita. Nella giornata di ieri, domenica 18 dicembre, l’evacuazione dei civili e dei combattenti anti-governativi che hanno accettato di arrendersi è stata improvvisamente interrotta quando un gruppo di pullman, inviati dalle Nazioni Unite a prelevare dai villaggi sciiti di Foua e Kefraya gli abitanti a loro volta assediati dai ribelli, è stato attaccato e dato alle fiamme.

Continua a leggere Alfredo Mantici su lookoutnews.it

 

Ad Aleppo è morto anche l’Occidente

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Il vertice sul futuro della Siria vedrà Russia, Turchia, Iran, oltre al regime di Assad. L’Occidente è fuori dai giochi. Uno scenario preoccupante, soprattutto per l’allontanamento della Turchia dalla Nato. Mentre l’Isis riprende fiato e i ribelli siriani dopo Aleppo si preparano alla guerriglia

La guerra in Siria ha per ora un sicuro sconfitto: l’Occidente. Se ci sono pesanti dubbi su quanto abbiano da festeggiare i vincitori del momento – Assad, Russia e Iran -, viste le incognite che gravano sul futuro del Paese, di sicuro noi non siamo invitati al loro tavolo. Il prossimo 27 dicembre a Mosca si terrà un summit sulla Siria tra Mosca, Teheran e Ankara. Quando si parlerà di come fermare le violenze, e soprattutto di come spartire le sfere di influenza, l’Occidente non ci sarà. Né gli Stati Uniti né nessuno Stato europeo è stato invitato.

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