Monthly Archives: gennaio 2017

Cona, la rivolta dei migranti

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Cosa è successo a Cona, nel centro di prima accoglienza? Parliamo della rivolta dei migranti dopo il decesso di una ragazza ivoriana di 25 anni. Sono arrivate molte telefonate sulla questione migranti e sulla stretta del governo Gentiloni nei confronti della reale espulsione dei clandestini. Cercheremo di capire: cosa si può fare prima che si imbarchino? E, una volta in Italia, come funziona il sistema della richiesta di asilo?

Gli ospiti del 3 gennaio 2017

Carlo Mion, giornalista de La Nuova Venezia

Gianfranco Schiavone, fa parte del direttivo ASGI, Associazione di Studi Giuridici sull’Immigrazione.  

Enrico Di Pasquale, ricercatore Fondazione Leone Moressa – Studi e ricerche sull’economia dell’immigrazione

Don Dante Carraro, direttore Medici con l’Africa (Cuamm)

 

Profughi a Conetta (Venezia): muore una ragazza e scoppia la rivolta.

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Dei profughi ammassati in pessime condizioni nell’ex base missilistica di Conetta (a due passi da Chioggia) si parla da molto tempo. Ieri il dramma, e la rivolta dopo la morte di Sandrine Bakayoko, 25 anni. Carlo Mion, giornalista della Nuova Venezia, racconta i fatti di ieri ma anche le loro cause profonde, in primis l’indisponibilità di troppi comuni del Veneto ad accogliere migranti. Ascoltalo qui

Che cosa sono i CIE

Un migrante nell'ex CIE di Santa Maria Capua Vetere, nel 2011. (ANSA / CESARE ABBATE)

Un migrante nell’ex CIE di Santa Maria Capua Vetere, nel 2011. (ANSA / CESARE ABBATE)

Negli ultimi giorni si è tornati a parlare dei CIE – i centri di identificazione ed espulsione degli stranieri irregolari – per via di una circolare urgente di due pagine inviata dal capo della polizia Franco Gabrielli in cui si parla della necessità di un nuovo approccio all’espulsione dei migranti irregolari. I CIE sono da anni uno degli aspetti più criticati della gestione italiana dell’immigrazione e sono spesso stati accusati di essere centri di detenzione in cui i migranti vivono in condizioni non dignitose. La loro stessa natura è contraddittoria: le persone che ci vivono sono detenuti a tutti gli effetti, privati della libertà personale, anche se sono chiamati “ospiti”; i CIE dovrebbero poi servire come sistemazione temporanea in attesa che i migranti siano rimpatriati nei loro paesi di origine, ma le espulsioni riguardano solo una parte dei migranti dei centri, perché in molti casi sono impossibili da effettuare. Succede quindi che i migranti irregolari siano detenuti molto più a lungo di quanto dovrebbero.

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Quali sono le regioni più accoglienti d’Italia?

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Qui i risultati di una ricerca della Fondazione Leone Moressa che indaga sulla povertà e gli stranieri e su quali regioni sono più accoglienti e nelle quali è meno difficile emergere dallo stato di indigenza. Sul totale di famiglie in povertà assoluta la componente straniera (517mila) incide per un terzo, mentre arriva al quaranta per cento se si aggiungono le famiglie miste. Anche per l’indice di povertà relativa i nuclei con componenti non italiani sono 701mila, il 26% dei 2,7 milioni rilevati dall’Istat. Oltre la metà degli stranieri in povertà relativa vivono nelle regioni del Nord. La differenza tra contribuenti italiani e stranieri si attesta intorno ai 7mila euro pro capite. La soglia di povertà assoluta, secondo la definizione dell’Istat, rappresenta la spesa minima necessaria per acquisire i beni e servizi inseriti nel paniere di povertà assoluta. La soglia di povertà assoluta varia, per costruzione, in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza. La soglia di povertà relativa, per una famiglia di due componenti, è pari alla spesa media per persona nel Paese (che si ottiene dividendo la spesa totale per consumi delle famiglie per il numero totale dei componenti). Nel 2015 questa spesa è risultata pari a 1.050,95 euro mensili.

Nextquotidiano.it

Come si richiede asilo politico? La piattaforma che crea rete

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Una serie di brevi video che accompagnano il richiedente in ogni fase della procedura di richiesta protezione, unendo lingua parlata con semplici immagini illustrative.
La traduzione nelle 7 lingue principali dei migranti o richiedenti asilo permette una maggiore diffusione delle informazioni necessarie per un approccio consapevole all’iter della richiesta di protezione internazionale, ai propri diritti e alle possibilità offerte dal sistema italiano.
I video sono tutti scaricabili gratuitamente e per ogni capitolo è presente un breve testo riassuntivo.

Naviga sul sito Accesstoasylum.org

RAPPORTO DI MONITORAGGIO DELLA CAMPAGNA LASCIATECIENTRARE

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Il quadro che abbiamo tratto da questo nostro anno di attività, che ha riguardato CIE, CARA, CAS, Hot spots, centri per Minori stranieri non accompagnati nonché in alcuni casi e per ragione di emergenza, anche SPRAR e centri informali, è a dir poco desolante.

Il sistema accoglienza in Italia non funziona, è fronte di business, è pensato in maniera tale da non produrre inclusione sociale e mantiene gli ospiti, soprattutto i più vulnerabili, in condizioni di non raggiungere una propria autonomia. Un sistema che a nostro avviso va ripensato in maniera strutturale, nella definizione dei percorsi, degli standard minimi da garantire ai richiedenti asilo, della definizione degli spazi di accoglienza, dei rapporti fra istituzioni ed enti gestori. Il quadro che abbiamo evidenziato, in questo anno di attività è senza dubbio parziale e al tempo stesso estremamente grave.

Grave anche sul piano della trasparenza e della gestione degli appalti e dei servizi. Presenteremo le “non-risposte” da parte delle 106 Prefetture e da parte del Ministero dell’Interno alle quali insieme a Cittadinanzattiva e Libera abbiamo inviato richiesta ufficiale di accesso agli atti.

Clicca qui per scaricare il rapporto di LasciateCIEntrare “ACCOGLIERE: LA VERA EMERGENZA”

I migranti assediano per ore 25 operatori

La rivolta è scoppiata lunedì pomeriggio e ha trasformato in una polveriera il campo profughi di Cona, l’ex base missilistica del Veneziano che tra molte polemiche ospita mille richiedenti asilo. All’interno, prigionieri fino a notte fonda, 25 operatori che sono stati lasciati uscire solo intorno alle 1.40 della notte. Si tratta di ragazzi (ma ci sono anche due medici e un’infermiera), in buona parte italiani, che durante il giorno si occupano della struttura distribuendo i pasti e organizzando le attività dei richiedenti asilo. Quando è iniziata la protesta si sono dovuti barricare nei container e negli uffici che costituiscono l’area amministrativa di quella che in pochi mesi è diventata una piccola città dell’accoglienza, gestita da Ecofficina, cooperativa che a furia di vincere appalti per la gestione dei profughi in Veneto è arrivata a fatturare oltre 10 milioni di euro l’anno.

Il ritrovamento del corpo

Intorno alle 17, i migranti si sono presi l’intera base, hanno spento le luci e dato fuoco a dei bancali. Roghi organizzati per protestare contro le condizioni in cui si trovano a vivere all’interno della struttura. A scatenare la rabbia, la morte di una di loro: un’ivoriana di 25 anni, Sandrine Bakayoko, arrivata a Cona quattro mesi fa con il fidanzato, dopo un viaggio in gommone che dalla Libia l’ha portata sulle coste della Sicilia. Da lì il trasferimento nel Veneziano. All’alba di ieri si è sentita male, in bagno, ma il compagno l’ha trovata priva di sensi soltanto intorno a mezzogiorno. «Ho sfondato la porta e l’ho trovata lì, distesa a terra», racconta. «Stava male da giorni, tossiva, aveva la febbre. Questo non è un posto dove ospitare delle donne». I profughi dicono che i soccorsi sono arrivati troppo tardi. Ricostruzione smentita dagli operatori del 118, anche se la procura di Venezia ha aperto un fascicolo e oggi ci sarà l’autopsia per chiarire le cause del decesso.

Andrea Priante e Davide Tamiello su Corriere.it