Monthly Archives: gennaio 2017

È la stampa bellezza: Grillo e i tribunali popolari. Ascolta la puntata

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Stampa, notizie, verità. L’attacco di Beppe Grillo ai media come fabbricatori notizie false, la querela che gli fa il direttore del Tg de La7. In questo inizio anno i mezzi di informazione sembrano sotto inchiesta: dall’idea di una commissione pubblica, istituzionale, che disciplini le notizie in Rete al filtro popolare proposto dal M5S.

In un paese in cui si leggono sempre meno i giornali ci chiediamo: qual è la deontologia del giornalista? Chi deve o non deve filtrare le notizie? Quale è la qualità dell’informazione in Italia?

Gli ospiti del 4 gennaio 2017

Giovanni Maria Bellugiornalista e scrittore, presidente dell’Associazione Carta di Roma che vigilia sul linguaggio mediatico

Emiliana De Blasio, vice direttrice del Centre for Media and Democratic Innovation “Massimo Baldini” della LUISS dove insegna Sociologia dei media

Alessandro Gilioli, giornalista all’Espresso, è autore, con Guido Scorza, del libro “Meglio se taci. Censure, ipocrisie e bugie sulla libertà di parola in Italia” (Baldini & Castoldi, 2015)

Antonio Padellaro, ex direttore de Il Fatto Quotidiano

Paolo Attivissimo, giornalista e consulente informatico, divulgatore scientifico, cacciatore di bufale, studioso della disinformazione nei media

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Una fake news di qualche tempo fa…

Immigrazione, Grillo: “I clandestini siano rispediti a casa. Visita medica per chi entra”

Il fondatore del Movimento 5 Stelle in un post sul blog: “Se non si prendono immediate misure avremo sempre più razzismo e malattie epidemiche. E’ questo quello che vogliamo? Basta saperlo”. “I profughi accolti, i cosiddetti clandestini rispediti da dove venivano”. Beppe Grillo sul blog torna a parlare di immigrazione e affronta quello che dice, “non può più essere un tabù“. “Chi entra in Italia con i barconi”, si legge, “è un perfetto sconosciuto: va identificato immediatamente, i profughi vanno accolti; gli altri, i cosiddetti clandestini rispediti da dove venivano. Chi entra in Italia sia sottoposto a visita medica obbligatoria all’ingresso per tutelare la salute sua e degli italiani”.

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Sfoglia il libro: “Meglio se taci”

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Siamo un Paese in cui per aprire un blog bisogna obbedire a una legge del 1948, altrimenti si rischia un processo penale; siamo un Paese in cui non puoi fare il giornalista se non hai la tessera dell’Ordine, ma per avere la tessera devi fare il giornalista. Siamo un Paese in cui un’autorità amministrativa può chiudere un sito web senza nemmeno passare da un giudice. Siamo un Paese insomma nel quale tutto sembra suggerire che «è meglio se taci». Lo scrivere, diffondere e fare informazione è disincentivato dalla paura dei processi, dalla minaccia di risarcimenti milionari, dalla confusione delle norme e dalla burocrazia. Nel loro viaggio, Gilioli e Scorza ci raccontano e spiegano questo paradosso attraverso casi concreti, vergognosi e grotteschi. Non solo per denunciarli, ma soprattutto per cambiare le cose. Nell’interesse della democrazia.

Grillo, “giuria popolare” sull’autenticità delle notizie

Beppe Grillo. Francesco Zizola—NOOR for TIME

Beppe Grillo. Francesco Zizola—NOOR for TIME

A proposito di veridicità delle notizie: correggetemi se sbaglio, ma io sto ancora aspettando che Beppe Grillo, a capo chino, faccia pubbliche scuse per la balla dei cellulari cuociuova o della Biowashball (debunking tecnico e pratico qui) e riporti la versione corretta dandole la massima evidenza, per usare le sue parole.

La stampa italiana ha passato la giornata di ieri a strillare contro questa ennesima trollata di Grillo invece di seppellirla con una risata. Quando volete tornare a occuparvi di cose serie, qui c’è gente che vorrebbe leggere delle notizie, non delle chiacchiere da comari.

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Ha ragione Grillo: la guerra alla “post verità” è un attacco alla libertà di parola

Ecco, ci manca solo questa: lasciare la difesa della libertà di parola a Beppe Grillomentre il resto della politica si schiera per trovare strumenti di controllo o di censura del web. La pietra dello scandalo è l’intervista del capo dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella al Financial Times, in cui si dicono quattro cose quantomeno opinabili: 1) internet è un Far West; 2) si devono «imporre regole»; 3) queste regole deve fissarle il pubblico perché «non è compito di entità private controllare l’informazione, è dei poteri statali: loro devono garantire che l’informazione è corretta»; 4) serve un’entità «terza, indipendente dal governo, pronta a intervenire rapidamente (sul web) se l’interesse pubblico viene minacciato». Ovvio che Grillo gridi alla censura, anzi alla santa inquisizione. Ovvio che si sia costretti a dire: ha ragione lui. Meno ovvio che un presidente dell’Antitrust si occupi di una cosa complicata, che non rientra nelle sue competenze, e sulla quale sembra muoversi a tentoni. La frase «i poteri statali devono garantire che l’informazione è corretta», se sarà confermata come autentica, ha un sapore di Minculpop 2.0 francamente sorprendente in bocca a un avvocato, giurista, costituzionalista.

Flavia Perina su L’Inkiesta

La crisi senza fine dei giornali italiani

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Le vendite in edicola si sono dimezzate rispetto a 20 anni fa. Gli spot vanno in gran parte alla tv. Che fare? All’estero guadagnano soldi con il il web e vendendo dati. Mentre in Italia…

Nel racconto della crisi dell’editoria in Italia spesso il declino dei grandi giornali viene narrato come un evento quasi inevitabile dovuto principalmente a due fattori: la difficile transizione nell’era digitale, con Internet che arriva d’improvviso a sparigliare le carte invadendo di contenuti gratuiti il mercato dell’informazione; e, secondo fattore determinante, la crisi economica e finanziaria globale del 2008. Come dire: cosa potevano fare in questi ultime tre lustri le navi ammiraglie dell’editoria nostrana se non imbarcare sempre più acqua? Ma è proprio così? Basta il combinato di questi due fattori a spiegare (quasi) tutto?

Leggi l’articolo di Lelio Simi su Pagina99