Monthly Archives: gennaio 2017

Euro vs Lira: un dibattito ancora aperto. Ascolta la puntata

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Dati economici, Arrivano tante telefonate sul cambio lira-euro, si è tornato a discutere di questa ferita che non si è mai rimarginata. Proveremo a fare un’operazione storica per tornare a 15 anni fa, quando avvenne il cambio: cosa è successo quando abbiamo adottato la nuova valuta? E porremo ai nostri ospiti le domande che fanno i nostri ascoltatori: è stato un errore entrare nell’Euro? Ha creato sacca di povertà? Uscire dall’euro ci converrebbe o no e cosa comporterebbe l’uscita? Perché alcuni dicono che sarebbe disastroso?

Gli ospiti del 5 gennaio 2017

Ivan Marinelli, presidente nazionale Associazione Europea Consumatori Indipendenti  

Francesco Daveri,  insegna Politica Economica all’Università Cattolica di Piacenza

Alberto Bagnai, docente di Politica Economica all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara (economistadivulgatore scientificosaggista, nonché opinionista de il Fatto Quotidiano e il Giornale)

Maurizio Ferrera, insegna Scienza Politica alla Statale di Milano, tra i suoi libri ricordiamo, per Laterza, Rotta di collisione. Euro contro welfare? e per Mondadori del 2008 Il fattore D. Perché il lavoro delle donne farà crescere l’Italia

Federico Fubini, giornalista economico di Repubblica, ha firmato vari articoli sull’Università in Italia

Ascolta la puntata

Dai biscotti alla pizza, rincari oltre il 100% in tredici anni

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Entrare nell’euro è stato un buon affare per gli italiani? Dall’esordio della moneta unica, nel 2012. sono in molti ad avere avuto la percezione di un impoverimento generale della propria condizione economica dovuto alla nuova valuta. Anche per questo nel dibattito elettorale è entrato di prepotenza il tema dell’uscita dall’euro. Ma conti alla mano fare la spesa oggi è davvero molto più caro di tredici anni fa? Roberto Sommella, ex vicedirettore di Milano Finanza, nel suo “L’euro è di tutti”, pubblicato da Giovanni Fioriti Editore, mostra come – almeno sul fronte dei comuni beni di acquisto – il passaggio alla moneta unica sia costato molto caro agli italiani.

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La lunga crisi economica europea e la politica che non muove un dito

L’ultimo bollettino della Bce svela che nell’Eurozona le politiche di bilancio pubbliche drenano denari all’economia. Ogni tentativo di scalfire il rigore viene sepolto dai “no”. Intanto, l’idea di una rottura dell’euro continua a strisciare. E non solo tra populisti e demagoghi

Da Bruxelles, l’Italia ha ottenuto, pare, un po’ più di fiato sul bilancio, ma interpretare la concessione come un segnale in più che l’Europa si è lasciata alle spalle l’epoca dell’austerità è sbagliato. Il bollettino appena pubblicato dalla Bce spiega che il 2016 è un anno in cui, collettivamente, i governi europei, al contrario, hanno stretto la cinghia, con un taglio pari allo 0,5 per cento del Pil dell’eurozona. Non bruscolini: sono stati complessivamente drenati 500 miliardi di euro dall’economia. Nel 2017, andrà solo un poco meno peggio: un salasso di 2-300 miliardi. Qualcosa sarà ridato, poi, nel 2018 e 2019. In buona sostanza, nei prossimi tre anni la finanza pubblica registrerà un ruolo zero nell’economia dell’eurozona.

Leggi l’articolo intero di MAURIZIO RICCI su Repubblica

La conversione lira/euro (e tre!)

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Passiamo ai calcoli.

Ve li propongo prima in forma approssimata, per evitare di distrarci con le virgole, e poi utilizzando i valori storici. Quindi, in un primo momento, dirò che siamo entrati nell’euro a 2000 lire per euro, anziché 1936,27, ma lo farò solo per economia di notazione e senza che questo alteri in nulla il senso del ragionamento. Attenzione: questo è un post che non ammette l’ignoranza. Quindi ritengo che arriviate qui dopo aver capito cosa erano lo SME e l’ECU, cose delle quali vi ho parlato qui e qui.

Il punto essenziale da comprendere è che il perno (formale) dello SME era l’ECU, che era a tutti gli effetti un euro ante litteram. Il nome gli venne cambiato perché piaceva troppo ai francesi (ECU suonava esattamente come écu, cioè come lo scudo francese, la moneta d’oro adottata nel 1263 in seguito alla riforma monetaria di Luigi IX), e perché piaceva troppo poco ai tedeschi (ein ECU infatti suona come eine Kuh, e se vi ricordate che cosa vuol dire cowboy, anche senza essere Martinet capite quale fosse il problema per i tedeschi). Quindi chiedersi a quante lire (o marchi) siamo entrati nell’euro equivale a chiedersi quante lire (o marchi) ci volessero per un ECU al momento della conversione (fra 31 dicembre 1998 e 1° gennaio 1999).

Alles klar?

Rileggete bene, e soprattutto rileggetevi i due articoli che vi ho linkato, se avete dubbi.

Alberto Bagnai su Goofynomics

L’Euro, questa “strana moneta” ci ha salvato la vita

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Negli ultimi dieci anni l’economia italiana ha inevitabilmente avuto più vantaggi che svantaggi dell’euro. In virtù della perdita della sovranità monetaria, Roma ha guadagnato in termini di credibilità. Adottando una politica monetaria comune, cioè quella basata sui dogmi della Bundesbank tedesca, ha controbilanciato le diverse svalutazioni competitive che hanno reso la lira una moneta poco credibile nel contesto internazionale. Non solo. Fra i benefici dell’euro possiamo trovare anche la riduzione dei costi di transazione, elemento che ha facilitato gli scambi all’interno dell’eurozona, e l’abolizione del rischio di cambio. Infine, nonostante i detrattori della moneta unica dicano il contrario, è aumentata la trasparenza sui prezzi. Con il cambio fissato a 1.936,27 lire per un’euro, l’economia italiana ha potuto quindi giovarsi di un assetto più grande di quello che avrebbe mai potuto sperare. In sostanza, L’euro ha ridato una direzione a un Paese che era troppo indisciplinato. Tuttavia, questo fattore positivo non è stato sfruttato dall’Italia, che ha permesso la crescita di un’economia sommersa, in virtù di un diffuso lassismo dei controlli fiscali, pari a 275 miliardi di euro l’anno, come ha certificato l’Istat nel corso dell’anno. Il commercio estero dell’Italia, in virtù della moneta unica, ha avuto un boom fra il 2005 e il 2008, come ricorda l’Istat. E considerando solo le esportazioni, il periodo compreso fra il 2001 e il 2007, ricorda sempre l’Istat, è stato uno dei migliori degli ultimi decenni. Di nuovo, tutto grazie all’euro.

Fabrizio Goria su L’Inkiesta.it

Gelato, penne e pizza: dalla lira all’euro, quali prodotti sono aumentati di più

Gelato, penne e pizza: dalla lira all'euro, quali  prodotti sono aumentati di più

Solo i greci si sono impoveriti con l’ingresso nella moneta unica? La domanda, quanto mai attuale nel momento in cui Atene e Bruxelles trattano sul filo di lana un nuovo piano di salvataggio per il governo di Alexis Tsipras, non è peregrina se si va a vedere quanto potere d’acquisto hanno perso molti cittadini del Vecchio Continente, con il passaggio dalle loro valute nazionali a quella comunitaria. È quello che prova a fare la nuova edizione, in uscita in digitale come allegato al  settimanale Milano Finanza, del libro “L’Euro è di tutti”, scritto da Roberto Sommella. Il saggio di Sommella, responsabile delle Relazioni Esterne dell’Antitrust ed esperto di finanza pubblica e tematiche europee, pubblicato nella prima edizione nella versione cartacea (Giovanni Fioriti Editore), offre alcuni spunti di riflessione. Vi ricordate le polemiche sul change over del 2002, la fase di cambio dalla lira all’euro? Senza voler riaprire vecchie ferite come ad esempio il tasso di cambio che a molti parve eccessivo (1.936,27 lire per un euro) e il dibattito che ne seguì sull’inflazione percepita, il libro prova a fare qualche calcolo. Da cui arrivano parecchie sorprese.

Uscire dall’euro? No, grazie

A meno di due mesi dalle elezioni europee proliferano i movimenti anti-euro, abili a sfruttare il malcontento verso un’istituzione spesso percepita come troppo distante. Ma c’è qualcosa di vero nelle loro convinzioni e qualcosa di realizzabile nei loro propositi?

Il dibattito politico in vista delle elezioni europee è condizionato dalla propaganda di alcuni schieramenti politici, che fanno dell’uscita dell’Italia dall’Euro la loro bandiera, facendo leva sul malcontento creato dalla crisi economica e sulla distanza che separa sempre di più le istituzioni europee dai cittadini. È bene sgombrare il campo da equivoci e false convinzioni. Partiamo da alcune affermazioni, che possono essere ritenute “rappresentative” della corrente di pensiero anti-euro e cerchiamo di capire perché esse non sono corrette e cosa invece ci sia di vero in alcune di esse.

1) L’uscita dall’Euro può essere fatta nel giro di un week-end.
FALSO. 
La fase di transizione sarebbe molto difficile e rischiosa: in previsione dell’uscita dall’Euro, vi sarebbero forti spinte alla fuga di capitali all’estero, dettate dal timore di vedere i propri risparmi convertiti in una moneta destinata a svalutarsi. Per gestire la situazione occorrerebbe introdurre vincoli ai movimenti di capitale e probabilmente anche alla possibilità di ritirare denaro dalle banche. Questi vincoli dovrebbero durare per tutto il periodo necessario a convertire i sistemi informativi e contabili delle banche alla “nuova lira”, oltre che per introdurre le nuove banconote e monete. Ricordiamoci che l’euro è stato introdotto con un periodo di transizione di tre anni (1999-2001), durante il quale vi è stata una sorta di doppia circolazione di euro e lira, per quanto riguardava la moneta bancaria (in pratica per tutti i tipi di pagamenti tranne le banconote e le monete, che sono state introdotte all’inizio del 2002).

Angelo Baglioni su LaVoce.info