Monthly Archives: gennaio 2017

Ora di religione o di confronto religioso? Ascolta la puntata

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Alberto, un insegnante di Reggio Emilia, inserendosi nel dibattito sugli attacchi e sui combattenti di matrice islamica ha telefonato a Prima Pagina con una proposta: perché non sostituiamo l’ora di religione con un’ora di dialogo e di confronto interreligioso per evitare la radicalizzazione? Credete anche voi che dobbiamo innanzitutto intervenire a scuola? Parlare di religioni in classe con studenti mussulmani può servire all’integrazione?

Gli ospiti del 6 gennaio 2016

Alfonso Gambardella, professore di geografia in pensione, provincia di Salerno. Il suo sms: “Ho fatto per anni cultura interreligiosità attraverso la geografia proprio riconoscendo la carenza di informazioni in cui la scuola lasciava e lascia alunni che vivono in in mondo globalizzato anche dal lato delle religioni. Abbiamo fatto interessanti scoperte con gli alunni”

Andrea Monda, scrittore e saggista, docente di religione nelle scuole superiori a Roma, conduce “Buongiorno Professore” Tv2000

Alessandro Orsini,  sociologo, tra i suoi libri “Isis. I terroristi più fortunati del mondo e tutto ciò che è stato fatto per favorirli” (Rizzoli, 2016)

Emma Fattorini, Docente di Storia Contemporanea all’Università di Roma La Sapienza, Si è occupata del problema religioso nelle sue implicazioni teoriche e storiche, fin dalla sua tesi laurea in filosofia morale, con studi sulla questione religiosa in Italia nei suoi rapporti con la cultura e la politica Otto-Novecentesca. Fra gli ultimi libri pubblicati, Diplomazia senza eserciti, Carocci ed. 2013 e Italia devota, Carocci ed. 2012

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Religioni a scuola

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L’audizione di Régis Debray alla commissione del senato francese sull’insegnamento religioso nelle scuole ha suscitato polemiche. Come registra Le Monde, Debray è accusato di essersi pronunciato, lui, l’antico rivoluzionario, a favore del ripristino della divisa per allievi e allieve e della cattedra su un podio. Così la scuola non educherebbe più allo spirito critico, ma imprigionerebbe gli allievi in un’identità angusta fondata sull’obbedienza. Debray, il militante comunista compagno da giovane dei guerriglieri boliviani ai tempi di Che Guevara, poi collaboratore del presidente socialista François Mitterrand, ora massmediologo illustre e accademico Goncourt, sarebbe l’ennesimo caso di estremista rivoluzionario in gioventù che con l’età finisce reazionario ma pur sempre estremista (in Italia un esemplare famoso è stato Mussolini).

Ma il testo dell’audizione (leggibile sul sito del senato francese) mostra che divisa e cattedra sono solo battute provocatorie non felici ma marginali in un discorso ben più serio e complesso. Classi dirigenti votate a inseguire il profitto e ignare d’altri valori tolgono rispetto a cultura e scuola e a ciò che può e deve farsi per l’educazione civile attraverso gli insegnamenti umanistici e storici. Di questi è parte essenziale l’insegnamento critico e storico delle religioni. Ignorare il ruolo dei fatti religiosi non è laicità, ma ignoranza che impedisce la comprensione della storia e delle realtà sociali del mondo contemporaneo.

Tullio De Mauro su Internazionale

I pregiudizi si vincono a scuola

Popolamento di terre inabitate, crolli di imperi, scomparsa di antiche nazioni e nascita di nuove, lingue, religioni: grandi svolte della storia umana sono state affidate a migrazioni di interi popoli. Ma gli hyksos, i vandali non sono stati mai tanti come negli ultimi cinquant’anni. Si calcola che siano quasi duecentocinquanta milioni i migranti in cerca di lavoro, sedici milioni i rifugiati, trenta milioni gli “sfollati interni” fuggenti da conflitti, persecuzioni, disastri, miseria. Le scuole possono essere il luogo dell’integrazione meno traumatica attraverso l’interazione che possono creare se della necessità sanno fare virtù.

Un numero speciale di Studi emigrazione (gennaio-marzo 2015), dal suggestivo titolo “Le parole contano”, pubblica gli atti della scuola estiva Mobilità umana e giustizia sociale, organizzata nel 2014 per la quinta volta dall’Università cattolica di Milano e altri enti. Come ricorda in particolare il contributo di Giovanni Giulio Valtolina dell’Istituto per lo studio della multietnicità (Ismu) di Milano, dalle scuole di vari paesi viene un’indicazione. Processi educativi positivi per tutti, i nuovi arrivati e i bambini del luogo, si sviluppano se le scuole si impegnano a promuovere fin dalla prima infanzia le jigsaw classes, le classi mosaico, privilegiando in queste l’apprendimento attraverso il lavoro collaborativo, per piccoli gruppi. Questo è sempre efficace, ma qui è decisivo per far cadere, anzi per non far nascere il pregiudizio etnico.

Tullio De Mauro su Internazionale

La CEI spiega perchè scegliere l’ora di religione

Cari studenti e cari genitori,

in queste settimane si stanno svolgendo le iscrizioni on-line al primo anno dei percorsi scolastici che avete scelto.

Insieme alla scelta della scuola e dell’indirizzo di studio, dovrà essere effettuata anche la scelta se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica. È proprio su quest’ultima decisione che richiamiamo la vostra attenzione, perché si tratta di un’occasione formativa importante che vi viene offerta per conoscere le radici cristiane della nostra cultura.

Sono ormai trascorsi trent’anni da quando il nuovo insegnamento della religione cattolica, ridefinito istituzionalmente dall’Accordo di revisione del Concordato nel 1984, è entrato nelle scuole italiane confermandosi nel tempo come una presenza significativa, condivisa dalla stragrande maggioranza di famiglie e studenti.

In questi ultimi anni, questa disciplina scolastica ha continuato a rispondere in maniera adeguata e apprezzata ai grandi cambiamenti culturali e sociali che coinvolgono tutti i territori del nostro bel Paese.

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Dobbiamo superare le reticenze sull’islam

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L’Isis ha dichiarato la sua guerra contro cristiani e pagani. I suoi messaggi non vanno elusi né liquidati come «deliranti», ma studiati per contrattaccare

La ritrosia dei giornali a pubblicare i proclami e le rivendicazioni dei terroristi mi è sempre sembrata stolta. L’argomento secondo cui la pubblicazione equivarrebbe a una involontaria propaganda delle loro idee mi sembra ancora più stolto — e offensivo verso i lettori dei giornali stessi, come se questi avessero bisogno delle parafrasi dei giornalisti per capire qualcosa. Mentre non c’è nulla che possa sostituire la conoscenza diretta. E per conoscere qualcuno essenziale è sapere come parla e come scrive. Se Mein Kampf, che oltre tutto è un libro ben anteriore alla presa del potere da parte di Hitler, fosse stato letto e commentato subito con la dovuta attenzione e scrupolo filologico, sarebbe stato molto più chiaro con chi il mondo aveva a che fare. Oggi, più che dichiarazioni del genere: «Non ci fate paura», servirebbero analisi secche e puntuali delle parole usate dai terroristi. Perciò ogni volta che leggo di «rivendicazioni deliranti», la cui lettera non viene riportata, sento un’invincibile irritazione e frustrazione. Se davvero «deliri» sono, si tratta di materiale prezioso da analizzare. Freud fondò la sua teoria della paranoia sull’analisi di un singolo delirio, quello del presidente Schreber, che si manifestava in un libro di 516 pagine.