Monthly Archives: gennaio 2017

Ospedali in crisi al Sud, di chi è la colpa? Ascolta la puntata

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Ospedali del Sud, soprattutto, ma non solo. Sono arrivate diverse telefonate con notizie scoraggianti. Come quella che riguarda il Pronto Soccorso di Catania, che è stato teatro di una vicenda inquietante: un medico è stato aggredito in corsia ed è dovuto scappare. Una storia che ci racconta la condizione disastrosa in cui versano non solo gli ospedali siciliani, perché intanto arrivano anche le immagini inaccettabili dell’ospedale di Nola, in cui i pazienti sono curati sdraiati a terra, su dei plaid. Cosa succede alla sanità pubblica? Indaghiamo le cause dei singoli episodi ma anche di una crisi sistemica: si tratta solo di mancanza di risorse o anche di senso civico?

Gli ospiti del 9 gennaio 2017

Felice Cavallaro inviato del Corriere della Sera dove ha scritto dell’aggressione di Capodanno al medico del Policlinico Vittorio Emanuele di Catania

Ilde Coiro direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera S. Giovanni dell’Addolorata a Roma

Alessandro Cossu direzione nazionale Cittadinanza attiva, Tribunale dei diritti del malato

Fabrizio D’Alba, direttore generale San camillo – Forlanini di Roma

Antonietta Costantini direttore generale Asl Napoli 3

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Ospedale “di guerra” a Nola, pazienti a terra: com’è potuto accadere?

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Ospedale di Santa Maria della Pietà, Nola: le foto di pazienti stesi a terra, la flebo al braccio, una coperta al posto del materasso, hanno fatto scandalo. Il ministero, i Carabinieri e la Regione ora indagano. Ma come è potuto accadere? Risponde a Radio3 la direttrice dell’Asl Napoli 3 Sud, Antonietta Costantini. Vale la pena ascoltarla

Infermieri e medici di pronto soccorso, le vere vittime della malasanità

La dinamica è sempre la stessa: Pronto Soccorso sovraffollato, tempi di attesa pressoché infiniti, barelle in ogni corridoio, personale esausto e sempre troppo scarso, posti letto inesistenti. Tutto si traduce in aggressioni verso infermieri e medici.

L’ultimo – solo in ordine cronologico – episodio è accaduto nel milanese, con l’arrivo del nuovo anno. Anno nuovo, dinamica vecchia:  Pronto Soccorso sovraffollato, tempi di attesa pressoché infiniti, barelle in ogni corridoio, personale esausto e sempre troppo scarso, posti letto inesistenti.

Codice rosso, giallo, verde e bianco.

Pazienti inviati dal medico di famiglia, dalla guardia medica, dall’ambulatorio, dalla croce, dall’amico medico, dalla mamma, dal papà, “da internet”.

Pazienti del fine settimana, quelli che durante il giorno lavorano e allora meglio aspettare la sera o il sabato e la domenica, pazienti delle quattro del mattino, perché altrimenti prima c’è troppa fila.

Periodo delle feste: anziani all’improvviso difficili da gestire a casa.

Sovraffollamento: 80% codici verdi e bianchi, urgenze differibili; sì, ma dove? Segni e sintomi presenti almeno da più di una settimana, quando non da anni.

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Sanità, fuga dalle corsie. A Roma no a lavori pesanti per un dipendente su sette

L‘Italia degli imboscati non ammette eccezioni. Da Nord a Sud, anche se con percentuali diverse, c’è sempre qualcuno che approfitta grazie a un certificato medico o alla forzatura di una norma sacrosanta per alleggerire il suo lavoro. Nel settore pubblico la legge 104, che offre una serie di benefici ai disabili gravi e ai loro parenti, è utilizzata dal 13,5% dei dipendenti contro il 3,3% del settore privato. Nella scuola le “inidoneità parziali” non sono eccezioni così come nella sanità. E proprio nel settore sanitario Roma è la capitale anche degli esonerati dal lavoro della prima linea.

Assunti come medici, tecnici, ausiliari e, soprattutto, infermieri, sono finiti dietro una scrivania. Niente più in trincea. Niente notti, niente sala operatoria, no a turni stressanti né “giro letti” a pulire e a cambiare i pazienti. Nella Città eterna si concentra la percentuale più alta dei cosiddetti prescritti, addetti del Servizio sanitario pubblico, esonerati da guardie, turni e contatti con i malati. Secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato si tratta di 16 addetti su cento (uno su sette), il doppio della media nazionale. Accade nelle tre aziende ospedaliere, San Camillo, San Giovanni e San Filippo Neri (ormai declassato a presidio), all’Umberto I, il più grande policlinico universitario d’Europa, e nella Asl del centro. Esoneri e non solo. Se a questi si aggiungono permessi, congedi parentali, assenze per patologie, la percentuale di fuga dalla “front line”, lievita intorno al 20 per cento.

Continua a leggere Carlo Picozza su Repubblica

L’ospedale di Nola come un campo di prima emergenza: pazienti curati sul pavimento

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La denuncia su Facebook e la rivolta dei cittadini. De Luca dispone un’indagine. Intervengono anche i Cinque Stelle e FI. La foto sembra quella di un ospedale da campo e invece è il “Santa Maria della Pietà”, il presidio sanitario di Nola (1200 pazienti solo questa settimana) nel Napoletano: i pazienti vengono curati a terra. L’ospedale viene preso d’assalto e il pronto soccorso va in tilt.
Non ci sono letti, né barelle e uomini e donne sono adagiati su coperte e lenzuola stese sul pavimento. Medici e paramedici fanno il loro lavoro inginocchiati, con le giacche a vento addosso, perché fa freddo, fa freddo fuori e fa freddo nei corridoi (che non sono corsie).
Leggi l’articolo di CRISTINA ZAGARIA su Repubblica

Il video dell’aggressione in corsia

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Il blitz a Capodanno al pronto soccorso dell’ospedale «Vittorio Emanuele». Parla il medico: «Io sono la vittima, ma la polizia mi ha consigliato di andarmene».

È terrorizzato il medico aggredito la sera di Capodanno al pronto soccorso del Vittorio Emanuele, in questo inferno di Catania da dove è «in fuga per sicurezza». In fuga? «Sì, qui scappa chi viene aggredito», commenta amaro da una città lontana Rosario Puleo, occhi pesti per pugni e ceffoni, il torace dolorante. «Mi hanno lasciato solo. Già la notte del pestaggio quando ho dovuto chiamare dei familiari perché mi scortassero fino a casa. Poi, quando hanno arrestato il capobanda e denunciato altri quattro dello squadrone composto da almeno dieci persone, dalla polizia è arrivato il consiglio di allontanarmi. E io sono andato via con moglie e figli…».

Felice Cavallaro sul Corriere della Sera