Monthly Archives: gennaio 2017

I professionisti dell’antimafia di Sciascia. Trent’anni dopo. Ascolta la puntata

sciascia1

Era il 10 gennaio 1987, esattamente 30 anni fa usciva sul Corriere della Sera il famoso articolo di Leonardo Sciascia sui professionisti dell’antimafia, espressione che è entrata nel nostro linguaggio, nel dibattito e nella cultura senza forse essere stata sempre interpretata nel modo corretto. A cosa si riferiva davvero Sciascia e cosa significa oggi?

Gli ospiti del 10 gennaio 2017

Salvatore Lupo, insegna Storia contemporanea all’Università di Palermo, autore di saggi e studi sulla mafia come Storia della mafia, dalle origini ai giorni nostri (Donzelli, 2004) e Potere criminale. Intervista sulla mafia con Gaetano Savatteri (Laterza, 2010). Il suo ultimo libro è La questione. Come liberare la storia del Mezzogiorno dagli stereotipi (Donzelli, 2015)

Giacomo di Girolamo, giornalista, direttore di marsala.it e di Rmc 101, la radio della provincia di Trapani.  Autore di La cosa grigia (Il Saggiatore) e Contro l’antimafia (Il Saggiatore)

Giuseppe Di Lello, già magistrato, era giudice istruttore nel pool di Giovanni Falcone, poi parlamentare. Ricordiamo un suo libro del 1994, Giudici, pubblicato da Sellerio

Francesco Forgione, già presidente della Commissione parlamentare antimafia, ha redatto per la prima volta una relazione annuale sulla ‘ndrangheta, il suo ultimo libro: I tragediatori. La fine dell’antimafia e il crollo dei suoi miti (Rubbettino 2016)

Felice Cavallaro, inviato del Corriere della Sera, ieri ha firmato il pezzo “Quei professionisti dell’antimafia e la profezia (avverata) di Sciascia”

Dario Riccobono, uno dei fondatori di Addiopizzo

Ascolta la puntata

 

Il libro: Contro l’antimafia

Matteo Messina Denaro, l’invisibile, è il più potente boss di Cosa nostra ancora in libertà. È a lui che dalla radio della sua città, Marsala, si rivolge ogni giorno Giacomo Di Girolamo nella trasmissione Dove sei, Matteo?, ed è a lui che si rivolge in questo libro: stavolta, però, con un’agguerrita lettera di resa. Per saperne di più, clicca qui.

contro-l-antimafia_pc

Di Lello: «Io, la mafia e i miei colleghi»

falcone3_blog

A trent’anni dal Maxiprocesso uno dei quattro giudici del pool di Falcone ricorda quei tempi e li paragona a oggi. Ragionando su come stanno ora Cosa Nostra e la magistratura

Benvenuti nella guerra civile italiana. Iniziata nel dopoguerra, finita ieri l’altro, le cui tossine ancora ci avvelenano. Il campo di battaglia fu la Sicilia. Trent’anni fa, questa guerra che si chiamò «lotta alla mafia» edificò la sua Piramide: il Maxiprocesso a Cosa Nostra, aperto il 10 febbraio dell’86 in mondovisione. All’improvviso sfilò nei telegiornali del pianeta una galleria di personaggi usciti da vecchie pellicole noir hollywoodiane. Quella fu la prima volta che la mafia venne condannata fino in Cassazione. Si disse così addio all’impunità.

Tutto era iniziato nei Sessanta, quando i primi libri sulla Onorata Società (Pantaleone, Sciascia) avevano fatto il paio con le prime inchieste giornalistiche (Chilanti e Farinella su L’Ora ), stanando tra fichidindia e coppole quelle facce cattive che mordevano sigari come Gambadilegno. L’epopea nera delle cosche, intanto, aveva ipnotizzato l’immaginario collettivo, grazie al film di Coppola, Il padrino: Marlon Brando aveva portato in tutte le case il volto e la parlata di don Vito Corleone, rendendo il fenomeno a tutti familiare. Poi, dopo il Processone, con le stragi del ‘92, un’epoca si chiuse. Il sipario scese quando il capo del pool antimafia, Antonino Caponnetto, dopo il massacro di via D’Amelio, alzò le braccia davanti alle telecamere e si arrese al dolore: «È tutto finito».

Leggi Piero Melati su Il Venerdì

A 33 ANNI DAL DELITTO FAVA

giuseppe-fava-2-630x300

5 gennaio 1984. A Catania viene ucciso il giornalista e scrittore Giuseppe Fava, autore di inchieste, romanzi e opere teatrali.

Aveva diretto il quotidiano “Giornale del Sud” e aveva fondato il mensile “I Siciliani”. Per primo aveva denunziato, in pieno isolamento, una serie di depistaggi, la presenza della mafia a catania e i suoi collegamenti con imprenditori e politici.
Dopo una serie di depistaggi, l’impegno dei familiari è riuscito a ottenere giustizia con la condanna dei mafiosi del clan Santapaola.

Fonte Addiopizzo.org

Guarda l’ultima video-intervista di Giuseppe Fava rilasciata a Enzo Biagi, nel dicembre del 1983

La profezia avverata di Sciascia sui professionisti dell’antimafia

borsell-ka6c-u43270711128851lqb-593x443corriere-web-sezioni

Adesso che dal palcoscenico di un’antimafia di facciata rotola uno stuolo di “professionisti” travestiti da politici, imprenditori, giornalisti, preti, magistrati “duri e puri”, la profezia di Leonardo Sciascia viene spesso richiamata e condivisa anche da chi contestò lo scrittore eretico di Racalmuto. A trent’anni dalla pubblicazione del famoso e discusso articolo. Tanti ne sono trascorsi dal 10 gennaio 1987, quando nelle edicole e nella vita pubblica irruppe il provocatorio titolo del Corriere della Sera sui “professionisti dell’antimafia”.

Antimafia da vetrina

Con la sua profetica lungimiranza, senza che nessuno potesse allora immaginare la deriva dei nostri giorni, in tempi recenti segnata perfino dall’assalto di famelici magistrati ed avvocati sulla gestione dei beni confiscati, Sciascia, dal suo buen retiro di Contrada Noce, dalla casa di campagna a dieci minuti dai Templi di Agrigento, provava a smascherare i rischi dell’impostura, di una antimafia da vetrina. E ne aveva titolo, lui che la mafia l’aveva fatta diventare caso nazionale negli anni Sessanta con saggi e romanzi, sbattendola in faccia ad una opinione pubblica distratta, ad una classe dirigente spesso connivente, indicando la strada da perseguire, quella dei soldi, delle banche, delle tangenti.

Felice Cavallaro sul Corriere della Sera