Monthly Archives: gennaio 2017

Viaggio nell’elettorato 5 Stelle. Ascolta la puntata

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Le alleanze, i ripensamenti, le giravolte a Bruxelles del M5S, i meccanismi del Parlamento europeo. In questi giorni sono diverse le reazioni e le analisi dell’elettorato di Grillo. 9 milioni di elettori acritici, si chiede Giuseppe? Almeno noi abbiamo la partecipazione, risponde Anna Maria.

Gli ospiti dell’11 gennaio 2017

Mario Lavia, giornalista dell’Unità

Alberto, provincia Genova, pensionato

Piero Ignazi, insegna Politica comparata a Bologna

Marco Imarisio, inviato del Corriere della Sera, ha scritto il commento “Il matrimonio fallito tra Grillo e i liberali”

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Dino Amenduni, responsabile nuovi media e consulente di comunicazione politica di Proforma, collaboratore e blogger per il Gruppo Espresso/Repubblica

Ascolta la puntata

L’ideologia dell’anti-tutto: “altro che movimento post-ideologico!” L’analisi di Piero Ignazi

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L’ambivalenza del M5S, che pesca voti a destra e a sinistra, e si professa anti o post-ideologico, cela una in realtà un approccio fortemente ideologico: l’ideologia dell’anti, dell’andar contro. Il politologo Piero Ignazi interpreta le ultime “giravolte” grilline al Parlamento europeo e analizza la natura del MoVimento oggi. Ascoltalo qui

“Critico Grillo, spero che l’M5S cambi, ma continuerò a votarlo”. La testimonianza di un iscritto che ha votato on line l’accordo con Alde

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Alberto Bisso è iscritto al M5S ed è uno dei 135mila certificati che votano online. Ha votato si all’accordo con i liberali di Alde, pur perplesso, ed oggi accetta il ritorno da Farage. Giravolte politiche che critica duramente, ma che non gli fanno cambiare idea: “continuerò a votare il MoVimento, sperando che cambi“.

Una testimonianza preziosa, per capire cosa accade dentro l’elettorato a 5 stelle. Ascoltala qui

Il matrimonio fallito tra Grillo e i liberali

Alla fine non se ne fa più nulla, che peccato. Il Movimento 5 Stelle è in evidente crisi di identità, scosso dalle tensioni interne, dalla spada di Damocle romana, da un riposizionamento elettorale che procede a strappi. Ma con la proposta di aderire al gruppo dei liberali europei, Beppe Grillo aveva finalmente fatto della vera politica. La sua scelta avrebbe prodotto conseguenze strutturali e strategiche, cambiando gli scenari e persino la percezione dei Cinque Stelle. Certo, si trattava dell’ennesima piroetta post ideologica che si può permettere una organizzazione adattata a contenitore di idee e rabbie altrui. Solo con queste premesse sarebbe stato possibile passare in un attimo dalla Brexit a Ventotene, nel senso del manifesto, insomma dal feroce e mendace antieuropeista Nigel Farage al suo esatto contrario. Grillo non è certo diventato l’emulo di Altiero Spinelli. La sua svolta celava una serie di opportunismi e tattiche. Più di un ritrovato slancio verso l’Europa contavano la vil pecunia, e in second’ordine la volontà dei propri europarlamentari di sfilarsi dal fronte della protesta chiassosa ma inutile. A togliere ogni afflato ideale ci aveva pensato Luigi Di Maio, specializzato nel troncare e sopire, parlando di scelta tecnica. Era un matrimonio di convenienza. Amen. Non avranno i soldi e non avranno neppure la presentabilità che forse avrebbe dato una forma definita al magma pentastellato. La brutta figura appartiene anche ai vertici del gruppo liberal europeo, che prima hanno illuso il pretendente, anche loro spinti dall’interesse economico, e poi sono stati costretti dalle proteste interne a voltargli le spalle. Sui siti del Movimento è già partita la versione alternativa. Tutta colpa dell’establishment, dei poteri forti.
La realtà è ben diversa. Il passato conta più delle buone intenzioni, a questo punto non importa se sincere o meno. Gli unici a volere oggi la compagnia di M5S sono i partiti populisti e xenofobi. Se davvero è in vena di riflessioni e ripensamenti, Grillo dovrebbe farsi qualche domanda.

Marco Imarisio sul Corriere della Sera

La base processa Grillo e Casaleggio

Lo schiaffo, l’incognita e la rivoluzione. Il veto da parte dell’Alde sull’ingresso nel gruppo dei Cinque Stelle è suonato come un colpo da ko sul ring e ha di fatto rimescolato le carte durante una riunione blindatissima, con Beppe Grillo presente in videoconferenza (a spiegare le scelte dell’operazione che sembrava conclusa) e Davide Casaleggio flemmatico. «Era necessario agire in fretta e in silenzio», ha detto l’imprenditore. Poi, intorno alle 16,30 il clima è cambiato, le voci sullo strappo si sono rafforzate, sui cellulari degli eurodeputati ha cominciato ad arrivare il tam tam della rottura clamorosa. E a finire sul banco degli imputati è stato il regista dell’operazione David Borrelli, già accusato di aver agito in solitaria. C’è chi tra i pentastellati chiede la sua testa. E non sono esclusi colpi di scena. La tensione per i corridoi all’Europarlamento è palpabile.

Approfondisci sul Corriere della Sera

Il pasticcio del M5S al Parlamento europeo

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Lunedì sera il presidente del gruppo ALDE al Parlamento Europeo, Guy Verhofstadt, ha detto che l’alleanza con il Movimento 5 Stelle non si farà più. Poche ore prima gli iscritti al Movimento 5 Stelle avevano approvato la decisione di cambiare gruppo con una votazione online sul blog di Beppe Grillo. Le trattative tra i due gruppi erano già in fase molto avanzata, ma sono state condotte senza informarne gran parte dei parlamentari di entrambi i gruppi. Quando domenica la notizia si è diffusa, diversi esponenti del M5S e di ALDE avevano detto di essere contrari all’accordo. Alla fine Verhofstadt non è riuscito a far approvare l’accordo dalla maggioranza del suo gruppo e ha annunciato la fine dell’alleanza. Il Movimento 5 Stelle ha detto che l’alleanza è saltata per colpa “dell’establishment” e che il M5S ha fatto “tremare il sistema”.

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Perché quello tra M5s e Alde sarebbe stato un matrimonio impossibile

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Il fact checking sull’alleanza (già) naufragata tra Grillo e e Verhofstadt dimostra una incompatibilità palese sui grandi temi dell’economia e della politica estera

Se qualcuno si lamentava di un 2017 fin qui politicamente sonnecchiante, negli ultimi giorni si deve essere ricreduto. Beppe Grillo e Guy Verhofstadt, ex premier belga ed ora leader dei liberisti europeisti dell’Alde (Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa), hanno messo in atto una serie di colpi di scena, ricavandoci entrambi una ben magra figura. Dopo il post a sorpresa di Grillo e la conferma dal voto dei militanti, sembrava che al matrimonio al Parlamento europeo tra Movimento 5 stelle e Alde mancassero solo i dettagli tecnici. Peraltro l’accordo era in discussione – in gran segreto – già da diversi giorni, come dimostrato dal documento diffuso dal giornalista David Carretta. Ieri tuttavia una nuova svolta: il definitivo rifiuto di Verhofstadt per mancanza di condivisione all’interno del gruppo liberale.

«Vi spiego come hanno ucciso il M5S», Nicola Biondo racconta la crisi del grillismo

Non un’accusa ma «un atto d’amore nei confronti del Movimento 5 Stelle». Così Nicola Biondo, 46 anni, definisce “Supernova”, il libro-inchiesta scritto a quattro mani con Marco Canestrari, che racconta la crisi (e per gli autori il fallimento) del progetto grillino. Da un punto di vista nuovo: quello interno. Perché Biondo, che al M5S non ha mai formalmente aderito, ha avuto un lungo rapporto personale con Gianroberto Casaleggio e proprio dal “guru” pentastellato gli è arrivata nell’aprile del 2013 la chiamata per dirigere l’ufficio comunicazione alla Camera dei deputati, un’esperienza che si è conclusa poco più di un anno dopo. Marco Canestrari, web developer, ha vissuto invece alcuni anni, dal 2007 al 2010, nel “cuore” del progetto politico, a fianco di Casaleggio: ancora oggi è iscritto al Movimento.

“Supernova” è un libro-inchiesta destinato a far discutere, perché accusa il M5S di essere diventato ciò che ha sempre combattuto: “la casta”. Per leggerlo, però, non andate in libreria: “Supernova – Com’è stato ucciso il M5S: tutta la verità” lo si trova sulla piattaforma di crowfunding Produzioni dal Basso (www.supernova5stelle.it). Una scelta, quella degli autori, che vuole ricalcare lo spirito primordiale che ha mosso il Movimento 5 Stelle.

Qui l’articolo di Gianfranco Piccoli sul Trentinocorrierealpi.gelocal.it

M5S: cresce ira base dopo tentativo Alde

 © ANSA

Non si placa l’ira della base M5s per il tentato accordo con l’Alde di Verhofstadt. Sul blog di Grillo si scatenano oggi gli iscritti al Movimento con commenti pubblicati, in mancanza di interventi specifici sul tema, sotto il post in cui il blog riporta un articolo del Guardian sulla situazione sanitaria in Grecia. “Non capisco il senso di questo post se ieri volevate entrare in ALDE, il gruppo di Monti, colui che ha definito la Grecia il più grande successo dell’euro!” si interroga Fabio ed anche Gianni dubita: “Forse quelli di Alde hanno la soluzione!! Questo post puzza di toppa al tentato golpe dei 7 punti sottoscritti dagli elettori M5s!”. “L’Italia, per non fare la fine della Grecia deve uscire dall’euro. E Allora mi dite che cosa cazzo volevate fare con Alde?” aggiunge Fab e Demetrio rincara: “Dire che andare con gli europeisti convinti di Alde sia la risposta giusta per chi vuol cambiare il sistema, ma scusate, ma vi è scoppiato il cervello?”.

Fonte Ansa

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