Monthly Archives: gennaio 2017

La consulta boccia il referendum sul Jobs Act. Ascolta la puntata

voucher-inps

La consulta boccia il referendum della Cgil sull’articolo 18 e promuove quello sui voucher e gli appalti, si prepara la campagna referendaria da un lato e la risposta del governo dall’altra. Sono molte le storie di lavoro che arrivano in redazione, stamattina parliamo di questo

Gli ospiti del 12 gennaio 2017

Tania Scacchetti, segretaria nazionale della Cgil con Delega al mercato del Lavoro

Gigi Petteni, segretario confederale Cisl che si occupa di mercato di lavoro

Enrico Giovannini, economista, insegna a Tor Vergata, già ministro e presidente Istat

Marco Gay, presidente Giovani imprenditori e vicepresidente Confindustria

Alberto Orioli, vice direttore del Sole24ore, ha appena pubblicato con Il Mulino Gli oracoli della moneta. L’arte della parola nel linguaggio dei banchieri centrali con una prefazione di Tullio De Mauro

Ascolta la puntata

 

Reintegra dei licenziati: una battaglia per la libertà dei lavoratori

licenziamento3

“Sulla reintegra dei lavoratori licenziati senza giusta causa continueremo a batterci, perchè ne va la libertà e dignità dei lavoratori. La bocciatura del quesito sull’art.18 la rispettiamo, ma ricordiamo che la Consulta nel 2003 si era pronunciata in altro modo su una modifica abrogativa ancor più radicale della nostra”.

Ascolta qui Tania Scacchetti, segreteria confederale Cgil

E ora si pensi alla produttività.

productivity

“In questa fase di transizione planetaria dove si ridisegnano i confini del mondo, l’Italia è in affanno con i suoi zerovirgola e con il brutto spettro della deflazione e tutto serve tranne che tornare a quella “guerra dei trent’anni” su cui si è incagliato il Paese in tema di lavoro“.

Leggi qui l’editoriale di Alberto Orioli sul Sole24Ore

 

Discorso tipico dello schiavo – Silvano Agosti

Mentre fino ad ieri credevo che mi avessero fatto un piacere a darmi un lavoro, da oggi
penso: “Pensa questi bastardi che mi stanno rubando l’unica vita che ho, perché non ne
avrò un’altra, c’ho solo questa.. e loro mi fanno andare a lavorare 5 volte, 6 giorni alla
settimana e mi lasciano un miserabile giorno, per fare cosa?! Come si fa in un giorno a
costruire la vita?!”
Allora, intanto uno non deve mettere i fiorellini alla finestra della cella della quale è prigioniero
perché sennò anche se un giorno la porta sarà aperta lui non vorrà uscire…
Deve sempre pensare, con una coscienza perfetta: “Questi stanno rubandomi la vita,
in cambio di mille euro al mese, bene che vada, mentre io sono un capolavoro
il cui valore è inenarrabile”
Non capisco perché un quadro di Van Gogh debba valere miliardi e un essere
umano due mille euro al mese, bene che vada.

Per riascoltare il Discorso tipico dello schiavo di Agosti clicca qui

Guardare avanti. Ciò che resta dei quesiti sul lavoro

Quasi fossero artificieri, è toccato ai giudici della Corte costituzionale cominciare ieri a disinnescare quella sorta di «bomba a grappolo» costituita dai referendum abrogativi presentati dalla Cgil. Iniziativa che rischiava non solo di minare ciò che resta della legislatura e la vita del nuovo governo, con ciò che questo avrebbe comportato per le prospettive del Paese, ma soprattutto di far voltare ancora una volta all’indietro il dibattito politico sul tema centrale del lavoro. Riportandolo agli anni 70 del secolo scorso, in un eterno ritornare a un passato mitizzato, anziché provare a misurarsi con la grande trasformazione che già investe le nostre società e chiede risposte e modelli nuovi.

Francesco Riccardi su Avvenire

Referendum Jobs Act, la Cgil: “Quesito manipolativo? No, è omogeneo”

Lorenzo Fassina, responsabile dell’Ufficio giuridico della Cgil, risponde ai rilievi dell’Avvocatura dello Stato. E nega che fosse preferibile, per essere sicuri di avere il via libera della Consulta, presentare due quesiti separati su Jobs Act e modifiche allo Statuto dei lavoratori. Quanto ai voucher, rispedisce al mittente la tesi che eliminarli apra un vuoto normativo. “La Spi Cgil li usa a Bologna? Porcheria”.

“Noi siamo tranquilli. Il quesito non è manipolativo, è omogeneo e ha una “matrice razionalmente unitaria”, come richiesto dalla Consulta: l’obiettivo è ripristinare le tutele dell’articolo 18 allargandone l’applicazione, è vero, ma applicando una soglia (quella dei cinque dipendenti) che era già prevista dallo Statuto dei lavoratori per le imprese agricole”. Così Lorenzo Fassina, responsabile dell’Ufficio giuridico della Cgil, difende dai rilievi dell’Avvocatura dello Stato la formulazione del quesito referendario che punta ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act, reintroducendo il diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro per chi viene licenziato in modo illegittimo.

La difficile scelta di Camusso: meglio una legge oggi o le urne domani?

Risultati immagini per camusso

La sentenza della Consulta sui referendum lascia la Cgil insoddisfatta. Vero che due su tre dei referendum proposti dalla confederazione hanno avuto il via libera, ma vero anche che è stato bocciato proprio il quesito –bandiera di una nuova, grande campagna referendaria: quello sull’articolo 18.  Un esito d’altra parte prevedibile, date le caratteristiche con cui era stato costruito il quesito stesso: che non si limitava a ripristinare l’obbligo di reintegra al di sopra dei 15 dipendenti, come l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori poi cancellato dal Jobs Act, ne’ a cancellare del tutto la soglia, come nel referendum del 2003 proposto da Rifondazione Comunista (e non appoggiato dalla Cgil),  ma riduceva la soglia a 5 dipendenti, attraverso un  “taglia a cuci’’ di parole da diversi provvedimenti, estendendo così a tutte le tipologie di impresa quello che la legge prevede solo per le aziende agricole.

Modalità che avevano sollevato qualche dubbio anche all’interno della stessa confederazione, superato però dalla volontà di far coincidere perfettamente le richieste dei quesiti referendari con quanto contenuto nella Carta dei diritti: la legge di iniziativa popolare presentata dalla Cgil in parallelo ai tre referendum, infatti, prevede il tetto dei 5 dipendenti come soglia per l’esenzione dalla reintegra. Una scelta dettata dalla coerenza, dunque, che tuttavia non ha coinciso con la correttezza costituzionale. Almeno non dal punto di vista, inappellabile, della Consulta.

Nunzia Penelope sul Diario del Lavoro