Monthly Archives: gennaio 2017

I voti a scuola servono? Ascolta la puntata

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Stamattina la discussione a Prima Pagina prende spunto dai decreti attuativi della Buona Scuola appena varati e si concentra sull’utilità del voto e sulla differenze tra sistemi di valutazione. Numeri, lettere, giudizi, cosa alimenta la competizione, cosa porta a una scuola più inclusiva, democratica?
Gli ospiti del 17 gennaio 2017

Sergio Govi, redazione Tuttoscuola

Mila Spicola, insegnante e studiosa di pedagogia sperimentale e di comparazioni internazionale di sistemi di istruzione

Roberto Contessi, autore di Scuola di classe (Laterza 2016), insegna storia e filosofia nelle scuole superiori. Dottore di ricerca in filosofia del linguaggio

Marco Casolino, fisico, primo ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e team leader all’Istituto Riken giapponese

Pino Boero, esperto e docente di Letteratura per l’infanzia presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Genova di cui è stato preside e prorettore delegato alla formazione

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Che cittadini crea la competizione a scuola?

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I paesi con gli studenti migliori ai test Pisa-Ocse (Singapore e Corea del Sud in primis) sono quelli con le scuole più competitive? Ma competere con i compagni perchè ne va del futuro, sin da piccoli, che effetti produce sui ragazzi e sulla società? I paesi con le scuole più competitive crescono di più economicamente? L’opinione del pedagogista Pino Boero, Università di Genova

I voti a scuola sono classisti?

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Il voto in cifre è un marchio che identifica uno studente? Una scuola che dà voti a tutti, anche ai più piccoli, è una scuola “di classe” che premia i più avvantaggiati in famiglia e lascia indietro i più sfortunati? L’opinione Roberto Contessi, autore di Scuola di classe (Laterza) (la scheda qui) e insegnante al liceo. Ascoltalo a Tutta la città ne parla

Al centro chi apprende

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Cosa fa della scuola una learning organisation? Cosa fare per renderla un luogo al cui centro stanno i processi di apprendimento di chi studia e solo in funzione di ciò vi si insegna? A chiusura dell’anno scolastico queste note avevano dato una prima notizia del rapporto che Ocse e Unicef hanno pubblicato in maggio proponendo un modello di scuola che “guarda a chi studia” e “impara a imparare” in società incalzate dalle innovazioni e dalle crisi. Il rapporto illustra sette “dimensioni orientate all’azione” cui la nuova scuola deve badare.

1) Sviluppare e condividere una visione centrata sull’apprendimento di tutti gli studenti (non uno di meno). 2) Creare e sostenere continue opportunità di apprendimento per lo staff di docenti e operatori. 3) Promuovere gruppi di studio e collaborazione nell’intero staff. 4) Stabilizzare una cultura della ricerca, innovazione, esplorazione. 5) Incorporare sistemi di raccolta e scambio di conoscenze e apprendimenti. 6) Imparare con e da ambienti esterni e da altri sistemi di apprendimento. 7) Modellizzare e far crescere la leadership negli apprendimenti.

Una scuola non può in solitudine camminare su questa strada. È possibile se la sostengono dall’esterno: autorità centrali e locali, servizi sociali e sanitari, genitori e parenti, comunità locali, volontariato, imprese, network di scuole, università e istituzioni di alta cultura. Due elenchi un po’ frigidi, pieni di buone intenzioni, Saranno, sono sufficienti?

Tullio de Mauro su Internazionale

Ddl Buona Scuola: ecco cosa cambierà per la scuola e cosa resterà uguale

Dalle colonne del Corriere della Sera, la Ministra Fedeli ha spiegato meglio tutti i cambiamenti che toccheranno la scuola conseguenti al varo delle otto deleghe che rendono attuative molte parti della Legge 107, ancora sopite. Non tutte le novità entreranno immediatamente in vigore, così come molti aspetti sui quali c’era grande attesa di rinnovamento, sono invece rimasti com’erano. Vediamo nel dettaglio cosa cambia e cosa invece resta com’è, all’interno della scuola italiana.

Le novità
Maturità – Iniziamo con l’esame di maturità; in questo caso i cambiamenti avverranno con il prossimo anno scolastico (2017/18). La prova INVALSI sarà spostata ad aprile e la valutazione della prova influirà sul voto dell’esame di Stato. Gli studenti riceveranno anche una certificazione della lingua inglese, che però non sarà inclusa nel voto. Le prove dell’esame di Stato saranno solamente due, abolito il quizzone.

Riforma nel contratto dei docenti – Per quanto riguarda la contrattazione, la ministra non ha dubbi: «Da marzo cominceremo a scrivere l’atto di indirizzo per il contratto. È un tema molto importante. Vorrei inserire nel contratto il tema della continuità didattica che penso sia molto importante». Questo nonostante il MIUR abbia cancellato la norma della riforma che prevedeva la continuità di tre anni. Ma la Fedeli specifica che la cancellazione della norma si riferisce solo all’anno in corso: le modifiche sono relative «Solo per chi si è spostato quest’anno. Vorrei dal prossimo settembre che gli studenti trovassero i loro insegnanti in cattedra e possibilmente per tre anni. La continuità va incentivata», sostiene decisa la ministra.

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Scuola finlandese: Ecco Perché è la Migliore

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Negli anni che vanno dal 2008 al 2012 circa si è molto perlato della scuola Finlandese come la migliore, questo perché dai test Pisa (Programme for international study assessment) che servono a valutare la preparazione degli studenti, è emerso che i finlandesi sono gli studenti migliori, i più preparati in lingua, matematica e scienze, mentre gli italiani si sono posizionati decisamente più in basso mostrando dati pressoché allarmanti: uno studente su quattro non capisce ciò che legge e ad uno studente su due mancano le nozioni base di matematica. Parliamo di uno studio condotto su 400mila studenti sui 15 anni di 57 paesi differenti.

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“Abolire i voti a scuola”: la proposta francese fa discutere i docenti italiani

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Abolire i voti a scuola, mantenerli o sostituirli con un nuovo sistema di valutazione? Questo il dilemma che sta affrontando in questi giorni il ministro dell’Istruzione francese, Benôit Hamon. Un problema, questo, che praticamente tutti i predecessori di Hamon hanno dovuto affrontare, ma che rimane questione aperta nel sistema scuola transalpino.

Per risolverlo una volta e per tutte, Hamon ha deciso di affidarsi ad una “conferenza nazionale sulla valutazione degli alunni” che avrà il difficile compito di fare il punto della situazione e di dover provvedere a dare una soluzione entro il prossimo Dicembre.

La riflessione di Hamon, parte dai dati rilevati dall’ultimo studio triennale Pisa (Programme for International Student Assessment) pubblicato dall’Osce: “L’ultima inchiesta Pisa lo ha dimostrato: i giovani francesi sono quelli che temono di più l’errore e che presentano i tassi più elevati di non risposta alle domande, per paura di sbagliare – ha dichiarato il ministro – È il momento di tornare a riflettere su un nuovo modo di valutare, al servizio dell’apprendimento e dei progressi degli allievi”.

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I (brutti) voti fanno bene o solo male?

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In tempi di «contabilità» scolastica, con gli studenti italiani preoccupati di calcolare medie in vista degli esami finali, dalla Francia arriva una notizia che farà invidia a molti: la proposta di rivedere i voti e, chissà, forse abolirli. «Il nostro sistema di valutazione mette in evidenza le carenze e fallimenti e per alcuni può essere molto scoraggiante», ha detto il ministro dell’Educazione Benôit Hamon, che ha annunciato il lancio di una commissione per studiare come modificarlo. I risultati arriveranno a dicembre. Nel frattempo l’iniziativa fa discutere anche in Italia: in ballo ci sono due idee di scuola molto diverse. E difficili (impossibili?) da conciliare.

«Fanno i bene francesi, il voto è un’arma impropria», dice Francesco Dell’Oro, a lungo responsabile dell’orientamento scolastico per il Comune di Milano e autore di La scuola di Lucignolo (Urra-Feltrinelli). Di più, per Eraldo Affinati l’arma è addirittura «contundente». Insegnante in un istituto professionale di Roma e scrittore anche lui, tra i suoi libri annovera L’elogio del ripetente (per Mondadori: i titoli, in entrambi i casi, dicono molto). Dall’altro lato della barricata invece c’è chi come Elena Ugolini, preside del Liceo Malpighi di Bologna, ex sottosegretaria e ora consigliera per il ministro dell’Istruzione, ne difende il valore educativo: «Sono importanti, danno la misura di quello che aspetterà gli studenti fuori dalla classe». E chi, come Paola Mastrocola, docente in un liceo torinese, romanziera e saggista (Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare, Guanda) è ancora più drastica: «I voti li abolirei. Sono diventati finti — spiega —, non rappresentano più delle sanzioni, che invece sono indispensabili nel processo formativo». Medesimo obiettivo educativo, ragioni opposte.

Elena Tebano sulla 27esimaOra del Corriere della Sera