Monthly Archives: gennaio 2017

Caso Cucchi: nuova inchiesta per omicidio. Ascolta la puntata

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Nell’ottobre 2009 Stefano Cucchi “fu colpito dai tre carabinieri che lo avevano arrestato con schiaffi, pugni e calci”. Così l’inchiesta della procura di Roma che per la prima volta ipotizza il reato di omicidio preterintenzionale da parte delle forze dell’ordine.

Una vicenda che riguarda una grave carenza del nostro sistema giuridico, la mancanza del reato di tortura. Mentre si avvicina il 25 gennaio, un anno dalla scomparsa di Giulio Regeni.

Gli ospiti del 18 gennaio 2016

Ennio Amodio, Avvocato. Professore emerito di procedura penale nell’Università degli Studi di Milano

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International

Luigi Manconi, ex sottosegretario alla giustizia, presidente dell’associazione “A buon diritto”

Roberto Settembre, dopo alcuni anni di attività forense, è entrato in magistratura nel 1979 e ha lavorato quasi sempre nel settore penale. È stato l’estensore della sentenza d’appello sui fatti di Bolzaneto, resa definitiva dalla Cassazione. Su questa drammatica vicenda ha scritto un libro, Gridavano e piangevano, pubblicato da Einaudi nel 2014. È uscito dall’ordine giudiziario nel 2012

Fabio Anselmo, avvocato nel processo per la morte di Stefano Cucchi (è anche legale delle famiglie Aldrovandi, Rasman e Uva)

Ascolta la puntata

Perché in Italia tutti hanno paura della polizia

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A volte, come per miracolo, la letteratura giuridica, specie nei suoi elaborati internazionali, raggiunge vette di nitore assoluto. E la limpidezza delle formulazioni assume una esattezza matematica. Tale è il caso della definizione che si trova nell’articolo 1 della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1984 e ratificata dall’Italia nel 1988. Leggiamo quelle parole:

Il termine ‘tortura’ indica qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti ad una persona dolore o sofferenze forti, fisiche o mentali, al fine segnatamente di ottenere da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa o una terza persona ha commesso o è sospettata aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o di intimorire o di far pressione su una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale dolore o sofferenze siano inflitte da un agente della funzione pubblica o da ogni altra persona che agisca a titolo ufficiale, o su sua istigazione, o con il suo consenso espresso o tacito. Tale termine non si estende al dolore o alle sofferenze risultanti unicamente da sanzioni legittime, inerenti a tali sanzioni o da esse cagionate.

C’è tutto in questa definizione. Ma si noti, in particolare, la rilevanza data a quelle che vengono dette “sofferenze mentali”, dove si ritrova l’intera storia degli universi concentrazionari creati dai dispotismi del novecento; e l’uso antiumano delle moderne discipline della psiche, piegate a strumenti di coazione e di annichilimento della personalità.

Luigi Manconi su Internazionale

Amnesty International e l’Educazione ai diritti umani

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Le attività di Educazione ai diritti umani sono per Amnesty International lo strumento principale attraverso cui promuove la conoscenza e l’adesione, responsabile e attiva, ai valori contenuti nella Dichiarazione universale e negli altri strumenti internazionali in materia di diritti umani. L’Educazione ai diritti umani non è una semplice trasmissione di informazioni e conoscenze su questi argomenti. Il suo scopo principale è quello di far prendere coscienza a ciascuno della propria dignità di essere umano, portatore, come tale, di diritti. Deve educare la persona ad assumere opinioni, atteggiamenti e comportamenti che conducono a rispettare se stesso e gli altri, in ogni circostanza e condizione in quanto anch’essi esseri umani, a prescindere da qualsiasi distinzione.

Clicca qui per leggere la Guida per l’insegnante sull’educazione contro la pena di morte, con materiali di approfondimento (Bibliografia, Filmografia, Siti internet, dati sulla pena di morte)

‘Torturato in cella': ma nessuno paga perché in Italia il reato non esiste

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Completamente nudo, al buio, in una cella senza finestre mentre il freddo di dicembre ghiaccia il pavimento e infradicia il muro. Senza letto, senza coperte, senza gabinetto. Lasciato senza cibo per giorni interi e con l’acqua centellinata giusto per non farlo morire di sete. E poi insultato, tormentato, massacrato di botte. Sottoposto a quella tecnica di annientamento che viene chiamata “privazione del sonno”.

Andrea Cirino, 38 anni, ha subito atti di tortura in un carcere del nostro Paese. Così ha dichiarato la Corte Europea dei diritti dell’uomo. Eppure per i responsabili accertati non c’è stata nessuna condanna: perchè questo reato in Italia non esiste

Arianna Giunti su L’Espresso

Sul reato di tortura

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Basta, anche l’Italia deve avere una legge sulla tortura. Articolo di Paola Severini Melograni

Questa volta parliamo di un diritto che può sembrare sottinteso per i cittadini italiani, talmente certo che non ho pensato di inserirlo nel Manuale dei diritti, che esiste nella Convenzione Europea del 1950, sottoscritta dall’Italia nel 1955, all’articolo 3 che recita: «Proibizione di tortura». È il diritto a non essere torturati e il divieto assoluto dello Stato a non divenire torturatore. In Italia, però, non esiste ancora una legge che introduca finalmente il «reato di tortura».

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Leggi un estratto: Gridavano e piangevano

Nei giorni del G8, nella caserma di Bolzaneto, centinaia di persone furono sequestrate e sottoposte a violenze e umiliazioni da parte di un gruppo di pubblici ufficiali. Come quelle subite da ragazzi che «gridavano e piangevano. Quando sono passati davanti alla cella si vedeva su di loro il sangue fresco». Com’è potuto accadere? Roberto Settembre, giudice di Corte d’Appello nel processo per Bolzaneto, ripercorre con penna delicata questa vicenda di tenebra. Una storia emblematica di ingiustizia, un invito fermo a introdurre in Italia il reato di tortura.

Leggi la premessa di Gridavano e piangevano di Roberto Settembre (Einaudi)

Ennio Amodio sul caso Cucchi

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Parla il noto avvocato: “Ci sono resistenze quando gli investigatori indagano sui colleghi”
Quasi otto anni per arrivare a una verità giudiziaria che non è nemmeno definitiva. Il caso Cucchi assomiglia al caso Uva di Varese, alle torture di Bolzaneto, alla macelleria della scuola Diaz: anni e anni per poter raggiungere minime certezze. Professor Ennio Amodio, lei è uno dei luminari del diritto in Italia: perché ogni volta che sul banco degli imputati finiscono uomini delle Forze dell’Ordine i tempi si dilatano? È giustizia negata?
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