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Terremoto: stiamo perdendo un pezzo d’Italia. Ascolta la puntata

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Questa mattina al filo diretto un dialogo ininterrotto con le zone colpite dal sisma.

Neve e terremoto insieme mettono in grande difficoltà gli abitanti di quei comuni, alcuni più attrezzati di altri nel far fronte alle emergenze. E torniamo a parlare di prevenzione, di cosa è possibile fare e cosa no, dell’ ondata di emotività che ieri si è diffusa anche lontano dalle aree in pericolo.

Stiamo perdendo un pezzo d’Italia, dice Carlo Petrini, un pezzo di Appennino a rischio non solo per cause geologiche ma anche culturali.

Gli ospiti del 19 gennaio 2017

Tommaso Navarra, presidente del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga
Antonella Tarpino
, storica, autrice di diversi libri tra cui Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro (Einaudi, 2012) e l’ultimo, Il paesaggio fragile. L’Italia vista dai margini(Einaudi, 2016)
Stefano Maria Cianciotta
, insegna Comunicazione di crisi all’Università di Teramo, ha scritto La condanna della Commissione Grandi Rischi ( Aracne, 2013) e Organizzare e comunicare l’emergenza nella Pubblica Amministrazione (Maggioli, 2015), il primo nel suo genere in Italia. Firma oggi in prima pagina sul Foglio il pezzo “L’inadeguatezza della Pa italiana alla prova delle emergenze”
Giuseppe Scurci
, psicologo, segretario generale di Psyonlus, partner di Intersos nel progetto di sostegno psicologico in favore dei terremotati. Abruzzese, vive a Roma e dal 26 agosto segue l’impatto del terremoto sulla tenuta psicologica dei terremotati e degli sfollati

Mario Tozzi, geologo e noto divulgatore scientifico, ricercatore CNR

Annalisa Ascolta la puntata

Panico da terremoto, i consigli dello psicoterapeuta

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“Dopo le ulteriori scosse di terremoto, come quella di ieri, che hanno provocato il panico in gran parte della popolazione, in allarme già dal 24 agosto, non bisogna sottovalutare le conseguenze della paura che inevitabilmente ha contagiato molte persone”. A parlare è la psicoterapeuta Paola Vinciguerra, presidente dell’Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico) e supervisore Emdr.

L’esperta sottolinea che la fascia d’età più soggetta ad attacchi di panico è quella tra i 40 e 45 anni “perché hanno il peso delle responsabilità familiari, quindi casa, figli, genitori anziani. Tuttavia chiunque può sviluppare crisi d’ansia che possono degenerare”.

Per approfondire clicca su sito di AdnKronos

Cnr: è ancora un fenomeno di contagio a cascata tra faglie adiacenti

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Non si è mai vista una serie di terremoti succedersi con queste modalità: la successione di quattro sismi di magnitudo superiore a 5 nell’arco di tre ore “è un fenomeno nuovo nella storia recente per le modalità con le quali si manifestato”. Lo ha detto il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). L’epicentro è stato localizzato nell’aquilano, generato dallo stesso sistema di faglie attivato il 24 agosto, ma a generare il terremoto di oggi è un segmento diverso: “Un fenomeno di contagio sismico”

Approfondisci su RaiNews

Sfoglia il libro: Spaesati

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«Futuro e rovine sembrano termini incongrui. Eppure il racconto dell’Italia caduta ai margini e spaesata (dalle baite alpine del nord-ovest un tempo teatro della guerra partigiana, alle cascine della Bassa ora riabitate da Indiani fino ai borghi irpini, abruzzesi del post terremoto e alla Calabria dei tanti paesi abbandonati) suggerisce un vocabolario inatteso che ci attrezza al futuro impervio dei nostri giorni: la tenacia del fragile, la speranza nella memoria, il senso (così concreto in montagna) del limite troppo spesso varcato».

Clicca qui per leggere un estratto del libro di Antonella Tarpino, Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro

La schiena fragile del Paese

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Dal 1315 gli Appennini sono stati scossi da 148 eventi sismici superiori a 5,5 della scala Richter. E dalla prima casa antisismica di Pirro Ligorio (1570) si discute di regole.

«La città è stata cancellata di un soffio dalla superficie terrestre. Non esistono rovine; non esiste che un immenso strato di polvere, da cui sbucano strani, esilissimi, quasi trasparenti spettri di mura. Cancellate le case, cancellate le chiese, cancellate le piazze, cancellate le vie. Avezzano non è che un cimitero su cui mani pietose già incominciano a piantare croci».

Era il 16 gennaio del 1915. E Umberto Fracchia, sceso nella notte dal treno che lo aveva portato nella cittadina della Marsica epicentro di un terremoto devastante e così vicina all’Aquila e ad Amatrice, aveva la mano che tremava mentre scriveva il suo reportage per «L’Idea Nazionale»: «Non un palmo di terra fu risparmiato: nessuno riuscì a trovar salvezza nella fuga. Quelli che erano in casa ebbero tetti e mura addosso; quelli che erano per le vie furono schiacciati tra il doppio crollo degli edifici che avevano ai due lati. La città era costruita di fango; è ritornata fango».

Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera

L’inadeguatezza della Pa italiana alla prova delle emergenze

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Le calamità che hanno colpito negli ultimi anni L’Aquila, Roma, Genova per tre volte, la Sardegna, la Toscana, l’Emilia Romagna, le Marche, il Lazio, l’Umbria e ancora l’Abruzzo, impongono un cambio di paradigma della Pa, che non può limitarsi alla gestione dell’emergenza, ma che inevitabilmente deve ricondursi a un’azione strategica con il coinvolgimento di tutti gli attori in campo. Il comune denominatore che leggiamo ogni volta a consuntivo, infatti, è quello di amministrazioni incapaci di pianificare perché non hanno ancora elaborato un codice di gestione omogeneo in quanto manca il dialogo tra gli enti.

 

La terra torna a tremare nelle zone colpite dal sisma del 24 agosto. Crolla il campanile della chiesa di Sant’Agostino ad Amatrice. Il sindaco: “L’emergenza è la neve”. Scuole evacuate in Umbria e nel Lazio. Una vittima nel Teramano. La scossa più forte di magnitudo 5.5

A Roma nel 2012, a Genova nel 2014 e a Parma nel 2015 abbiamo assistito addirittura a istituzioni dello stato – sindaco e Protezione civile nello specifico – che si sono accusate reciprocamente, a conferma della disorganizzazione che alberga nella Pa quando si tratta di prevenire e gestire situazioni di crisi. I fatti di cronaca delle ultime ore, con la capitale dell’Italia nel caos dopo le quattro scosse di terremoto che hanno nuovamente colpito il centro Italia perché nessuna istituzione era in grado di impartire una direttiva lasciando addirittura alle singole maestre l’onere e la responsabilità di decidere cosa fare con gli studenti, hanno messo ancora una volta sul banco degli imputati la Pa e la sua cronica inadeguatezza nel procedere a una corretta analisi del rischio, che presuppone una capacità di predisporre in modo efficiente la propria struttura organizzativa.

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