Cooperazione: dove finiscono i nostri soldi?

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L’Italia ha stanziato 3 miliardi di euro per la cooperazione, è al quarto posto tra i paesi donatori europei. Il viaggio in Africa di Sandro Cappelletto pubblicato sulla Stampa di ieri, ha aperto il dibattito sulla cooperazione internazionale, sul “business della carità”. Dove vanno i soldi che doniamo – si chiedono stamattina alcuni ascoltatori, e come funziona la trasparenza?

Gli ospiti del 31 gennaio 2017

Mario Giro, vice ministro degli Esteri con delega alla Cooperazione Internazionale

Silvia Stilli, portavoce di AOI (Cooperazione e solidarietà internazionale)

Nino Sergipresidente onorario di Intersos, storica Ong italiana

Luciano Carrinooggi presidente di Kip International School (scuola che collabora con l’Onu su sviluppo e cooperazione), per molti anni esperto della Farnesina, autore del libro appena uscito Perle e pirati. Critica della cooperazione allo sviluppo e nuovo multilateralismo (Erickson)

Jean Leonard Touadiconsulente Fao per l’Africa, co-presidente dell’Unità di ricerca Africa della Società Geografica Italiana

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4 commenti

  • Io lavoro per l’ONU. Trasparenza è un must per tutti gli operatori internazionali. Diverso è l’impatto che merita particolare attenzione. Le regole per la messa in opera di progetti devono essere snellite da burocrazia…..

  • Sono un operatore della Cooperazione. Circa un anno fa mi trovavo ad operare (sono un chirurgo) in un ospedale della Sierra Leone, in periodo Ebola, e notai i grossi e moderni pick up dell’amministratore dell’ospedale, un frate locale, contrapposti alla povertà dei mezzi della sala operatoria. Venne a visitare l’ospedale una delegazione del Parlamento Europeo, fra cui un deputato 5S, ed io diedi il consiglio al frate di far sparire il grosso pick up. Poi lui mi disse che con i soldi che il Parlamento Europeo gli forniva avrebbe acquistato altri 2 pick up, a mio giudizio assolutamente inutili, ma che facevano molto status. Per la cronaca la chiesa dell’ospedale era abbandonata e devastata e i frati non andavano nemmeno la domenica a messa.
    Antonio
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  • Io do soldi ogni mese ad Amref, a Medici senza frontiere e faccio volontariato all’ Unicef. In questa organizzazione ci sono tanti volontari che si danno tantissimo da fare e poi ci sono degli impiegati che ci devono coordinare e devono promuovere il brand per raccogliere fondi. Dovrebbero anche loro essere dei volontari e magari pagare il telefono e magari anche internet con cui tengono le relazioni con privati e volontari? Continuamente Unicef è impegnata alla riduzione dei costi ve lo assicuro, ma non possono proprio essere eliminati.

  • Vogliamo portare il nostro contributo alla discussione con le parole del Presidente di Mani Tese Valerio Bini:
    “La cooperazione non è fatta di interventi ‘spot’ ma di relazioni fra pari che durano anni se non decenni dove i rapporti con i beneficiari sono costanti e frequenti. La relazione costante permette non solo di costruire un percorso co-partecipato ma garantisce anche che i fondi vengano usati correttamente.
    Mani Tese per esempio opera in Burkina Faso da 25 anni – io stesso sono stato in quel Paese molte volte per seguire sul campo le nostre attività – e investiamo in sviluppo non meno dell’84% dei fondi raccolti”.
    (I nostri progetti in Burkina Faso: http://www.manitese.it/paese/burkina-faso/)

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