Monthly Archives: gennaio 2017

Le frontiere di Trump: un caso mondiale. Ascolta la puntata

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Le immagini e i cartelli tra le mani negli aeroporti in Usa, la folla che protesta a Ny e in altre città, gli avvocati seduti per terra che lavorano pro bono per assistere chi ne ha bisogno, le reazioni internazionali e quelle del mondo musulmano. Tutto questo intorno a Trump e al suo bando che 16 procuratori dichiarano incostituzionale.

Gli ospiti del 30 gennaio 2017

Martino Mazzonis,  giornalista, americanista, vive tra gli Usa e l’Italia,  scrive su Left su cui ha  appena firmato il pezzo “Perché il bando agli immigrati di Trump è illegale e altre cose da sapere”; tra i suoi libri ricordiamo Tea party. La rivolta populista e la destra americana (Marsilio, 2012)
Gianfranco Schiavone, fa parte del direttivo ASGI, Associazione di Studi Giuridici sull’Immigrazione
Danilo Ceccarelli,  corrispondente dalla Francia per Huffington Post,
Laura Zanfrini,  insegna Sociologia delle migrazioni alla Cattolica di Milano. Tra i suoi libri Introduzione alla Sociologia delle Migrazioni (Laterza, 2016), Sociologia della convivenza interetnica(Laterza, 2004)
Arturo Varvelli, ricercatore Ispi, e autore di La Libia e l’Italia. Dalla guerra di conquista del 1911 a oggi (Edizioni del Capricorno, 2016) e Dopo Gheddafi. Democrazia e petrolio nella nuova Libia (Fazi Editore, 2012)

Ascolta la puntata

E il muro di Calais?

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Noi europei critichiamo Trump, dice un’ascoltatrice, ma anche noi abbiamo i nostri muri. E a Calais il muro voluto da Londra funziona? The Jungle è stata sgomberata come aveva promesso Hollande?

Danilo Ceccarelli corrispondente dalla Francia per Huffington Post

Le migrazioni come “fatto totale sociale” contro il “neorazzismo culturale”.

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Il discorso ambiguo sulle migrazioni (a cura di) Salvatore Palidda è una raccolta di saggi, che analizza il significato e il funzionamento del discorso sulle migrazioni nella contemporaneità e i suoi termini. Una delle tesi centrali è che le migrazioni siano da studiare come un fatto sociale totale o come un fatto politico totale, mettendole in relazione con i mutamenti degli assetti politici, sociali, economici e culturali delle società d’emigrazione e d’immigrazione. Rifacendosi ai contributi di Finzi, Etang-Peraldi, Scrinzi e Rahmi, ci ricordano che pochi anni fa “gli altri” eravamo “noi”. L’immigrazione è lo specchio della società nel suo complesso e non può essere studiata da punti di vista parziali.

Qui la recensione completa di Andrea Macciò da Era Superba 

L’Europa e la crisi dei rifugiati: una sfida per la nostra civiltà

euro1_0The current refugee crisis is emblematic of Europe’s ambivalence and failure to manage forced migrations in the present time. Despite being the cradle of human rights and of the very concept of political asylum, Europe is at the same time dominated by the securitarian logic that currently prevails on a global level. Faced with largest movement of migrants and refugees since World War II, Europe has displayed the arbitrariness of its borders, both internal and external.

Leggi l’articolo Laura Zanfrini, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

 

Perché il bando agli immigrati di Trump è illegale (e altre cose da sapere)

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È più che la notizia di questi giorni: è un ritorno indietro di 15 anni, ma senza la giustificazione sbagliata di un attentato come quello dell’11 settembre. L’ordine esecutivo di Donald Trump che vieta l’ingresso da 7 Paesi, ferma la concessione di visti e aumenta la quantità di tempo e procedure per ottenerne se si viene da un Paese a maggioranza musulmana è anche un obrobrio giuridico. E come tale è stato affrontato, oltre che con decine di manifestazioni e mobilitazioni in tutti i grandi aeroporti d’America. Che si sono ripetute anche ieri.

In queste ore Merkel ha fatto lezione di Convenzione di Ginevra (quella sui rifugiati) a Trump, nei Paesi musulmani infuria la protesta e il senatore repubblicano McCain ha detto che l’ordine è un favore all’Isis. Dopo il caos che l’ordine ha generato, la Casa Bianca fa sapere che verrà modificato e il presidente ne ha difeso la ratio pur sostenendo che non è diretto ai musulmani «come i media sostengono falsamente». La prima stesura prevede il divieto di ingresso anche a chi ha una Green Card, ovvero vive e lavora stabilmente negli Stati Uniti (e magari è andato in viaggio di affari o in vacanza): sabato scorso 200 dipendenti di Google sono rimasti a casa per questo, professori non sono saliti sugli aerei e così via. Sembra che quesa e altre cose cambieranno (in fondo spieghiamo come mai la prima stesura conteneva questa parte).

Proteste anche in Europa: all’aeroporto di Amsterdam ci sono state manifestazioni e in Gran Bretagna una petizione che chiede di annullare la visita di Stati del presidente Usa a Londra ha raccolto un milioni di firme in un giorno.

Ma cosa dice, perché è illegale, da cosa è ispirato e chi sono gli avvocati che hanno impedito che centinaia di persone giunte negli Usa fossero rispedite a casa come l’iracheno che ha fato l’interprete per l’esercito Usa per dieci anni e la sua famiglia, tirato fuori dal Terminal 4 del Jfk di New York dopo 16 ore?

Cosa dice l’ordine

Perché è illegale?

Perché l’elenco dei Paesi contenuto nell’ordine è un paradosso?

Per conoscere tutte le risposte leggi l’articolo completo di Martino Mazzonis su Left

Migranti: preoccupazione per l’accordo Unione Europea-Libia

L’Unione Europea continuerà a chiedere una equa divisone dei rifugiati. E’ questa la risposta della Commissione europea all’annuncio del presidente Trump che gli Stati Uniti bloccheranno l’accoglienza dei rifugiati, siriani compresi. Intanto però l’Ue deve fare i conti anche al proprio interno con il mancato ricollocamento dei migranti arrivati in Grecia e Italia.

Spero che si facciano passi avanti in solidarietà: il Commissario europeo Avramopoulos, oggi a Malta per la riunione informale dei ministri degli interni Ue, ha così chiesto ai Paesi dell’Unione che si sblocchi la questione del ricollocamento dei migranti. Dal 2015, da quando cioè vi fu l’accordo per la divisione delle 160mila persone arrivate in Grecia e in Italia, soltanto 11mila sono state reinsediate in 21 Stati e il piano scadrà il prossimo settembre. Mancano, intanto, pochi giorni alla riunione dei capi di Stato e di governo a Malta il prossimo 3 febbraio, in cui si dovranno discutere le modalità per gestire la rotta del Mediterraneo centrale. In agenda:  la necessità di ridurre il numero delle traversate per salvare vite umane, così come l’urgenza di intensificare la lotta contro scafisti e trafficanti. In realtà non sono poche le preoccupazioni di organizzazioni come il Centro Astalli,  per le quali l’unica proposta politica dell’Unione è quella di trovare un accordo con la Libia per bloccare i flussi e chiudere le frontiere. Lo scandalo denunciato è che ”pur di non salvare vite umane, pur di non attivare canali umanitari per chi fugge da guerre e persecuzioni, pur di non investire in politiche di accoglienza e integrazione si fanno accordi scandalosi con governi non democratici”.

Approfondisci su RadioVaticana

Il rischio di un ritorno della “Jungle” di Calais

epaselect epa04981273 Migrants argue with French riot police during a demonstration at the Terminal Ferry to protest against their life conditions in the makeshift migrant camp the 'Jungle', in Calais, France, 17 October 2015. More than 3,000 migrants live in the camp according to associations and non-governmental organizations (NGOs), waiting for a chance to cross into Britain.  EPA/YOAN VALAT

EPA/YOAN VALAT

A due mesi dallo smantellamento della “jungle”, Calais continua a dover fare i conti con l’emergenza migranti. A nulla sembra essere servita l’evacuazione del campo avvenuta a fine ottobre e il conseguente trasferimento di quasi 7000 rifugiati nei CAO (centri di accoglienza e orientamento) sparsi in tutta la Francia. Il sogno di arrivare in Gran Bretagna ha spinto in questi ultimi giorni alcuni migranti a scappare dai centri per tornare nei pressi della cittadina portuale. Tra questi si contano diverse decine di minori non accompagnati, di un’età compresa tra i 15 e i 17 anni, che cercano di attraversare la Manica per raggiungere le rispettive famiglie residenti in Inghilterra. Per l’associazione France terre d’Asile, il 15% dei minorenni recensiti avrebbe già scelto di tornare a Calais.

Gli accordi presi tra Parigi e Londra lo scorso marzo si sono mostrati fino ad ora inefficaci. Seguendo dei criteri aleatori non molto chiari, la Gran Bretagna ha rifiutato l’accesso a più di mille giovani, rompendo il patto che prevedeva il trasferimento di tutti coloro che avessero almeno un familiare residente nel Regno Unito.

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Cosa sono e che effetti (reali) hanno gli «ordini esecutivi» firmati da Trump

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Gli ordini esecutivi sono disposizioni firmate dal presidente degli Stati Uniti che hanno l’obiettivo di mostrare le priorità della presidenza. Non sono definiti dalla Costituzione ma il potere di emettere ordini esecutivi è garantito dall’articolo II della Costituzione stessa, che tutela le azioni esecutive del presidente degli Stati Uniti. Riguardano solo ed esclusivamente l’indirizzo del governo federale: i singoli Stati non sono tenuti ad adeguarsi e nessuna disposizione può contare sul sostegno economico del Tesoro. Una volta emesso, l’ordine viene iscritto nel registro federale (quello dell’attività di governo) e sia il Congresso sia la Corte suprema hanno la facoltà di modificarlo e revocarlo. Tecnicamente la funzione degli ordini è quella di«facilitare il lavoro dei funzionari di governo nelle gestione delle loro attività»

Serena Danna sul Corriere della Sera

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