Monthly Archives: gennaio 2017

Il nuovo piano dell’Unione europea sull’immigrazione

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  • Il programma prevede lo stanziamento di 200 milioni di euro per bloccare l’arrivo di migranti dalla Libia e dal Nordafrica verso l’Italia e aumentare la sorveglianza delle frontiere. Questi fondi saranno presi dal fondo europeo per l’Africa.
  • In particolare sarà finanziato l’addestramento della guardia costiera libica, già avviato nel 2016 con l’operazione Sophia, che avrà il compito di pattugliare le coste e fermare la partenza delle imbarcazioni dalla Libia. Alla guardia costiera libica saranno forniti anche i mezzi per pattugliare le coste e i fondi per la manutenzione di questi mezzi.
  • L’obiettivo è quello di affidare alla guardia costiera libica le operazioni nelle acque libiche nelle quali i mezzi navali europei non hanno il permesso di entrare.
  • Entro la primavera del 2017 sarà lanciato il Seahorse Mediterranean network, un centro di coordinamento per il controllo delle frontiere a cui parteciperanno Cipro, Francia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. Algeria, Egitto e Tunisia potrebbero dare il loro sostegno. L’Europol, l’Interpol, Eunavformed e Frontex avranno un ruolo centrale in questo coordinamento.
  • Il piano prevede di sostenere l’ingresso in Libia – e in particolare nei centri di detenzione dei migranti – di organizzazioni umanitarie come l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).
  • Inoltre si punta a sostenere i programmi di rimpatrio volontario nei paesi di origine gestiti dall’Oim e di sostenere questi programmi di rimpatrio volontario anche dalla Libia con dei finanziamenti per i migranti che decidono di tornare indietro.
  • Sarà finanziato il pattugliamento delle frontiere meridionali delle Libia da parte delle autorità libiche.
  • Saranno promossi accordi con i paesi confinanti con la Libia, in particolare il Niger, per controllare le frontiere.

Leggi l’articolo completo su Internazionale

“Anna Frank e la famiglia furono respinti come rifugiati dagli Stati Uniti”

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“Gli sforzi di Otto Frank di portare la sua famiglia negli Stati Uniti si infransero contro la politica di immigrazione americana concepita per proteggere la sicurezza nazionale e per difendere il paese dall’influsso di migranti durante il periodo della guerra”, scrive Breitman. Lo storico ha ricostruito la trafila tentata dai Frank analizzando documenti lunghi più di 80 pagine, scoperti dall’YIVO Institute for Jewish Research. Secondo quanto emerso, neanche i contatti “d’affari” del padre con gli americani furono abbastanza per assicurare un ingresso alla sua famiglia.

“La storia sembra dispiegarsi lentamente a mano a mano che avanza lo scambio di lettere tra i continenti e da stato a stato”, scrive il New York Times dopo aver visionato i documenti. “Ogni pagina aggiunge uno strato di dolore mentre il processo tortuoso per entrare negli Stati Uniti – che comprendeva referenti, grandi somme di denaro, deposizioni scritte giurate e prove di quanto il loro ingresso avrebbe giovato al paese – svaniva”.

Ilaria Betti sull’Huffington Post (2015)

Trump, il bando sui rifugiati salva quelli con cui il presidente fa affari

Lo scopo dell’ordine esecutivo firmato il 27 gennaio è “proteggere la Nazione dall’ingresso del terrorismo straniero”. Ma nessuno dei 19 attentatori del’11 settembre proveniva da Iraq, Siria, Yemen, Libia, Somalia, Sudan o Iran, i 7 Paesi colpiti dal bando. Nessuno di questi è tra i maggiori esportatori di foreign fighter. E in nessuno di questi la “Trump Organization” ha interessi economici. La stampa d’oltreoceano: “Conflitto di interesse”

Nessuno dei 19 attentatori che l’11 settembre 2001 buttarono giù le Torri Gemelle di New York provenivano dai 7 Paesi colpiti dal bando. Nessuno di questi Stati è tra i maggiori esportatori di foreign fighter. In 5 di essi i caccia degli Stati Uniti bombardano l’Isis, in uno Washington ha truppe e basi militari, al settimo ha imposto per anni durissime sanzioni. In nessuno di questi Paesi la Trump Organization ha interessi economici. Nel pieno della bufera scatenata dall’ordine esecutivo con cui Donald Trump ha bloccato l’ingresso negli Usa cittadini di Iraq, Siria, Yemen, Libia, Somalia, Sudan e Iran, la stampa d’oltreoceano solleva dubbi sulle motivazioni e sulla strategia alla base delle scelte operate dal nuovo inquilino della Casa Bianca.

Alfano: «Quest’Europa non può dare lezioni agli Stati Uniti»

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Le misure di Donald Trump? «Non mi aspettavo nulla di diverso». I richiami dell’Unione europea all’Italia? «Non accetteremo imposizioni da nessuno, tantomeno da chi non rispetta i patti». Mentre il mondo guarda a quanto accade negli Stati Uniti e il nostro Paese è alla vigilia del confronto con Bruxelles in materia di conti pubblici, il ministro degli Esteri Angelino Alfano vola negli Emirati arabi per una serie di incontri con le autorità «e per ribadire la partnership strategica con i nostri imprenditori». Ma l’attenzione rimane puntata agli appuntamenti imminenti del governo.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiuso le frontiere. Crede che porterà avanti questa strategia?
«Trump in campagna elettorale ha detto delle cose e, sulla base delle cose che ha detto, ha vinto. Adesso le sta realizzando. Non sta facendo cose diverse da quelle promesse».

Leggi l’intervista di Fiorenza Sarzanini al ministro Alfano

Viaggio nelle carceri italiane

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Stefano Crescenzi aveva 37 anni, è morto in prigione, le sue condizioni di salute erano gravi ma non è stato scarcerato. A Cagliari intanto rischia di chiudere La Collina, comunità per i detenuti minorenni. Due telefonate stamattina ci portano nelle carceri italiane, dove qualcosa sta cambiando ma molto deve ancora cambiare.

Gli ospiti del 25 gennaio 2017

Dario Vannetiello, avvocato penalista, ha seguito il caso di Stefano Crescenzi

Mauro Palma garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale e fondatore e presidente onorario di Antigone

Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone  e presidente della Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili (Associazione Antigone 06 44363191), con Marco Ruotolo ha curato “Giustizia e carceri secondo Papa Francesco” (Jaca Book)

don Ettore Cannavera già cappellano dei detenuti minori a Cagliari, è responsabile della comunità per ragazzi (tra i 18 e i 25) in espiazione penale La collina di Serdiana in provincia di Cagliari che rischia la chiusura

Alberto Matano, giornalista del Tg1, dal 7 gennaio conduce su Rai3 il sabato alle 21.15 il programma Sono innocente, docu-fiction che racconta storie di innocenti finiti in carcere ingiustamente

“La Collina” di don Cannavera

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Una puntata di Uomini e profeti ha raccontato la comunità “La Collina”, vicino a Cagliari, in Sardegna, un centro di accoglienza per ragazzi (e ragazze) in situazioni di difficoltà, che usciti dal carcere (o scontando pene alternative) o sottratti a contesti degradati attraverso la responsabilità del lavoro e della vita in comune cercano di ricominciare una vita e di dare un senso alla loro storia. Don Ettore Cannavera, fondatore della Comunità e cappellano dell’Istituto penale minorile di Quartucciu, ci ha raccontato questa esperienza che dimostra la validità non solo del recupero individuale ma anche del vantaggio che rappresenta per la società tutta

Clicca qui per riascoltarla

Qui un articolo di denuncia per la chiusura della struttura

“Prigioni d’Italia” – Quando si chiude il gabbio: l’ingresso in carcere

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“Il silenzio, il nulla: è questo che si sente quando si chiude il gabbio”. L’ingresso in carcere raccontato dai detenuti, dagli operatori e dagli agenti della polizia penitenziaria. Dalla registrazione alle visite mediche: così si vive l’impatto con le sbarre. La prima puntata della serie prodotta da Repubblica Tv e Visualdesk in collaborazione con l’Associazione Antigone

Clicca sul sito di Repubblica per vedere il documentario di Andrea Gualtieri

 

 

 

Prigioni d’Italia. Il reportage dalle carceri di Antigone e Repubblica

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Nell’ambito del nostro osservatorio da aprile abbiamo girato diverse carceri italiane con le nostre videocamere. Insieme a noi c’era un giornalista di Repubblica.

Proprio insieme a questo giornale abbiamo realizzato un reportage dalle carceri. Attraverso una serie di puntate monotematiche racconteremo, attraverso le parole di detenuti, operatori e agenti della polizia penitenziaria cosa accade nelle prigioni italiane.

La prima puntata è dedicata all’ingresso in carcere. Dalla registrazione alle visite mediche: così si vive l’impatto con le sbarre.

Visita il sito di Antigone per approfondire

Il fallimento del carcere

La prigione è sempre più presente nelle nostre società. Negli ultimi decenni in Francia, negli Stati Uniti e altrove, il numero di detenuti è nettamente aumentato e con esso la durata delle detenzioni. E i crimini violenti come gli omicidi volontari e gli stupri non sono diminuiti. È il segno che il ruolo sempre più importante che viene dato al carcere per risolvere questioni sociali come la droga o l’immigrazione è un problema politico. Secondo alcuni, addirittura, la crisi dello stato sociale ha prodotto uno stato penale che cerca di eliminare la miseria criminalizzandola.

Leggi Giulio Milani su Farhad Khosrokhavar, Prisons de France (Robert Laffont, 676 pagine) su Internazionale

L’uomo forte al comando

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Un uomo forte al potere? Un sondaggio Demos rivela la voglia diffusa nella società italiana dell’uomo solo al comando, diffusa soprattutto tra i giovani. Sembra non essere solo un modello italiano, ma anzi qualcosa nel vento che torna: Trump, Putin, Erdogan. Quanto sono forti questi leader, quanto la Merkel, spesso citata come l’unica donna forte, e soprattutto cosa significa questo bisogno di protezione dall’alto?

Gli ospiti del 24 gennaio 2017

Luigi Ceccarini, insegna alla Scuola di Scienze politiche e sociali dell’Università di Urbino, assieme ad Ilvo Diamanti e a Fabio Bordignon cura l’indagine annuale su Gli italiani e lo stato Demos-Repubblica.

Patrizia Catellani, insegna Psicologia sociale e politica alla Cattolica di Milano, possiamo ricordare il suo Manuale di psicologia politica uscito per Il Mulino

Fabrizio Tonello, insegna Scienza politica all’ Università di Padova, ha lavorato negli Usati, alla University of Pittsburgh e alla Columbia. Tra i suoi lavori più recenti il pamphlet pubblicato nella collana “Utopie” di Feltrinelli, Desolation Row. Frome Democracy to Oligarchy, 1976-2016. Sul tema dell’Uomo Forte  ha scritto tre giorni fa sul manifesto: “Le fratture sociali che portano all’uomo forte”. Infine, su “Aspenia”, la crisi dei democratici e ciò che Trump può fare nei suoi primi 100 giorni

Emilio Gentile, insegna Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, ricordiamo il suo libro uscito l’anno scorso per Laterza  Il capo e la folla. La genesi della democrazia recitativa

Carlo Carboni,  insegna Sociologia Economica ad Ancona, tra i suoi titoli ricordiamo l’ultimo L’ implosione delle élite. Leader «contro» in Italia ed Europa (Rubbettino, 2015)

Tonia Mastrobuoni, corrispondente da Berlino per Repubblica

Ascolta la puntata del 24 gennaio 2017

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