Monthly Archives: febbraio 2017

Vasto: giustizia privata. Ascolta la puntata

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Andiamo a Vasto, dove un fatto di cronaca terribile aggiunge dolore al dolore. Il dolore di un marito che ha perso la moglie, l’omicidio del ragazzo che responsabile di questa morte, la reazione di una comunità divisa tra le eterne categorie di giustizia e vendetta.

Gli ospiti del 3 febbraio 2017

Flavia Amabile, giornalista della Stampa, inviata a Vasto,
Umberto Galimberti,  filosofo e psicanalista, tra i suoi libri ricordiamo L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani (Feltrinelli), I miti del nostro tempo (Feltrinelli)
Antonio De Salvia, criminologo, bioetico, docente all’Università del Perdono di Torino,
Primo Di Nicola,direttore, e primo abruzzese a dirigere il quotidiano  “il Centro”, già giornalista all’Espresso e al Fatto Quotidiano
Manuela Barbarossa, psicoanalista e presidente dell’Associazione AIVIS,(Associazione Italiana Vittime e Infortuni della Strada)

Ascolta la puntata

Galimberti: la nostra è una società “di pancia”, che rischia di autodistruggersi

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La vendetta è una catena interminabile. E chi si vendica carica il suo gesto di passione, mentre la giustizia è spassionata, razionale. Ma noi ormai votiamo per emozione, viviamo come allo stadio, (vedi Vasto divisa tra fan della vittima o dell’assassino). Ma la società così si autodistrugge

Il commento, potente, di Umberto Galimberti, filosofo e psicanalista

I fan dell’omicidio. Cosa c’è dietro i loro commenti?

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“La giustizia non esiste, vengono arrestati e poi dopo un anno te li ritrovi a spasso …..hai fatto bene Fabio, io sto con te!!!”

Questo commento di plauso all’assassino di Italo D’Elisa, è solo un esempio tra tanti della solidarietà diffusa al desiderio di vendetta di un uomo che aveva invece, evidentemente, bisogno di ben altro aiuto. C’è chi parla di complicità ambientale, di “claque dei giustizieri” (leggi qui). Che cosa c’è dietro questo messaggi? Che ne pensate?

Università del perdono

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Arriva a Torino l’Università del Perdono. E’ l’ultima idea di una serie di associazioni sparse per l’Italia, che hanno deciso di mettersi insieme e fondare una vera e propria Università.

La sede si trova nella città della Mole, in via Paolo Borsellino3. Le associazioni vogliono riuscire ad attirare l’attenzione su quella che viene definita giustizia riparativa: “Tutti noi siamo stati feriti, almeno una volta nella vita e questa ferita va curata, affrontata, non ignorata o peggio ancora rimossa”, spiega all’Adnkronos Juri Nervo, fondatore, insieme a padre Gianfranco Testa, dell”Università. “L’alternativa si chiamano rabbia e vendetta, che ci terrebbero prigionieri della nostra negatività. Per questo – continua – bisogna imparare a porsi di fronte al torto subito esaminandolo sotto diversi aspetti, e provare anche solo a pensare che l’offensore possa essere visto come un normale essere umano”. Insomma, un perdono che “fa bene non tanto a chi lo riceve, ma, soprattutto, a chi lo dispensa”.

Per i fondatori, il perdono è la base prima del riconoscimento dell’altro, indispensabile per avviare un percorso di pace, che vada oltre la sfera del religioso e approdi nella quotidianità delle persone. Ma non tutti però sono in grado di superare le difficoltà causate dal risentimento e dall’odio. Da qui la volontà di dare vita ad una vera e propria ‘missione’ che, a seconda dei casi, attraverso ‘corsi di perdono’, ad esempio, con tanto di lezioni e seminari, si possa giungere a coloro che sono rimasti soli o sono stati lasciati soli nell’affrontare il loro disagio.

Qui il sito

Sfoglia il libro: Dignità umana

Dignità-umanaL’importanza del tema della dignità umana è evidente, soprattutto se si considera come questa categoria risulti presupposta e impiegata nei dibattiti pubblici, e prima ancora nelle solenni Dichiarazioni degli organismi internazionali, dando quasi per scontata la sua portata semantica. Il rischio dell’usura delle parole, fino alla loro insignificanza, invade anche la prerogativa della dignità con la quale si è pensata la differenza antropologica e un corrispettivo criterio fondamentale per la relazione etica tra i soggetti umani.

Clicca qui per sfogliare la premessa del volume Dignità umana. Dialoghi interdisciplinari: filosofia, scienza e società di Giuseppe Zeppegno (ed.) e Mariella Lombardi Ricci (ed.)

Vasto, parla il padre di Italo: “Hanno ucciso un morto: contro di lui una campagna d’odio”

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Angelo D’Elisa racconta suo figlio dopo l’incidente nel quale ha travolto e ucciso una giovane donna: “Abbiamo scritto alla famiglia di Roberta. Non ci hanno risposto”

Seduto sul sedile posteriore dell’auto del suo avvocato, Angelo D’Elisa ha lo sguardo perso nel vuoto. Ha appena nominato il perito di parte, tra poco inizierà l’autopsia sul corpo di suo figlio. Abbassa il finestrino. Accenna persino un sorriso; gentile, stravolto.

È troppo tardi, Angelo, ma cosa direbbe all’uomo che ha ucciso suo figlio?
“Hai ammazzato un morto. L’odio non porta a niente”.

Era inevitabile?
“L’unica cosa che dovevano fare, Italo e Fabio, era incontrarsi. Parlarsi, abbracciarsi e piangere insieme. Magari sarebbero diventati amici, erano due persone buone. Insieme avrebbero cancellato questa maledetta campagna d’odio che seppellirà mio figlio e distruggerà del tutto anche lui: tutti noi, da allora, abbiamo sempre convissuto con il dolore per la morte di Roberta. Ne siamo ancora addolorati, sa? Anche oggi, dopo quello che è successo

Leggi l’intervista di Paolo G. Brera su Repubblica

“Punir”, l’ossessione contemporanea

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© Getty Images

Frustrazioni e insicurezze sono diventate l’alibi per giustificare la voglia di gogna. Dando per scontato che infliggere enormi sofferenze, sia efficace

Il 16 luglio 2015 Obama compì un gesto storico: la prima visita di un presidente americano in una prigione federale. Dopo aver parlato con sei persone ristrette, disse che gli errori da loro commessi in infanzia e gioventù «non erano troppo diversi da quelli che ho fatto io e da quelli che hanno fatto molti di voi. La differenza è che loro non hanno avuto le strutture di sostegno, le seconde possibilità, le risorse che li avrebbero resi in grado di superare tali errori».

In questa frase c’è l’onestà di un uomo che riconosce l’ingiustizia sociale alla base della diffusione del crimine; ma non solo. Cela anche un tentativo di rompere la distanza assoluta che vogliamo porre fra noi e chi ha compiuto un reato. È lungo questa falda che si sviluppa la riflessione di Didier Fassin, noto antropologo francese e autore del recentissimo Punir (Seuil 2017): un breve saggio che indaga le “ragioni di un’ossessione contemporanea”.

Continua a leggere Giorgio Fontana su Pagina99

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