Monthly Archives: febbraio 2017

Il cattivo italiano dei nostri ragazzi. Ascolta la puntata

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Scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi. Ieri la lettera-denuncia di 600 professori universitari sulle scarse competenze linguistiche dei nostri ragazzi, che vengono da lontano: non solo la tecnologia, per esempio, ma anche la svalutazione dell’ortografia. Non tutti però sembrano essere d’accordo, soprattutto sulle soluzioni.

Gli ospiti del 6 febbraio 2017

Giorgio Ragazzini, uno dei quattro docenti di scuola media e superiore del Gruppo di Firenze che ha promosso la lettera

Antonio Brusa, ha insegnato didattica della storia all’Università di Bari, oggi se ne occupa per l’istituto Ferruccio Parri

Cristiana De Santis, insegna Linguistica Italiana all’Università di Bologna – Scienze della formazione, ha appena pubblicato per Carocci Che cos’è la grammatica valenziale.

Cristina Lavinio, insegna Linguistica educativa all’Università di Cagliari

Francesco Codello, già maestro elementare e dirigente scolastico, ha scritto vari libri su educazione libertaria e anarchismo, redattore della rivista Libertaria

Ascolta la puntata

Il muscolo grammaticale va sempre allenato

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L’insegnamento della grammatica in Italia non è ancorato a studi scientifici ed è astratto, troppo nozionistico, lontano dalla vita vera…così ce lo si scorda presto: invece il “muscolo grammaticale” va allenato sempre, per tutto il ciclo di studi.

Ascolta qui Cristiana De Santis, linguista e pedagogista dell’Università di Bologna

All’università errori da terza elementare

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Strafalcioni inaccettabili in terza elementare, incapacità di comprendere un testo: la situazione per noi, sulla base delle nostre esperienze in cattedra, è grave e richiede interventi precisi, dal dettato ortografico al riassunto alla scrittura a mano

Ascolta qui Giorgio Ragazzini, insegnante del Gruppo di Firenze, promotore dell’appello dei 600

Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica

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Le Dieci tesi in questa redazione sono un testo collettivo preparato dai soci del GISCEL nell’inverno e primavera del 1975 e definitivamente approvato in una riunione tenutasi alla Casa della Cultura di Roma il 26 aprile 1975. Con tale testo il GISCEL, un gruppo costituitosi nel 1973 nell’ambito della SLl, intende definire i presupposti teorici basilari e le linee d’intervento dell’educazione linguistica, proponendole all’attenzione degli studiosi e degli insegnanti italiani e di tutte le forze che, oggi, in Italia, lavorano per una scuola democratica.

I. La centralità del linguaggio verbale
II. Il suo radicamento nella vita biologica, emozionale, intellettuale, sociale
III. Pluralità e complessità delle capacità linguistiche
IV. I diritti linguistici nella Costituzione
V. Caratteri della pedagogia linguistica tradizionale
VI. Inefficacia della pedagogia linguistica tradizionale
VII. Limiti della pedagogia linguistica tradizionale
VIII. Principi dell’educazione linguistica democratica
IX. Per un nuovo curriculum per gli insegnanti
X. Conclusione

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Il Libro: Liberi di imparare. L’esperienza di scuola non autoritaria in Italia e all’estero

9788888819778_0_0_700_80È possibile imparare senza essere obbligati a frequentare lezioni, senza essere sottoposti a voti e alla minaccia di una bocciatura? Il libro racconta le esperienze italiane di scuola democratica e i principi dell’educazione libertaria, la regolamentazione e i progetti in atto.

I veri protagonisti di Liberi d’imparare sono i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze che se lasciati liberi e autonomi, imparano in maniera originale e positiva. Cos’è una scuola democratica, cosa significa educazione libertaria, quali sono le caratteristiche principali e quali le sfumature che distinguono le diverse realtà presenti nel mondo? La narrazione di queste esperienze porta alla luce nuove pratiche autenticamente alternative al sistema dominante di istruzione. Ad esempio significati diversi sono attribuiti al ruolo dell’insegnante, a quello dei genitori e al concetto di valutazione. Vi sono inoltre varie opinioni sul significato di ‘”educare a essere” in contrapposizione a quello di “educare a dover essere” in un ambito radicalmente non autoritario. In appendice un quadro sulla realtà italiana, sull’homeschooling e sulle leggi che regolano l’istruzione.

Qui il libro di Francesco Codello e Irene Stella (Terra Nuova edizione)

La scuola capovolta

Il modo tradizionale di far scuola è minacciato da un ciclone. Con nome inglese lo chiamano flipped classroom, la classe ribaltata. La Khan academy di cui qui s’è già detto lo alimenta. E ora la cauta, sempre responsabile Associazione docenti italiani (Adi) gli dà il suo avallo nella newsletter del 5 novembre e chiama alla ribalta un ricercatore di Padova, Graziano Cecchinato, che nel suo sito moltiplica le testimonianze di classi flippate.

In molti paesi una sacra trinità ha presieduto da secoli alla vita della scuola: 1) silente ascolto in classe della lezione dell’insegnante che tra cattedra e lavagna racconta quel che nel libro è già scritto; 2) a casa studio (del libro) ed esercizi di applicazione dello studio; 3) di nuovo in classe, interrogazioni “alla cattedra” per verificare lo studio del libro.

Qua e là ci sono stati sempre insegnanti divergenti: l’insegnante “che non interroga mai”, perché in realtà interroga sempre, gira tra i banchi, costruisce passo dopo passo (“perde tempo”) comprensione e apprendimento degli studenti parlando con loro e annotando come interagiscono con lui e con lo studio; oppure insegnanti che, come faceva Mario Lodi, capovolgono la cattedra e, poggiata contro un muro, la usano come stia per far vedere come nascono e vivono i pulcini. Se si costruiscono e offrono agli studenti buoni video didattici da vedersi a casa quando vogliono, il tempo classe può essere dedicato interamente alla discussione e all’apprendimento attivo.

Tullio De Mauro su Internazionale (2012)

Homeschooling, unschooling: niente scuola e tanta “educazione”.

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Erika Di Martino – fotocredit Daniele Poerio 

Ci sono centinaia di persone in Italia che non vogliono rinunciare al diritto di educare in famiglia i propri figli: bambini, ragazzini, adolescenti che non vanno a scuola, ma che hanno comunque una vita piena e seguono un progetto formativo di cui si occupano direttamente i loro genitori.

Erika Di Martino, laureata in lingue e mamma di 5 figli, scrittrice, attivista sociale, è pioniera e riferimento per l’Homeschooling in Italia. Erika e la sua famiglia, attraverso i social e i siti Controscuola e Educazione Parentale, sono fonte di ispirazione per chi sceglie di portare avanti un percorso entusiasmante e particolare come questo.

Homeschooling, unschooling: come potremmo definire in breve queste modalità educative, per evitare i soliti fraintendimenti?

«L’istruzione non è lo scopo dell’unschooling, che in italiano si può tradurre con il termine “apprendimento naturale”. Lo scopo della nostra famiglia è quello di vivere insieme armoniosamente, lasciando che ognuno di noi segua le proprie inclinazioni. L’istruzione che ne deriva è concreta, permamente e ricca e ciò è dovuto al fatto che insieme viviamo un’esistenza intensa ed attiva. Lo scopo è di permettere ai nostri figli di scoprire quali sono le loro passioni e di perseguirle nella propria vita.

Continua a leggere l’intervista di Michela Rosati a Erika Di Martino

«Le scuole tengano viva la lezione di De Mauro sulla lingua italiana»

Caro direttore,
è passato un mese da quando il linguista ed ex Ministro dell’Istruzione Tullio De Mauro è mancato. La sua figura illustre ci ha lasciato in eredità una ricchezza che non deve restare confinata nelle pagine dei suoi volumi, ma va fatta rivivere tra i banchi di scuola.

Le studentesse e gli studenti devono poter beneficiare dei suoi anni di lavoro e di ricerca per comprendere quanta identità e quanta cittadinanza risieda nella nostra lingua, l’italiano. E quanto impegno costante ci è richiesto per non disperdere una parte fondamentale di noi. La lingua, come De Mauro ci ha ricordato con chiarezza, è una risorsa che dobbiamo usare con cura, per essere cittadini del mondo e per comunicare gli uni con gli altri al meglio.

L’iniziativa della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli in ricordo del grande linguista scomparso un mese fa: promuovere nelle scuole una riflessione su come migliorare la conoscenza della lingua italiana che è alla base del nostro sentirci una comunità. Continua a leggere qui

 

La lettera dei 600 docenti: “Molti studenti scrivono male, intervenite”

“Molti studenti scrivono male in italiano, servono interventi urgenti”.  E’ il contenuto della lettera che oltre 600 docenti universitari, accademici della Crusca, storici, filosofi, sociologi e economisti hanno inviato al governo e al parlamento per chiedere “interventi urgenti” per rimediare alle carenze dei loro studenti: “È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente”, si legge nel documento partito dal gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità e firmato, tra gli altri, da Ilvo Diamanti, Massimo Cacciari, Carlo Fusaro e Paola Mastrocola.

“Da tempo – continua la lettera – i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcune facoltà hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana”. Secondo i docenti, il sistema scolastico non reagisce in modo appropriato, “anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico”.

Leggi qui il testo dell’appello

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