Monthly Archives: febbraio 2017

Il Pianeta connesso: ma quali sono i rischi?

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5 miliardi di persone nel mondo, le connessioni mobili sono 8 miliardi, più connessioni che anime. Il 65% dell’umanità è on line e aumenta sempre di più, anche se in maniera disuguale. Questi sono i dati che emergono dal rapporto Cisco, il mondo disegnato dalla rete. E questo – dice Carmine – è IL tema: il tema su cui impegnarsi, il nodo su cui filosofi, sociologi, politici, devono concentrarsi, il punto da cui partire per analizzare e comprendere la rivoluzione della socialità e delle relazioni.

Gli ospiti del 7 febbraio 2017

Alberto Degradi,responsabile architetture e infrastrutture Cisco
Davide Bennato, insegna Sociologia dei media digitali all’Università di Catania. Autore di Sociologia dei media digitali. Relazioni sociali e processi comunicativi del web partecipativo (Laterza)
Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore dell’Università di Milano, editorialista di Avvenire. Tra i suoi libri L’età dello tsunami. Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente (con Barbara Tamborini) e Tutto troppo presto.L’educazione sessuale dei nostri figli nell’era di internet (De Agostini) Oggi partecipa al Safer Internet Day in Campidoglio, la giornata di sensibilizzazione sulla sicurezza in rete.
Remo Bodei, filosofo, tra i suoi ultimi libri Scomposizioni. Forme dell’individuo moderno (Il Mulino, 2016) e Generazioni. Età della vita, età delle cose (Laterza, 2014)

Ascolta la puntata

La vita nascosta dei cyber adolescenti

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I nostri figli vivono una doppia esistenza, quella fisica e una dove si perde il principio di realtà, si genera una nuova identità, sconosciuta agli adulti…ed è spesso una zona franca, dove i loro movimenti sono caotici, lesivi. Alcuni miei pazienti poi vengono interamente assorbiti dalla vita online.

Parla lo psicoterapeuta Alberto Pellai, autore di Tutto troppo presto. L’educazione sessuale dei nostri figli nell’era di internet

Lo spettacolo della violenza e la «promozione» del cyberbullismo.

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Esiste una relazione tra le biografie dei giovani d’oggi e i meccanismi della società dello spettacolo? Le nuove tecnologie della comunicazione hanno qualche responsabilità nella diffusione generalizzata di comportamenti aggressivi tra i giovani?
La tendenza alla spettacolarizzazione della realtà e alla disgregazione delle sfere pubblico/privato è stata inaugurata dai media elettronici.
Il vero disvelamento del retroscena (Meyrowitz, 1985) non è da attribuire alla televisione, ma alle nuove tecnologie della comunicazione, che soddisfano la voglia dei giovani di «mettersi in scena», portando alla ribalta la parte più intima di sé.

Leggi qui per saperne di più dalla rivista on line Quaderni di sociologia intervento di Simona Tirocchi

Analfabetismo digitale

Ieri 12%, oggi 42%. Questa la slide sulla banda larga che il governo ha presentato tra i successi dei suoi primi due anni di vita. Una slide controversa, non c’è che dire, visto che al di là delle percentuali, mancano fonti e indicazioni temporale. E che, al di là di queste “quisquilie”, c’è chi ha messo in evidenza come in quei dati non si dica cosa si intende per banda larga, a quale velocità si faccia riferimento, se si parli di copertura del territorio o di effettivo utilizzo. Per farla breve, difficile dare torto a chi parla di propaganda, e pure fatta male.

Tant’è. Il problema, semmai, è che qualunque sia il dato corretto, non ci stancheremo mai di ripetere che non è la banda larga – meglio: la sua assenza – la causa del ritardo digitale del nostro Paese. Ad esempio, se il 39% degli italiani non hanno mai usato internet in vita loro e se siamo al terz’ultimo posto nell’Europa a 28 Stati per percentuale di popolazione che usa Internet per interagire con la pubblica amministrazione – dato del 2014, la fonte è Eurostat – forse non è solo un problema di infrastruttura, ma anche e soprattutto di domanda e offerta. O, se preferite, da ambo i lati, di formazione e conoscenza.

A fronte di un aumento delle connessioni in banda larga di circa quaranta punti percentuali in meno di dieci anni, le abilità informatiche della popolazione italiana sono rimaste sostanzialmente al palo.
In questo senso, altri dati Eurostat ci vengono in soccorso. Di più, mettono una pietra tombale sulla discussione. Il primo: a fronte di un aumento delle connessioni in banda larga di circa quaranta punti percentuali in meno di dieci anni, le abilità informatiche della popolazione italiana sono rimaste sostanzialmente al palo. E ancora: quasi tutte le imprese hanno una connessione veloce, ma quelle che hanno uno sbocco commerciale online sono ancora molto vicine allo zero.

Leggi un estratto di “Al posto tuo” di Riccardo Staglianò

Qual è l’ultima volta che avete comprato un biglietto del treno allo sportello invece di farlo online? O un cd in un negozio di dischi? O che avete messo piede in banca? Non siete i soli. Il risultato individuale è una maggiore convenienza immediatstaglianoa, quello collettivo è la fine di quei lavori. È una schizofrenia che ci riguarda tutti. Le macchine hanno sempre rimpiazzato gli uomini. Prima però lo facevano nei compiti pesanti, colpendo i colletti blu. Ora sostituiscono il lavoro dei colletti bianchi. In passato l’aumento della produttività dato dalla tecnologia si trasformava in piú ricchezza per la società: se uno perdeva il lavoro in manifattura ne trovava un altro nei servizi. Ormai le macchine corrono troppo forte e distruggono piú posti di quanti non riescano a creare. Web e robot, dunque, dopo globalizzazione e finanza, stanno uccidendo la classe media. Perché piú le macchine diventano a buon mercato, piú gli esseri umani sembrano cari in confronto. Questo libro è un viaggio in un futuro che è già arrivato, a cui stiamo pagando un prezzo cruento, ma dall’esito non inevitabile. A patto che ce ne rendiamo conto, prendendo delle radicali contromisure.

Clicca qui per sfogliare il prologo di “Al posto tuo” di Riccardo Staglianò (Einaudi)

“Il cerchio” di Eggers, Orwell “incontra” Internet.

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Facebook, Twitter e Youtube non possono che impallidire di fronte a SeeChange e TruYou. Parola di Dave Eggers che nel suo nuovo romanzo “Il Cerchio”, appena uscito in libreria per Mondadori, racconta un futuro distopico fatto di totalizzante ma dolce controllo 24/7 da parte di nuovi software e app creati dell’azienda ultra hi-tech The Circle, prototipo avveniristico della quotidianità definitivamente digitalizzata situato in uno spazio simile alla Silicon Valley. Videocamerine ultraleggere, grandi come una goccia d’acqua e ad energia solare a soli 59 dollari, le prime; un singolo e definitivo account per l’identità online che azzera troll e rende civile ogni forum web, il secondo.

Davide Turrini sul Fatto Quotidiano (recensione del 2014)

Il libro: Adolescenti navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali

“Adolescenti navigati”, nato dalla lunga esperienza dell’autore come psicoterapeuta di numerosi ragazzi e delle loro famiglie, suggerisce, attraverso esempi e indicazioni estremamente pratiche, strategie educative autorevoli ed efficaci per rispondere alle esigenze evolutive dei nativi digitali. Rivolto a genitori, insegnanti, educatori e counselor, il libro aiuta a comprendere e sostenere preadolescenti e adolescenti nella fase più delicata della loro crescita, trovando soluzioni alle difficoltà più comuni e insegnando come: capire chi è, e come interagire con, un nativo digitale; rivedere le funzioni paterne e materne nell’era di internet; gestire i rapporti scolastici con insegnanti e dirigenti; trovare il giusto equilibrio tra l’esigenza di controllo e il bisogno di fiducia.

  • COP_Adolescenti-navigati_590-0781-4Quali sono le difficoltà che padri e madri incontrano oggi nell’esercitare la funzione paterna e materna?

Il passaggio a un nuovo modello educativo familiare, che ho chiamato “dal padre simbolico alla madre virtuale”, richiede una continua reinterpretazione dei ruoli genitoriali per nulla semplice nella complessità sociale odierna. Tra le tante difficoltà ci sono la necessità materna di coniugare distanza corporea e vicinanza emotiva e la difficile declinazione di una paternità che ha rinunciato alla violenza ma che fatica ad individuare una nuova e riconosciuta forma di autorevolezza. Madri e padri devono inoltre fare i conti con un contesto, come quello attuale, dove è aumentata la forza orientativa dei coetanei e l’influenza della cultura massmediatica e di internet. I genitori si costituiscono come modelli di identificazione sempre meno esclusivi, rispetto al passato, e già da piccolissimi i figli crescono immersi nelle relazioni con i propri coetanei e nelle animazioni televisive e in rete che scandiscono la quotidianità. Tra i tanti esempi possibili, si pensi al modello di padre evocato da Papà Pig, in uno dei format animati di maggior successo in Italia e nel mondo.

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Mettiamo in guardia i ragazzi dai pericoli del web

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La chiamano ”Generazione Z”. Sono tutti quei ragazzi nati tra la metà degli anni ’90 e il primo decennio del nuovo millennio. Alcuni sono maggiorenni, altri poco più che adolescenti. Una cosa li accomuna: sono cresciuti tra smartphone, tablet, Internet e computer e non sanno che prima esisteva un’era in cui questi dispositivi non esistevano o non erano alla portata di tutti. Conoscono alla perfezione come funzionano ma, nonostante questo, non comprendono fino in fondo che insidie si possono nascondere dietro lo schermo.

Osservatorio cyberbullismo: Il dizionario dei pericoli 2.0

Una generazione sempre connessa. Gli ultimi numeri sul comportamento dei minori italiani sul web invitano alla massima attenzione. Secondo una ricerca commissionata dal Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) e realizzata dall’Università di Firenze e Skuola.net, il portale dedicato ai più giovani che da anni ha un focus proprio su queste tematiche, il 19% dei teenager dice di essere connesso tra le 5 e le 10 ore al giorno e quasi 1 su 5 di non poter fare a meno di Internet (neanche a scuola), rimanendo sempre online. In totale, dunque, il 40% passa buona parte della giornata navigando. I social network sono il loro terreno di ‘battaglia’ preferito: più del 90% del campione analizzato ammette di usare le chat – di cui WhatsApp è la regina incontrastata – ogni giorno; qualcuno lo fa anche di notte (innescando il fenomeno del vamping). “Il fatto che i teenager passino più tempo online che in altri luoghi fisici – commenta il direttore di Skuola.net, Daniele Grassucci – ci dice chiaramente come la virtualità sia per loro più reale di quello che noi siamo abituati a pensare”.

Marcello Gelardini su Repubblica

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