Monthly Archives: febbraio 2017

Il lavoro che non c’è. Ascolta la puntata

lavoro

Il lavoro che non c’è, la difficoltà di fare impresa, la disoccupazione giovanile in crescita. Questa è la realtà che attraversa le telefonate di stamattina a Prima Pagina, insieme alla tristezza per Michele, il trentenne friulano che si è tolto la vita denunciando la sua esclusione dalla società, dal mondo del lavoro, la solitudine della sua generazione senza futuro.

Gli ospiti dell’8 febbraio 2017

Fulvia Buazzone, manager, ideatrice del Festival dei Giovani (4-7 aprile Gaeta)

Angelo Cassin, psichiatra, direttore dipartimento AAS 5 Pordenone

Elena Del Giudice, giornalista del Messaggero veneto, in margine alla vicenda di Michele ha firmato il pezzo Disoccupati o inattivi: la condanna dei giovani

Gianfranco Viesti, insegna Economia applicata all’Università di Bari, tra i suoi libri citiamo Università in declino. Un’indagine sugli atenei da Nord a Sud (Donzelli, 2016). Tra gli altri Più lavoro, più talenti. Giovani, donne, sud. Le risposte alla crisi (Donzelli, 2010); quello firmato insieme a Dario Di Vico Cacciavite, Robot e tablet. Come far ripartire le imprese (Il Mulino, 2014)
Renato Quaglia, direttore del Future Forum di Udine

Ascolta la puntata

Vicini a Michele, ucciso dal precariato. Lo capiamo. Una lettera meravigliosa… Le reazioni del pubblico di Radio3, uno specchio del paese?

giovani-disagio18

La lettera di Michele, 30enne suicidaucciso dal precariato” (dicono i genitori), ha aperto uno squarcio sul disagio di molti ascoltatori. Che alla trasmissione di oggi hanno reagito così. Qui sotto alcuni messaggi, raccolti a campione, come ci sono arrivati. Un piccolo saggio dell’Italia 2017 tra disoccupazione e paura del futuro.

Io a Palermo mi sento molto vicina a Michele. Attraverso un periodo orribile. In cui a 35 anni, ultra formata, con laurea dottorato e conoscenza delle lingue straniere (non una ma tre) non vedo nessun futuro. Questo paese ci respinge. Come uomini e donne. Ci schiaccia e infine ci uccide.

Lo capisco profondamente questo ragazzo. Per tutto quello che dice. La sua scelta va rispettata. Elena

La lettera di Michele è meravigliosa! Incute grande rispetto! Mi fa piangere. Amelia

La lettera di Michele è molto più drammatica di quella che potrebbe sembrare perché parte da una città come Udine. Immaginiamo quindi quanto è carico di dolore tutto il nostro paese, e il sud Italia che sempre più rapidamente somiglia a una realtà da Terzo Mondo da cui scappare. Gaspare da Palermo

Agghiacciata dentro come madre di un quasi coetaneo di Michele e cittadina,mi sembra che oggi in Italia manchi “umanità”, analfabetismo relazionale da parte degli adulti nei loro ruoli non più chiari in una realtà determinata solo dal denaro come valore oltre ogni etica”al di là del bene e del male”.claudia

Parole sante ¡!! La italia non è fatta per chi uol fare ma per chi non ha o risulta non abbia niente e non vuol fare niente….o chi ha tantissimo!!! Luca dal friuli

Michele un caso estremo che mette a nudo ancora una volta il sentire del nostri giovani che vedono il futuro come un “buco nero”in questo paese gerontocratico in maniera pessima per convenienza politica e in crisi economica continua.Poi mancanza di formazione studi scolastici mal condotti merito calpestato.Paola

La cosa più triste è che questa lettera verrà dimenticata nel giro di una settimana. Il governo e il parlamento dovrebbero approvare un piano decennale per la manutenzione dell’intero territorio italiano: strade, frane, coste, terreni abbandonati ecc. ecc. In questo modo si creerebbero grandi opportunità di lavoro per singoli e micro imprese. I soldi vanno presi la dov’è ci sono , dai ricchi(oltre 100 mola euro anno) e dai fondi strutturali europei che prevedono anche interventi per l’ambiente. Fulvio da Vicenza

La società italiana non sta ‘sfruttando’ la competenza dei 30/40enni. Ho 44 anni, sono ricercatrice precaria in idrogeologia, lavoro all’università da 15 anni. Vorrei mettere a frutto le mie competenze in campo ambientale (ambito devastato nel nostro paese e dalle prospettive assolutamente non ben valutate). Non c’è possibilità e soprattutto c’è un voluto ostacolo politico in questo senso. Come me tantissime altre persone…Sara da Roma

Ho 37 anni e solo l’amore di mio marito e della mia famiglia, oltre all’aiuto di una brava psicanalista, mi hanno aiutato a non finire come il povero Michele. Anche io tagliata fuori, ogni volta gelata alla domanda “tu di cosa ti occupi?”, a proposito di identificazione con il lavoro. Negli ultimi due anni mi sono chiusa in casa, ho studiato per un concorso, che con enorme sacrificio ho infine vinto. Ora vivo a 1000km da casa, non avrò figli perché a furia di rimandare, di aspettare il momento giusto, non posso più averne. Ma ho un lavoro, un’identità, e sono viva. Cosa sanno i nostri governanti di ciò che viviamo in questo paese ingiusto? Maria A., Milano

Salve, sono una ragazza di 25 anni. Lavoro come Freelance come traduttrice in Italia: ho lasciato un buon lavoro a Londra , dove ho vissuto per un anno, perché “banalmente” volevo stare più vicina ai miei affetti. Mi scontro ogni giorno con le difficoltà di gestire una piccola attività imprenditoriale in questo paese: tasse alte, nessuna garanzia in caso di malattia per i Freelance, sistemi burocratici farraginosi. Nonostante ciò mi sento fortunata, perché ho un buon lavoro. Ma mi chiedo: non si potrebbero agevolare questi giovani che pagano le tasse, fanno tutto in regola e cercano di crearselo, un lavoro, in un mercato che annaspa? Io vedo troppo garantismo e impunità per chi lavora da decenni in nero, ad esempio. Grazie, E.

Negli anni ’70 ero una teenager e tutta quella forza e quella voglia di vivere, retaggio dei ’60, mi ha portato a costruire una professione nella pubblicità e poi nell’informazione. Ancora mi sostiene quell’energia quasi sempre ancora oggi, che come molti ex free lance di certi settori, vivo di “lavoretti”. Noi cinquantenni “forever young” per forza, precari di ritorno, viviamo una situazione analoga a quella dei giovani, con i quali sono solidale

Buongiorno, mi chiamo Mattia e scrivo da Roma. Oggi più di altri giorni mi sento chiamato in causa: ho 28 anni e sto provando ad aprire una piccola falegnameria. Sono fra quella parte di giovani che si impegna per costruire una condizione lavorativa dignitosa e cerca, nonostante le risposte poco convincenti e alla grande disorganizzazione che si incontrano a livello istituzionale, di non lasciare il mio paese e di non perdere la speranza.

Ho 42 e sono precario.Affronto il futuro solo per non lasciar sola mia figlia.Il futuro e la speranza sono oramai un privilegio.Gino di Porciano

Sono Federico, ho 33 anni. Sono padre di due bimbe. Sono una partita iva. Non voglio essere provocatorio, ma mi sembra che non riusciamo a discutere di questo tema tentando di fare un passo avanti. Ogni qualvolta accade qualcosa che ci turba (in quest’ultimo caso la lettera di un trentenne suicida) si riapre un dibattito che spesso non riesce ad andare oltre una serie di luoghi comuni. I dati ci dicono – e così le analisi delle prospettive future per il mercato del lavoro e dell’economia globale – che Bauman aveva ragione quando parlava di un “non più” alle nostre spalle e di un “non ancora” a cui dobbiamo guardare. Dobbiamo leggere il passato per capire dove si è verificato il corto circuito, interpretare il presente in maniera più attenta (senza scadere nel manicheismo e nelle semplificazioni), avere l’ambizione di determinare il futuro dentro schemi e paradigmi che abbiamo le caratteristiche del radicale cambiamento dell’esistente. Perché questa sottolineatura della radicalità? Semplicemente perché il modello – quello capitalistico – dentro il quale i nostri genitori sono cresciuti (e noi di conseguenza) sta mostrando tutte le sue fragilità, con conseguenze sociali, economiche e culturali che sono sotto gli occhi di tutti. Il “non ancora” è tutto da costruire e la nostra generazione ha il compito di esserne consapevole protagonista. Sapremo descrivere ipotesi utopiche che ricostruiscano identità comunitarie e collettive?

Ho rispetto per quel ragazzo un profondo rispetto e tanta amarezza. E un problema diffuso più di quanto si pensi e il fatto è che non si trovano responsabili…

Durante la mia permanenza in Germania l’anno scorso, Monaco era tappezzata di pubblicità che spiegavano che c’era dignità nella scelta di scuole professionali. Serve un cambiamento culturale, ma quando io, e tutti i miei amici, eravamo giovani, ora ho 46 anni, raccogliere mele e altro era normalissimo, nessuno si sentiva sminuito nella dignità. ridefinite il concetto di dignità e avrete risolto parte del problema. alessandro-trento

Ester di Torino, e’ una lettera che nasconde una profonda solitudine affettiva: l’altro genere non aveva bisogno di lui: e’ qui la chiave di una comprensione che non puo’ che essere plurale perche’ allora cos pensare alle migliaia di giovani che dall’Africa partono rischiando la vita per arrivare nel mondo che Michele abbandona ? ” Non e’ questo il mondo che doveva essere consegnato ” ……….attenzione . c’ e’ gente che rischia la vita per arrivare in questo mondo

Non so esprimere quanto mi dolgo per questo giovane uomo che si è tolto la vita, tristezza e paura per un futuro che dovrà accogliere anche mio figlio ….. Come abbiamo fatto ad arrivare a tutto questo senza mai alzare la testa? Paola

Perche riduciamo tutto sempre solo alla mancanza di lavoro? I nostri talent show, i nostri social network, i media in generale, i nostri politici ,tutto ci educa alla competitività e all apparenza: se non riesci a vincere sei un nulla, questo è il problema . Matteo da Lucca

Bisognerebbe smettere di identificare la propria identità e il proprio sentirsi parte della comunità con il lavoro. Andrebbe cambiato il primo art. della Costituzione introducendo il concetto di partecipazione invece di lavoro. E insieme introdurre il reddito di cittadinanza.

Rispetto e dolore per un suicidio. Detto questo, non farei il parallelo tra condizioni del mondo del lavoro e della politica con un fenomeno iper soggettivo come il suicidio. Se vediamo le statistiche dei paesi con il più alto tasso di suicidi si vede che quelli in cui “si sta peggio” sono quelli in cui ci sono meno suicidi. Un pensiero alla famiglia. Paolo

Non è più solo il problema di trovare un lavoro adeguato ai propri studio ,ormai siamo oltre. è il problema che qualunque lavoro o lavoretto trovi è un lavoro precario , lavoro pagato a voucher ,è un lavoro in nero è un lavoro che anche se lo trovi e sei fortunato, non ti permette di vivere e di essere autonomo di crearti un futuro.questo vale tanto per i giovani per i quali è diventato un problema enorme quanto per chi come me è ad un certo punto ha smesso di fare il dipendente per forza di cose e si è trovato a fare l’artigiano .posso fare l’artigiano oggi solo ed esclusivamente perché come dipendente ho messo via dei Risparmi dei quali oggi vivo altrimenti non avrei potuto dedicarmi a qualcos’altro che mi piace ma che non mi permette di vivere. Quindi è semplicemente un problema di scelta politica di precarizzazione e di impoverimento di un paese ed è una scelta volontaria fatta dai nostri politici che si sono susseguiti a destra sinistra ma che non hanno mai smesso di rendere il lavoro sempre più povero. Rosanna

Ho un figlio che e’stato malamente esaminato a milano da una persona che parlava malamente l’inglese mentre lui ha padronanza della lingua tanto che a Londra lo scambiano per uno di madrelingua,e a Londra ora ha un lavoro prestigioso.Un altro mio figlio in Italia pensava di aver studiato l’aria fritta con unalaurea in pianoforte e una in composizione con otti.mi risultati.Ora negli USA e’ molto apprezzato ed ha ritrovato l’autostima lavorando come orgsnista e coach di opera lirica.Una mamma felice per il futuro dei figli

Quando vieni al mondo nulla è garantito….puoi nascere nel benessere come nella più assoluta indigenza. Questa è la dura realtà. Te la devi giocare e trovare comunque una ragione per andare avanti. Mi commuove la fragilità di questo ragazzo ma la soluzione da lui scelta non è condivisibile.

Ancora una volta si parla del disagio del vivere dei giovani perché ancora una volta un ragazzo si è suicidato. Il mondo è pieno di ragazzi con il disagio dell’esistenza, bisogna che qualcosa cambi. A quando se ne riparlerà? Al prossimo suicidio? Maria

É così Finché i nostri governanti non comprendono che il lavoro è importantissimo nella vita Ma la questione lavoro non è solo una questione sindacale ma esistenziale. Il lavoro moderno è diventato una forma di prostituzione Vale quanto è pagato all’ora Quanto sei giovane dovresti orientarti verso un lavoro che ti interessa non a ore o solo per arricchirti o sopravvivere. Noi italiani abbiamo attitudini imprenditoriali, ma hanno fatto di tutto per uccidere tutti i settori artigianali ecc ecc Amelia

Il ragazzo di Udine che scrive la sua ultima lettera sì che conosceva bene l’ Italiano. Che tristezza leggerla! Giusi da Udine

E’ 1 lettera di uno ke desiderava di poter AMARE la vita, con forza, passione e coinvolgimento. Contiene implicitamente già la sua nostalgia. GIOVANNI

Manca il lavoro perché viene cercato ma non creato: cioè mancano gli imprenditori, io per primo non saprei da dove cominciare per creare un’azienda e assumere

Buongiorno, intervengo anche io in merito all’argomento odierno. Segnalo che da anni attendo che vengano approvati dal cda dell’istituzione per cui lavoro i bandi di concorso pubblici per giovani (6 posti di lavoro a termine) ma sembra che ci siano precedenze e incombenze maggiori. Una situazione esasperante, un settore fermo e tanti laureati e specializzati che aspettano…

Giovani che non trovano lavoro: il problema qui in Italia è sostanzialmente che non si riconosce il merito e il datore di lavoro assume per raccomandazione. Prima era l’amico, il compare o il vescovo, oggi è il sindacato, il politico di turno, o il compagno della stessa lobby. È così ci ritroviamo con gente non sempre capace o con dirigenti che sono un disastro sia per competenza e talvolta (o quasi sempre?) sono disonesti. È questa la situazione attuale. Maddalena da Sesto Fiorentino con esperienza di almeno 50 anni…..

Mi chiedo se al di là dei problemi veri economici non ci sia una nostra responsabilità dì genitori ad aver cresciuto dei figli incapaci di affrontare le difficoltà (ho un figlio di 32 anni) parliamo anche di questo. .. con affetto e comprensione ai genitori feriti. Giuliana

Michela: Mah lavoare meno e lavorare tutti non potrebbe essere una soluzione sia pur parziale …………..?Forse a tutt’oggi secondo me non è ancora chiaro a tutti cos’è e cosa stà accadendo…….

 

Buongiorno   volevo portare l’attenzione su una cosa che mi sembra gravissima.Ho a che fare con i giovanissimi (14-16 anni) avendo figli di tale età e vedendo i loro amici e coetanei e vedo che non hanno più nessuna meta per la loro vita, non hanno nemmeno più i sogni, semplicemente il futuro finisce domani mattina oltre non si va.Si può avergli insegnato qualsiasi cosa e aver cercato di passare ideali e idee ma non cambia nulla, non credono più alla cultura, allo studio e soprattutto ritengono stupida qualsiasi fatica per ottenere qualcosa.Non sono casi isolati credo sia ormai la normalità e noi possiamo solo disperarci e morire dentro vedendoli buttare tutto quello che si è cercato di dargli. Credetemi non sto esagerando, lo vedo tutti i giorni.          Mara

 

Mettiamoci l’animo in pace: la finanziarizzazione dell’economia e la globalizzazione non ci danno scampo, al di là dei problemi di efficienza (burocrazia e banche) specificamente italiani. Il lavoro per tutti non c’è, e comunque non tutti saranno mai adeguati ai profili lavorativi richiesti, che cambiano continuamente. Ciò non significa che non esista la ricchezza, sempre più concentrata in poche mani. Lo sviluppo continuo è una chimera, e allora occorre la redistribuzione della ricchezza: reddito minimo garantito. Naturalmente accompagnato da una lotta senza quartiere all’evasione fiscale, alla corruzione e all’inefficienza amministrativa che bruciano risorse senza alcuna utilità sociale. Emidio (da Roma)

Buongiorno Pietro. Al di la del suicidio da cui parte la trasmissione di oggi, non è vero che siamo una nazione senza volontà e senza capacità. Il PIL italiano non la fanno le grandi aziende e nemmeno i sindacati, ma lo fanno decine di migliaia di piccoli imprenditori che ogni mattina aprono l’azienda con la voglia intatta di migliorare con il lavoro la propria vita. Antonio. Bologna

Ipocritamente ci lamentiamo di città dove i piccoli negozi muoiono giornalmente senza mettere in evidenza il cambiamento epocale in cui si è avviati il commercio. Nascono come funghi sempre più megastore dove tutti noi ci precipitiamo x acquisti o semplice passatempo dimostrando che con i ns comportamenti siamo i responsabili di questa precarietà senza età. Molto giovani riescono a rimettere in piedi attività artigianali ormai quasi dimenticate sfidando la burocrazia e le difficoltà iniziali. Sono vicino alla famiglia del trentenne che si è tolta la vita e da questo drammatico gesto mi auguro un cambio di passo da parte di una società troppo squilibrata e individualista. Bruno da Campodarsego (PD)

Voi fate dell’informazione fondamentale e di altissimo livello, ma sono.pochi coloro che ascoltano veramente la vostra trasmissione, nel senso che non viene ascoltata ai quei livelli e in quegli ambienti che potrebbero risolvere il dramma di tanti; il suicidio di Udine é il punto di arrivo. Ma tra pochi minuti, finita la trasmissione, si tornerà parlare di Trump, di Sanremo… La vita vera è altro. Buon lavoro. Albert

 

 

 

Quando il Friuli correva

udine

Il Friuli un tempo era un regione molto dinamica, il problema era che i ragazzi entravano nel mondo del lavoro anche troppo presto.

Oggi viviamo le stesse paure, i disagi e le difficoltà di fare impresa del resto d’Italia.

Parla a Radio3 la giornalista Elena Del Giudice che ha pubblicato la lettera di Michele, il trentenne di Udine suicidatosi il 31 gennaio

Lavoro intraprendente: 7 storie di giovani imprenditori.

lavoro blog-

Altro che perduta, questa generazione. Non si è mai data così tanto da fare.Una generazione che sta combattendo una battaglia impari contro una crisi di sistema, una crisi del lavoro, una crisi di valori. Ecco allora sette storie di speranza, che mescolano tradizione e innovazione, storie con un’impronta giovane e non giovanilistica, storie che raccontano coraggio, impegno, passione per creare lavoro, imprese e un futuro migliore.

Scopri queste storie qui dall’articolo di Giampaolo Colletti.

Disoccupati o inattivi: la condanna dei giovani

lavoro2

Un «ragazzo della generazione perduta che ha vissuto come sconfitta personale quella che per noi è invece la sconfitta di una società moribonda, che divora i suoi figli», scrivono di lui i suoi genitori, che hanno affidato al Messaggero Veneto il compito di pubblicare la lettera di addio di Michele che è, davvero, anche una lettera di denuncia. Una denuncia nei confronti di chi promette sogni salvo poi non consentire si realizzino. Come il lavoro.

Elena Del Giudice sul Messaggero Veneto

Cos’è il Friuli Future Forum

ffforum

Il progetto Friuli Future Forum nasce da un’intuizione della Camera di Commercio di Udine per adempiere in modo innovativo ai compiti di sostegno alla crescita economica e sociale del territorio.

Inaugurato nel 2010, questo foro del Ventunesimo secolo si propone come luogo d’incontro – fisico e digitale – per le aziende, i cittadini e le istituzioni, dove poter proporre idee, confrontare esperienze, conoscere buone prassi, suggerire progetti e sperimentare soluzioni per il Friuli che verrà.

Friuli Future Forum vuole proporsi, dunque, di mettere in luce ciò che di futuro c’è già in Friuli e, contemporaneamente, di portare in Friuli idee, progetti, ispirazioni di futuro che già altre aree e città del mondo hanno messo in pratica con successo, producendo sviluppo.

Approfondisci visitando il sito del Forum

Lo psichiatra: “Va intercettato il disagio di chi non chiede aiuto”

Raramente c’è una sola ragione dietro la scelta di chiudere con la propria esistenza. A volte accade davanti all’ultimo scoglio, quello su cui si è scommesso per costruire, per ricominciare, per imprimere una svolta. Se anche questo viene a mancare, con esso crollano tutte le speranze rimaste, e pare di non avere più alternative.

La denuncia dei genitori: “Nostro figlio ucciso dal precariato, il suo grido simile ad altri che migliaia di giovani probabilmente pensano ogni giorno di fronte a una realtà che distrugge i sogni”. Michele ha scritto: “Non posso passare il tempo a cercare di sopravvivere”. Ecco il suo scritto-denuncia

«Avere un disagio – spiega Angelo Cassin, psichiatra, direttore del dipartimento di salute mentale della Aas 5 del Friuli occidentale – viene considerato una sorta di debolezza, ci si vergogna di chiedere aiuto, e questo vale soprattutto per gli uomini. Non si chiede aiuto e si conserva il problema dentro di sè, considerandolo un elemento esistenziale e non una difficoltà, di cui ci si sente anche responsabilizzati e non si sa più a chi rivolgersi, sentendosi in colpa perché si sta male».

Leggi l’intervista allo psichiatra Angelo Cassin sul Messaggero Veneto

I precari? Non stanno diminuendo affatto

Le voci sul declino del precariato, in Italia, paiono decisamente sopravvalutate. In molti, da Matteo Renzi Catturafino al sottosegretario Tommaso Nannicini, parlano di “un boom impressionante del Jobs Act” oppure di un “aumento delle stabilizzazioni”. Eppure non è così, anzi: non solo la ripresa dell’occupazione italiana è fra le più lente , ma nel 2015, secondo le ultime rilevazioni Istat, il numero di precari ha raggiunto il massimo storico da quando esistono dati in proposito. Lo scorso anno, infatti, il 14 per cento dei lavoratori dipendenti è stato assunto a tempo determinato, in aumento di 0,4 punti percentuale rispetto al 2014. Nel 1993, per dare un’idea, il valore si fermava al 10,2 per cento.

La lettera di Michele prima del suicidio

Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.

Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte. Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.

Qui la lettera pubblicata dai genitori sul MessaggeroVeneto