Monthly Archives: febbraio 2017

Testamento biologico: nuove norme in discussione

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“Vorrei poter scegliere di morire, senza soffrire. Ma ho scoperto di aver bisogno di aiuto”, sono le parole che Fabiano Antoniani ha rivolto al presidente Mattarella. Poi le parole del Papa sull’alimentazione forzata, e la prossima settimana in arrivo alla Camera un testo di legge che modifica la normativa vigente sul fine vita, un argomento che da sempre divide in due il paese. C’è una nuova convergenza possibile tra mondo laico e mondo cattolico, una prospettiva diversa per chi soffre e attende?

Gli ospiti del 9 febbraio2017

Anna Margherita Miotto, deputata Pd alla Camera in commissione affari sociali
Carlo Troilo, consigliere dell’Associazione Luca Coscioni, giornalista e fratello di Michele, malato terminale di leucemia che si suicidò nel 2004
Assuntina Morresi, membro del Comitato Nazionale di Bioetica e docente di Chimica Fisica all’Università di Perugia, editorialista dell’Avvenire
Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dell’AMCI associazione medici cattolici italiani
Andrea Tarabbia, scrittore, tra i suoi libri ricordiamo l’ultimo, un reportage narrativo che si chiamaLa buona morte. Viaggio nell’eutanasia in Italia (2014, Manni)

Legge sul fine vita: ecco le novità in arrivo

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La nuova legge sul testamento biologico divide la maggioranza in Commissione Affari Sociali. Le novità che prevede non piacciono ai cattolici e ad alcuni medici.

Qui Anna Margherita Miotto (Pd) spiega le novità del testo.

 

La buona morte e la letteratura: Intervista a Andrea Tarabbia.

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La buona morteViaggio nell’eutanasia in Italia, pubblicato da Manni, è un libro di Andrea Tarabbia che si muove sui due binari paralleli del reportage e dell’autobiografia. Scrive Tarabbia che la lunga agonia del nonno ha modificato il suo immaginario, parla del sentimento di morte che si porta dentro, e insieme sottolinea come l’eutanasia sia una pratica di autodeterminazione e in quanto tale vada difesa e sostenuta.

Guarda qui l’intervista da Rai cultura.

Il dibattito sul testamento biologico potrebbe finire con una legge orribile

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Il 4 febbraio 2016 è cominciata la discussione sulle dichiarazioni anticipate di trattamento. Per l’ennesima volta si cercherà di affrontare una questione abbastanza semplice: possiamo scegliere se e come curarci? Sì, possiamo. E questo significa che possiamo anche rifiutare qualsiasi trattamento, farmaco, terapia o “alleanza terapeutica”.

E potremmo prevedere degli strumenti per prolungare la nostra volontà nel tempo? Sarebbe augurabile, per evitare che l’impossibilità di esprimere una volontà ci privi della possibilità di scegliere.

Che poi è quello che già succede con il consenso informato. Firmiamo ora consentendo a un trattamento in un tempo futuro (si pensi a un intervento chirurgico e a una lunga anestesia). Certo, in genere quel tempo è breve mentre nel caso delle dichiarazioni anticipate di trattamento può essere più lungo. Ma il principio dovrebbe rimanere intatto. Le domande dovrebbero quindi riguardare solo gli strumenti migliori per garantire una scelta libera e valida nel tempo.

Chiara Lalli su Internazionale (2016)

Eutanasia, sei proposte di legge in Parlamento ma l’esame è fermo

È stato avviato lo scorso 3 marzo, per la prima volta nella storia del Parlamento italiano, il dibattito sulle “Norme in materia di eutanasia” che torna ora al centro del dibattito dopo il primo caso di eutanasia in Belgio su un bambino.

Incardinato nelle commissioni congiunte Giustizia e Affari sociali della Camera, è rimasto però fermo da allora. Sei in tutto le proposte di legge in materia che andranno a costituire un testo unificato: cinque sono d’iniziativa parlamentare, a prima firma Bechis (Misto – Alternativa libera), Di Salvo (PD), Marzano (Misto), Mucci (Misto) e Nicchi (SI-SEL). A queste si aggiunge la proposta di legge di iniziativa popolare depositata da oltre 67.000 cittadini attraverso l’Associazione Luca Coscioni il 13 settembre 2013.

A far parlare di sé è stata soprattutto quest’ultima.

Prevede, in modo non troppo dissimile dalle altre, che per aver diritto all’eutanasia, la richiesta provenga da un paziente maggiorenne, affetto da una malattia che provoca gravi sofferenze e inguaribile, e che non si trovi in stato di incapacità di intendere e di volere. Inoltre il trattamento eutanasico deve comunque rispettarne la dignità e non provocare sofferenze fisiche. La richiesta deve essere attuale e accertata, i parenti del paziente devono esserne informati.

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Papa Francesco riscrive le regole dell’eutanasia: “Idratazione e alimentazione solo se utili”

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Aggiornato dopo 22 anni il codice deontologico vaticano per gli Operatori Sanitari che precisa, alla luce della fede, le regole etiche riguardanti l’assistenza da prestare ai malati: un vero e proprio “vademecum” teologico-morale” voluto da Papa Francesco“
Idratazione e alimentazione artificiali sono da somministrare al malato solo se utili ma la loro sospensione non giustificata continuerà ad essere considerata dalla Chiesa un atto di eutanasia. Lo afferma la nuova Carta per gli Operatori Sanitari voluta da Papa Francesco redatta in Vaticano dal nuovo dicastero per lo sviluppo umano integrale. Il documento conferma “la eticità della sedazione palliativa profonda nelle fasi prossime al momento della morte, attuata secondo corretti protocolli etici e sottoposta ad un continuo monitoraggio”.

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L’APPELLO DI DJ FABO A MATTARELLA PER CHIEDERE L’EUTANASIA

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Fabiano Antonioni è un ragazzo di 39 anni che tre anni fa rimase vittima di un grave incidente stradale.

Da allora Fabiano vive in un situazione psicofisica che lo costringe a letto e perennemente assistito dai familiari: è cieco e tetraplegico e nonostante svariati tentativi di cure e terapie la sua situazione non è migliorata. Oggi Fabiano scrive un appello indirizzato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel quale chiede l’eutanasia per porre fine alle sofferenze e poter liberamente scegliere di morire.

La lettera di Fabiano giunge attraverso l’Associazione Luca Coscioni che si batte per le libertà civili dall’inizio alla fine della vita e arriva a poco più di dieci anni dal caso di Piergiorgio Welby.

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