Monthly Archives: febbraio 2017

Jobs Act: a che punto siamo?

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Molte telefonate sul lavoro in questa settimana di Prima Pagina condotta da Walter Passerini, molte domande sugli esiti del Jobs Act. Quali risultati sull’occupazione e sul mercato del lavoro, quali effetti intorno all’articolo 18, che orizzonte per il lavoro autonomo e le partite iva, vere e finte.

Gli ospiti del 10 febbraio 2017

Elisabetta Addis, insegna Economia Politica all’Università di Sassari, esperta di economia del lavoro welfare e questioni di genere, è nel Comitato direttivo dell’Associazione Italiana Economisti del Lavoro

Anna Soru, ricercatrice a partita IVA, è presidente di ACTA l’Associazione Consulenti Terziario Avanzato

Pietro Garibaldi , insegna Economia Politica all’Università di Torino, è direttore del Collegio Carlo Alberto e responsabile degli studi sul lavoro della Fondazione Debenedetti. Ha cofondato lavoce.info con Tito Boeri, tra i suoi libri ricordiamo Un nuovo contratto per tutti (Chiarelettere, 2008)

Stefano Laffi, ricercatore cooperativa di Milano “Codici”, autore di La congiura contro i giovani. Crisi degli adulti e riscatto delle nuove generazioni (Feltrinelli, 2014)

Giuseppe Notarstefano, laureato in economia alla Bocconi, dal 2009 è professore aggregato di statistica economica per il territorio e di metodi statistici per la valutazione delle politiche pubbliche all’Università degli Studi di Palermo, dove. Direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali ed il lavoro dell’arcidiocesi di Palermo ha partecipato a Napoli al “Convegno Chiesa e lavoro. Quale futuro per i giovani nel Sud?” (Napoli, 8-9 febbraio 2017)

La congiura contro i giovani di Stefano Laffi

laffiLa congiura contro i giovani di Stefano Laffi è un libro radicale per l’estrema consapevolezza, su quanto le regole del mercato abbiano mutato il nostro rapporto con le cose e con i consumi e capovolge  il ritornello dei media, degli esperti e dei genitori sulla crisi dei giovani. La crisi è del mondo e della società degli adulti, il rifiuto dell’esperienza, delle menzogne e delle aspettative di questo mondo è una difesa legittima da parte dei giovani.

Leggi di più dalla recensione di Nicola Villa su Doppio Zero

Un mulino social contro la disoccupazione.

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“Il suo sogno era salvare l’ultimo mulino a pietra della propria regione, la Calabria, ma nel giro di nemmeno tre mesi è riuscito a fare molto di più. Con un appello su Facebook Stefano Caccavari,un giovane imprenditore catanzarese, ha raccolto 500mila euro, creando la più grande startup agricola del mondo. E ora il suo progetto “Mulinum” ha spiccato il volo.Un crowdfunding al di fuori delle tradizionali piattaforme, che però ha avuto una risposta immediata: “Le donazioni sono arrivate da tutto il mondo: Pechino, New York, Londra, Miami. La gente ha fiducia nel nostro progetto, crede nelle iniziative trasparenti, dove le persone mettono la propria faccia”.

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Istat, i giovani del 2016: poco occupati, poco coinvolti

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Rapporto Annuale: il presidente Alleva, “crescita persistente, anche se a bassa intensità”. Oltre il 46% dei ragazzi figli di immigrati e il 42% dei loro coetanei italiani vorrebbe andar via dall’Italia. Aumentano le disuguaglianze: il futuro determinato dalla posizione dei genitori. L’aumento dell’occupazione si limita agli ultracinquantenni, per i trentenni il lavoro è sempre più precario e spesso di livello inferiore al loro titolo di studio

Leggi l’articolo di Rosaria Amato su Repubblica

La post-verità dei dati Istat sul mercato del lavoro

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Ad ogni bollettino seguono polemiche e confusione. Ecco il fact checking dei numeri relativi a novembre 2016. Con un consiglio: evitare risposte semplici a scenari complessi

Da tre anni, ed in particolar modo dall’emanazione del Jobs Act, ogni pubblicazione di dati sul mondo del lavoro è causa di polemiche e confusione. Da questo punto di vista il bollettino unico di Istat, Ministero del Lavoro e Inps avrebbe dovuto semplificare il quadro e fornire risposte univoche, un obiettivo ad oggi lungi dall’essere raggiunto. Ennesimo casus belli è stata la pubblicazione da parte del nostro istituto nazionale di statistica dei dati relativi a novembre 2016. Su base annua, in sintesi: più 201 mila occupati, meno 469 mila inattivi (cioè coloro che non ricercano un’occupazione) e più 165 mila disoccupati.

Leggi l’articolo di Lorenzo Borga sul Foglio

Occupazione: l’eredità del governo Renzi

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Gli interventi sul mercato del lavoro sono la vera eredità del governo Renzi. Se l’obiettivo di Jobs act e nuovo contratto a tutele crescenti era ridurre l’occupazione precaria, i risultati sono soddisfacenti. Se invece si voleva aumentare il numero dei giovani al lavoro, gli esiti sono deludenti.

Gli effetti del contratto a tutele crescenti

Il governo Renzi si è dimesso a dicembre 2016. In termini di riforme, la sua eredità più importante è probabilmente quella legata al mercato del lavoro. Il contratto a tutele crescenti ha resistito all’assalto della Cgil e la Corte costituzionale ha respinto il referendum sul punto, la novità più importante inserita nel pacchetto di riforme denominato Jobs act ed entrato in vigore nel 2015.
La maggior parte delle altre riforme sono state bocciate dagli italiani (la riforma costituzionale) o smontante in parti sostanziali dalla Corte costituzionale (la riforma della pubblica amministrazione e – la scorsa settimana – quella elettorale). Il contratto a tutele crescenti è quindi la vera eredità del governo Renzi ed è destinato a rappresentare il posto di lavoro a tempo indeterminato delle nuove generazioni. Chi scrive e lavoce.info ne hanno sempre sostenuto l’opportunità.
L’Istat ha appena pubblicato i dati occupazionali al dicembre 2016. Possiamo quindi abbozzare un bilancio quantitativo in materia occupazionale dell’intero anno.

Leggi l’articolo di Pietro Garibaldi su LaVoce.info

E se il Jobs act avesse creato almeno 840mila posti?

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Nel comunicato sul mercato del lavoro del 31 gennaio l’Istat ha presentato per la prima volta una innovativa analisi dell’effetto della componente demografica sulle variazioni tendenziali dell’occupazione per classi di età. Noi abbiamo provato ad applicare questa metodologia all’intero periodo del Governo Renzi per cercare di capire meglio l’impatto delle misure a sostegno dell’occupazione (decontribuzioni e Jobs Act).

Le stime sono di particolare interesse perché al netto della componente demografica, calcolata sulle varie classi di età, la performance occupazionale complessiva tra febbraio 2014 e dicembre 2016 risulterebbe essere stata nell’intorno di circa 840mila occupati in più (rispetto alle già significative 600mila unità in più indicate dalle variazioni osservate sulla base dei normali dati destagionalizzati). Inoltre, anche i giovani avrebbero beneficiato di tale crescita al netto della componente demografica, benché l’analisi confermi che la ripresa occupazionale ha interessato soprattutto i più anziani, denotando dunque la persistenza di un significativo squilibrio generazionale nel nostro mercato del lavoro.

Marco Fortis sul Sole 24 Ore

Sud Italia e disoccupazione: perché non creare un fondo come quello della diocesi di Milano?

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“Chiesa e lavoro. Quale futuro per i giovani nel Sud?” era il titolo del convegno concluso oggi 9 febbraio a Napoli  che ha visto la presenza di decine di vescovi e delegati delle diocesi della Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna. Ci sono state parole forti e anche dure per sollecitare istituzioni e politica sul versante lavoro.  Cosa fare poi concretamente? I vescovi della Campania, guidati dall’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, hanno proposto la costituzione di cooperative attive nel settore dei beni culturali, dei cantieri-scuola, ma anche proposto di utilizzare fondi agricoli, non coltivati, che sono di proprietà di enti diocesani. Proposte che potranno potranno diventare fatti concreti anche grazie all’impegno della Regione Campania

Vitaliano D’Angerio sul Sole24Ore

I vescovi: «Diamo una speranza ai giovani del Sud»

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A Napoli convegno dei vescovi del Mezzogiorno in vista della Settimana sociale di Cagliari. Messaggio di papa Francesco: una società che non pensa alle nuove generazioni è ingiusta.

Il Papa auspica che la Chiesa e le istituzioni si adoperino “per ricercare soluzioni alla piaga sempre più estesa della disoccupazione giovanile e del lavoro nero”. Francesco lo scrive in un messaggio a firma del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, inviato al convegno “Chiesa e lavoro: quale futuro per i giovani del Sud?” apertosi a Napoli, con la partecipazione dei vescovi del Mezzogiorno e in vista della Settimana sociale di Cagliari (26-29 ottobre prossimo). Francesco parla anche del “dramma di tanti lavoratori sfruttati per avidità, a causa di una mentalità che guarda al denaro, ai benefici economici a scapito dell’uomo”. E sottolinea che “una società che non offra alle nuove generazioni sufficienti opportunità di lavoro dignitoso non può dirsi giusta”. Quando infatti “non si guadagna il pane, si perde la dignità” e questo “è un dramma del nostro tempo, specialmente per i giovani, i quali, senza lavoro, non hanno prospettive e possono diventare facile preda delle organizzazioni malavitose”.

Leggi l’articolo di Mimmo Muolo su Avvenire