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Lavagna: a sedici anni si può morire per pochi grammi di hashish? Ascolta la puntata

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Filo diretto di Prima Pagina intenso pieno di riflessioni sulla vita reale, spesso poco raccontata dalla politica. La vicenda del suicidio del ragazzo di Lavagna, in Liguria, ha colpito molti di noi: aveva sedici anni e si è buttato dalla finestra di casa durante una perquisizione della Guardia di Finanza, dopo la quale hanno trovato pochi grammi di hashish. Molti genitori tra i nostri ascoltatori si sono riconosciuti in vicende simili, e alcuni, ricordando la fragilità di un adolescente, si chiede cosa possa fare lo Stato, la Legge, per evitare un contrasto così grande, e pericoloso. Come può convivere il rapporto tra adolescenza, droghe leggere e forze dell’ordine?

Gli ospiti del 15 febbraio 2017

Marco Massa, direttore del giornale web Levante News
Federica Resta, avvocato penalista, esperta minori
Giuseppe Mammana, psichiatra forense, preside ACUDIPA, Associazione per la cura delle dipendenze patologiche
Giovanna Corrias, penalista cassazionista, (nel 2016 ha ricevuto il premio internazionale Law Awards 2016 per la categoria avvocato donna dell’anno)
Cristiana Simonetti, pedagogista Università di Foggia, ricercatrice del CREADA centro di relazione educativa adulto-adolescente

Ascolta la puntata

Storie di figli fragili, di droga e di uno stato miope…

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Storie di genitori e figli, di droga e perquisizioni a casa e a scuola…qui sotto squarci di vita vera emersi durante la puntata di oggi dedicata al suicidio di Lavagna

Scrivo da Lavagna e ho un figlio di 16 anni, amico di ‘carlo’. A parte questo di cui preferisco non parlare, solo a me sembra allucinante che polizia ecc entri NELLE CLASSI coi cani a fare queste perquisizioni? Anche da noi ci sono i luoghi dello spaccio, non solo nelle periferie degradate, e li conoscono tutti. Paola

Non dubito della correttezza dei finanzieri, ma forse gli operatori devono abituarsi a considerare queste perquisizioni come azioni delicate in cui il perquisito adolescente deve essere “rassicurato” e mai perso di vista. Bruno

Spaventare i ragazzini con l’intenzione (magari in buona fede) di allontanarli dalla droga è troppo facile, perquisire le aule di scuola o le loro camerette con piglio da militari: tipico di uno stato miope, che affronta solo i problemi più vicini, più facili, e non guarda le cose in prospettiva…

Le perquisizioni sono sempre fatte senza il minimo rispetto delle persone che le subiscono. Un amico diciassettenne di mio figlio subì un’esperienza devastante, in piena notte. Sequestrarono i computer di casa, lo accusarono di pedopornografia. Mesi senza computer, un’attesa ma soprattutto un’accusa che lo distrusse. Lui non riuscì a finire l’anno scolastico, la mamma cadde in una gravissima depressione. Dopo tantissimo tempo, l’accusa cadde. Le loro vite, però, furono distrutte. Molga

Mi domando: quando viene trovata una modica quantità di droga in possesso di un minore, il primo obiettivo dell’indagine non dovrebbe essere risalire agli spacciatori? Di questo mi sembra non si sia proprio parlato, eppure prescinde persino dalla questione della legalizzazione. Emidio (da Roma)

Ma con tutta la evasione fiscale, tutta la corruzione che c’è in Italia, è normale che la guardia di finanza persegua chi ha dieci grammi dì hascis? Specialmente un giovane sedicenne? Gianmarco Peroni

Sono un padre e quasi nella stessa situazione. Qui c’e un’enorme responsabilità nel agire dei finanzieri che si presentano come braccio armato dei moralizzatori punitori senza la minima capacità o sensibilità per capire che un adolescente non è un delinquente. C’e tutta una società punitiva e bigotta che non tollera il rifiuto dei ragazzi dai modelli falliti che si cerca di imporre a loro. La canna è soltanto la trasgressione necessaria che si demonizza

Ciò che non trovo normale è questo comportamento diverso delle autorità preposte nei confronti degli altri reati.Forse avrebbero dovuto prima parlarne coi genitori.A 16 anni Si è molto fragili. Emili

Noi genitori preferiamo non capire non vedere quando i nostri figli si drogano. A scuola non se ne parla mentre sono circondate da spacciatori. A scuola si spaccia tutti sanno ma nessuno parla e denuncia. La preside del liceo romano Virgilio fu lapidata da molti genitori nel 2016 perché alcuni agenti in borghese arrestarono nel liceo, 1500 ragazzi,uno studente spacciatore già noto x altri episodi. Da Bergamo alla Sicilia lo spaccio nelle scuole e davanti agli edifici deve diventare zona franca? E’ questa la soluzione o questa finta libertà ci rende tutti vigliacchi? Tina Roma

10 grammi di fumo addosso a un ragazzino di 16 anni hanno il potere di attivare alla perfezione la macchina della legge. 10 tonnellate la fanno inceppare. O la rendono cieca. La vicenda del ragazzino di Lavagna accende un faro sulla situazione paradossale che vede le forze di polizia costrette a ingolfarsi di lavoro per colpire, come fossero criminali, i fruitori di doghe leggere, distogliendo queste stesse dalla possibilità di effettuare attività investigative e di prevenzione verso problematiche criminali altrettanto stringenti e allarmanti. I servizi di controllo e prevenzione contro l’uso delle droghe nelle scuole sono pianificati e le pattuglie li effettuano all’interno di attività programmate, secondo prassi che sono dettate dal codice di procedura penale. Il punto sta nel chiedersi se davvero possa essere questo il solo modo per cercare di arginare l’uso delle droghe tra i ragazzi più giovani. Il problema, prima che giudiziario, è politico e culturale. Io non ricordo che questo sia un punto all’ordine del giorno in nessun programma politico. Sono arrivata a concludere che anzi, l’economia legata allo spaccio di droghe, il cui fatturato fa impallidire la più florida azienda, sia solo formalmente contrastata, ma ci si guardi bene dall’affrontare il cuore del problema visto il numero enorme di profitti che questo traffico produce. La snervante e inutile azione delle pattuglie contro i singoli fruitori appare ai miei occhi come la foglia di fico su un sistema che sulle economie illegali o eticamente condannabili trae profitti enormi. Povero ragazzo, povera famiglia. Giuliana Angotzi

Anni fa nel mio piccolo paese quando i carabinieri beccavano giovanissimi con erba li portavano in camionetta in farmacia (centro storico) x pesare la “roba” esponendoli al pubblico ludibrio! ! Ivan

Forse se lo stato smettesse questo ottuso proibizionismo, queste tragedie non accadrebbero! Claudio da Roma

Perché non si introduce a scuola lo studio delle conseguenze dell’uso di droghe ? Perché l’educazione dei ragazzi e’ sempre e soltanto responsabilità della famiglia?

Non sono assolutamente d’accordo con chi dice che “lo fanno tutti …”. Il vivere civile impone delle regole che vanno rispettate e il primo compito di noi genitori è di insegnare questo principio ai nostri figli. C.G. Costa

Io penso che se un ragazzo /a fosse abituato a subire qualche castigo e qualche umiliazione dalla pre-adolescenza, si fortificherebbe di fronte a questi ‘imprevisti’ e imparerebbe a reagire con responsabilità e dignità senza pensare che l’unico modo di redenzione sia quello di suicidarsi! Il fatto è che si tende a crescere i figli in modo iperprotettivo e non li si prepara alla vita! Attilia

In questo caso, al di là delle colpe eventuali di politica e finanza, mi pare che il problema del sedicenne e della sua famiglia fosse la comunicazione. Forse il ragazzo temeva, soprattutto, la reazione dei genitori. Saluti, Bianca di Verona

Ci si dimentica, di fronte a queste tragedie che vedono come protagonisti adolescenti che non “reggono” al bullismo, ad un brutto voto, ad una relazione sentimentale fallita, togliendosi la vita che nella nostra società ormai non c’è più un’attenzione a sviluppare l’intelligenza emotiva. Lo scrittore americano Daniel Goleman già a metà degli anni novanta ha evidenziato questa grossa carenza dei nostri affannati e liquidi tempi in cui mancano punti di riferimento solidi e relazioni affettive nutrienti. Ogni volta ci stupiamo e non andiamo al di sotto della cronaca. “Famiglia normale, ragazzo normale” si sente dire dai vicini e ahimè dai giornalisti. Cosa vuol dire “normale”? Quali abissi di solitudine e di mancanza di ideali, di prospettive, ci sono in queste normalità? Ambra

Di droga e droga leggera sarebbe necessario parlare non solo in relazione agli e alle adolescenti. Vivo a Roma e molti degli adulti che conosco utilizzano droghe leggere senza conseguenze negative sulla loro vita o salute (almeno non più di quanto lo facciano sigarette e alcol). Diverso il discorso per le droghe pesanti, facilmente utilizzate a scopo “ricreativo” perché ormai dibattito sulle stesse non c’è, al contrario di quanto accadeva negli anni 70. Fare di tutta l’erba un fascio e reprimere duramente tutto indistintamente senza analisi sul reale, come visto, uccide. Alice

Semplicemente si potevano avvisare i genitori: non stiamo parlando di entrare in una casa di un soggetto che ha truffato milioni di euro e deve nascondere o far sparire libri contabili o documenti. Bastava avvisare e chiedere di tener lontano un minore. Non incolpo i finanzieri, mi faccio una domanda sul meccanismo. Davide

Il dramma di Lavagna .. invece o prima della legalizzazione si deve fare prevenzione ed educazione, altrimenti si sdogana un uso di una sostanza, largamente diffusa, che fa male, soprattutto sui giovanissimi. Fa male, altera e ha delle conseguenze. Questo ragazzo si è vergognato e questo dice della sua normalita sana. E questa vergogna avrebbe potuto essere accolta e fare leva x.. Questa scossa dell’essere messo di fronte al suo reato poteva dargli la forza di fare scelte diverse, aiutarlo ad acquisire consapevolezza di un comportamento illegale e dannoso per se e per gli altri. Spesso la vergogna di essere smascherati nell’ essere parte di un piccolo spaccio, perchè se aveva 10 grammi faceva piccolo spaccio .. o era complice di altri che lo facevano, a scuola, s pesso la vergogna purtroppo non c’è. Questo è un dramma. Ma il dramma dello spaccio e del consumo che vedo sotto le mie finestre tutti i giorni a tutte le ore… va affrontato. Non legalizzato. Guardiamo alla diminuzione del consumo di alcool e sostanze tra adolescenti in islanda. Quali misure educative hanno adottato. Isabella Zuliani

Consumare hashish e marijuana e da anni un costume sociale che interessa milioni di giovani ed adulti. I politici super corrotti ladri criminali e spesso cocainomani hanno voluto leggi assurde, dichiarate pure incostituzionali, che hanno portato in carcere migliaia di giovani, a volte con esiti tragici e deviato mezzi e uomini delle forze dell’ordine dal controllo di reati ben più gravi per la collettività. Arnaldo

Parlate di come sia stato mal gestito l’episodio del Liceo Virgilio a Roma tempo fa….il ragazzo 16enne ha pagato…lo spacciatore non è mai stato preso… le “canne” se le fanno in molti…non sono disadatati….magari non si ubriacano….l’hashish non crea danni permanenti anzi….in molti casi clinici aiuta….incomminiamo a non fare di tutta “l’erba” un fascio

Amici terrestri

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Ogni puntata dell’audio documentario Alias – Cronache dal Pianeta Asperger, realizzato da Giovanni Morandini e Jonathan Zenti, è anticipata da un diario di bordo: appunti, scritti e sonori, in cui Giovanni racconta la sua spedizione sulla Terra. La terza e ultima parte del lavoro andrà in onda domani: nell’attesa, Giovanni racconta un’amicizia speciale.

“…in qualche modo sono sopravvissuto al mio primo giorno a Radio3. Me ne torno a casa, cioè nell’appartamento in cui starò per tre mesi di proprietà di una simpatica e ospitale famiglia umana. I rapporti con loro sono in generale buoni salvo per qualche piccola 16736796_1555486237814001_1516358181_nincidente di percorso, gli stessi di quando ero bambino, tipo il fatto che mi dimentico spesso la luce accesa, mollo ogni tanto i vestiti in bagno quando mi faccio la doccia, che una volta uscendo ho lasciato la porta di casa spalancata e via dicendo. Piccole cose insomma, ma che sommate assieme possono creare qualche problema. Ok la storia della porta forse è un po’ meno piccola, ma d’altra parte nelle nostre astronavi le porte si chiudono da sole con dei sensori. Comunque da quando la signora ha piazzato in giro per la casa svariati foglietti con su scritto “Questo spegnilo”, “Questa chiudila”, “Questo non mangiarlo” e via dicendo tutto si è più o meno sistemato.

Mi spaparanzo sul mio letto: è stata una giornata dura, ho bisogno di rilassarmi, e così decido di ascoltare la canzone che ha scritto il mio amico Michele dopo che gli ho confidato le mie origini extraterrestri; per essere un umano è riuscito a cogliere davvero bene i miei sentimenti di alien…ato. Ascolto in cuffia of course:

  • Regola Numero 6: evita i rumori molesti, gli altri esistono anche se in quel momento non li vedi

Vorrei dire qualcosa su Michele perché come terrestre è una persona davvero notevole: siamo stati compagni alle superiori ed è stato uno dei pochi miei coetanei di allora con cui sono riuscito ad instaurare un rapporto di amicizia. In seguito ci siamo persi di vista per qualche anno per poi ritrovarci inaspettatamente alla mia festa di laurea; lui ha accettato di scrivere una canzone per una puntata della mia rubrica radiofonica Jukebox letterario dedicata agli scrittori che amavano alzare il gomito: un adattamento rap de Il Veleno di Baudelaire. Da quel momento abbiamo cominciato a collaborare e abbiamo unito le forze creando un gruppo teatrale gli Arcangiò16730785_1552568434772448_898366972_n: Gio e i suoi arcangeli Michele e Gabriel, un altro musicista che canta e suona le tastiere. Abbiamo portato in scena lo spettacolo I due di picche letterari. Io ho scritto il testo e recito, Michele e Gabriel si occupano della “colonna sonora”. Io e Kele abbiamo un’intesa molto forte pur essendo molto diversi;  lui per me rappresenta tutto quello che io non sono e che spesso vorrei essere: socievole, sempre pieno di compagnie, con un taglio di capelli trendy, membro di un complesso e con un dono innato per la musica e la scrittura di canzoni. Dove altro lo trovi uno capace di tirare fuori un pezzo rap dalla Fiammetta di Boccaccio o dai Dolori del giovane Werther? Ma quando io glielo dico mi risponde che siamo tutti diversi, ognuno con un dono speciale. Lui vorrebbe saper recitare e  scrivere monologhi divertenti come me, ed essere sempre così tranquillo come sono io che durante la preparazione degli spettacoli o sul palco non mi faccio mai prendere dall’ansia. Il mio problema è semmai quello opposto: tendo facilmente a distrarmi anche quando sarebbe meglio concentrarsi sul momento e il luogo presenti, tipo quando stavamo preparando lo spettacolo alla biblioteca comunale di Mestre; mentre gli altri sudavano attorno a cavi, casse e microfoni io me ne stavo beatamente immerso in un libro sulla Guerra di Secessione. Ci ha pensato mia madre a ricordarmi nel consueto modo “deciso” su che pianeta mi trovavo.

Soprattutto, mi ripete spesso Il Kele, se non fosse stato per me e per il mio programma radiofonico, lui non avrebbe  mai scritto nessuna di quelle canzoni, a quanto pare uno dei miei doni è stimolare la creatività nelle persone  che mi circondano…”

Hai cliccato sulle parole in blu?

La Regola Numero 1. Le Regole Numero 2, 3, 4, 5.

Conosci la sindrome di Asperger? Giovanni la spiega qui.

Per ascoltare l’audio documentario, vai sul sito di Tre Soldi.

Invisibili

Invisibili è la canzone scritta da Michele, a.k.a Il Kele, per Giovanni

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Siamo invisibili gli uni con gli altri

eppure basterebbe solo aprire gli occhi per poi guardarci

L’indifferenza guida i nostri passi 

lascia chi è invisibile a fermarsi

 

Invisibile

ad un palmo dal mio naso

ma lo stesso mi è impossibile nel buio averlo chiaro

invisibile

nascosto dietro ad una porta inaccessibile

col silenzio così denso da essere tangibile

Un velo impercettibile permane a separarci

simili nei tratti ma diversi nel pensarci

ed ogni volta che qualcuno tenta di ignorarti

a conti fatti avete perso entrambi

La forza irriducibile di un animo sensibile

è il frutto di una condizione irreversibile

ma oltre e soprattutto un’occasione tanto irripetibile

da renderla esperienza non riproducibile

Invisibili per sempre o una sola volta

urlare non ha senso se poi nessuno ascolta

volta dopo volta il cuore chiude i battenti

si comincia invisibili, si finisce inconsistenti

 

Siamo invisibili gli uni con gli altri

eppure basterebbe solo aprire gli occhi per poi guardarci

L’indifferenza guida i nostri passi

lascia chi è invisibile a fermarsi

 

Ma se ai tuoi occhi sembro invisibile

è perché hai visto i panni che ogni giorno vesto

e a conti fatti è solo una sindrome

ma tanto basta a rendermi diverso

Dimentica l’Asperger ed aspergimi di affetto

io ti aspetto ma tu prendimi coi guanti, non di petto

Abbi tatto, sii diretto e parla schietto

non siamo uguali ma ugualmente portami rispetto

E a dispetto di ciò che si pensa

la distanza tra noi due non è certo immensa

La vita nei miei panni la si sente più intensa

se cogli ogni ricompensa che ci dispensa

E siamo architetture raffinate e originali

Treni con le ali fuori dai binari

Talmente strani, vari, irregolari

Talmente umani, da essere tuoi pari

 

Siamo invisibili gli uni con gli altri

eppure basterebbe solo aprire gli occhi per poi guardarci

L’indifferenza guida i nostri passi

lascia chi è invisibile a fermarsi 

Il volontariato delle dipendenze spiegato da Giuseppe Mammana

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Il volontariato delle dipendenze  è quello delle mamme, delle associazioni dei familiari, degli ex dipendenti, dei religiosi, dei professionisti che svolgono talora un ruolo di supporto alle decisioni si cambiamento prese dai loro assistiti o familiari. È un volontariato vero, la cui motivazione spesso è apparsa confusa ed ambivalente ma reale. In questa motivazione vediamo talora una rivendicazione misconosciuta e disperata della cura di sé o dell’altro, spesso oltre la possibilità reale della cura stessa, ma anche una ostinata volontà creatrice che ha spesso abbattuto modelli e resistenze che i professionisti mai avrebbero  toccato. Salvando vite umane! In questa motivazione abbiamo visto talora l’isolazionismo e l’onnipotenza fatta realtà e l’illusione produttrice di illusione, ma anche la realizzazione di opere straordinarie.

Per scoprirne di più leggi l’articolo completo di Giuseppe Mammana

ACUDIPA: Associazione contro le dipendenze patologiche

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ACUDIPA è un’associazione no-profit e di volontariato fondata nel 2000 da un board di professionisti delle dipendenze ed opera nel campo della tossicodipendenza e delle altre dipendenze patologiche attraverso attività di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento. ACUDIPA è presente in quindici regioni italiane dal Piemonte alla Sicilia. Coloro che aderiscono alla nostra associazione provengono da diverse realtà professionali (docenti universitari, medici, psicologi, educatori, operatori sociali) o praticano volontariato (genitori, studenti, ragazzi, ecc..).

Per scoprine di più visita il sito

L’iniziativa di CREADA in Puglia: La Scuola dei genitori

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Il CREADA (Centro di Relazione Educativa Adulto-Adolescente) Puglia in collaborazione con il Laboratorio Don Bosco oggi, L’Istituto Salesiano Redentore di Bari, promuove una scuola dei genitori da gennaio a marzo 2017, condotta secondo le metodologie proprie dell’educazione degli adulti, promuovendo la riflessione dei genitori sui problemi educativi in famiglia.

Per saperne di più clicca qui

Ecco cosa ti succede in Italia quando vieni beccato con della droga

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Siamo tutti stati piccoli e innocenti, e a tutti è stato detto che il bagno dopo mangiato è vietato, che masturbarsi fa diventare ciechi e che basta una canna per finire nel tunnel della droga.

Flavia Guidi su Vice.com

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