La sopravvivenza

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Ogni puntata dell’audio documentario Alias – Cronache dal Pianeta Asperger, realizzato da Giovanni Morandini e Jonathan Zenti, è anticipata da un diario di bordo: appunti, scritti e sonori, in cui Giovanni racconta la sua spedizione sulla Terra.

“…e così è finita! Sono finalmente tornato a casa. Cosa? No, che avete capito? Non sul mio pianeta! Ma dai, senza neanche prima toccarvi la fronte con un dito illuminato assicurandovi che “Io sarò sempre qui”? Che maniere sono? Sto parlando della casa dei miei genitori umani dopo aver finito lo stage.Come mi sento? Beh, è difficile dirlo. Da un lato un po’ triste come sempre dopo la fine di

16730024_1554246607937964_758399441_nun’importante esperienza di vita che in questo caso è stata anche piuttosto gradevole. Lavorare a Radio3 mi piaceva, era un bell’ambiente, i colleghi erano tutti gentili e simpatici e le cose da fare erano davvero divertenti. Non mi dispiacerebbe se diventasse il mio futuro lavoro; c’è di peggio nella vita che venire pagati per trovare clip divertenti su Youtube, ma immagino che se mi pagassero dovrei fare anche dell’altro. D’altra parte sono anche felice e tutto sommato soddisfatto di me stesso per essere riuscito a portare a termine brillantemente una prova importante.

Che cos’ho imparato? Molte cose, a lavorare in gruppo per esempio, a mettere la mia personalità e le mie competenze al servizio di un’opera collettiva (regola di sopravvivenza numero 6), a rispettare delle rigide scadenze invece che perdere un sacco di tempo prezioso, che non tornerà mai più, a ciondolare (come sto facendo mentre scrivo questo post); ma la lezione più importante è stata questa: ho imparato che quando infili un bancomat nello sportello dei prelievi poi lo devi ritirare subito. Eh sì mi è successo anche questo: ovviamente non mi ricordavo il codice pin a memoria, me l’ero scritto su un foglietto, e questo foglietto, ovviamente, non ce l’avevo in mano in previsione di doverlo usare ma lo tenevo, mescolato a molte altre cartacce del tutto inutili, dentro il portafoglio che era a sua volta dentro il marsupio; e così quando sul monitor è comparsa l’asettica e spietata scritta: “tempo per il prelievo scaduto, la scheda sarà trattenuta” non mi è rimasto altro che fare tutto quello che una persona matura consapevole e autonoma non avrebbe fatto in questi casi: prima tempestare di manate e insulti la macchina attribuendole una volontà umana (che volete, sono un alieno, abituato a convivere con gli androidi), poi rivolgermi ai malcapitati passanti dando come sempre per scontato che devano essere gli altri a risolvere i pasticci da me combinati.

Ho così appreso che l’unica cosa da fare era riferire l’incidente alla banca quando fosse stata

aperta, cioè la mattina dopo. Ci sono andato (ovviamente accompagnato dal sempre caritatevole Pietro Del Soldà, non potevo mica occuparmi da solo di una così delicata faccenda burocratica), ma solo per sentirmi dire che non  c’era niente da fare, l’unica era farsi restituire i soldi dalla banca che aveva rilasciato la scheda, situata nella mia città natale; e così ho dovuto per forza raccontare tutto per telefono a mia madre che non l’ha ovviamente presa bene; ancora una volta per una mia disattenzione erano state scomodate ben due persone.

E magari fosse stato l’unico incidente di questo genere… mentre mi trovavo a Roma ho pure 16730718_1554247204604571_73272310_nperso la carta d’identità! Dove e come? Difficile dirlo, se avessi saputo dove e come non l’avrei persa dato che “perdere qualcosa” nel linguaggio degli umani significa appunto non ricordarsi dove l’hai  lasciata. Ma presumo sia stato proprio mentre giravamo questo documentario. Eravamo entrati nel palazzo della Rai; ho tirato fuori la carta per farla vedere all’entrata e quella è stata l’ultima volta in cui ricordo di averla vista, quella sera stessa dovevo di nuovo farla vedere non era più nel portafoglio. Il giorno dopo sono tornato al palazzo della Rai, ho rifatto tutta la strada e ho chiesto in giro ma niente… non c’era altro da fare che denunciare lo smarrimento alla questura locale e telefonare a mia madre, di nuovo, tra l’altro è stato pochi giorni dopo la faccenda del bancomat. Sorprendentemente stavolta l’ha presa bene, mi ha detto che può capitare, che una volta che avevo fatto la denuncia non c’era problema e che avrei solo dovuto rifare la carta una volta tornato a casa, cosa che ho fatto. Tutto è bene quel che finisce bene?

Non proprio perché circa una settimana dopo l’ho persa di nuovo. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum…o piussemplicementem idiotum. E questa volta ho astutamente ritenuto che fosse meglio non dirlo a mia madre, sarebbe stato meglio risolvere la faccenda da solo, tanto l’avevo già fatto, no? Bisognava solo fare di nuovo la denuncia e rifare i documenti una terza volta. Un bel piano ma c’è un imprevisto, a causa degli impegni di studio non riesco mai a portarlo a termine e intanto devo tornare a Roma per finire il documentario… senza carta.

Eh va beh che vuoi che sia? Mi porterò la patente (sarà un’occasione per usarla visto che, chissà perché, non si fidano a lasciarmi guidare) e poi tanto in tre giorni vuoi che mi chiedano i documenti? Ma ecco un altro imprevisto, alla reception di Radio3 inopinatamente… me li chiedono, e in presenza di mia madre, la quale, in anni passati a starmi dietro, ha sviluppato uno spirito di osservazione che neanche Sherlock Holmes, Poirot e la Signora in Giallo messi assieme, e subito mi domanda con tono da inquisitore spagnolo – Perché la patente? Non dovresti tenerla nel cassetto di casa? Dov’è la carta di identità?

Il resto lo potete facilmente immaginare, e questa volta la reazione è molto meno misurata, e tutto questo accade in presenza di Jonathan. Per fortuna riusciamo a venirne a capo: mia madre mi fa telefonare a tutte le postazioni burocratiche con cui ho avuto a che fare 16780081_1555491424480149_1456723945_nnell’ultimo mese,  un numero non trascurabile di impiegati è costretto a fare un sacco di ricerche inutili e alla fine salta fuori che avevo lasciato la carta in ostaggio alla biblioteca dell’università Ca’ Foscari in cambio di una tessera provvisoria (quella vera ce l’avevo ma era confusa in mezzo alle solite cartacce inutili e quindi non disponibile quando ce n’era bisogno) e all’uscita mi ero dimenticato di ritirarla. Fortunatamente mia madre si era casualmente accorta della sparizione e come spesso accade aveva trovato la soluzione al posto mio; se fosse dipeso da me sarei di nuovo andato a fare la denuncia. Se non altro queste esperienze mi hanno fatto aggiungere alcune regole al mio manuale:

  • Regola numero 7: tieni conto delle tue cose e assicurati SEMPRE di averle con te.
  • Regola numero 8: ogni volta che compi un’azione riflettici prima, pensa a tutte le cose che devi fare e alle possibili conseguenze.
  • Regola numero 9: Non dire bugie, specialmente alle persone di cui hai bisogno, “Le bugie hanno le gambe corte” non è solo una frase fatta…”

 

La Regola Numero 1. Le Regole Numero 2, 3, 4, 5. La Regola Numero 6.

Conosci la sindrome di Asperger? Giovanni la spiega qui.

Per ascoltare l’audio documentario, vai sul sito di Tre Soldi.

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