Il libro: Sospesi. Una lettura antropologica dell’eutanasia

Eutanasia_front-510x765L’antropologia, a cui l’autrice fa ricorso per condurre la sua indagine, non offre soluzioni immediatamente pratiche, né fornisce definizioni e strumenti per tagliare nodi e imporre scelte. L’antropologia di Federica Verga Marfisi è un sapere che richiama un po’ l’arte dello scalco di cui parlava Platone nel Fedro, un’arte che segue le articolazioni, che cerca di intravedere le implicazioni  e i legami, che non recide inopinatamente pur di dare risposte. È un’antropologia che non s’impegna direttamente in una definizione di persona, ma fa intravedere lo spazio che una società costruisce per il suo emergere e la sua definizione. L’indagine fa della sospensione il criterio del suo stesso procedere, registrando non certezze e soluzioni definitorie, ma cogliendo nel dibattito dubbi, riflessioni,persino silenzi. Non per niente, essa si conclude evocando ciò che maggiormente conferisce carattere umano alle culture, ovvero la loro incompletezza. Una cultura del “buon morire” non può che essere una cultura consapevolmente incompleta, aperta ai dubbi, al dialogo, alle scelte e perfino alle soluzioni provvisorie. Al contrario, la rivendicazione della completezza non può che trasformarsi in una negazione, spesso violenta, della “buona” morte e con essa della persona e, in definitiva, del senso ultimo dell’umanità.

Sospesi. Una lettura antropologica dell’eutanasia di Federica Verga Marfisi

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