Monthly Archives: marzo 2017

Violenza sulle donne: Strasburgo condanna l’Italia

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Elisaveta ha perso il figlio, ucciso dal marito mentre tentava di difenderla dalle coltellate. Anni di violenza domestica, anni in cui un intero sistema non è riuscito a fermarla. Per questo l’Italia è stata condannata dalla corte di Strasburgo, per questo è importante potenziare i centri antiviolenza.

Gli ospiti del 3 marzo 2017:

Titti Carrano, presidente della associazione nazionale “Dire” (Donne in Rete contro la violenza) è fra le associazioni promotrici della manifestazione nazionale Non Una Di Meno. ha seguito la causa a strasburgo di Elisaveta Talpis con l’avvocata Sara Menichetti
Stefano Piziali,  Responsabile Programmi Italia di WeWorld – che è responsabile del progetto di ricerca “Violenza sulle Donne. Non c’è più tempo”
Anna Verdelocco , operatrice sportello  antiviolenza della cooperativa BEFREE – ospedale san Camillo
Rossana Scaricabarozzi, responsabile del programma per i diritti delle donne di ActionAid Italia dal 2011,coordina il monitoraggio dei centri Antiviolenza. Si occupa di attività di ricerca e lobby, in particolare nell’ambito della prevenzione e del contrasto alla violenza di genere e dell’empowerment economico delle donne.
Roberto Mete, avvocato difensore del marito di Elisaveta Talpis.

Il male nella mente di un uomo

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Andrei Talpis, il marito di Elisaveta, da anni isolato a Udine, ha ucciso il figlio nel tentativo di uccidere la moglie, dopo anni di violenze. Condannato all’ergastolo, è difeso da Roberto Mete. L’avvocato racconta il male evitabile di un uomo che poteva essere fermato prima. Un’esperienza da ascoltare

Cos’è WeWorld

WeWorld promuove e difende i diritti dei bambini e delle donne in Italia e nel Mondo.
WeWorld aiuta in modo concreto i bambini, le donne e le loro comunità favorendo il cambiamento e l’inclusione sociale.

Vision
I diritti di ogni bambino e di ogni donna riconosciuti e garantiti in tutto il Mondo.

I nostri progetti
Noi di WeWorld abbiamo all’attivo diversi progetti, sia in Italia che nei paesi più poveri. Vogliamo garantire istruzione, salute e protezione ai bambini cambiando le condizioni di vita delle loro mamme. Per questo abbiamo deciso di intervenire a proposito di istruzione, salute, parità di genere, diritti delle donne, protezione e partecipazione.
Con anni di esperienza abbiamo imparato che le azioni sul territorio devono essere affiancate da un impegno politico. Abbiamo quindi attivato un centro di studi interno e un’area Advocacy, per dare una voce anche ai più deboli all’interno dell’ambito politico italiano e internazionale.

Approfondisci visitando il sito WeWorld

Clicca qui per leggere l’indagine “Violenza sulle Donne. Non c’è più tempo”

Cronache di ordinaria umanità: 26 racconti tra dolore e speranza

“Io cerca di scappare, ma Giulio mi prende. Mi tiene ferma mentre Felice mi dà botte. Schiaffi, pugni, pedate. Vado a terra ma lui continua. Mi dà colpi su testa, su gambe, su pancia. Io piange. Implora di smettere, di pensare a bambino. Poi io perso conoscenza. Quando mi risveglia sono in ospedale. Dottore dice che mi hanno trovato in str115254360-ecdf4afa-a7bd-47de-93ec-afca8438f048ada. Che ho trauma cranico, costole fratturate. Segni di botte su tutto il corpo. Vole sapere cosa è successo, ma io non dice. Io chiedo solo una cosa…”. A parlare è Larissa, vittima della tratta, una delle protagoniste di “Testimoni d’accusa”, un’antologia di racconti un po’ diversa dalle altre, scritta da Fabrizio Bartelloni, avvocato del Foro pisano e magistrato onorario presso la Procura di Lucca, premio letterario Giovane Holden col precedente “Frammenti. Fermi-immagine di piccole imperfezioni quotidiane” (Ensemble, 2014).

Sara Ficocelli su Repubblica

Diritti delle donne, ActionAid: sui fondi antiviolenza dati parziali e poco trasparenti

A livello regionale, solo per Veneto, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia è disponibile la lista dei centri antiviolenza che hanno beneficiato dei fondi. Tra gli altri enti locali, solo le ex province di Firenze e Pistoia forniscono informazioni complete.

ActionAid, Wister e D.i.Re organizzano un dibattito con istituzioni nazionali e regionali per portare proposte volte a promuovere la trasparenza nella gestione dei fondi stanziati contro la violenza.

Solo sette amministrazioni locali fanno sapere in modo chiaro e trasparente come stanno utilizzando i fondi per contrastare la violenza sulle donne stanziati dal governo. Per tutti gli altri enti locali, i dati sono irreperibili o molto frammentari. È una mappa con molti buchi neri quella presentata oggi da DonneCheContano, piattaforma open data ideata da ActionAid in collaborazione con Dataninja, in occasione dell’incontro “Sulla violenza voglio vederci chiaro” organizzato con Wister (Women for Intelligent and Smart Territories) e D.i.re (Donne in Rete contro la violenza). 

Per cinque Regioni è stato possibile reperire la lista dei centri antiviolenza che hanno ricevuto o riceveranno i fondi stanziati per il biennio 2013/2014: Veneto, Piemonte, Puglia, Sardegna e Sicilia. Oltre che per queste Regioni, le liste sono disponibili per le due ex province di Firenze e Pistoia. Per altre amministrazioni, i dati sono deducibili reperendo altri atti amministrativi (Abruzzo) o per via del numero ridotto di strutture presenti (Valle d’Aosta e Basilicata). Per il resto delle Regioni, non è stato invece possibile reperire alcun dato.

Leggi su ActionAid.it

Violenza sulle donne: i centri rischiano la chiusura

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In Italia i centri antiviolenza rischiano la chiusura per mancanza di fondi. A lanciare l’allarme è da tempo l’associazione nazionale Dire-Donne in rete contro la violenza, quasi vent’anni di attività e 75 strutture – tra centri antiviolenza e case rifugio – su tutto il territorio nazionale. Che fine fanno le risorse destinate dalla legge 119 del 2013 (nota come decreto femminicidio) alle Regioni per queste strutture che accolgono, assistono e aiutano le donne vittime di maltrattamenti e abusi? Si tratta, secondo stime del governo, di 188 centri antiviolenza e 164 case rifugio.

La legge di bilancio 2017 approvata dal governo il 15 ottobre prevede complessivamente 60 milioni alle Pari opportunità da destinarsi a piano antitratta, piano contro la violenza alle donne, sostegno all’imprenditoria femminile.

Fonte Emmausonline.it

Cosa può un centro antiviolenza

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Luoghi in cui si offre consulenza accogliendo le donne che hanno subito violenza, tenendo conto del contesto storico, sociale e politico delle relazioni di genere, ma non solo.

I primi centri antiviolenza in Italia risalgono agli inizi degli anni ’90; un po’ prima (negli anni ’80) si sono, invece, sviluppati nel nord Europa. Fino ad allora, le donne vittime di maltrattamenti non avevano luoghi ad hoc dove rivolgersi per essere ospitate o semplicemente ascoltate e sostenute. Non c’erano campagne di informazione, tantomeno servizi sui giornali o in televisione. La loro origine si collega al movimento di liberazione delle donne degli anni Settanta, sviluppatosi a livello internazionale, e all’intensa attività politica che lo caratterizzava. Le radici del movimento erano stati i gruppi di autocoscienza, nei quali le donne condividevano storie di vita ed esperienze e costruivano l’analisi storico-politica della dominazione maschile e della subordinazione femminile.

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8 PUNTI PER LOTTOMARZO: NonUnaDiMeno

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Ci teniamo a ribadire nuovamente che per il prossimo 8 marzo 2017 è stato ufficialmente proclamato lo sciopero generale di 24 ore sia nel settore pubblico che in quello privato da diverse organizzazioni del sindacalismo di base. Questo vuol dire che in quel giorno sarà garantita la copertura sindacale a TUTTE LE LAVORATRICI e i lavoratori, QUALUNQUE sia la propria CATEGORIA di appartenenza.

Scriviamo questa nota e torniamo a chiarire alcune questioni tecniche fondamentali, perché da più parti in tutta Italia stanno arrivando comunicazioni relative a false informazioni che vengono date nei luoghi di lavoro non solo da parte delle aziende, ma anche da parte sindacale, in special modo dalle organizzazioni che non hanno convocato lo sciopero. In alcuni casi si tratta di veri e propri ricatti o minacce di ritorsione. Vogliamo perciò denunciare con forza tutto ciò e invitiamo le segreterie nazionali di tutti i sindacati, anche di quelli che non hanno indetto lo sciopero, a vigilare, affinché vengano fornite le corrette informazioni e venga garantito un diritto fondamentale a tutte le lavoratrici. Continua a leggere qui

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La Corte di Strasburgo condanna l’Italia: «Non ha protetto una donna e il figlio dal marito violento»

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«Non volevo uccidere mio figlio, ma spaventare e fare del male a mia moglie. É stata colpa sua». Così si difendeva davanti ai giudici Andrei Talpis, il muratore moldavo di 48 anni che una mattina di quattro anni fa accoltellò a morte il figlio Ion, 19enne e affondò il coltello nella carne della moglie Elisaveta, 49 anni, dopo averla inseguita per strada. La furia omicida si scatenò dopo l’ennesima denuncia da parte di Elisaveta dei maltrattamenti subiti dal marito, che era spesso ubriaco, e dopo ripetute richieste di intervento da parte dei vicini. I fatti, accaduti nel novembre 2016 a Remanzacco (in provincia di Udine). L’uomo oggi è in prigione, sta scontando una condanna all’ergastolo. Alla Corte europea dei diritti umani – che oggi ha condannato l’Italia per non aver agito con sufficiente rapidità per proteggere la donna e il figlio dalla violenza del marito – Elisaveta si era rivolta nel maggio 2014 – denunciando le autorità italiane per non averle accordato una protezione adeguata, nonostante le sue ripetute richieste d’aiuto.

Antonella De Gregorio sul Corriere della Sera