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Dirigenti pubblici: stipendi e sprechi della casta

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Gli stipendi troppo alti dei dipendenti pubblici e gli sprechi della politica da una parte, la necessità di avere una classe dirigente all’altezza del ruolo dall’altro. Anni di discussione intorno a questo nodo, anni di tentativi e esperimenti politici. La spending review, per esempio, lama a doppio taglio e rivoluzione incompiuta. Da 10 anni almeno, una grande indignazione si è sollevata in Italia intorno alle cifre, agli stipendi, ai costi, una grande indignazione ancora da risolvere e che secondo alcuni è servita a preparare il terreno ai populismi.

Gli ospiti del 09 marzo2017:

Roberto Perotti, insegna Economia alla Bocconi, ha scritto  Status quo. Perché in Italia è così difficile cambiare le cose (e come cominciare a farlo) per Feltrinelli
Alessandro Gilioli,giornalista dell’Espresso, firma il blog Piovono Rane, a fine gennaio ha scritto su L’Espresso il pezzo “Non c’è più la Casta. Ce ne sono mille”
Lorenzo Fazio, editore e fondatore di Chiarelettere
Salvatore Merlo, giornalista del Foglio
Carlo Galli, filosofo della politica, deputato, esce dall’aula per parlarci, tra i suoi libri ricordiamo I Riluttanti (Laterza, 2012) e Democrazia senza popolo, uscito da un paio di settimane per Feltrinelli, dove interpreta la XVII legislatura fino al referendum.

L’egemonia culturale dell’indignazione contro la politica

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“In modo non coordinato, una pluralità di forze sembra agire ormai da tempo, con scarsa consapevolezza della posta in gioco, per offrire su un piatto d’argento il Paese al movimento Cinque Stelle, fornendo ad esso la possibilità di imporre, su una parte cospicua dell’opinione pubblica, una propria egemonia culturale.
Una classe politica sulla difensiva che non sa contrapporsi alla propaganda dei Cinque Stelle e anzi la subisce, molti mezzi di comunicazione che cavalcano, e amplificano, la cosiddetta «indignazione popolare contro la classe politica», le inchieste giudiziarie che toccando ogni giorno gangli vitali della vita pubblica, mantengono sulla graticola la democrazia, non consentono di attenuare lo stato di permanente delegittimazione della politica rappresentativa che ci trasciniamo dietro dai tempi (primi anni Novanta) di Mani Pulite. Come scoprire se si è affermata una egemonia culturale? C’è un modo: se una qualsiasi falsificazione della storia viene messa in circolazione con intenti partigiani e se, dopo un po’ di tempo, si scopre che quella falsificazione è penetrata nelle menti di molti, diventando una verità di senso comune, una verità che le persone accettano come ovvia, auto-evidente, allora è possibile riconoscere che una egemonia culturale si è consolidata”.

Leggi l’editoriale di Panebianco sul Corriere della Sera

Non c’è più la Casta. Ce ne sono mille

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Il 2017 celebra, tra i suoi anniversari, i dieci anni di un libro che ha segnato il dibattito politico italiano a qualsiasi livello, dal Parlamento ai social network: “ La casta ”, di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, oltre un milione di copie vendute, dozzine di spin off e di tentativi d’imitazione.

Il successo del libro di Stella e Rizzo fu una tempesta perfetta. Alla completezza del lavoro svolto dai due giornalisti si aggiunsero infatti altri fattori esterni che contribuirono alla sua esplosione. Fra questi, almeno due vanno citati: primo, la crisi economica che dì lì a pochissimo avrebbe gravemente peggiorato le condizioni di vita del ceto medio; secondo, la legge elettorale entrata in vigore l’anno prima, che aveva l’effetto (e forse lo scopo) di rinchiudere la classe politica in una roccaforte di cooptazioni e nomine reciproche.

Alessandro Gilioli su l’Espresso

Perché il discorso su “la Casta” è di destra

Citiamo solo gli ultimi in ordine di tempo. Lo spot della Fiat che ammicca esplicitamente al rancore verso le auto blu. Il video di Enzo Jachetti (uno che prestando la sua faccia al vero telegiornale del ventennio berlusconiano, Striscia la notizia, ha molte responsabilità della situazione in cui ci troviamo) che manda tutti i politici a quel paese. Il monologo di Enzo Brignano a Le Iene che rimastica i peggiori luoghi comuni del qualunquismo di fine regime. Il conduttore superberlusconiano Aldo Forbice che a “Zapping”, su Radio1, si fa portavoce di una campagna contro “i costi della politica” e per la riduzione del numero dei parlamentari. Quest’ultima, del resto, è l’unica rivendicazione comprensibile in mezzo alla fuffa del format messo in piedi da Giorgio Gori (uomo di Canale 5 e del Grande fratello) a favore di Matteo Renzi. Dunque, non si tratta più di un rumore di fondo, ma del rischio concretissimo che la crisi economica e politica produca un movimento d’opinione addomesticato e privo di sbocchi positivi.

Giuliano Santoro suduepiedi.net

 

Il video: La casta dal blog di Grillo

Cattura

Il blog ha intervistato gli autori del libro: “La Casta”. Prima di leggerlo prendete del valium. Di seguito è riportato un brano.

“ Ricordiamo, in breve, solo quattro punti.
Il primo: tra i grandi Paesi occidentali l’Italia è quello con il numero più alto di parlamentari eletti. Senza contare i senatori a vita … abbiamo un parlamentare ogni 60.371 abitanti contro ogni 66.554 in Francia, ogni 91.824 in Gran Bretagna, ogni 112.502 in Germania, per non dire degli Stati Uniti: uno ogni 560.747.
Il secondo: lo stipendio di un deputato è cresciuto dal 1948 ad oggi, in termini reali e cioè tolta l’inflazione, di quasi sei volte … ed è di 11.703 euro oggi.
Terzo punto: nessuno si avvicina ai 149.215 euro di stipendio base dei nostri deputati europei. Non solo prendono oltre 44.000 euro più degli austriaci, ma incassano quasi il doppio dei tedeschi e degli inglesi, il triplo dei portoghesi, il quadruplo degli spagnoli… la lista non tiene conto delle integrazioni, a partire dal rimborso delle spese di viaggio per l’europarlamentare e i suoi collaboratori, “calcolato a forfait sul biglietto aereo più costoso, senza vincolo di documentazione”. Più “la rilevante indennità aggiuntiva per i collaboratori, di cui non solo non occorre documentare la retribuzione, ma neppure l’esistenza” … “Il calcolo di 30-35.000 euro al mese è quindi probabilmente approssimato più per difetto che per eccesso”.

Clicca qui per guardare il video

Sfoglia il libro: “Status Quo”

Tutti i cittadini italiani sanno che è difficilissimo cambiare le cose in Italia, soprattutto quando si parla di spesa pubblica, impieghi statali, poltrone. Le 9788807173080_quartagiustificazioni di questo stato di cose sono infinite, le ragioni storiche spesso indagate, ma la realtà resta nascosta: come si prendano le decisioni nelle stanze del potere non è dato sapere.
Roberto Perotti ha frequentato per oltre un anno quelle stanze. E quel che ha scoperto, nel merito e nel metodo, getta una luce del tutto nuova sulle ragioni per cui in Italia è così difficile cambiare le cose.
Clicca qui per sfogliare i primi capitoli del libro Status Quo (Feltrinelli) di Roberto Perotti