Monthly Archives: marzo 2017

Firenze: riconosciuta adozione bambini di coppia gay. Ascolta la puntata

81220

Il tribunale di Firenze riconosce l’adozione di due bambini inglesi da parte di una coppia gay italiana che vive in Inghilterra. Alcune reazioni: – Un fatto storico di grande importanza sul piano giuridico. – Una “rivoluzione antropologica” da evitare, scrive Avvenire. – L’ennesima sentenza che supplisce ai ritardi della politica. – La vittoria della genitorialità sulla generatività. – Non sempre l’amore basta. Un mondo che cambia con i suoi ritmi.

Gli ospiti del 10 marzo 2017:

Susanna Lollini, avvocato della Rete Lenford (Avvocatura per i diritti LGBTI) ha seguito il caso di adozione gay al Tribunale di Firenze;
Luciano Moia, caporedattore di”Avvenire” scrive oggi “No alla rivoluzione antropologica”
Simonetta Agnello Horbny avvocatessa inglese, scrittrice, tra i suoi lkibri ricordiamo Caffè amaro(Feltrinelli, 2016)
Vito Mancuso, teologo, insegna Storia delle dottrine teologiche all’università di Padova, autore del best seller L’anima e il suo destino ( Raffaello Cortina, 2007) Il Coraggio di essere liberi (Garzanti, 2016)

Ascolta la puntata

Il libro: A qualcuno piace uguale

Omosessualità e pregiudizio: dietro l’euforico termine di gay si nasc978880620146GRAondono identità complesse e nuovi equivoci. Omosessuale non significa pedofilo, né travestito, né transessuale, né viado. L’omosessualità è solo un dato esteriore: la spia della patologia negli omosessuali – come negli eterosessuali – è l’incapacità di amare. Di recente la mentalità comune e la stessa condizione sociale degli omosessuali sono largamente mutate in senso positivo; ma non è una trasformazione profonda. Persistono i vecchi pregiudizi ai quali si aggiungono nuove confusioni ed equivoci, compresi paradossalmente quelli dei diretti interessati. A smontare i luoghi comuni e gli errori, tra omofobìa e ipocrita tolleranza, ci può aiutare la psicoanalisi: omosessualità – come eterosessualità – dicono ben poco della organizzazione psicologica di una persona. Dietro ci può essere di tutto, dalla patologia alla normalità. La prova del nostro equilibrio non è il genere sessuale del partner, ma la qualità del rapporto che siamo in grado di costruire.

A qualcuno piace uguale di Simona Argentieri (Einaudi)

Omogenitorialità? Tanti dubbi di Avvenire

Facile parlare di riforma delle adozioni. Ancora più facile se si mette da parte la realtà e si ragiona in modo ipotetico, se non ideologico. Facile affermare che in Italia e nel mondo esistono tantissimi bambini che attendono l’abbraccio delle ‘nuove coppie’, quelle omosessuali, per essere finalmente felici e per porre fine al loro disagio. Facile concludere che basterebbe qualche piccolo ritocco alla legge attuale, la 184 del 1993, per aprire la strada dell’adozione anche alle coppie omosessuali, come ha detto in modo esplicito l’altro ieri Micaela Campana, responsabileWelfare del Pd e relatrice della legge sulle unioni civili. Facile, sì. Ma sbagliato, perché un discorso simile sarebbe viziato dal più grave degli errori. Quello di ignorare la verità. Che è ben diversa da quella di chi vorrebbe promuovere una riforma aperta ai ‘nuovi diritti’ con l’obiettivo di risolvere i problemi dei minori senza famiglia e, allo stesso tempo, di accontentare i sostenitori dell’equiparazione globale tra matrimonio e unioni omosessuali. Qual è la verità allora? Innanzi tutto quella dei numeri. Ne abbiamo parlato spesso, ma vale la pena ricordarlo. In Italia tutti questi bambini da adottare non ci sono. L’ultimo dato (2014) parla di 1.397 bambini dichiarati ‘adottabili’ nel nostro Paese a fronte di 9.657 domande di adozione nazionale.

Luciano Moia su Avvenirea

‘Le adozioni gay non sono vietate dalla Costituzione’

‘Le adozioni gay non sono vietate dalla Costituzione’. Così avanzano i diritti (dei bambini)

È di oggi la notizia, lanciata dal sito dell’associazione di avvocati Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti (di cui faccio orgogliosamente parte), di un provvedimento del tribunale dei minori di Firenze che ha riconosciuto, in Italia, un’adozione pronunciata in Inghilterra a favore di due genitori dello stesso sesso. Si tratta di una decisione importante per il panorama giuridico italiano (ma non solo), almeno per due ragioni.

Per la prima volta un giudice italiano afferma che è possibile riconoscere un provvedimento di adozione estero a favore di una coppia omosessuale. L’unico precedente in materia, fondamentalmente ignorato dalla dottrina italiana perché poco noto e forse anche per la sua estrema ovvietà all’epoca in cui fu reso, è costituito da una pronuncia del tribunale dei minori di Brescia del 2006, che dichiarava l’adozione di un bambino da parte di una coppia omosessuale contraria all’ordine pubblico internazionale, semplicemente perché il nostro Paese non riconosce il matrimonio omosessuale.

Matteo Winkler su Il Fatto Quotidiano

La famiglia spiegata a mia sorella

Due fratelli litigano sul Ddl Cirinnà, ovvero come l’amore viene messo in pericolo da una diversa idea di amore. Leggi l’articolo di Gianluigi Ricuperati su Rivista Studio

Mia sorella, nove anni più grande di me, tre figli, è stata la persona che mi ha insegnato a leggere e scrivere, che mi ha accompagnato in auto per sfogarmi durante la mia prima enorme delusione d’amore, quella che ho abbracciato per prima davanti al corpo senza vita di nostra mamma, la donna che guarda con più affetto e devozione mia figlia quando non ci siamo. Sono sempre andato d’accordo con mia sorella, anche se non abbiamo passioni in comune: questione di puro affetto, di attenzione, di manutenzione. Annalisa ha 48 anni, si è diplomata al liceo classico con il massimo dei voti, si è laureata in filosofia con il massimo dei voti. Nelle ultime tre settimane il gruppo Whatsapp della nostra famiglia – che comprende anche mio fratello e nostro padre – è andato letteralmente in fiamme, a causa di una divergenza via via più radicale, una distanza di opinioni e linguaggio così brutale da far male. Il tema è: stepchild adoption, Ddl Cirinnà, questione omosessuale. Mia sorella si definisce semplicemente “cattolica” e ha partecipato con fervore al Family Day del 30 gennaio 2016. Se le dici che «è una questione di civiltà far passare il Ddl Cirinnà» risponde che «non bisogna sostenere chi fomenta la compravendita di bambini». E in quel momento ti viene da stritolarla, come si faceva da bambini, e farla piangere fino a farla ragionare. Ma è chiaramente un incubo alienante e paradossale, e il motivo per cui appoggio così tanto il Ddl Cirinnà è che ritengo che grazie ad esso l’Italia farebbe passi enormi verso la soluzione di un problema culturale che possiede le caratteristiche di un incubo alieno e paradossale. Nel nostro Paese la questione gay, lesbica, Lgbt, rappresenta per ragioni antropologiche e sociali quel che la questione nera rappresenta negli Stati Uniti. Per questo nessuno si tira indietro quando si discute di questa cosa, e nessuno si sente escluso.

Cosa dicono gli studi sui figli delle coppie gay

GettyImages-475563710

La New Yorker Columbia University ha analizzato lo sviluppo dei figli nelle famiglie gay: su 77 studi accademici internazionali considerati in base a una serie di criteri, 73 hanno concluso che i figli di coppie omosessuali non si sviluppano in maniera diversa dai bambini cresciuti in famiglie eterosessuali. I 4 studi rimanenti non sarebbero attendibili perché hanno preso in considerazione casi di bambini di genitori separati.

73 su 77

Nel presentare il proprio resoconto, la New Yorker Columbia University spiega che gli studi inclusi sono stati selezionati da uno staff della Columbia Law School con il contributo di esperti in materia, accademici provenienti dalle università di tutti gli Stati Uniti e dall’estero e sotto la supervisione di un consiglio di consulenti. I criteri per la selezione sono stati molto rigidi e basati su credibilità, rilevanza e utilità. Tutti gli studi dovevano essere peer-reviewed (valutati cioè da specialisti del settore), essere stati pubblicati su una rivista scientifica e direttamente rilevanti per la questione considerata. L’obiettivo di questo resoconto non era scegliere le ricerche che condividono o hanno in comune una particolare posizione o teoria, ma includere la più ampia gamma di ricerche accademiche in modo da farsi un’idea generale dello stato attuale delle conoscenze degli studiosi su un dato argomento. Le conclusioni del resoconto, infine, non portano necessariamente a nuovi risultati, ma possono rafforzare le conoscenze esistenti e consolidare quello che questi studi precedenti hanno già dimostrato.

Approfondisci leggendo l’articolo su IlPost.it