Monthly Archives: marzo 2017

Caso Minzolini e rapporto politica-magistratura. Ascolta la puntata

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Tutta la città, davvero, oggi parla del caso Minzolini, salvato, secondo molti, dai suoi colleghi senatori che hanno votato contro la sua decadenza contraddicendo la legge Severino. Una complicità politica che ha fatto pensare all’ipotesi di un voto di scambio, di un patto tra PD e FI. Cosa ci dice, questa vicenda, del rapporto tra giustizia e politica,tra questi due cardini a 25 anni da Mani Pulite?

Gli ospiti del 17 marzo 2017:

Wanda Marra, giornalista del Fatto Quotidiano, ha firmato il pezzo “Il Pd salva il soldato Minzolini e vìola la (sua) legge Severino”;

Luigi Manconi, senatore, ex sottosegretario alla giustizia, presidente dell’ associazione “A buon diritto”;

Davide De Luca, fact checker de Il Post;

Piergiorgio Morosini, giudice del Tribunale di Palermo e membro del CSM;

Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale. Tra i suoi libri, ricordiamo l’ultimo pubblicato da Mondadori: La democrazia e i suoi limiti.

Ascolta la puntata

LA CORRUZIONE IN ITALIA NEL NUOVO RAPPORTO DEL GRECO (GROUP OF STATES AGAINST CORRUPTION)

Il rapporto – dopo due brevi sezioni introduttive – si compone di quattro parti. La prima prende in considerazione i membri del Parlamento e tocca, tra gli altri, i temi delle cause di ineleggibilità, del conflitto di interessi e delle misure idonee a prevenire i rischi connessi all’influenza di soggetti terzi nel processo parlamentare.

La seconda e la terza parte prendono in esame rispettivamente la situazione dei giudici e dei pubblici ministeri e sondano, in particolare, le tematiche connesse al reclutamento ed alle carriere, al codice etico, ai conflitti di interesse e alle dichiarazioni finanziarie e dei redditi dei magistrati.

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Minzolini, “fumus persecutionis”?

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Il seggio di Augusto Minzolini è stato salvaguardato. Il rispetto della Costituzione, forse, un po’ meno. E ora bisogna affrettarsi a trovare la motivazione che giustifichi, in maniera credibile, il perché del soccorso Pd nei confronti dell’ex direttore del Tg1. Oppure scegliere un’altra strada: negarsi, riagganciare il telefono, liquidare tutto come “una cazzata”.

L’elemento più ricorrente, nelle spiegazioni fornite dai 19 senatori del Pd che hanno votato “Sì” all’ordine del giorno proposto da Forza Italia, è un nome: Giannicola Sinisi. Magistrato, ex esponente del centrosinistra, ex sottosegretario nel primo governo Prodi e poi in quelli di Massimo D’Alema, poi tornato ad indossare la toga. È la sua presenza tra i giudici della Terza Corte d’Appello di Roma, quella che nell’ottobre del 2014 condannò Minzolini in secondo grado a 2 anni e 6 mesi per peculato continuato, a rendere “evidente il fumus persecutionis”. Evidente, sì. Ne è convinta ad esempio Emma Fattorini, che come i suoi colleghi è categorica anche nel negare che la votazione di oggi a Palazzo Madama costituisca un precedente nella definizione dei rapporti tra politica e magistratura: “Il Parlamento come quarto grado di giudizio? Ma non scherziamo. Non esiste”. Ciò che esiste, invece, secondo i senatori Pd pro-Minzolini, è l’ossessione giustizialista di alcuni giornali: “Voi del Fatto, si sa, siete un po’ forcaioli”.

Leggi Valerio Valentini su Il Fatto Quotidiano

Gherardo Colombo: Nuove regole su toghe e politica

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La Costituzione garantisce a un magistrato di candidarsi e di rientrare poi nell’ordine giudiziario. Io, per quel che riguarda me, se mai avessi deciso di entrare in politica, prima di candidarmi mi sarei dimesso dalla magistratura”. Gherardo Colombo, il pm di Mani pulite che dieci anni fa ha lasciato la toga convinto che sia più utile educare i giovani alla legalità spiegando loro che c’è scritto nella Costituzione, parla con Repubblica delle nuove regole su toghe e politica. E dice che sarebbe opportuno differenziare le nuove regole che riguardano chi ha acquistato visibilità per le indagini fatte e chi no

Leggi l’intervista di Liana Miella su Repubblica

No alla libertà di caccia ai picchiatori

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“Si possono legittimamente criticare i senatori che, votando contro la decadenza di Augusto Minzolini, hanno di fatto svuotato di senso la legge Severino. Si può certamente attaccare il Pd, accusarlo di consociativismo con Forza Italia, denunciarne il doppiopesismo quando si trattò di cacciare dal Senato Silvio Berlusconi. Si possono fare e dire molte cose. Ciò che tuttavia non si può fare – e spiace ricordarlo a un giovane che da quattro anni ricopre (grazie ai voti del Pd) la carica di vicepresidente della Camera – è lasciare libertà di caccia ai picchiatori

Leggi l’articolo completo di Francesco Bei sulla Stampa.

Magistrati in politica, il Consiglio d’Europa bacchetta l’Italia: servono limiti

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L’Italia deve introdurre leggi che pongano limiti più stringenti per la partecipazione dei magistrati alla politica, e mettere fine alla possibilità per i giudici di mantenere il loro incarico se vengono eletti o nominati per posizioni negli enti locali. È una delle dodici raccomandazioni contenute nel rapporto di Greco, organo anti corruzione del Consiglio d’Europa, approvato il 21 ottobre scorso.

L’Italia deve introdurre norme «chiare e applicabili» per regolare «la spinosa questione» del conflitto d’interessi dei parlamentari. Perché «questa situazione insoddisfacente si traduce in un processo piuttosto difficile di verifica delle possibili cause di ineleggibilità e incompatibilità, che rischia di compromettere efficacia dell’intero sistema», sostiene inoltre l’organo anti corruzione.

Leggi su IlMessaggero

Magistrati e politica, tutti promossi anche se non esercitano

Non è uno scherzo. I magistrati prestati alla politica sono sempre e comunque giudicati imparziali e indipendenti. E, soprattutto, hanno sempre diritto di chiedere, e ottenere, una valutazione di professionalità come se non avessero mai lasciato le aule di tribunale. Con tutto ciò che significa in termini di progressione di carriera, attribuzione degli aumenti periodici di stipendio e del trattamento di quiescenza e di previdenza. Anche se la toga è un lontano, a volte lontanissimo ricordo.

IL RECORD DI ANNA Il record assoluto spetta, da questo punto di vista, ad Anna Finocchiaro, fuori ruolo dalla magistratura da ventotto anni e tre mesi. Eppure giudicata tanto brava ed efficiente dagli organi di valutazione delle toghe da ottenere promozioni ed avanzamenti continui di carriera come se invece di occupare scranni e incarichi politici a Montecitorio e Palazzo Madama avesse continuato a fare indagini o a sfornare sentenze. Prima di arrivare a Roma, l’attuale presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato era stata impegnata per sei anni nelle aule di giustizia, tra Catania e Leonforte a cui era stata assegnata dal decreto ministeriale di prima nomina (13 maggio 1981) fino alla domanda di aspettativa per elezioni politiche (5 maggio 1987). Da allora la Finocchiaro non è più tornata in un’aula di tribunale, ma questo non le ha impedito di ottenere, nel frattempo,  ben sette valutazioni di professionalità, il massimo previsto in termini di progressione di carriera per i magistrati.

Primo Di Nicola e Ilaria Proietti su Il Fatto Quotidiano

La senatrice Pd Capacchione: “Su Minzolini era tutto molto vago e confuso, ho votato nel merito”

Elezioni  - La giornalista ''anti-camorra'' Rosaria Capacchione candidata PD in Campania . Roma 8 gennaio 2013. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Elezioni – La giornalista ”anti-camorra” Rosaria Capacchione candidata PD in Campania . Roma 8 gennaio 2013. ANSA/GIUSEPPE LAMI

“Io non aiuto nessuno, né Augusto Minzolini né qualcun altro. Penso però che le questioni di giustizia debbano rimanere al riparo da fattori esterni ed attenere solo a una questione di coscienza. Quindi ho votato nel merito”. Rosaria Capacchione è tra i 19 senatori Pd che hanno votato insieme a Forza Italia per respingere la deliberazione della Giunta per le Immunità che nel luglio scorso aveva dichiarato decaduto l’ex giornalista dal mandato di parlamentare perché condannato per peculato con sentenza passata in giudicato. La senatrice dem, attaccata duramente da Luigi Di Maio, in un’intervista con l’Huffpost replica all’esponente grillino: “Il Movimento 5 Stelle è garantista con i suoi e giustizialista con gli altri. Forse dovrebbe leggere bene la riforma del processo penale”.

Senatrice Capacchione, come mai ha votato insieme a Forza Italia per “salvare” Augusto Minzolini dalla decadenza? I 5Stelle parlano di uno scambio: ieri FI ha votato contro la sfiducia al ministro Luca Lotti e voi oggi a favore di un loro senatore.
“Io avrei votato in questo modo a prescindere dalle indicazioni Pd, che poi giustamente ha lasciato libertà di coscienza e infatti ognuno si è espresso in modo diverso: c’è chi ha votato a favore della decadenza, chi contro, chi si è astenuto e chi è uscito dall’Aula. A dimostrazione che non c’è stato alcunché di concordato. Da parte mia non c’è stata una ragione umanitaria, ma ho valutato nel merito”.

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