Monthly Archives: marzo 2017

La mafia e le sue vittime. Ascolta la puntata

mafia

I mafiosi non hanno alcun senso dell’onore, alcun senso del coraggio. Forti le parole del presidente Mattarella ieri a Locri insieme a Libera in vista della giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime della mafia. Le telefonate di stamattina sottolineano alcuni aspetti come gli intrecci con la vita quotidiana, la zona grigia su cui le mafie prosperano, non solo al sud. È una violenza relazionale, come la chiama Isaia Sales, una categoria sociale e antropologica che consente di osservare i cambiamenti mafiosi con una lente di ingrandimento.

Gli ospiti del 20 marzo 2017

Michele Albanese, giornalista del Quotidiano della Calabria
Maria Grazia Laganà, vedova dell’ex vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria, Francesco Fortugno, assassinato nel 2005 a “Palazzo Nieddu” di Locri;
Giovanni Tizian, giornalista del gruppo Espresso, calabrese. Ha scritto Il clan degli invisibili (Mondadori 2014), La nostra guerra non è mai finita(Mondadori 2013);
Letizia Battaglia, fotografa, in occasione dei suoi 80 anni il MAXXI di Roma la celebra con una grande mostra “LETIZIA BATTAGLIA. Per pura passione” aperta fino al 17 aprile e a cura di Paolo Falcone, Margherita Guccione e Bartolomeo Pietromarchi.

Ascolta la puntata

Sturm und ‘Ndrangheta

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“Ed ora eccoci al rendimento dei conti: non solo la politica milanese si trova compromessa con la ‘ ndrangheta ma addirittura ormai appare che non è la politica a usare la ‘ ndrangheta bensì la ‘ ndrangheta a usare la politica, che prende ordini dai suoi sgherri, piange e si umilia di fronte alle loro minacce, ha creduto di emulare politici romani che sapevano sfruttare la mafia, ma di quelli non avevano l’ astuzia e il pelo sullo stomaco. Milano che non voleva prendere ordini da Roma ladrona e disprezzava il meridione, si è ridotta a prendere ordini dal peggio del profondo Sud. Come se ne esce, come purificare una città in cui il potere criminale, quasi indistinguibile da certe frange del potere politico, è imprendibile, non facilmente identificabile e nessun commissario Nardone è in grado di spezzare una orrenda catena di complicità? Siamo entrati nella fase sudamericana della Lombardia di Berchet, Cattaneo, Manzoni?E ci rendiamo conto che tutto questo produrrà disaffezione per la politica, astensionismo e quindi dittatura di coloro che l’ hanno provocato? Una delle domande che circolano in questi giorni è: “Che cosa possono fare gli onesti?”. Dico subito che la nozione di “onesti” mi pare inapplicabile, visto che i ladri non hanno più il ghigno riconoscibile di Cavallero ma siedono accanto a noi al ristorante, vestiti da persone per bene. Di qui il senso di disorientamento che coglie moltissimi. Non è come in quei casi di rapina, stupro, malavita notturna che puoi (sia pure per decisione criticabilissima) costituire pattuglie di vigilantes. Non sai dove colpire e da chi guardarti.”

Leggi l’articolo completo di Umberto Eco dall’archivio di Repubblica

Le scritte pro ‘ndrangheta a Locri

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Dopo la Giornata della memoria e dell’impegno di Libera a Locri, dove il presidente Mattarella (a cui la mafia uccise il fratello) ha ricordato come l’impegno dev’essere di tutti (leggi qui), stamani sono comparse queste scritte sul muro del vescovado (leggi qui), in seguito alla dura intervista del Vescovo di Locri sul potere dell’ndrangheta che condiziona anche la chiesa (leggi qui). Cosa rappresentano? Quale consenso “reale” riscuotono tra la popolazione?

Il libro: Storia dell’Italia mafiosa. Perché le mafie hanno avuto successo

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“Storia dell’Italia mafiosa” rappresenta un’importante innovazione nello studio e nell’analisi dei fenomeni mafiosi in Italia. Viene ricostruita in maniera unitaria la storia della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra, dalla nascita nel Mezzogiorno borbonico, allo sviluppo nell’Italia post unitaria, al definitivo affermarsi in età repubblicana, fino ai nostri giorni. Si è dinanzi ad un grande affresco storico che individua le ragioni di fondo di un modello criminale il cui successo dura ininterrottamente da duecento anni. Il volume rappresenta inoltre il contributo più significativo al superamento delle interpretazioni dominanti delle mafie come frutto esclusivo del Mezzogiorno, della sua arretratezza economica e sociale, di una cultura omertosa e complice. Isaia Sales dimostra come quel racconto, pressoché immutato da due secoli, continui a costituire un formidabile ostacolo alla comprensione delle mafie e a rappresentare, nella migliore delle ipotesi, un colossale abbaglio. Pagine appassionanti svelano perché le mafie, nonostante gli auspici di tanti, non siano state sconfitte dalla “modernità”, anzi si siano trovate pienamente a loro agio dentro di essa, senza alcun imbarazzo. E sono ancora qui nell’Italia post moderna di oggi, nel mondo di Google e dell’I-pad. E non solo nel Mezzogiorno.

Isaia Sales, 

«Inchino» a Oppido, cronista sotto scorta: cosche pronte ad attentato

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Le cosche di ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro stavano per compiere un attentato nei confronti di Michele Albanese, il cronista del Quotidiano del Sud che con lo scoop dell’”inchino” della Madonna di Oppido, davanti casa del boss del paese Giuseppe Mazzagatti, ha riproposto il tema caldo delle connivenze tra Chiesa e organizzazioni criminali. Per il cronista è scattato subito il piano di sorveglianza. Il Comitato per l’Ordine e la sicurezza ha disposto per lui la scorta e un’auto blindata per i suoi spostamenti. A mettere in allarme gli inquirenti sarebbe stata un’intercettazione ambientale captata in prossimità dell’abitazione di un boss all’indomani della vicenda di Oppido. Alcuni ‘ndranghetisti della Piana di Gioia Tauro, uno dei territori a più alta densità mafiosa della Calabria, discutevano del «danno» che Albanese avrebbe procurato alle famiglie di ‘ndrangheta dopo il suo articolo e le successive indagini della magistratura che, di fatto, hanno costretto la Chiesa ad abolire tutte le processioni, in attesa di un codice che ne regolamentasse il ruolo dei portatori dei Santi patroni.

Carlo Macrì sul Corriere della Sera

A Locri scrita sul Vescovado: “Più lavoro meno sbirri. Don Ciotti è sbirro”

A poche ore dall’intervento del presidente Mattarella in occasione delle celebrazioni che anticipano la Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime di mafia, due scritte inquietanti che incitano alla ‘ndrangheta compaiono nella città calabrese. Sono state tracciate proprio sui muri della residenza del vescovo che ospita il fondatore di Libera.

“La mafia è ancora forte e cerca di arruolare in ogni ambiente“, aveva detto il presidente Sergio Mattarella a Locri. Passano poche ore e alle parole del capo dello Stato arriva quasi un‘inquietante conferma. “Più lavoro meno sbirri” è infatti a scritta comparsa la scorsa notte nella stessa città calabrese che ha ospitato l’intervento di Mattarella in occasione delle celebrazioni che anticipano la Giornata della memoria e dell’impegno per le vittime di mafia. Un messaggio scritto da ignoti in una terra profondamente segnata dalla ‘ndrangheta e che strizza chiaramente l’occhio al più classico degli assiomi: con la mafia si lavora, con lo Stato no. Ma non solo.

Leggi l’articolo del Fatto Quotidiano

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