Monthly Archives: marzo 2017

La giornata della lotta alle mafie e il potere della ‘ndrangheta

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È la regione più povera d’Italia, col reddito pro capite più basso, la spinta migratoria più alta, l’abbandono scolastico più frequente, la disoccupazione giovanile più preoccupante, e con l’organizzazione criminale tra le più potenti al mondo. È la Calabria, la regione dove bisogna guardare se si vuole capire davvero – e forse affrontare – il nodo tra criminalità e sviluppo. Meno sbirri più lavoro, dicono le scritte intimidatorie apparse ieri sul muro del vescovato di Locri, mentre iniziavano le celebrazioni per la giornata di oggi dedicata alla memoria e all’impegno delle vittime della mafia, ed è lì che torniamo, con #Lacittà

Gli ospiti del 21 marzo 2017:

Angelo Serio, responsabile scuole e formazione di Libera Cosenza e la studentessa Dorisa
Enzo Ciconte, saggista, meridionalista, l’ultimo libro è Borbonici, patrioti e criminali (2016, Salerno editrice)
Pippo Callipo, imprenditore calabrese
Isaia Sales, insegna storia delle mafie presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Don Ennio Stamile, coordinatore regionale di “Libera”.

Ascolta la puntata

Il boss che amava Scarface e Facebook

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A tradirlo è stata la sua passione per «Scarface», il trafficante di cocaina interpretato da Al Pacino nel film diretto da Brian De Palma, e per facebook, il social network al quale amava collegarsi. E proprio seguendo le tracce informatiche su internet, la polizia è risalita al boss Pasquale Manfredi, di 33 anni, definito dagli investigatori un sicario «freddo e crudele», bloccato la notte scorsa a Isola capo Rizzuto, nel crotonese.

Manfredi, il cui nome era inserito nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia, era ricercato dal novembre del 2009, quando sfuggì alla retata eseguita dalla polizia nell’ambito dell’operazione «Pandora» ed è considerato dagli investigatori uno dei sicari della cosca Nicoscia-Manfredi di Isola Capo Rizzuto, contrapposta a quella degli Arena.

Leggi l’articolo dalla Stampa

#GiornataMondialeDellaPoesia

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Felicità e rovina di Patrizia Cavalli

La stagione mi invita. Che stagione

è questa che mi invita? Ero sparita

nella piazza conclusa del mercato.

Il mercato scintilla ogni mattina

presto, ma poi la frutta si fa opaca,

frutta tardiva, io mi faccio strada,

il passo primavera stanco,

fra tutta quella merce che mi invita,

saluto e poi saluto e poi saluto

apro il cuore e la bocca e poi li chiudo…

È una mattina

di arrendevole luce, quasi vinta,

che quando non si vede si indovina.

Ero in questa mattina e mi spargevo,

lo sguardo non bugiardo o veritiero

vedevo insieme felicità e rovina.

…il cuore si apre molto, anzi sale,

ah troppo sale e eccomi smarrita

dentro una lontanissima mattina,

pure così vicina, mia sorella

d’altri tempi gemella, eppure sempre

attenta, messe che curva cedevole

il suo dorso, che verso me si tende,

io non la colgo, e invece lei si ostina

a camminarmi accanto.

È una mattina

di arrendevole luce, quasi vinta,

che quando non si vede si indovina.

Ero in questa mattina e mi spargevo,

lo sguardo non bugiardo o veritiero

vedevo insieme felicità e rovina.

Migliaia in piazza contro la mafia, migranti in testa

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(immagine credit Repubblica)

È partito il corteo con il quale Libera celebra a Locri la XXII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. In testa al corteo ci sono i familiari delle vittime che reggono due striscioni di Libera con lo slogan della Giornata di quest’anno: “Luoghi di speranza, testimoni di bellezza”. Dietro di loro una grande bandiera della pace portata da ragazzi migranti minorenni giunti in Calabria a bordo di barconi nei mesi scorsi. A seguire i gonfaloni, le autorità e migliaia di persone giunte da tutta Italia.

Sono alcuni ragazzi minorenni originari di vari Paesi africani giunti in Calabria nei mesi scorsi a bordo di barconi a portare una grande bandiera con i colori della pace che segue i familiari delle vittime innocenti delle mafie che aprono il corteo di Libera. Ad assisterli il mediatore culturale Franck Mba, camerunense, arrivato a Milano nel 2002 e poi trasferitosi nella Locride proprio per aiutare i giovani migranti minorenni. I ragazzi stanno seguendo corsi di alfabetizzazione e di italiano. Hanno presentato tutta la documentazione necessaria e sono in attesa della decisione dell’apposita Commissione sulla loro richiesta di asilo politico.

Fonte Strill.it

Segui il live del corteo da Repubblica

Nord, quanto fa male la mafia alle imprese

Pecunia non olet, il denaro non ha odore: è un detto latino che sta trovando nuova fortuna ai nostri giorni. La gravità della crisi economica rischia di rafforzare l’mafia-aziende-02-Tavola_disegno_1-478x1024idea, esplicitata o inconfessata, che i soldi portino sempre e comunque ricchezza e benessere alla collettività. Non importa se a investirli sia un imprenditore onesto e capace, oppure un mafioso italiano, un narcotrafficante sudamericano, un corrotto dittatore africano o un impresentabile oligarca russo. L’unica cosa che conta è la pecunia. Al cinismo di questo motto si può però contrapporre la lezione storica della nostra miglior antimafia: il denaro sporco rende schiavi.

Una squadra di docenti e ricercatori dell’università di Padova è riuscita a misurare gli effetti economici della presenza di imprese mafiose nei mercati non criminali del Centro e del Nord Italia. Cioè in aree diverse dai territori del Sud dove sono nate e sono diventate dominanti le mafie tradizionali come Cosa nostra, camorra e ’ndrangheta. Il risultato, in estrema sintesi, è che la mafia economica strangola tutte le aziende sane, anche quelle che non vengono direttamente aggredite o taglieggiate dai boss.

Approfondisci leggendo su Omicronweb.it

Callipo, premio di produzione da 600 euro a tutti i lavoratori

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600 euro per tutti i lavoratori. Callipo, l’azienda calabrese specializzata nella produzione di tonno in scatola, premia i dipendenti per i risultati ottenuti nel 2015. L’accordo tra l’azienda e il sindacato Fai Cisl prevede che siano redistribuiti 125mila euro a dipendenti, somministrati e distaccati, come premio di produzione per i risultati ottenuti nel 2015. Il fatturato complessivo del gruppo è stato di 54,6 milioni di euro.

Un segnale di fiducia «L’azienda si identifica, come dico da sempre e in ogni circostanza, innanzitutto con le risorse umane che le danno motivo di esistere», ha dichiarato l’amministratore Filippo Calippo (foto Facebook) all’AdnKronos. «Proprio per questo ritengo giusto, oggi, condividere con tutti i collaboratori dell’azienda il positivo risultato di bilancio del 2015 stabilendo l’erogazione di un premio di produttività che possa essere interpretato soprattutto come un segnale di fiducia per il nostro futuro».

Leggi su Millionaire.it

SVIMEZ, Rapporto 2016

Cattura

Serve una nuova politica industriale per il rilancio del Mezzogiorno, per le attuali misure resta un troppo basso accesso da parte delle imprese meridionali agli strumenti di incentivazione nazionali. Bene ha fatto il Governo a ripristinare solo nel Mezzogiorno per il 2017 l’esonero totale dal pagamento dei contributi INPS a carico del datore di lavoro per i nuovi assunti, giovani e svantaggiati, a tempo indeterminato. Sì all’introduzione di una prima misura nazionale di contrasto alla povertà nelle famiglie a rischio, ma le risorse sono assolutamente insufficienti. Per Masterplan e Patti per il Sud servono: diverse e ulteriori forme di finanziamento, coordinamento e unitarietà della programmazione e una chiara strategia sovraregionale.

Clicca qui per leggere i dati delle schede regionali

La scuola è la vera arma per combattere i mafiosi

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Vibo Marina è sulla punta dello Stivale. Lungo un tratto di costa che si incurva verso l’interno per lasciare respiro al mare. Conta diecimila abitanti, ma è solo una frazione di Vibo Valentia. Con uno dei pil più bassi d’Italia e dove l’ ‘ndrangheta ha messo le radici. Dall’altra parte dei binari del treno, c’è la scuola media “Amerigo Vespucci”. Qui Maria Salvia, da sette anni la dirigente, insegna agli alunni cosa significa non scendere a patti con la criminalità organizzata.Da qualche anno l’Istituto ha inglobato le elementari e la materna. Per un totale di undici plessi nel raggio di sei chilometri, 120 docenti e 1021 studenti. Sono in tanti ad avere almeno un parente in galera. Il padre o il cugino, lo zio, il nonno. “Mi interessa che la scuola assomigli a una casa, i bambini devono sentirsi accolti, accettati, ascoltati. È aperta dal mattino alla sera, anche fino alle dieci, per le attività di laboratorio. Deve funzionare bene perché sia da esempio per loro, devono capire che se si vuole le cose cambiano, che l’onestà porta frutti”.

Leggi l’articolo da Il Fatto quotidiano

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