Monthly Archives: marzo 2017

L’attentato di Londra e le paure dell’Europa

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#Lacittà oggi è Londra, ma è anche tutta l’Europa dove l’attentato di ieri ha avuto grande risonanza e provocato, come sempre in questi casi, paura e confusione. Molte le domande degli ascoltatori stamattina: l’enorme risalto dato alla notizia è una scelta che fa il gioco dei terroristi? Cosa stanno facendo i governi per la nostra sicurezza? Come si fa a non avere paura se le nostre vite ormai sono cambiate?

Gli ospiti del 23 marzo 2017:

Lorenzo Vidino, Esperto di terrorismo,rappresentante dell’Istituto per gli studi di politica internazionale, docente e direttore del programma sull’estremismo alla Georges Washington University negli Stati Uniti;
Paolo Magri, vice presidente dell’ISPI, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale che ha appena pubblicato il rapporto “L’età dell’incertezza” curato da lui e da Alessandro Colombo;
Pierluigi Battista,  editorialista del Corriere della Sera;
Franco Cardini, docente di Storia medievale nell’Istituto Italiano di Scienze Umane, tra i suoi ultimi libri ricordiamo Samarcanda: un sogno color turchese (Il mulino, 2016);
Federica Mazzeo, psicologa e psicoterapeuta dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

Terrorismo e altri terrori: come affrontare la paura

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Sono i giorni successivi ai due attacchi terroristici che hanno paralizzato Bruxelles e, ancora una volta, l’Europa. Su ogni canale di comunicazione – giornali, internet, televisione – rimbalzano le immagini e i commenti di una nuova tragedia. Il ritmo di questi avvenimenti sta diventando sempre più sincopato: quasi quotidianamente siamo esposti a ultimissime con annunci di stragi o atti terroristici, veri o presunti. La paura del terrorismo è al primo posto tra le angosce che dominano l’immaginario collettivo. Le indagini ci raccontano che un italiano su due sperimenta un grande senso di insicurezza e precarietà legato al diffondersi delle guerre e degli attentanti, mentre cala la preoccupazione nei confronti della criminalità comune. Rimangono diffuse le paure legate alla precarietà economica, all’estensione delle nuove povertà, ai flussi migratori, ai disastri naturali. Questo sentimento è percepito in modo significativamente più marcato tra le persone adulte rispetto ai giovanissimi (15 – 24 anni) e si impenna nei soggetti che trascorrono più di quattro ore davanti alla televisione.

Federica Mazzeo sul Fatto Quotidiano

“L’età dell’incertezza. Scenari globali e l’Italia”, Rapporto ISPI

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Gli eventi dell’ultimo anno hanno aggravato e posto definitivamente al centro dell’attenzione l’incertezza che aveva già pesato su tutto l’ultimo decennio: dalla vittoria della Brexit, con la conseguente incertezza sul futuro dei rapporti tra Regno Unito e UE, ai nuovi successi dei movimenti nazionalisti e populisti in vari paesi europei; dalla sconcertante paralisi della comunità internazionale di fronte alla guerra in Siria, alla nuova ondata di attacchi terroristici in Europa; dalle nuove crisi politiche ed economiche  in paesi chiave nelle rispettive regioni quali Brasile, Sudafrica, Egitto e Turchia, fino alla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Una vittoria che è  destinata ad alimentare nuove e imponenti incertezze nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa, oltre che nella residua tenuta del contesto multilaterale e negli equilibri economici internazionali.

Il Rapporto ISPI 2017 affronta il tema della diffusione di tale incertezza, partendo dagli sviluppi dell’ultimo anno, ma cercando di cogliere alcune linee di tendenza più profonde. La prima parte del volume è dedicata all’evoluzione complessiva dello scenario internazionale, sia nella sua dimensione politica che in quella economica. Nella seconda parte l’orizzonte si restringe sull’Italia, dove le incertezze internazionali si mischiano al permanere di profonde incertezze e vulnerabilità interne.

Approfondisci su Ispionline.it

La paura è la nostra nemica

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Un venerdì sera d’autunno, con un tempo clemente. Fine settimana, tempo di uscite, momenti di svago. La gioia di ritrovarsi tra amici, andare a un concerto, vedere una partita. Si sta insieme, uomini e donne, tanti giovani. Piaceri diversi, secondo i gusti e la voglia, bere, fumare, ballare, stare vicini, mescolarsi, sedursi, amarsi, insomma, andare gli uni incontro agli altri.

Basta mettere in fila queste parole semplici, per dire ciò che sentiamo tutti da ieri: ognuno di noi, i nostri figli, i nostri genitori, i nostri amici, i nostri vicini, noi stessi, eravamo tutti nel mirino degli assassini.

Perché il loro obiettivo non erano dei luoghi simbolici come negli attentati di gennaio, dei luoghi in cui esprimere il loro odio per la libertà (Charlie Hebdo) o per gli ebrei (l’Hyper Cacher). Qualcuno ha detto che i responsabili della carneficina di Parigi non avevano un obiettivo. È falso. Armati di un’ideologia totalitaria, che usa la religione come pretesto per uccidere ogni forma di pluralità, cancellare ogni diversità, negare l’individualità, avevano una missione: spaventare una società che incarna l’ambizione opposta.

Psicologia della paura: i nuovi terroristi, il ruolo dei media e l’ignoranza

Tutto il mondo è sconcertato e spaventato dal terrorismo dell’Isis o meglio dell’IS: il gruppo radicale islamico che si definisce Stato Islamico, ha conquistato un territorio grande come il Belgio, e che a differenza di Al Quaeda intende creare un Califfato e dominare sul tutto il mondo islamico, a costo di uccidere e sterminare anche i musulmani che non sono d’accordo. L’uccisione del reporter Foley è stata diffusa nella sua crudezza raccapricciante da molti media, poi censurata per non alimentare la propaganda terrorista. Molti hanno ritenuto che questa fosse censura, altri hanno ritenuto che censurare le immagini cruente sia un metodo per impedire che il messaggio terrorizzante di propaganda dell’IS, sia un modo per contenerli, almeno al livello mediatico. Eppure in tutto questo c’è una contraddizione: se è vero che l’IS recluta adepti tra i giovanissimi tramite internet e tramite la celebrazione dell’omicidio dei nemici, è altrettanto vero, come afferma Robert Fisk, che usare un linguaggio apocalittico da parte di molti politici occidentali, non fa altro che aumentare a dismisura la paura e il terrore che poi è il fine ultimo di questo gruppo di invasati.

Un’intervista alla psicologa Barbara Collevecchio pubblicata qualche tempo fa sull’HuffingtonPost

Londra, i nuovi attacchi: Suv e bersagli multipli

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La lunga strada della morte. In Canada un jihadista fai-da-te ha usato l’auto per investire i soldati. Poi il massacro di Nizza con il camion sulla folla raccolta lungo la Promenade ad ammirare i fuochi del 14 luglio. A Berlino il tunisino Anis Amri ha travolto con il Tir il mercatino di Natale. In Ohio uno studente somalo ha attaccato i coetanei con la sua vettura ed un coltello. Ora l’assalto nel centro di Londra con bersagli multipli: agenti, persone comuni, il parlamento. Il terrorista ha alzato il livello mantenendo però il consueto modus operandi, diventato una firma da chi è legato all’Isis e da quanti semplicemente ne copiano le tattiche. Ma non necessariamente implica un collegamento. Infatti la polizia, nelle prime prudenti dichiarazioni, ha confermato di esplorare diverse piste, compresa quella del Califfato, con il killer che agisce su ispirazione o in base ad ordini arrivati da lontano. E’ solo un punto d’inizio, accompagnato da indiscrezioni, poi smentite, che indicavano erroneamente un convertito giamaicano come responsabile dell’assalto. Le autorità hanno mantenuto un giusto riserbo nell’intento di scovare eventuali complici e la matrice.

Guido Olimpio sul Corriere della Sera