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La Russia di Putin: repressione o modello politico? Ascolta la puntata

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Stamattina andiamo in Russia. La forte repressione di Putin verso i manifestanti, scesi in piazza in 100 città e capitanati dal principale oppositore del governo di Mosca, Aleksej Navalnyj, simbolo della lotta alla corruzione. Mentre Putin acquisisce un ruolo sempre più importante anche come punto di riferimento per i leader politici di altri paesi.

Gli ospiti del 27 marzo 2017:

Fabrizio Dragosei,  corrispondente da Mosca de Il Corriere della Sera;
Sergio Romano, già ambasciatore, editorialista del Corriere della Sera, il suo ultimo libro è Guerre, debiti e democrazia. Breve storia da Bismarck a oggi(Laterza, 2017) Putin e la ricostruzione della grande Russia (Longanesi, 2016);
Evgeny Utkin, economista e vicedirettore di Eurasia News;
Eva Giovannini, giornalista rai, autrice di Europa Anno Zero. Il ritorno dei nazionalismi (Marsilio, 2015);
Lucia Sgueglia, collaboratrice della Stampa e esperta di Russia.

Ascolta la puntata

Il libro di Sergio Romano: Putin e la ricostruzione della Grande Russia

putinTornata protagonista sulla ribalta internazionale, la Russia guidata da Vladimir Putin risulta essere troppo spesso, e per troppi, un oggetto misterioso. In Occidente si preferisce considerarla minacciosa e imprevedibile come in effetti talvolta è, ma mentre con pericolosa leggerezza viene annunciata la prossima «guerra fredda» nessuno ammette errori occidentali che pure esistono a fronte di quelli russi, e nessuno pare interessato a ripercorrere una storia che contiene, a beneficio di chi vuole esserle amico o avversario, l’identità della Russia di oggi. Colmare questa lacuna culturale e politica è necessario più che mai in un periodo di contrapposizioni come l’attuale, e l’ultimo libro dell’ambasciatore Sergio Romano Putin e la ricostruzione della Grande Russia (Longanesi) offre a questo proposito un contributo di rilievo.

Leggi il pezzo di Franco Venturini dal Corriere della Sera

 

Navalny e gli altri che si oppongono a Putin. E finiscono in galera

Alexei Navalny

Avvocato e blogger, guidato da posizioni nazionaliste, il 38enne Alexei Navalny è diventato popolare dopo aver indagato sulla corruzione dell’elite putiniana e ha guadagnato sostenitori soprattutto durante le manifestazioni di piazza del 2011. Da quel momento ha dovuto affrontare numerosi problemi giudiziari. Condannato per appropriazione indebita a cinque anni, è stato rilasciato dopo un giorno ma con il divieto totale di comunicare con l’esterno. Rilasciato, ha visto però rimanere in carcere il fratello con le stesse accuse, “ostaggio del regime”, come lo ha definito.

Mikhail Khodorkovsky

Una volta era uno degli oligarchi più potenti della Russia delle grandi privatizzazioni che ha inaugurato il nuovo capitalismo di Boris Eltsin. Graziato nel 2013 da Putin, dieci anni prima era stato condannato ai lavori forzati in un campo ai confini con la Finlandia. Oggi vive a Zurigo e ha fondato Open Russia Foundation con lo scopo di cambiare il regime russo facendo leva sul fronte interno e sugli espatriati.

Garry Kasparov

Ex campione mondiale di scacchi, vede un futuro sempre più nero per il suo Paese dopo l’omicidio di Nemtsov: “Non vedo alcuna possibilità per la Russia per andare oltre la brutale dittatura di Putin e approdare verso qualcosa che sia almeno simile alla situazione di dieci anni fa”, ha commentato prevedendo anche violente proteste di massa. Cresciuto anche lui politicamente sotto Eltsin, ha dato un contributo fondamentale alla nascita di L’Altra Russia. Più volte arrestato – dopo l’annuncio della candidatura alle presidenziali e durante il processo alle Pussy Riot, per citare solo due esempi – dal 2013 vive negli Stati Uniti in un esilio autoimposto.

Sergei Udaltsov

Da tempo auspica un’unione delle forze dell’estrema sinistra per contrastare Putin, svincolandosi dal matrimonio con i liberali. Arrestato più volte, è stato condannato a 4 anni e 6 mesi dopo le proteste di massa del 2012.

Eduard Limonov

Controcorrente, una biografia splendidamente romanzata da Emmanuel Carrère, vive in Russia dopo anni tra Francia e Stati Uniti ed è uno dei leader del blocco politico L’Altra Russia.

Iliya Yashin

Classe 1983, è il più giovane dei dissidenti. Arrestato più volte, è oggi il leader del partito liberaldemocratico RPR-PARNAS.

Fonte Agi.it

Russia in Translation

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Un progetto online che si prefigge di tradurre in maniera fedele ed imparziale articoli dalle principali testate giornalistiche della Federazione Russa. Il traduttore è lo strumento attraverso il quale l’informazione viene riportata al pubblico italiano; un messaggero imparziale e non schierato in alcun modo, qualunque sia la posizione espressa nell’articolo. Informare al meglio, raccontare storie, un’ulteriore versione dei fatti per aiutare a capire il mondo russo. In traduzione.

Il nostro progetto vuole fare informazione sui media russi, una sorta di meta-giornalismo che mostra quello che i giornali russi propongono quotidianamente ai propri lettori. Non abbiamo una linea editoriale dall’alto: argomenti e fonti vengono scelti autonomamente dal traduttore. Questo è  pensato per rendere il progetto eterogeneo e non schierato.

 Qui il link al sito

La guerra d’informazione della Russia

LA GUERRA D’INFORMAZIONE RUSSA 

Mosca dichiara apertamente guerra alla propaganda anti-Cremlino.
In un discorso pronunciato alla Duma, il ministro della Difesa russo Shoigu ha ufficialmente ammesso che l’Esercito dispone di un reparto per le operazioni d’informazione (Vojska informacionnych operacij, Войска информационных операций) costituito da matematici, ingegneri, programmatori, crittografi, traduttori, trasmettitori e ufficiali specializzati nella guerra elettronica.Russia-contro-occidente-3.2017

La necessità di istituire un comando per la guerra d’informazione era già stata sollevata dal vicepremier Rogozin nel 2012. Due anni dopo, era stata ventilata, seppure mai confermata dal governo, la notizia della sua costituzione. La scelta di ufficializzare proprio ora l’esistenza di un reparto di contropropaganda sembra funzionale a risollevare l’immagine del governo, sotto il segno di una pretesa “trasparenza totale”. Negli ultimi mesi Mosca è stata più volte accusata dall’intelligence statunitense di aver hackerato le elezioni presidenziali per influenzarle a proprio favore. In questo senso, anche l’improvviso cambio di rotta di Trump nei confronti del Cremlino e le recenti accuse sul tentativo pilotare le future elezioni in Olanda, Francia e Germania potrebbero aver influenzato le mosse di Mosca. Il ministero degli Esteri ha contestualmente inaugurato sul proprio sito una rubrica dedicata allo smascheramento delle cosiddette “notizie false” della stampa estera, annoverandovi testate anglofone e articoli sulla presunta influenza di Mosca nei confronti del candidato francese Macron.

Anna Miykova su Limes

Come funziona la propaganda di Putin in Europa (e in Italia)

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L’offensiva mediatica russa in Occidente ha il nome di Sputnik, il primo satellite mandato in orbita dai sovietici. 
È un sito Internet in 30 lingue, con radio e agenzia. Basato a Mosca. 
E per l’edizione italiana c’è la firma di Giulietto Chiesa.

Da qualche tempo, in vetta alle ricerche Google sui fatti più importanti del mondo, compaiono nelle larghe finestre a pagamento gli articoli di Sputniknews Italia. “Sputnik”, come il primo satellite artificiale sovietico lanciato in orbita nel 1957 dal cosmodromo di Baikonur e la cui traduzione letterale significa “compagno di viaggio”. Un riferimento ai soviet e una strizzata d’occhio agli internauti nell’esplorazione di quella che si promette sia una «fonte unica di notizie alternative» che racconta «ciò che gli altri non dicono».

Le manifestazioni contro Putin in Russia

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Domenica 26 marzo migliaia di persone hanno manifestato nelle principali città della Russia per protestare contro Vladimir Putin e gli alti livelli di corruzione nel paese, accusando il primo ministro Dimitri Medvedev di avere accumulato negli ultimi anni grandi fortune per sé, compresi yacht e ville lussuose. Le manifestazioni sono state represse dalla polizia, che ha arrestato centinaia di persone compreso Alexei Navalny, un attivista considerato da anni il principale oppositore del presidente Putin. Ci sono state proteste nelle città dell’estremo oriente, come Vladivostok, fino a San Pietroburgo, oltre che ovviamente a Mosca.

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