Monthly Archives: marzo 2017

L’Europa migliore. Il dottor Vihas che cura Atene ferita

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Mentre l’Ue festeggiava i suoi 60 anni, il 25 marzo abbiamo ridato voce alla città che tanti chiamano “culla del democrazia” senza pensare al dolore e alla rassegnazione dei suoi abitanti. A parlare è il dottor Yorgos Vihas, che nel 2011 ha fondato una clinica sociale per dare assistenza sanitaria a chi non ha nulla. La sua è l’Europa migliore. Ascoltalo qui

Le grandi opere e la sindrome Nimby

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Con la rete la parola nimby non basta più per descrivere il fenomeno di opposizione conservatrice contro l’evoluzione della società.

Nimby è la sigla che riassume una locuzione inglese — not in my backyard, non nel mio cortile — per esprimere le contestazioni contro i progetti di opere e infrastrutture. La parola nimby non basta più per rappresentare il fenomeno perché la rete web, e in particolare la pervasività delle reti sociali (i social network come Twitter e Facebook) lo hanno trasformato: non più solamente la protesta locale di comitati di cittadini di un posto preciso ma una contestazione trasversale contro il cambiamento. Non si difende più solo il backyard; è come se il cortile si fosse globalizzato sul mondo intero, cibandosi di un no generalizzato, olistico. Nulla viene risparmiato: eventi (No Expo), l’uso di giacimenti (No Triv), la posa di una ferrovia (No Tav) o di un tubo (No Tap), il denaro (No Euro), il vapor d’acqua dei motori d’aereo (No Scie Chimiche), i radar (No Muos), i medicinali (No Vaccini), l’energia convenzionale (No Centrale) o rinnovabile (No Eolico).

Leggi dal Sole24ore

Trump re del petrolio e del carbone

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“La mia azione oggi è un altro passo verso la creazione di posti di lavoro. Basta con chi rubava la nostra prosperità. Oggi comincia una nuova rivoluzione energetica”. Con queste parole oggi Donald Trump ha cancellato di fatto l’adesione americana agli accordi di Parigi sul cambiamento climatico. Senza mai nominarli, li ha svuotati nella loro applicazione. Un colpo durissimo da parte della potenza economica leader (nonché seconda nazione per emissioni carboniche dopo la Cina). Finisce spazzata via l’eredità ambientalista di Barack Obama. Anche se i suoi seguaci – dagli Stati a governo locale democratico come la California, alle grandi organizzazioni ambientaliste come il Sierra Club – già preparano una guerriglia di resistenza a base di ricorsi presso tutte le sedi di giustizia.

Trump ha voluto distruggere l’ambientalismo del suo predecessore in una cerimonia spettacolare, a cui ha invitato una delegazione di minatori del carbone: “Voglio ringraziarvi perché avete attraversato tempi duri. Ma da oggi creiamo nuovi posti di lavoro grazie alle energie fossili. L’America ricomincia ad essere vincente, con gas e petrolio”.

Leggi l’articolo di Federico Rampini da Repubblica

No Tap: Il tubo della discordia

ULIVI

Tap o No Tap? E’ molto tesa l’attenzione intorno alla realizzazione del gasdotto transadriatico che dal Mar Caspio arriva alla Puglia. Siamo ormai all’ultimo tratto, quello per cui stanno protestando sindaci e manifestanti in difesa della spiaggia di San Foca e di 300 ulivi che dovrebbero essere temporaneamente spostati e poi ripiantati. C’è la paura delle gente, per il paesaggio e per la salute, e ci sono le ragioni di chi difende e approva questa importante infrastruttura. C’è soprattutto un senso politico e culturale in questa storia, molto condizionata dalla sfiducia nei confronti di politica e media.

Gli ospiti del 29 marzo 2017:

Stefania Congedo, giornalista di Telenorba;

Michele Elia,country manager per l’Italia di Tap;
Gianfranco Viesti, insegna Economia applicata all’Università di Bari, tra i suoi libri citiamo Università in declino. Un’indagine sugli atenei da Nord a Sud (Donzelli, 2016). Tra gli altri Più lavoro, più talenti. Giovani, donne, sud. Le risposte alla crisi (Donzelli, 2010); quello firmato insieme a Dario Di Vico Cacciavite, robot e tablet. Come far ripartire le imprese (Il Mulino, 2014);
Marco Potì, sindaco di Melendugno in prima fila nella protesta No Tap;
James Hansen, già corrispondente dell’”International Herald Tribune” e della rivista di geopolitica “East”, attualmente dirige “Nota Diplomatica”.

Riascolta la puntata qui

Gasdotto in Puglia, manifestazione degli studenti

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(immagine credit ANSA)

Momenti di tensione si sono verificati tra le forze dell’ordine e i manifestanti che presidiano il cantiere della Tap in località San Basilio, a San Foca, per protestare contro l’espianto degli ulivi sul tracciato dove dovrebbe sorgere il micro-tunnel del gasdotto. I mezzi della polizia, per accedere all’area, sono stati costretti a forzare il blocco messo in atto dai manifestanti. Il tutto è durato pochi minuti e non ha avuto conseguenze. L’attività di espianto degli ulivi è stata intanto sospesa. 

Vedi i video degli scontri

Il tubo della discordia

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Da un lato c’è una piccola ma determinata comunità del Sud Italia, pronta a difendere la propria terra con le unghie e con i denti; dall’altro c’è un consorzio di società private con interessi nel settore energetico, in affari col presidente autocratico di una ex repubblica sovietica. La storia di Tap (Trans Adriatic Pipeline) è un groviglio di interessi che si contrappongono dal mar Caspio al mare Adriatico. Tap è la fase terminale di un gasdotto lungo 870 chilometri che dovrebbe nascere nel campo di Shah Deniz in Azerbaigian, a settanta chilometri a sud-est di Baku, e finire in Salento, nei pressi della spiaggia di San Basilio a San Foca. Viaggiando per 3500 km e sette paesi, il gasdotto, parte integrante del progetto del Corridoio Meridionale del Gas, porterà ogni anno dieci miliardi di metri cubi di gas azero in Europa centrale per cinquanta anni. Una quantità destinata a raddoppiarsi se e quando verrà avviata la terza fase di sfruttamento di Shah Deniz, che Al Cook, vicepresidente della British Petroleum, ha descritto come “il più grande giacimento mai trovato, esteso quanto l’isola di Manhattan”.

Interessi. TAP rientra nella lista dei 248 progetti di interesse comunitario (PIC) inseriti nel 2013 dall’Unione Europea nel Terzo Pacchetto Energia per migliorare la sicurezza di approvvigionamento energetico e la connessione tra i mercati. Dove per sicurezza si intende una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento e in particolare una maggiore indipendenza dalla Russia, a cui l’UE è strutturalmente legata. L’obiettivo è quello di creare un sistema energetico continentale, dove l’energia possa viaggiare liberamente tra i confini a prezzi competitivi.

Leggi l’inchiesta da l’Espresso